viaggio a ritroso

7 Mar

c.calati

 

 

La signora Jole era nata anziana e da sempre conduceva una pigra esistenza ai margini dell’impero, lontana dai clamori delle guerre e dagli entusiasmi delle paci. Aveva saputo costruirsi una vita senza scosse che corrispondesse, come un perfetto incastro, alla sua indole semplice e serena; non a caso aveva sposato uno stimato burocrate della colonia, pacifico e solitario, la cui massima aspirazione consisteva nel riuscire a leggere un libro al giorno nella quiete della casa.

Da moglie premurosa, Jole accudiva il marito con mille attenzioni, perché nulla turbasse le sue letture; lui ripagava la moglie manifestandole un silenzioso rispetto, senza mai sollevare la minima lamentale o esprimere il più innocuo dei desideri.

Insieme o separatamente trascorrevano giornate sempre uguali, scandite dai pochi riti quotidiani, laboriose ore di ufficio per lui, la spesa nel vociante mercato arabo per lei, i pasti consumati sempre alla medesima ora, il riposo nella rovente calura pomeridiana, il tè con le amiche per lei, la lettura solitaria per lui, la passeggiata serale sottobraccio sul lungomare a incontrare altre coppie identiche a loro, con cui scambiare immutabili convenevoli. Anche le rare variazioni a tale programma ben codificato avevano assunto col tempo una cadenza stabile e rassicurante: ogni tre settimane invitavano a cena due coppie di amici che ricambiavano a turni regolari; una notte al mese s’incontravano nella camera di lui secondo un collaudato cerimoniale, dormendo altrimenti in stanze separate; una volta a bimestre passavano la serata al Teatro Nazionale per un ballo o per una rappresentazione con artisti in tournèe dall’Italia, uniche occasioni di autentica mondanità; due volte all’anno organizzavano con pochi amici la gita in carrozza alla zona archeologica poco lontana dalla capitale coloniale o si spingevano appena oltre le prime propaggini del deserto, fino all’oasi di Ourì.

Nella vertiginosa monotonia della loro vita la signora Jole e suo marito assaporavano un costante appagamento e non si annoiavano mai.

La loro unica figlia aveva sposato un ufficiale di carriera e lo aveva seguito con qualche apprensione quando questi era stato richiamato in patria, trasferito in una sconosciuta cittadina del Nord.

La signora Jole ogni due anni interrompeva l’elaborato nulla quotidiano e da sola si imbarcava sul piroscafo che l’avrebbe consegnata a un mondo per lei incomprensibile. L’atmosfera nebbiosa della cittadina del Nord aveva  un effetto devastante sul suo carattere di solito cordiale: appena sbarcata assumeva un’aria altera che né la vicinanza della figlia né la presenza ogni volta di un nuovo nipote riuscivano a rimuovere. La signora Jole sembrava impermeabile a ogni sentimento. Considerava quelle periodiche trasferte un dovere inderogabile, appena mitigato dall’affetto per la figlia, e non faceva nulla per conquistare l’amore dei nipoti che dal canto loro, intimiditi, la trattavano con l’educato distacco che riservavano alle amiche della mamma. I nipoti preferivano identificare la nonna con i regali che a Natale arrivavano dalla colonia, avvolti in sacchi di iuta dai rossi sigilli di lacca.

Dopo un mese di soggiorno la signora Jole ripercorreva a ritroso il cammino dell’andata. A mano a mano che la nave si avvicinava alle coste africane, lei si lasciava invadere dal piacere del ritorno a casa. Ancora sul ponte del piroscafo, prima dell’attracco, riconosceva tra la folla festosa la figura del marito che in cravatta e panama l’attendeva, immobile e solenne, sulla banchina del porto.

Sulla strada di casa, a bordo della carrozza governativa, passava i primi minuti in silenzio, stringendo la mano del marito e respirando a pieni polmoni l’aria secca e rovente che per lei era un vero balsamo.

Il mondo tranquillo della signora Jole andò improvvisamente in frantumi, distrutto da tre deflagrazioni successive: nel giro di pochi mesi perse il marito che si spense pacatamente com’era vissuto, fu cacciata, assieme al resto della comunità, dalla colonia che nel frattempo aveva ottenuto l’indipendenza, e assistette impotente all’agonia dell’amata figlia da cui si era rifugiata.

A sessant’anni, a malincuore, incominciò a occuparsi dei nipoti adolescenti e della casa, sostituendosi spesso anche al genero, troppo occupato a concludere decorosamente la propria carriera.

Costretta, almeno inizialmente, più dalle circostanze che dall’affetto, la signora Jole modificò radicalmente indole e vita, divenendo, quasi suo malgrado, nonna Jole. Senza più il prezioso aiuto del servetto arabo, divideva il proprio tempo tra la cucina per tutta la famiglia, i panni sporchi, la spesa, riuscendo a ritagliarsi un’ora per correre ogni giorno al cimitero dalla figlia.

Il freddo umido e pungente le corrose le ossa, deformandole e irrigidendole, ma lentamente le scaldò il cuore, sciogliendo la crosta di ghiaccio che s’era portata dall’Africa. Si lasciò progressivamente coinvolgere dalla vita dei quattro nipoti, appassionandosi ai loro piccoli successi scolastici o disapprovando con decisione i primi amori troppo esibiti.

Il suo carattere divenne col tempo focoso e combattivo e la portò a imporsi con caparbietà per incanalare correttamente l’esuberanza dei ragazzi che avevano approfittato del periodo di scarsi controlli per ridurre l’impegno scolastico.

