Maledetto Magadino

5 Dic

c.calati

 

La  Svizzera mi mette l’ansia.

Mi basta varcare la frontiera, anche se in pratica la dogana non esiste più, per sentirmi a disagio. Forse è il ricordo di quando la gita domenicale a Chiasso era un’avventura di piccolissimo contrabbando, due o tre pacchetti di sigarette più del consentito per papà, gomitoli di lana per mamma, cioccolata a iosa per me e mia sorella. Tutto costava meno che da noi ma i quantitativi permessi erano assai limitati e i controlli di dogana erano severi. Entravo in Svizzera con la coscienza del piccolo malfattore e la certezza di essere smascherato al rientro. Quella sensazione di essere fuori posto e a rischio di sanzione o di sopruso appena messo piede in territorio elvetico mi è rimasta. Francia, Germania, Austria o Istria non mi danno alcun patema, è proprio una questione tra me e questo scomodo vicino che, piazzato lì in mezzo all’Europa, ogni tanto lo dobbiamo attraversare. Come l’altro giorno.

Dopo tanta pioggia avevano preannunciato due giornate di sole e io in tutta fretta ho preparato la bici e un minimo bagaglio (sono diventato un esperto in essenzialità) e sono partito alla volta del Lago Maggiore. L’idea era quella di fare il giro completo del lago, passando quindi anche per la sua porzione elvetica. Di questa stagione le ore di luce sono poche, perciò occorre macinare chilometri di buona lena per non farsi sorprendere dall’oscurità lontani da un punto d’approdo.

La gamba è discreta e il tempo ottimo, non potevano capitarmi giornate migliori. Quando raggiungo il confine ho il morale a mille, questa volta la Svizzera non mi spaventa. Me lo dico e me lo ripeto come un mantra e per un buon tratto sembra che funzioni.

Ma poi arrivo a Magadino.

Maledetto Magadino, paesotto insignificante ma anche snodo cruciale dove è facile sbagliare. Lì il Ticino si butta nel lago formando un delta acquitrinoso che si deve aggirare risalendo il fiume per alcuni chilometri. Nella stessa aerea ci sono anche l’aeroporto, lo scalo ferroviario e molte industrie che costituiscono ulteriori ostacoli a quella che sarebbe la direzione naturale del mio viaggio. Ho già un centinaio di chilometri sulle spalle, la stanchezza comincia a farsi sentire e con la stanchezza inizia a serpeggiarmi dentro l’ansia svizzera.

Entro in una bettola per prendere un caffè e chiedere informazioni. Mi dicono di proseguire dritto fino a un incrocio con una chiesa ben visibile e lì di girare a sinistra. A cose fatte posso dire che nella bettola mi sono preso una doppia fregatura, il caffè (un brodetto imbevibile) l’ho pagato 2 euro e 30 e la chiesa ho ancora da trovarla.

Continuo a pedalare in una piana sterminata, consapevole di allontanarmi sempre più da Locarno, la mia meta in cima al lago, e impiego del tempo prima di capire che la chiesa, se esiste, l’ho superata e non l’ho vista.

Per non rifare lo stesso percorso a ritroso prendo, a naso, una strada a sinistra che sembra promettente. Convinto di sbucare prima o poi sulla direttrice principale per la città, non faccio tanto caso che la strada si va sempre più restringendo. Solo quando diventa un viottolo fangoso mi preoccupo. Sono in aperta campagna, probabilmente a ridosso del Ticino che ancora non ho superato, il sole ormai è tramontato e non vedo all’orizzonte le luci di un paese: c’è poco da stare allegri, mi sono perso.

Tornare verso Magadino significa allungare di parecchio, l’unica è andare avanti sperando in bene. Ma bene ce n’è davvero poco, procedo tra fango, foglie ed enormi pozzanghere, la bici scivola, cado più volte imbrattandomi tutto, alla fine decido di andare avanti a piedi. Sono sfinito e disorientato in un paesaggio surreale dominato dal crepuscolo. Maledico la mia voglia di avventura, rimpiango le pantofole.

In un silenzio spettrale a un certo punto sento un lontano nitrire di cavalli e qualche voce. Sono capitato vicino a un maneggio. Entro nel capannone, mi si avvicina un’amazzone che mi parla senza scendere di sella. Ho gli occhiali appannati e sporchi, non vedo il volto della donna, distinguo solo la faccia del cavallo a pochi centimetri dai miei occhi e, rincoglionito come sono, mi rivolgo a lui, il cavallo, per avere informazioni. Lui mastica annoiato e sembra che doppi la voce della donna. Inframmezzate da qualche nitrito escono parole rassicuranti, è semplice, vengo tutti giorni da Locarno seguendo l’argine. Prosegui lungo il sentiero e tra qualche chilometro sbucherai sulla statale vicino all’aeroporto. Basta che superi il ponte sul Ticino e sei…a cavallo. Un nitrito stridulo come una risata satanica sottolinea la battuta. Il cavallo ha una inflessione ticinese che sembra una parodia dell’italiano, ma non è il momento di disquisiire sulla purezza della nostra lingua rovinata dalla parlata sgraziata degli svizzeri, tantopiù trattandosi di un cavallo. Lo ringrazio per la sua cortesia, faccio anche un cenno di saluto vago verso la donna che non vedo e riprendo la mia marcia.

