il cuoco, la giornalista e la fatina vecchia*

1 Giu

c.calati

 

 

Sembrano gemelli, Daniele e Anna, un metro di cacio o poco più, stesse teste d’uovo, uguali i corpi gonfi. Arrivano in reparto indossando la mascherina a coprire la faccia come svaligiatori di banca in erba. Ma già dagli occhi, vispi o cupi, sai la bocca sorridente di lei e le labbra imbronciate di lui.

Non potrebbero essere più diversi nell’affrontare la malattia, per Anna quasi un gioco anche quando il gioco si fa duro, per Daniele un nemico senza volto a cui può opporre solo una resistenza passiva degna di un novello Gandhi.

Anna sa piangere e sa ridere, perché anche questa è la sua vita e non la vuole sprecare. Daniele non piange e non ride, perché in questa sua vita lui non c’è. Forse è il carattere a farli differenti, forse il percorso diverso che hanno affrontato verso la malattia, a lei diagnosticata ancora in benessere, un fulmine che non ha oscurato il cielo, lui mesi di misteriose sofferenze prima che capissimo. Daniele parte per la guerra e per la cura con già sulle spalle un fardello di dolori e di ricoveri che altri impiegano una vita. Ora che inizia la vera corsa ad hanicap, lui ha perso la voglia di correre, se mai l’ha avuta.

Anna si è inventata un passatempo per le ore al chiuso dell’isolamento. Ha deciso che da grande farà la giornalista televisiva, così si allena gesticolando nell’I-pad che le rimanda la propria faccetta allegra, parla a raffica con frasi rubate alla radio e intervista chi le capita a tiro. Sembra una conduttrice radiofonica che dà la sveglia al mattino mescolando saluti e musica. Gioca e non sa che si sta costruendo un passato da rivedere da grande, quando la memoria di questi giorni sarà sbiadita.

Nella stanza di Daniele regna il silenzio. Il suo mutismo è impenetrabile, si lascia fare di tutto, prelievi, terapie, trasfusioni, con un totale disinteresse, come se quel corpo non gli appartenesse e lui fosse altrove, senza che ci sia però un altrove dove stare bene. Non lo smuovono gli psicologi, non lo coinvolgono i pagliacci, resta indifferente ai maldestri tentativi d’allegria del personale che gli ruota intorno. Un bambino di pietra, una montagna dalla parete liscia, senza chiodi e senza appigli. Però Laura un appiglio lo trova sempre e lo sfrutta per arrampicarsi in cima a ogni bambino.

Ma chi è Laura? Una Operatrice Sanitaria, se usiamo il linguaggio burocratico che non dice nulla, la fatina vecchia del reparto, se utilizziamo le parole della nostra piccola giornalista che dicono tutto.

Laura è una che non sta mai zitta, rifà i letti, aiuta nelle urgenze, serve i pasti, accompagna i piccoli pazienti in radiologia o dal cardiologo, e intanto chiacchiera con  bambini e genitori, chiede, s’informa, scopre parentele, rinverdisce conoscenze, perché lei ha sempre una cugina di terzo grado che la lega a tizio e a caio, e quando manca la cugina è la vicina di casa che guarda caso prima abitava a due passi da voi. Così, di chiacchiera in chiacchiera, viene a sapere che a casa il bambino di pietra voleva sempre aiutare la mamma in cucina. Le basta questo per trovare l’appiglio.

Senza chiedere autorizzazioni e infrangendo più di un divieto, porta da casa tegami, uova, lievito, farina, attrezzi e strumenti vari che possano servire. Servire a cosa? Lei ha il suo progetto e non lo dice. Appronta la camera d’isolamento per il prossimo ciclo di terapia, ma questa volta accanto ai monitor e alle pompe sistema un piano di lavoro e un microonde.

