noi non siamo buoni, siamo bravi*

3 Gen

c.calati

 

 

In seconda elementare lo avevano bocciato e trasferito d’ufficio alle Differenziali, una istituzione comunale che raccoglieva i bambini differenti, cioè non in grado di seguire il normale corso di studi. Camillo che viveva in un costante annebbiamento mentale, una nuvoletta di confusione che lo accompagnava ovunque, non comprese la portata del cambiamento e non si accorse dell’etichetta umiliante che con quel gesto gli avevano appiccicato addosso.Per lui erano semplicemente cambiati i compagni di classe, forse più simpatici dei precedenti, e le maestre, sicuramente meno esigenti di chi le aveva precedute. Impiegò tre anni per imparare a scrivere, sempre che si possa chiamare scrittura il mettere insieme, con scarsa cognizione di causa, le lettere del proprio nome e di poche altre parole. Con più entusiasmo imparò a disegnare. All’inizio furono solo scarabocchi variopinti, poi un giorno gli raccontarono la storia di una O perfetta pennellata da un tipo che si chiamava Giotto per dimostrare la propria bravura. Camillo ne fu colpito, tanto che da quel momento si impegnò per anni a riprodurre la linea curva che a volte riusciva a chiudere in un cerchio più o meno tondo. Niente a che vedere con Giotto o con Mirò, intendiamoci, non diventò mai un pittore, nemmeno un folle Ligabue, ma,  ricopiando fino allo sfinimento  cerchi olimpici o ruote di bicicletta, provò, per la prima volta in vita sua, la sensazione di essere bravo a fare qualcosa. Non ha importanza che in realtà i suoi cerchi assomigliassero a dei quadrati sbilenchi e che le linee curve avessero spigoli vivi, l’importante era quella convinzione di bravura che ora si portava dentro come un piccolo tesoro. E di un tesoretto aveva davvero bisogno perché col suo poco talento e con quella perenne nebbia in testa Camillo era una barchetta sballottata qua e là dal mare in tempesta. Per lui era già tanto galleggiare.

Quando, ormai adulto, approdò alla cooperativa sociale di via Bonelli, trovò gente come lui, fratelli speciali dalle piccole felicità e dagli immensi smarrimenti. E subito si sentì a casa. Continuò a disegnare i cerchi ma si avvicinò anche alle parole. Ne aveva sempre avuto paura, come di una cosa più grande di lui, eppure ora ne vedeva la bellezza e gli venne naturale usarle per esprimere ogni tanto, lui di solito taciturno, pensieri a voce alta.

Noi non siamo buoni, siamo bravi, rispose con orgoglio a un visitatore che con fare paternalistico gli chiedeva se lo fossero, buoni. La frase piacque a tutti, era facile per loro identificarsi in quelle parole, che in breve divennero il motto ufficiale della cooperativa.

Camillo rimase l’uomo semplice che era, ma di quella semplicità fece la propria minima bravura che lo aiutò a essere felice almeno un’ora al giorno.

 

*la frase è il motto della cooperativa sociale Laboratorio Zanzara

c.calati

38 Risposte a “noi non siamo buoni, siamo bravi*”

  1. vittynablog 3 gennaio 2020 a 22:56 #

    Che bella storia!!! E quanta tenerezza per Camillo!!! ❤

  2. Evaporata 3 gennaio 2020 a 22:59 #

    Bel racconto. 👏😃

  3. alemarcotti 3 gennaio 2020 a 23:05 #

    Bello😊

  4. dimaco 4 gennaio 2020 a 00:38 #

    Mi piace il modo in cui inforchi le storie e ci pedali sopra, anche per le salite più dure.
    Ma se non lo facessi tu, chi altri?

    • massimolegnani 4 gennaio 2020 a 11:40 #

      ahah, in effetti questo brano è stata una salita dura 🙂
      ciao dimaco e grazie per le parole estrose
      ml

  5. Giuliana 4 gennaio 2020 a 09:00 #

    È sempre un immenso piacere!

  6. lamelasbacata 4 gennaio 2020 a 14:44 #

    Mi piace molto e anche tu sei veramente bravo!
    Buon oggi, amico mio, compagno di gennaio!!! 😉 🍻

    • massimolegnani 4 gennaio 2020 a 16:13 #

      qui ho maltrattato un po’ Camillo riducendogli il quoziente intellettivo, ma non credo me ne voglia, perchè volevo ridurre la distanza con quelli meno dotati di noi ma che hanno sensibilità pari alla nostra 🙂
      un abbraccio Mela cara
      ml
      (“buon oggi” è un bel regalo, cara compagna di gennaio)

  7. Donatella Calati 4 gennaio 2020 a 17:52 #

    bello! hai trovato un giusto equilibrio tra la com-passione per le difficoltà di chi è meno dotato, la partecipazione leggera e quasi ironica per i loro sforzi e la fierezza compiaciuta per le im-perfette O quasi giottesche di Camillo. Senza mai scadere nel sentimentalismo. Camillo mi piace anche in questa sua veste minore

    • massimolegnani 6 gennaio 2020 a 11:13 #

      Grazie Dona, anche a me ha fatto piacere imbastire questa veste inusuale per Camillo.
      Ciao
      io

  8. paginadiester 4 gennaio 2020 a 18:45 #

    Anche a me basta essere un po’ brava, almeno un’oretta al giorno. La perfezione è troppo impegnativa. Camillo riesce ad essere felice almeno un’ora al giorno. Tanto basta anche a me ed è già molto. Se tento altro mi ritrovo solo dispersiva… Mi piace questo personaggio!
    Buon anno!

    • massimolegnani 6 gennaio 2020 a 11:16 #

      La perfezione è troppo impegnativa, è vero, è non sempre utile, aggiungo io.
      Grazie Ester, buon anno a te
      ml

      • paginadiester 8 gennaio 2020 a 19:28 #

        Grazie e auguri anche a te! Sai che mi sembra strano iniziare l’anno senza neve e qui a Milano arriva raramente… pazienza! Ciao.

      • massimolegnani 8 gennaio 2020 a 22:58 #

        per ora accontentiamoci della spolveratina di neve che ha fatto l’altra mattina, pochi millimetri sul parabrezza 🙂

  9. Walter Carrettoni 4 gennaio 2020 a 22:40 #

    Faccio scorrere molti post, ormai. Ma qui mi fermo. Ed è sempre piacevole.
    Un saluto.
    W

  10. newwhitebear 5 gennaio 2020 a 21:40 #

    un bel racconto che ha un sottofondo reale. Basta poco a quelle persone , che noi sapientoni bolliamo come diversi, per essere felici. Basta anche un’ora sola.
    Bravo.

  11. growingupfra 7 gennaio 2020 a 14:09 #

    Stavolta ti sei proprio superato, questo racconto è bellissimo *______*

  12. irene zavaglia 8 gennaio 2020 a 00:57 #

    Mi piace la storia. Sa di magia e di verità. E anche la maglietta. Te la rubo, ovviamente con riferimento a questo tuo.

    • massimolegnani 8 gennaio 2020 a 11:55 #

      ..e infatti è proprio così, in questa storia ci sono realtà e fantasia intimamente mescolate 🙂
      grazie Irene delle tue parole e del “simpatico furto” 🙂
      ml

  13. teti900 8 gennaio 2020 a 11:07 #

    siccome a volte si legge senza aver molto da dire, ma fa piacere far sapere che si è apprezzato, scambio il tuo post con un altro che secondo me potrebbe piacerti allo stesso modo …

    • massimolegnani 8 gennaio 2020 a 11:59 #

      eheh, Teti, questo scambio di brani mi fa pensare al tempo in cui ci si scambiavano le figurine e si faceva un affare in due.
      (bello il racconto che mi hai segnalato, un blog che mi mancava!)
      ml

  14. Deserthouse 16 febbraio 2020 a 19:00 #

    in fondo non vogliamo essere tutti bravi in qualcosa? o crederci tanto da abbattere tutte le barriere come Camillo? e quella quieta illusione e consapevolezza ci può rende felici.

    • massimolegnani 16 febbraio 2020 a 20:29 #

      sì vero, sentirci o saperci bravi in qualcosa ci dà forza
      buona serata 🙂
      ml

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