Archivio | maggio, 2020

la piazza

29 Mag

c.calati

 

 

 

La diagonale di piazza Tredici Martiri, dalle Poste Centrali all’imbocco di via Righieri, era un percorso in campo aperto, nessun riparo dagli occhi indiscreti che scrutavano la coppia, cecchini appostati nell’oscurità dei portici.

O almeno così la sentiva lei, e ogni volta le mancava il fiato. Continua a leggere

la bella gente

25 Mag

c.calati

 

 

Non esiste solo la calca dei Navigli o la mandria cieca che s’ingolfa nelle vie del centro, c’è  anche la piccola folla che, ligia a maschere e distanza, va un po’ più in là dell’ovvio e trova luoghi alternativi per lo svago. Continua a leggere

la topa bionda (r)

20 Mag

dal web

 

 

Lo senti questo tramestio di piccole bestie sulla testa? È un andirivieni fitto di zampette che all’improvviso tacciono in un silenzio all’unisono che mi angoscia, per poi riprendere frenetiche e precise secondo un’orchestrazione che non può essere casuale. Cosa succede lì nel sottotetto, una terra che credevo di nessuno, dove avevo ricavato uno spazio mio per stare quieto? E invece non ho requie, guardo il legno biondo del soffitto cercando un senso a quei fruscii cardinalizi, ai passetti trafelati e ai ticchettii da tacco dieci strascicato all’ora dell’aperitivo. Non so se appena sopra la mia testa avvenga un’orgia sconcia, un rituale religioso o un lavorio meticoloso da api a quattro zampe, le unghie a raspare il legno, i denti a rodermi il cervello. Bevo per cancellare i rumori, ma l’anestesia dura pochi attimi, poi il concerto riprende più ossessivo di prima. Continua a leggere

la gru

15 Mag

c.calati

 

 

Non so se sia un bene o un male, ma è indubbio che i nostri giudizi, i miei per primi, cambiano nel tempo. Mutano i rapporti con le cose e con quanto rappresentano, muta il nostro sentire di fronte ai simboli grandi e piccoli che ci circondano.

Prendi la gru, per esempio. Continua a leggere

il giudizio della nebbia*

12 Mag

by margherita calati

 

 

 

 

 

Deve essere stato il fulmine a svegliarmi, un botto tremendo che credevo fosse venuto giù il lampadario. Mi ero appisolato, nonostante fosse metà pomeriggio, con ancora indosso la tenuta da ciclista.

Ora sono seduto sul letto, frastornato. C’è un odore di aria bruciata che penetra dai vetri aperti, forse il fulmine ha colpito una pianta del cortile. A parte i rumorosi scrosci di pioggia è tutto silenzio qua dentro. Troppo silenzio. La stanza del “Monferrato”, la pensione in cui ho preso alloggio, mi sta improvvisamente stretta, ho bisogno di uscire all’aperto anche se piove.

Ma quando esco non piove più e ha smesso pure di tuonare. Continua a leggere

è tornata l’acqua nei canali

8 Mag

c.calati

Li avevo lasciati a marzo completamenti vuoti, il greto nudo di un’impudicizia sconveniente, perché il fondo conserva tutto quello che la gente ci butta dentro come fosse una pattumiera. Continua a leggere

e adesso?

4 Mag

c.calati

 

 

 

Il senso di vertigine non accennava a passare e gli impediva di mettere insieme due pensieri che avessero la parvenza di un ragionamento, non dico di un programma. Si limitava a guardare fuori dalla finestrella verso il muro di cinta che gli precludeva ogni altro orizzonte. Continua a leggere