di contorta nostalgia

28 Apr

photo by margherita calati

 

 

Camillo al primo pianto, ancora sporco di vernice, si disperava di non poter tornare all’utero, il luogo acquoso del tepore. Un desiderio immenso di ritorno da allora lo accompagna, tornare sempre, non importa dove, alla partenza forse, come un Ulisse ubriaco o come un’oca che gioca a fare un altro giro.
È un camminare sghembo quello di Camillo, i passi disperati da bussola avariata, la ruggine dell’ago che segna un nord nostalgico, fisso alle sue  spalle.
Lui ammira i gamberi che sanno muoversi all’indietro, indifferenti, guardando sempre avanti, giocatori scaltri della vita che hanno mosse leste a rimescolare le tre carte.
E invidia della chiocciola la compiutezza esistenziale, quello strisciare faticoso sulla terra con tutto il necessario addosso, che ovunque sia l’andata non ha bisogno del ritorno. Lui per anni ha tentato la fortuna alla roulotte, la casa al gancio per non tornare indietro, avanti, avanti sempre, ma è un inganno che alla lunga gli farà saltare il banco.

Forse assomiglia più a una mandarina, l’anatra che vive confusa sulla propria natura: lei, britannica e stanziale vorrebbe essere come la sua cugina giapponese e migrare, senza però sapere dove volare.

Ha provato Camillo anche con la pelle, sai i quattro punti cardinali del disorientamento, la bocca, i seni, il sesso, gli stessi gesti del neonato, reminiscenze arcaiche ritrovate per istinto, uno stordito sfiorare labbra, un famelico succhiare i seni, mordere il latte, il nord dell’ago sempre teso. E penetrando il sesso risalire come un salmone dove è nato. È stata la pace breve del rifugio, ma poi di nuovo quella cosa a bruciargli dentro, senza nome e senza meta.

Ma forse il punto è un altro, è quell’essere nostalgico di ogni cosa che ha vissuto e allo stesso tempo sentirsi insoddisfatto di come l’ha vissuta, un calderone che ribolle la memoria di Camillo, il bene e il male, il bello e il brutto, il giusto e lo sbagliato a cuocere affiancati, verdure varie e contrastanti nello stesso pentolone. Per questo lui vorrebbe campare altri quarant’anni (numero magico il quaranta che ha la distanza giusta dagli eventi) per guardare a questa quarantena che brutta com’è pure racchiude attimi fantastici di cui sarà bello provare nostalgia, se tra quarant’anni lui saprà ancora voltarsi indietro e confidare poi ai compagni di ricovero i seni del ricordo. E allora Camillo solleverà a fatica un braccio a disegnare in aria incerte forme femminili o forse sarà un gesto vago di rammarico, non ricorderà nemmeno lui per cosa.

 

14 Risposte a “di contorta nostalgia”

  1. teti900 28 aprile 2020 a 12:14 #

    per rinascere occorre morire e per risalire bisogna sprofondare sennò si vivacchia e si annaspa… (peccato però che quando credi di aver toccato il fondo, ti punge un riccio di mare e capisci che era solo uno scoglio…)

    • massimolegnani 28 aprile 2020 a 15:17 #

      forse è proprio è il”vivacchiare” che disturba Camillo e gli fa desiderare l’impossibile ritorno all’utero.
      ciao Teti
      ml

  2. tramedipensieri 28 aprile 2020 a 22:56 #

    Il posto più protetto quello dove ci sviluppiamo, il resto è lotta. L’immaginazione ci aiuta, a volte

  3. Neda 29 aprile 2020 a 14:39 #

    Uno scritto interessante e anche Camillo lo è. Ma la memoria, se non vuole scordare, deve esercitarla ancora, ogni giorno, per i prossimi quarant’anni. Così, la memoria resterà anche se il corpo non avrà più memoria delle proprie forze e capacità.

    • massimolegnani 29 aprile 2020 a 17:28 #

      giusta considerazione, la tua. Va sempre tenuta in esercizio in modo che si mantenga agile e limpida. Ma questo vale per me e per te, meno per Camillo che vorrebbe (e probabilmente ha) una memoria nebbiosa, “a spanne”, dove poter mescolare anni e avvenimenti, l’accaduto e il desiderato 🙂
      Grazie, Neda, buon pomeriggio
      ml

  4. newwhitebear 30 aprile 2020 a 22:11 #

    un bel ritratto di chi vorrebbe vivere in simbiosi col passato. Però è al futuro che si deve guardare.
    Bello il racconto che si innesta perfettamente col periodo sghembo in cui viviamo senza nessuna certezza per il domani

  5. sherazade 3 Maggio 2020 a 11:53 #

    Nei miei periodi no la mia catarsi la trovo in un piccolo paese del Lazio, Sperlonga, a picco sul mare: la sensazione che provo entrando passo-passo nell’acqua è proprio il silenzio del nulla che ti avvolge, ti protegge, ti nutre e nel quale senti il bisogno di rientrare senza averne ricordo.
    Shera

    • massimolegnani 3 Maggio 2020 a 13:48 #

      “..nel quale senti il bisogno di rientrare senza averne ricordo”
      ecco, forse è proprio così la nostalgia di Camillo, indefinita nei suoi confini e struggente nel suo contenuto.
      Grazie Shera
      🙂
      ml

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