Dopo una mezz’ora vedo nel buio più completo le prime luci della città.

Sono salvo, l’incubo è finito.

Grazie cavallo, mio salvatore senza nome!

42 Risposte to “Maledetto Magadino”

  1. tramedipensieri 5 dicembre 2019 a 13:23 #

    Alla fine, nonostante le difficoltà…. sei sempre a … cavallo eh…

    • massimolegnani 5 dicembre 2019 a 17:51 #

      ahah, hai ragione, anche questa volta ce l’ho fatta 🙂

      ciao .marta
      ml

  2. Daniela 5 dicembre 2019 a 14:26 #

    Parlo di anni fa…quel “qualcosa da dichiarare?” stava leggermente antipatico si, le nostre scorte di cioccolato erano gli unici tesori che sforavano la legalità, ma a parte una volta che ce ne sequestrarono la parte eccedente ci è andata bene…ma che ne sapevano del quantitativo pro capite? appena uscita dal negozio una barretta era già svanita 🙂

    • massimolegnani 5 dicembre 2019 a 17:54 #

      eheh, sì, andava proprio così!
      che poi erano i doganieri italiani, non gli svizzeri, a farci le pulci 🙂
      buona serata Daniela
      ml

      • Daniela 5 dicembre 2019 a 17:55 #

        Vero! 😊 Buona serata anche a te

      • massimolegnani 5 dicembre 2019 a 17:59 #

        grazie 🙂

    • alemarcotti 5 dicembre 2019 a 23:31 #

      😁😁😁

  3. Neda 5 dicembre 2019 a 17:06 #

    Sto ancora ridendo: riesci sempre a dare un’impronta ironica anche a qualsiasi disavventura.
    P.S. Sono a tua disposizione se hai voglia di ricominciare il torneo.

    • massimolegnani 5 dicembre 2019 a 17:57 #

      mi piace ridere con i lettori delle mie piccole disavventure, una volta risolte 🙂
      ciao Neda
      ml
      PS sono appena rientrato e riprendo subito il gioco 🙂

  4. Speranza 5 dicembre 2019 a 17:57 #

    Perdersi e poi ritrovarsi con aiuto anche equino. Una bella avventura.

  5. digito ergo sum 5 dicembre 2019 a 19:14 #

    da svizzero, io, in svizzera, non ci andrei neanche in vacanza. però siate compassionevoli, noi altri siam gente che han fatto una scelta sbagliata: rimanere in svizzera

    • massimolegnani 5 dicembre 2019 a 19:38 #

      mi fa un immenso piacere la tua ironia. Da svizzero ti saresti anche potuto offendere!
      forse gli umani non tutti, ma i cavalli ticinesi si sono dimostrati di una squisitezza esemplare 🙂
      grazie davvero, Germano, per le tue parole.
      ml

  6. S. 5 dicembre 2019 a 20:02 #

    Bellissimo leggerti, ciao Massimo

  7. vittynablog 5 dicembre 2019 a 23:10 #

    Capisco che non è stata una piacevole avventura, però l’hai scritta così bene che non ho potuto fare a meno di ridere!!!

    Della Svizzera anch’io non ho un bel ricordo. l’attraversammo col camper insieme ad altri amici e ci fermammo a un’edicola per comprare qualcosa ai ragazzi, e incautamente quando fu il momento di pagare, tirammo fuori le nostre lire…che furono immediatamente gettate malamente indietro. Accompagnate da un sacco di parole di cui per fortuna non capimmo il significato ma il senso sì… non ci restò che cambiare i soldi per poter effettuare l’acquisto. Per fortuna eravamo così contenti ed entusiasti per il nostro viaggio, che quella scortesia non ci turbò più di tanto. In più i luoghi che attraversammo erano davvero belli!!!

    Mi ha fatto piacere scoprirti , ciao! 🙂

    • massimolegnani 5 dicembre 2019 a 23:59 #

      intanto ti ringrazio per la condivisione dei miei affanni 🙂
      guardandola ora, a distanza di qualche giorno, comodamente seduto in poltrona, posso dire che è stata una piacevole avventura, ma non la pensavo così mentre la vivevo 🙂
      quanto agli svizzeri hanno la banca nel sangue (speculano sul cambio anche nel prezzo di un caffè), però, a parte ciò devo dire che in questo breve viaggio ho incontrato parecchie persone gentili (oltre la cavallerizza che si è prodigata in mille spiegazioni, l’albergatrice di Locarno che mi ha accolto con calore nonostante le stessi inzaccherando la moquette e mi ha lasciato mettere la bici al sicuro nella hall)
      grazie per l’apprezzamento e ben arrivata qui
      a rileggerci presto 🙂
      ml

  8. sguardiepercorsi 6 dicembre 2019 a 10:46 #

    Caspita! Mi è venuta l’ansia solo a leggere…
    Spero che poi sia filato tutto liscio.
    Ciao Massimo! Complimenti per il tuo spirito…

    • massimolegnani 6 dicembre 2019 a 11:29 #

      la cosa bella della vita è che ciò che ti ha fatto tremare al momento si trasforma in una piacevolissima esperienza appena pochi giorni dopo l’accaduto.
      sì, poi è filato tutto liscio 🙂
      (la foto è del mattino dopo e io mi sentivo immerso in tutta quella luce, dopo la penombra angosciante della sera prima)
      Grazie Chiara per la tua visita accorata 🙂
      ml

  9. il barman del club 6 dicembre 2019 a 11:57 #

    bellissimo racconto e bellissime emozioni: tra l’altro, abitando vicino alla Svizzera, spesso capita anche a me di sentirmi diviso da due mondi, come se la diversità di mentalità e cultura, creasse proprio una divergenza nel modo di vivere

    • massimolegnani 6 dicembre 2019 a 14:52 #

      è vero, noi confinanti siamo attratti da quel mondo e allo stesso tempo ne diffidiamo per atavici pregiudizi e reali diversità.
      grazie dell’apprezzamento, barman, e benvenuto qui
      ml

  10. PuroNanoVergine 6 dicembre 2019 a 12:21 #

    Un racconto che potrebbe essere l’incipit di una storia horror 🙂
    Mi ha messo ansia.

    • massimolegnani 6 dicembre 2019 a 14:47 #

      eheh, anche a me mentre la vivevo sembrava l’inizio di un horror 🙂
      contento di aver suscitato la tua emozione
      ciao 🙂
      ml

  11. newwhitebear 6 dicembre 2019 a 17:16 #

    chi è tenace alla fine la spunta su tutto. Cos’è la parodia del libro, poi film L’uomo che sussurrava ai cavalli?

  12. guisito 6 dicembre 2019 a 19:18 #

    Partimmo da Napoli con la mitica 500 in viaggio di nozze e raggiungemmo Milano dopo un paio di tappe e un paio di giorni. Di lì facemmo una scappata in Svizzera; entrammo in un bar di Locarno con l’idea di assaggiare la celebre cioccolata calda. Il barman strappò una busta di cioccolata Perugina e versò il contenuto nelle tazze di latte caldo, Se fosse stato solo per questo, avremmo potuto pure rimanere a Napoli.

    • massimolegnani 6 dicembre 2019 a 19:53 #

      ahah, tremendi gli svizzeri quando ci si mettono.
      benvenuto Guido e complimenti per la vittoria al gioco di Neda
      ml

  13. elettasenso 9 dicembre 2019 a 12:03 #

    Racconto surreale con finale equino. Mi hai fatto sorridere per la tua piccola tragedia: quando si è stanchi perdere la strada è veramente un incubo 😀

    • massimolegnani 9 dicembre 2019 a 22:10 #

      fortunatamente la piccola tragedia, chiacchierando col cavallo, si è trasformata in commedia a lieto fine
      buona serata amica Eletta
      ml

      • elettasenso 10 dicembre 2019 a 10:12 #

        Buongiorno caro, la tragedia ha sempre un lato comico in effetti. 😀

      • massimolegnani 10 dicembre 2019 a 14:57 #

        sicuramente, a posteriori ne possiamo gustare tutta l’assurda comicità 🙂
        buona giornata a te

  14. alessandria today 9 dicembre 2019 a 17:02 #

    L’ha ripubblicato su Alessandria today @ Web Media. Pier Carlo Lava.

  15. pino 10 dicembre 2019 a 11:37 #

    A volte invidio questa tua temerarietà…:-)

    • massimolegnani 10 dicembre 2019 a 14:56 #

      ma quella che tu chiami temerarietà spesso è incoscienza che nel mezzo del “dramma” mi fa sentire un idiota (anche se poi al sicuro delle coperte mi regala una piccola esaltazione prima di addormentarmi)
      ciao, Pino
      🙂
      ml

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: