il beccamorti

18 Feb

c.calati

 

 

Gustavo aveva un volto emaciato, come se ne vedono in giro a frotte alla fine di ogni guerra, e occhi torvi e naso ricurvo, una specie di uncino piantato lì, come per caso, in mezzo alla faccia.
Di lui si dicevano le cose più turpi.
Erano vere?
Non lo so. La maldicenza non ha bisogno della verità per diffondersi, le basta che sia credibile l’accusa. E guardando Gustavo, in effetti, ritenevi credibile ogni cosa.
Ma la cosa straordinaria è che Gustavo non era stato così all’inizio. Eravamo entrati in ospedale lo stesso anno, assegnati a due reparti differenti ma dai legami stretti, perchè la Rianimazione, dove stavo io, era, ed è chiamata ancora, l’anticamera dell’Anatomia Patologica, dove lavorava lui. Scherzavamo spesso su questo fatto, trattami bene, sono il tuo principale fornitore, gli dicevo e lui rideva.
Sì, perchè Gustavo era allegro ed entusiasta del proprio lavoro. Ed era in carne, i primi tempi, gli occhi vivaci, quasi spavaldi e una barbetta ben curata. Persino il naso che s’infilava in mezzo ai baffi folti sembrava meno arcigno.
L’ho visto smungersi un poco alla volta, roba di cui solo un occhio come il mio, allenato alle disgrazie altrui, poteva accorgersi. Ma non era un cancro che lo consumava dentro, era un tarlo che gli rodeva l’anima. L’ho capito dopo qualche tempo e qualche esame. Fisico indenne, animo corroso.
Gustavo l’ha rovinato la timbratrice.
Quei cinque minuti nel corridoio dell’androne, quando ci si ritrova tutti a inizio turno. Si timbra e ci si scambiano saluti innocui e veleni micidiali. Quello è il momento dei clichè, le etichette senza fantasia, cucite addosso con pazienza certosina e malanimo allenato, se solo si trova il soggetto adatto. Così, un infermiere se lavora in Pediatria è un finocchio di sicuro e la collega dell’Urologia la si saluta ogni mattina con il gesto sconcio e la si chiama la cazzarola.
E c’è chi ride e chi ci resta male. Lui ci rimase male di quel nomignolo scontato, il beccamorti. Ancora peggio ci rimase quando divenne per tutti “Gustavo il becca”. E quel “becca” si tingeva di volta in volta di sfumature differenti, con allusioni sempre più offensive. Ehi becca, stanotte ti ho mandato giù un vecchietto pieno di soldi, fai un buon lavoro, un sorrisetto accompagnato dal gesto di chi s’intasca del denaro. O peggio, ehi Gusta, stavolta ti va di lusso, dritta dal Pronto ti arriva una biondina di primo pelo nemmeno tanto rovinata, gustatela bene col tuo becco da bastardo. Risate grasse e gesti osceni.
È lì, alla timbratrice, che ha cominciato ad incupirsi e a restringersi in se stesso. Un’opera lenta e inesorabile.
Lo ricordavo imponente, una specie di armadio a quattro ante e lo vidi assottigliarsi come un albero spolpato dall’inverno, che d’estate con le foglie t’era sembrato così maestoso.
Via il sorriso allegro, via la barba con i baffi folti, via la parola che già prima era di una parsimonia un po’ tignosa. Le foglie cadute una dopo l’altra.
Infossati gli occhi, sparito il collo, rincagnato tra le spalle, sembrava che Gustavo facesse di tutto per assomigliare a un avvoltoio, il beccamorto per antonomasia.
Un giorno, non molto tempo fa, scesi per lavoro nella sala delle autopsie. Non è un luogo gradevole, nemmeno per me che ormai dovrei essere assuefatto. Tutto piastrelle e acciaio, asettico, e quell’odore aspro di formalina e poi il chiarore artificioso dei troppi neon e la mancanza di colore. Tutto ti fa pensare al pallore dei cadaveri. Anche se in quel momento magari il tavolo è vuoto e loro sono riposti nelle celle frigorifere, ne senti sempre la presenza.
Appena entrato lo vidi. Chino su quel tavolo stava mangiando un panino imbottito.
Ehi amico, ma non hai un posto migliore dove pranzare?
E che t’importa? A me non crea problemi questo tavolo.
Dai, adesso stacco anch’io. Andiamocene a prendere una boccata d’aria, magari ci facciamo una pizzetta al bar.
Io di qua esco solo a sera, possibilmente quando gli altri se ne sono già andati.
Su Gustavo, non puoi stare rintanato qua dentro in eterno. Esci, fuori c’è il mondo, incontra la gente, parla con qualcuno.
Io sono il beccamorti, no? Ed è vero, ormai sto meglio con i morti che con i vivi, loro mi ascoltano e non mi dicono cose sgradevoli.

 
Gustavo mi diede le spalle e riprese a mangiare il suo panino.
È stata l’ultima volta che l’ho visto.
Dicono che sia andato sempre peggio, una spirale inarrestabile.
Oggi scendo di nuovo nei suoi locali.
Gustavo riposa nella cella n.3, in attesa che domani l’autopsia ci dica come è morto.

36 Risposte a “il beccamorti”

  1. ilmestieredileggereblog 18 febbraio 2020 a 11:35 #

    A volte la cattiveria veramente avvelena la vita. Ci vuole una grande forza d’animo per ribellarsi o farsi scivolare certe frasi. Nella mia azienda, capitò che un povero ragazzo si uccise per un’etichetta infamante che gli fu cucita addosso. Poi, gli stessi ceffi che lo deridevano, ebbero a dire che era colpa sua, che era un debole, e che se si era ammazzato, un fondo di verità c’era. Tremendo il cinismo.

    • massimolegnani 18 febbraio 2020 a 14:33 #

      la perfidia e la crudeltà gratuita che si manifestano in certi ambienti di adulti (caserme, aziende, ospedali) fanno impallidire il bullismo giovanile.
      buona giornata, Pina
      ml

      • ilmestieredileggereblog 18 febbraio 2020 a 15:37 #

        Della serie: giovani bulli crescono…. buona giornata anche a te!

      • massimolegnani 18 febbraio 2020 a 17:22 #

        sì, amaramente vero quello che dici.
        🙂

  2. teti900 18 febbraio 2020 a 13:09 #

    dimmi di cosa ti fai che lo voglio anch’io!

  3. vittynablog 18 febbraio 2020 a 15:55 #

    Le parole, è proprio vero, possono ferire più delle pietre ! Bello e terribile questo racconto!

    • massimolegnani 18 febbraio 2020 a 17:25 #

      sì, le parole acuminate, le maldicenze di una moltitudine, possono uccidere!
      grazie Vitty per l’apprezzamento
      ml

  4. lucilontane 18 febbraio 2020 a 18:08 #

    Spero che sia morto tenendo per mano qualcuno che lo chiamava solo per nome.

    • massimolegnani 18 febbraio 2020 a 20:03 #

      è un delicato augurio il tuo, che mi dice la partecipazione con cui hai letto.
      grazie “luci”
      ml

      • lucilontane 18 febbraio 2020 a 20:11 #

        Beh questo gigante triste è da amare…

      • massimolegnani 18 febbraio 2020 a 21:16 #

        sono d’accordo con te

  5. lamelasbacata 19 febbraio 2020 a 00:28 #

    maledette etichette appiccicate con noncuranza….. molto triste ma davvero molto bello.
    un abbraccio

    • massimolegnani 19 febbraio 2020 a 13:12 #

      sì, è la noncuranza della perfidia, e magari si credono anche spiritosi.
      un abbraccio, Melina
      ml

  6. Walter Carrettoni 19 febbraio 2020 a 10:01 #

    In un mondo parallelo c’è un Gustavo ancora in carne e salute aspettare tutti i suoi colleghi passare sul tavolo d’acciaio. Sorridendo sotto i folti baffi.

    • massimolegnani 19 febbraio 2020 a 13:13 #

      ecco, mi piace proprio l’immagine che proponi.
      grazie Walter
      ml

  7. Pendolante 19 febbraio 2020 a 10:16 #

    Ci si accanisce sempre sui più deboli, come avvoltoi. Chi non sa rispondere, chi è troppo buono, chi è gentile, chi ingenuo, chi ama il prossimo… avvoltoi, loro.

    • massimolegnani 19 febbraio 2020 a 13:17 #

      rispetto al parametro del cinismo rampante che va tanto di moda, sono tanti i deboli e molto assortiti.
      Bersagli facili per i cinici rampanti.
      ciao Katia
      ml

  8. tramedipensieri 19 febbraio 2020 a 11:35 #

    Che infinita tristezza, spegnersi dentro.
    (e comunque certi luoghi non farei mancare il colore, anche con dei semplici, bellissimi paesaggi: perchè no?)

    • massimolegnani 19 febbraio 2020 a 13:20 #

      sì è davvero desolante questo annullarsi dentro perchè schiacciato da giudizi altrui, superficiali.
      buona giornata .marta
      ml

  9. Neda 19 febbraio 2020 a 12:07 #

    Triste davvero che un luogo di sofferenza come l’ospedale (con annessa anatomia patologica) diventi un luogo di brutalizzazione verbale per chi ci lavora e per chi viene curato o studiato. D’accordo che non si possa sempre viverci empaticamente per non diventare troppo emotivi e perderci il senno, ma che si arrivi a perdere il buon senso e il buon gusto è davvero assurdo.
    Strano che tu abbia potuto mantenere la tua sensibilità e capacità di analisi. Forse non è strano ma mi fa sperare che altri, come te, riescano a rimanere sensibili alle altrui sofferenze, nonostante l’ambiente, nonostante tutto.

    • massimolegnani 19 febbraio 2020 a 13:25 #

      in un ambiente particolare come un ospedale c’è molto cinismo, troppa gente che crede che per difendersi dalla sofferenza altrui con cui si è continuamente a contatto occorre essere perfidi e crudeli. Fortunatamente ci sono altri che reagiscono in modo opposto, aumentando la propria sensibilità.
      io come sempre osservo il mondo che mi circonda e traggo spunti per far lavorare la fantasia.
      buona giornata, Neda
      ml

  10. newwhitebear 19 febbraio 2020 a 16:40 #

    un racconto triste che non so quanto sia reale ma se fosse di pura fantasia induce alla riflessione.
    Spesso siamo crudeli nell’affibbiare nomignoli e nel fare delle battute. Si parla tanto di cyberbullismo, di bullismo ma nel caso di Gustavo ci sta tutto. Come chiamare quelle cattiverie che erodono l’animo e il fisico?
    Semplicemente cattiveria umana.

    • massimolegnani 19 febbraio 2020 a 21:51 #

      sì proprio cattiveria umana, hai detto giusto.
      fortunatamente non è una vicenda strettamente reale, ma ho preso qua e là spezzoni di fatti veri.
      ciao GianPaolo
      ml

      • newwhitebear 19 febbraio 2020 a 22:20 #

        è stato il primo pensiero. Parliamo tanto di bullismo tra i giovani ma anche gli adulti non sono da meno.

      • massimolegnani 20 febbraio 2020 a 00:12 #

        sono d’accordo con te

      • newwhitebear 20 febbraio 2020 a 17:41 #

        ciao

      • massimolegnani 20 febbraio 2020 a 21:53 #

        ciao

  11. sguardiepercorsi 19 febbraio 2020 a 19:23 #

    Quanto possono ferire le parole!
    Ne sento di tremende, per fortuna non dirette a me. E spesso i pazienti mi raccontano quelle che hanno sentito loro, commenti di personale sanitario a proposito di colleghi. Commenti fatti ad alta voce, mentre somministrano terapie, cambiano lenzuola o lavano i pazienti.
    Quanto lavoro ci sarebbe da fare!!!

    • massimolegnani 19 febbraio 2020 a 21:56 #

      ecco hai descritto bene la dinamica, una parola qua, una frase là, e si cuce giorno dopo giorno un abito terribile attorno a un collega o magari a uno con cui nemmeno si lavora a fianco ma si è sentito dire che…e quello è spacciato.
      grazie Chiara
      ml

  12. pensieridimary 20 febbraio 2020 a 10:45 #

    Abbiamo tanti esempi, passati e presenti, di come la cattiveria ed il cinismo umano possono colpire persone, alcune delle quali hanno preferito lasciare questo mondo orribile invece di reagire. Purtroppo c’è ancora tanta gente che si diverte e non capisce che i loro comportamenti possono portare a tragedie…

    Mi piace la tua scrittura.

    • massimolegnani 20 febbraio 2020 a 11:34 #

      ti ringrazio
      l’aspetto più deprimente è che in certe comunità e in certe circostanze quasi ognuno contribuisce con il proprio granello di crudeltà più o meno consapevole alla cattiveria generale.
      buona giornata
      ml

  13. Bloom2489 21 febbraio 2020 a 23:43 #

    Non so se sia vera questa storia, ma so che ce ne sono di storie così. I giudizi ti distruggono e uccidono davvero dentro quando non puoi o non sai difenderti.

    • massimolegnani 22 febbraio 2020 a 12:34 #

      in fondo non ha importanza se questa specifica storia sia inventata, perchè, come dici tu, accadono realmente storie così.
      e aggiungo che in questi casi nessuno è del tutto innocente, ognuno contribuisce, anche solo col silenzio/assenso a creare quel clima mefitico.
      Buon weekend Bloom
      (contento del tuo passaggio)
      ml

  14. Deserthouse 2 aprile 2020 a 00:15 #

    conosco il demone di Gustavo, quel progressivo desiderio di invisibilità che si anima nella vittima. La cattiveria degli altri mascherata dietro “lo scherzo”. Gustavo si è nascosto dalla vita in mezzo ai morti per non sentire le cattiverie che i morti le loro le hanno già dette e fatte. Mi ricorda un film still life, dove il protagonista gestisce i posti al cimitero. Non ti svelo il finale se non l’hai visto, ma la cosa fondamentale è che non è morto da solo.

    • massimolegnani 2 aprile 2020 a 09:33 #

      film bellissimo, originale nel tema e commovente nello sviluppo.
      onorato che il mio racconto ti abbia riportato all’atmosfera del film.
      grazie Desert
      ml

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