Quando capì che i suoi nipoti erano ormai cresciuti al sicuro e avevano raggiunto uno per volta gli obbiettivi prefissi, nonna Jole si acquietò, lasciandosi pervadere da un caldo amore per loro. Divenne avida di loro notizie, non si stancava mai di ascoltarli, approvando incondizionatamente qualunque cosa facessero. Mostrò per loro un affetto così assoluto e partigiano, così privo di obbiettività, da ricordare quello di un bambino che ama i genitori senza ancora la possibilità di un giudizio critico nei loro confronti.

A mano a mano che il fisico s’incurvava rendendola sempre più piccina, nonna Jole trovava sempre nuova linfa vitale nelle vicende di chi la circondava. Bloccata in casa da un corpo che non le ubbidiva più, divenne il perno robusto attorno a cui ruotavano le vite altrui: era curata, accudita e bonariamente rimproverata dagli otto nipoti, come ora li chiamava lei senza distinguere tra legami di sangue e di matrimonio. Da tutti e otto era considerata come la loro piccola figlia bisognosa di mille attenzioni.

Così nonna Jole, nata anziana signora d’oltremare, morì tenera bambina, una volta concluso il proprio viaggio a ritroso nella vita.

 

32 Risposte a “viaggio a ritroso”

  1. quasi40anni 7 marzo 2020 a 12:42 #

    Quanta delicatezza!

  2. teti900 7 marzo 2020 a 13:18 #

    adoro la chiusura dei cerchi (se tutto va come sperato ad aprile ne chiudo uno bello grosso).

  3. sibillla5 NADIA ALBERICI 7 marzo 2020 a 14:40 #

    Che tenerezza.. Tante vite così… Bel racconto Massimo

  4. pensieridimary 7 marzo 2020 a 17:10 #

    Tanta dolcezza e tenerezza in questo cuore di nonna che finalmente si apre all’amore incondizionato per i propri nipoti…

    Bel racconto.

    • massimolegnani 8 marzo 2020 a 18:30 #

      non è mai tardi per aprirsi ai sentimenti 🙂
      ti ringrazio, Marina
      ml

  5. Donatella Calati 7 marzo 2020 a 17:19 #

    realtà filtrata dalla fantasia e fantasia ancorata alla realtà. Iol… è stata davvero la chiave di volta che ha retto tutte le pietre che altrimenti sarebbero rotolate a terra. E tu hai saputo indovinare i segreti meccanismi che hanno retto la sua lunga vita a ritroso

  6. Neda 8 marzo 2020 a 16:44 #

    L’inevitabile declino che accompagnerà ognuno di noi perché l’unica alternativa a questo declino è quella di “andarsene” da giovani.

    • massimolegnani 8 marzo 2020 a 18:33 #

      vero, non c’è alternativa al declino, ma aggiungo che per lei è stato un declino sfolgorante di affetti.
      buona serata, Neda
      ml

      • Neda 8 marzo 2020 a 18:41 #

        Buona serata a te e sempre grazie per i tuoi racconti.

      • massimolegnani 8 marzo 2020 a 19:03 #

        sei gentilissima 🙂

  7. newwhitebear 8 marzo 2020 a 18:27 #

    una bella storia di una donna finita in Libia dove con monotona cadenza viveva, forse meglio dire vegetava sicura. Poi il mondo è cambiato e col tempo è diventata attiva suo malgrado.
    Bella storia.

    • massimolegnani 8 marzo 2020 a 18:36 #

      sì, per come la vediamo noi, lei in Libia “vegetava sicura”.
      Probabilmente, per lei, quella era vita piena.
      grazie GianPaolo
      ml

      • newwhitebear 8 marzo 2020 a 18:48 #

        può darsi ma da come hai raccontato vegetare era di certo

      • massimolegnani 8 marzo 2020 a 19:09 #

        sì, sono d’accordo con te, per questo nella risposta avevo scritto “per come la vediamo noi”, intendendo con noi sia io che te 🙂

      • newwhitebear 8 marzo 2020 a 21:27 #

        avevo inteso il noi come collettivo

      • massimolegnani 8 marzo 2020 a 21:32 #

        no, no io e te, che anche a te la Libia di un tempo ti tocca da vicino, se non ricordo male 🙂

      • newwhitebear 8 marzo 2020 a 22:23 #

        sì, ricordi bene

      • massimolegnani 8 marzo 2020 a 22:39 #

        🙂

  8. laurapalmer79 9 marzo 2020 a 08:42 #

    Chissà che viaggio sta facendo ora, nonna Jole. Mi piace pensare a lei con una valigia piccola piccola, con dentro soltanto l’essenziale, che aspetta un treno felice di partire e di essere accolta a destinazione

  9. Riccio 10 marzo 2020 a 22:28 #

    Ecco, all’inizio Jole mi stava un po’ antipatica, ma poi che tenerezza.
    Sempre fare attenzione alle prime impressioni.

    R.

    • massimolegnani 11 marzo 2020 a 09:07 #

      eheh, hai ragione.
      Povera nonna Jole l’ho un po’ bistrattata nella prima parte per sottolineare meglio il cambiamento nella seconda.
      buona giornata Riccio
      ml

  10. Deserthouse 13 aprile 2020 a 18:40 #

    che meraviglia! ho sentito piano piano con il progredire della lettura tutta la dolcezza di questa donna. Nascere vecchia e morire bambina. Grazie per il tuo scritto

    • massimolegnani 13 aprile 2020 a 21:19 #

      ho manipolato un po’ la storia di mia nonna per raccontare una specie di fiaba 🙂
      grazie per le tue letture partecipi.
      ti auguro buoni giorni 🙂
      ml

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: