la cravatta

22 Gen

c.calati

 

 

Stava attraversando il grande parcheggio antistante all’edificio dell’università per andare a lezione. No, un momento, Camillo non era né uno studente fuoricorso né tantomeno un professore emerito, no, lui, meno pomposamente, si sarebbe dovuto infilare in una porticina laterale per accedere a uno stanzone poco riscaldato per seguire un corso sul teatro tenuto dall’università della terza età. Era quella la sua età ed era pure in ritardo, non sull’età, quella la portava abbastanza bene, ma sull’inizio dei lavori. Stava attraversando il parcheggio, dicevo, quando si sentì chiamare, ingegnere, ehi, ingegnere!

A dir la verità lui non era ingegnere e già questo avrebbe dovuto metterlo in allarme, ma era sempre stato contento quando qualcuno per errore o per scherno lo apostrofava con titoli di studio che non possedeva. E poi non c’era nessun altro nel parcheggio tranne lui e un individuo che, a bordo di un suv nero tirato a lucido, si sbracciava per attirare la sua attenzione. L’uomo, una volta intercettato il suo sguardo, balzò giù dalla macchina e corse ad abbracciare con grande trasporto un Camillo stupefatto che boccheggiava nel tentativo frenetico di ricordarsi chi fosse costui, un vecchio amico, un collega di lavoro, un compagno dei tempi della scuola? Nebbia assoluta e questo lo fece sentire in colpa.

L’altro, intanto, lo inondava di parole impedendogli di riflettere, hai visto come sono dimagrito? Ora vivo in Germania, ma tu ti ricordi quante ne abbiamo fatte ai bei tempi? Dobbiamo restare in contatto.

Un fiume in piena che Camillo non riusciva ad arginare. Dopo tanto parlare a vuoto l’uomo, che il nostro non era ancora riuscito a mettere a fuoco, gli disse di aver impiantato una piccola sartoria d’alta moda. Lavoro anche per Armani, gli confidò mostrandogli un elegante cofanetto che aveva stampigliata la sigla dello stilista. Apri! Guarda che stupenda cravatta. Camillo guardò soprattutto il prezzo e gli venne male: 130 euro!

Fu quasi sollevato quando quello gli disse che gliela regalava in nome della loro antica amicizia.

In ogni caso, per evitare equivoci, rifiutò il dono ringraziando. L’altro attaccò una pantomima degna del teatro greco più classico, tu mi offendi, non puoi rifiutare. E come uno scaltro giocatore di poker rilanciò mettendo sul piatto, o meglio tra le braccia dell’amico, una lussuosa cintura in pelle, l’etichetta col prezzo ben in vista: 200 euro! A me interessa che tu mi faccia un po’ di pubblicità, gli disse con solennità. Non ti chiedo altro, con una persona famosa come te, sai che ritorno di immagine che ne avrò.

Camillo si chiese in quali ambienti potesse essere famoso, forse alla bocciofila, ma neanche.

Il tipo stava per risalire in macchina quando all’ultimo istante sembrò ricordarsi di qualcosa con la noncuranza del ricco che ha dimenticato il portafogli a casa: sto per tornare in Germania, potresti contribuire al costo della benzina. Nonostante il condizionale, la sua non era una domanda né tantomeno un’ipotesi teorica, ma un’affermazione perentoria.

Sebbene qualcosa del genere fosse nell’aria dall’inizio, Camillo fu colto alla sprovvista. Annaspò in un patetico tentativo di sottrarsi al vicolo cieco in cui si era ficcato. Certo avrebbe potuto rendere la mercanzia ma lo disturbava l’idea di essere sgarbato e di offendere nuovamente l’amico sconosciuto. Così con una certa riluttanza ma anche con la precisa sensazione della cosa inevitabile, tirò fuori di tasca il pinzadenari e da quello sfilò una banconota da 50 euro. L’altro fu lesto ad afferrarla, ma, anziché ringraziare, protestò per l’esiguità della cifra, con questi non arrivo nemmeno in Svizzera! È che lui nei brevi istanti in cui era apparso il pinzadenari aveva valutato al centesimo la somma contenuta e voleva l’intero malloppo. Facciamo così, io ti do anche questa splendida borsa, nota il prezzo per cortesia, 500 euro tondi tondi, e tu mi dai i 175 euro che ti restano.

A quell’ultima proposta finalmente Camillo si risvegliò dal torpore ed ebbe un inaspettato moto d’orgoglio, inaspettato perché l’orgoglio non era propriamente nelle sue corde.

Basta! Manco mi ricordo di preciso chi sei, ti rendo la merce, tu mi restituisci i soldi e amici come prima.

Insomma, ancora non aveva capito che quell’individuo era un truffatore, mai visto e conosciuto prima di allora. Rimase lì con il palmo aperto in attesa del denaro. L’altro, invece dei soldi, gli rimise in mano la cravatta e gli diede pure un buffetto sulla guancia: dovrei offendermi, ma va bene così, dai. Tu mi sei simpatico.

Salì in macchina e, scrivimi, mi raccomando, gli gridò ripartendo.

Camillo se ne stette a lungo impalato in mezzo al piazzale, cercava di ricostruire la girandola di eventi che lo avevano travolto. Era demoralizzato, non solo per i cinquanta euro persi, ma anche per la propria memoria colabrodo che non gli faceva riconoscere le persone incontrate nella vita.

E poi io la cravatta non la metto mai, si disse tornando sconsolato alla macchina.

Ormai la lezione di teatro era persa.

 

48 Risposte a “la cravatta”

  1. Morgana💜 22 gennaio 2020 a 23:36 #

    Di questi individui ne è pieno il mondo… purtroppo succede spesso alle persone più buone e “tontolone”. Non è mai bello essere presi in giro, la sensazione che rimane addosso è di completo sconforto..ottimo racconto come sempre d’altronde ☺️

    • massimolegnani 23 gennaio 2020 a 10:28 #

      Camillo è poco scaltro, gli manca la capacità di destreggiarsi in situazioni sgradevoli come questa.
      grazie Morgana
      ml

  2. sibillla5 NADIA ALBERICI 23 gennaio 2020 a 07:24 #

    Però una bella lezione di teatro.. Di vita vera, l ‘ha avuta!

  3. quasi40anni 23 gennaio 2020 a 08:01 #

    Gran racconto, mi ha lasciato un senso di sconforto perché queste cose succedono davvero

    • massimolegnani 23 gennaio 2020 a 10:30 #

      ti ringrazio!
      eh sì, queste cose succedono davvero!
      un sorriso
      ml

  4. Giuliana 23 gennaio 2020 a 08:32 #

    Storie di ordinaria follia, fosse solo una storia! Purtroppo se ne inventano una ogni giorno.

    • massimolegnani 23 gennaio 2020 a 10:32 #

      già, e a ripensarci dopo è incredibile come ci si lasci avviluppare in quella rete di parole.
      buona giornata, Giuliana
      ml

      • Giuliana 23 gennaio 2020 a 10:38 #

        Una sorta di ipnosi (rimbambimento) 😄

      • massimolegnani 23 gennaio 2020 a 10:45 #

        ipnosi è più elegante, ma rimbambimento centra meglio il problema 🙂

      • Giuliana 23 gennaio 2020 a 13:54 #

        😄😄😄

      • massimolegnani 23 gennaio 2020 a 14:55 #

        🙂

  5. tramedipensieri 23 gennaio 2020 a 09:22 #

    Non si è mai pronti, questo è….
    (che poi così tontoloni proprio non siamo eh…)

    buongiorno Massimo

    • massimolegnani 23 gennaio 2020 a 10:33 #

      eheh, non siamo così tontoloni finchè non ci caschiamo anche noi 🙂
      ciao .marta
      ml

  6. Anna Bernasconi Art 23 gennaio 2020 a 10:18 #

    Utile e realistico racconto! Bisognerebbe sempre uscire di casa (ma anche stare in casa, spesso chi suona al campanello non è gente seria) pronti ad evitare o svicolare da simili situazioni…

    • massimolegnani 23 gennaio 2020 a 10:36 #

      basta una giornata in cui si è distratti da altri pensieri, ci facciamo cogliere alla sprovvista, non siamo rapidi a reagire e la frittata è fatta.
      grazie Anna
      ml

  7. Donatella Calati 23 gennaio 2020 a 11:06 #

    Camillo è perfetto nel ruolo ma anche massimo legnani si destreggia bene. La mossa vincente è farti sentire in colpa fin dall’inizio, la mente è impegnata in quello e si lascia travolgere dal resto. Non si può negare che questi personaggi siano fini psicologi e anche tu hai tratteggiato con maestria la psicologia dei due.

    • massimolegnani 23 gennaio 2020 a 13:03 #

      sì, questi truffatori da strada puntano sul disorientamento della vittima colta di sorpresa e riescono a suscitare in questa un senso di colpa per il mancato (impossibile!) riconoscimento. Sono attori navigati che recitano alla perfezione la loro parte.
      grazie Dona
      io

  8. pino 23 gennaio 2020 a 13:19 #

    Si, come scrive sopra Donatella Calati, questi personaggi sono molto abili nel farti sentire in colpa. Successe al sottoscritto, tempo fa, quando un tizio mi fermò tutto sorridente in stazione, dicendo di conoscermi e di conoscere pure un mio amico la cui figlia stava molto male e doveva operarsi, per la quale lui stava facendo una colletta. Riuscì ad ingannarmi: ma quando l’ho capito – dopo aver riflettuto su quanto aveva detto – era già sparito. Sapessi la mia rabbia e la mia frustrazione…

    • massimolegnani 23 gennaio 2020 a 14:55 #

      sono dei veri artisti, attori consumati che riescono (quasi) sempre a emozionare il loro pubblico fatto di un solo spettatore…pagante!
      buona giornata, Pino
      ml

  9. Neda 23 gennaio 2020 a 14:14 #

    A me è successo molti anni fa.
    Suonarono alla porta e andai a vedere chi era. Sulla strada un’auto e un tizio ben vestito mi spiegò che la fabbrica presso cui lavorava chiudeva e stavano svendendo la merce. mi fece vedere uno splendido completo di lenzuola e federe ricamate a mano (anch’io so ricamare e so riconoscere un buon lavoro). All’epoca dovevo acquistare un regalo per una nipote che si sposava così decisi di acquistare quell’offerta visto che il prezzo era vantaggioso. Il tipo mi portò in casa la scatola con il contenuto, io lo pagai e lui se ne andò. Quando aprii la scatola trovai lenzuola e federe, ma dozzinali, brutte e di poco valore. Questo fatto mi insegnò a non comperare mai più nulla in quel modo.

    • massimolegnani 23 gennaio 2020 a 14:57 #

      capita il giorno che si abbassa la guardia e allora, intelligenti o tontoloni prima o poi ci si casca tutti 🙂
      un sorriso, Neda
      ml

      • Neda 23 gennaio 2020 a 15:02 #

        L’importante è non ricaderci, anche se, da quanto ho capito, i truffatori inventano nuove tecniche e riescono ad approfittarsi della buona fede di chi non è abituato a truffare gli altri.

      • massimolegnani 23 gennaio 2020 a 15:05 #

        vero, è proprio così 🙂

  10. teti900 23 gennaio 2020 a 15:46 #

    … forse ha incontrato di maio che si sta sbarazzando delle cravatte mentre scappa in direzione ostinata e contraria…

    • massimolegnani 23 gennaio 2020 a 19:26 #

      ma se è una cravatta di dimaio allora ha un valore, sempre che gigetto non finisca subito nel dimenticatoio.
      ciao teti 🙂
      ml

  11. vittynablog 23 gennaio 2020 a 22:26 #

    Oddio, anch’io ho pensato alla cravatta di Dimaio… ah, la potenza dei media!!!

    Povero Camillo che si è pure sentito in colpa peer non riuscire a ricordare quel finto amicone! Quanta brutta gente c’è in giro! E quando puntano all’amicizia e pugnalano così alle spalle, fa ancora più male!!! Però dai, Camillo se l’è cavata molto bene!!!!

    • massimolegnani 23 gennaio 2020 a 23:09 #

      beh, proprio bene bene non se l’è cavata, quei 50 euro poteva risparmiarseli 🙂
      eheh la cravatta di DiMaio sta diventando un must!
      buona serata Vittyna
      ml

  12. newwhitebear 24 gennaio 2020 a 23:08 #

    Bella storia , quasi reale. Si questi truffatori ne girano parecchi.

    • massimolegnani 25 gennaio 2020 a 01:00 #

      grazie GianPaolo
      e sì ce ne sono tanti e ci si casca come allocchi nei loro inganni 🙂
      ml

      • newwhitebear 25 gennaio 2020 a 19:48 #

        capita una volta ma alla fine ci si rimette qualcosa.

      • massimolegnani 25 gennaio 2020 a 20:18 #

        sì, come i 50 euro di Camillo 🙂

      • newwhitebear 25 gennaio 2020 a 22:18 #

        lo so. 50 euro non sono pochi ma mille o duemila bruciano di più.

      • massimolegnani 26 gennaio 2020 a 12:47 #

        Senza dubbio. 🙂

      • newwhitebear 26 gennaio 2020 a 18:12 #

        ciao

      • massimolegnani 27 gennaio 2020 a 10:50 #

        ciao 🙂

  13. elettasenso 25 gennaio 2020 a 21:38 #

    Prendere in giro la debolezza degli anziani è una cosa che mi fa infuriare e che non sopporto come la violenza sulle donne e i bambini. Mi fa male al cuore.
    Bel pezzo. Molto vero.
    Eletta

    • massimolegnani 26 gennaio 2020 a 12:51 #

      Sì i raggiri sono odiosi e quando colpiscono vecchi indigenti e indifesi lo sono ancora di più
      Buona domenica Eletta e grazie dell’apprezzamento
      ml

      • elettasenso 26 gennaio 2020 a 14:05 #

        Buona domenica Massimo ⭐

      • massimolegnani 27 gennaio 2020 a 10:45 #

        hrazie, è stata buona 🙂

  14. Riccio 26 gennaio 2020 a 16:07 #

    Gli imbrogli sono così odiosi quando colpiscono chi non ha come difendersi!
    Detto questo, bellissimo racconto. E poi Camillo è il mio personaggio preferito!

    R.

    • massimolegnani 27 gennaio 2020 a 10:49 #

      Camillo è il mio parafulmine, tutto quello che non mi voglio accollare in prima persona lo accollo a lui 🙂
      grazie Riccio per aver apprezzato.
      che sia un lunedì leggero 🙂
      ml

  15. Walter Carrettoni 29 gennaio 2020 a 19:53 #

    “Un mio amico” mi ha detto che è successo anche a lui… eheh
    Ciao Camillo.

    • massimolegnani 29 gennaio 2020 a 20:46 #

      per fortuna abbiamo tutti un amico “Camillo” a cui attribuire le nostre figuracce 🙂
      ciao Walter
      ml

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