Quando entriamo nella stanza, Daniele indossa un grembiulone e un enorme cappello da cuoco con stampigliato il suo nome. In piedi, con il cavo d’infusione che gli esce dal torace, sta impastando con piglio professionale un intruglio che non so se è pasta di pizza o base di una torta. E soprattutto parla, Daniele parla!, gesticola, s’infervora, elargisce consigli e svela trucchi del mestiere, come non avesse fatto altro nella vita. Daniele è allegro.

Noi siamo sbalorditi e Laura, sorniona, finge di non saperne nulla.

 

*oggi Laura va in pensione, perciò rispolvero in suo onore questa vecchia pagina di diario di bordo

 

 

 

20 Risposte to “il cuoco, la giornalista e la fatina vecchia*”

  1. paginadiester 1 giugno 2020 a 16:49 #

    Allora auguri alla neo pensionata: sono sicura che ci sarà ancora molto bisogno di lei ovunque andrà, perché persone così non stanno mai con le mani in mano… chiacchiera, chiede, s’informa… un metodo infallibile, spesso incompreso, utilissimo nell’ambito sociale. Dovrebbero imparare tutti gli operatori, medici compresi: ti mette subito a tuo agio, diventi una cosa sola con gli addetti ai lavori e questo ti dà un minimo di sicurezza… parola di chi spesso è dalla parte della paziente, diffidente, bisognosa di essere tranquillizzata.
    Pensa che ad un certo punto avevo capito che il testo non era nuovo, forse è scattata una piccola lucina al punto di quell’appiglio in cucina che non mi giungeva nuovo… bravo e brava Laura!

    • massimolegnani 2 giugno 2020 a 09:48 #

      Hai buona memoria!
      Laura troverà sempre qualcosa da fare.
      Buon 2giugno, Ester
      ml

  2. vittynablog 1 giugno 2020 a 21:25 #

    Quando lavorare con gli altri e per gli altri, diventa davvero una missione!! Un brava di cuore a Laura!! ❤

  3. siciliamara 1 giugno 2020 a 22:17 #

    Un abbraccio a Laura e a tutte le persone che sanno
    guardarci dentro.

  4. quasi40anni 2 giugno 2020 a 06:55 #

    Sono poche, ma ci sono persone come Laura! Per fortuna!

  5. newwhitebear 2 giugno 2020 a 15:50 #

    persone come Laura dovrebbero essercene a milioni, a vagonate. Perché sono loro che riescono a smuovere il paziente, a fargli tornare il sorriso.
    Auguri Laura e sii una pensionata sempre disponibile e sorridente.

    • massimolegnani 2 giugno 2020 a 21:09 #

      in realtà sono perle rare con l’innata capacità di far stare bene gli altri.
      Laura anche in pensione non starà con le mani in mano 🙂
      ciao GianPaolo
      ml

  6. Neda 3 giugno 2020 a 11:47 #

    Bellissimo. Come sempre ben scritto (ogni parola, ogni frase, ogni periodo sono sempre perfetti. grazie)
    Spero che ci sia una nuova Laura in quel reparto: spesso, in ospedale, ci si dimentica che dietro una malattia c’è un essere umano.

    • massimolegnani 3 giugno 2020 a 19:22 #

      sì, c’è bisogno di “Laure” che dimostrino coi fatti che i malati vengono prima delle malattie.
      grazie Neda per la condivisione e per le parole di apprezzamento.
      ml

  7. cuoreruotante 4 giugno 2020 a 23:43 #

    Grande onore ad una super donna! Grazie a te per aver raccontato una storia così commovente e bella ☺️

    • massimolegnani 5 giugno 2020 a 09:10 #

      sì, lei merita tutta la nostra ammirazione.
      Grazie Cuore per aver condiviso questo episodio
      ml

  8. Riccio 6 giugno 2020 a 18:38 #

    Tanti auguri a Laura allora.
    E speriamo che arrivi una nuova “Laura”, perché ho l’impressione che servano persone così negli ospedali (forse servono ovunque)!

    R.

    • massimolegnani 7 giugno 2020 a 09:36 #

      sì, servono in ogni ambiente e non sempre ce ne sono.
      buona domenica, Riccio
      ml

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