due donne

17 Giu

c.calati

 

 

Oltre mezzo secolo separa le rughe di Jolanda dai brufoli ostinati di Jessica, la stanca vivacità dell’una dalla volubile esuberanza dell’altra, ma loro due non badano all’anagrafe. E nemmeno all’etichetta. Nel loro gioco di piccole provocazioni, non sempre è la ragazzina a sbalordire la più anziana. Lei ora ci prova con le scarpe appoggiate al tavolino, l’altra si accende una sigaretta e, facendo gli occhi piccoli, le soffia il fumo in faccia.
Eddai, nonna, lo sai che quando torno a casa mamma mi annusa come un segugio per sapere se ho fumato.
La nonna ridacchia e le scompiglia i capelli ricci:
Bellamia, tua mamma ci vieta le stesse cose! Quando mi viene a trovare la prima cosa che fa è spalancare le finestre, sibilando un “hai fumato ancora quelle schifezze” pieno di fastidio.
Jessica sbuffa: Accidenti, ma perché la mamma è così vecchia?
Jolanda si abbandona allo schienale liso del divano e parla stringendo tra le labbra la sigaretta senza filtro, incurante della cenere che le cade sulla blusa:
Più che vecchia, intendevi dire antiquata, intransigente, severa. Vero?
Sì, vabbè, mi hai capita lo stesso. La mamma sono più le cose che mi proibisce di quelle che mi permette.
Mettiamola così: in famiglia ci vuole qualcuno con la testa sulle spalle e quel qualcuno non sono io e nemmeno tuo padre sempre distratto da mille cose. Tua mamma, nonché mia figlia, si sente responsabile per te e anche per me. È il suo ruolo e noi glielo lasciamo volentieri. 

Jessica s’accuccia in grembo alla nonna quando questa finalmente spegne il mozzicone:
Ma io ho quindici anni e lei mi tratta ancora come una bambina. Niente fumo, niente motorino, per non parlare di Jonathan che ogni volta devo trovare una scusa per vederlo. Che palle!
Ti piace sempre quel ragazzino?
Non è “quel ragazzino”, è il più fico della terza C.
Il più fico! Che espressione azzeccata. Io avrei impiegato cento parole, a suo tempo, per descrivere quello che tu dici con tre.
Nonna, mi prendi in giro?
No, no, piccina. Io avrei parlato di attrazione e di orgoglio, di ormoni innominabili in subbuglio e non solo i suoi, della bellezza maschile, perché l’uomo quando è bello è bello tanto, di slanci e freni che non sempre frenano. Tu dici il più fico e sento l’orgoglio del possesso, non solo il dato oggettivo.
Già, ma intanto tra i brufoli che avanzano e i divieti della mamma, ho paura che Gei si stufi di me. 

Hai fatto caso che io, te e lui, abbiamo la stessa iniziale? E la J non è una lettera tanto consueta, vorrà pur dire qualcosa!

Non capisco, nonna. Cosa vuoi dire?

Forse è il segno di una complicità naturale tra noi tre.

Tra me e te, di sicuro, ma che complicità ci può essere tra te e Jonathan se nemmeno lo conosci?
Beh ho un’idea che mi frulla in testa da qualche giorno. Preparo un the e intanto te la dico.
Nonna non darmi la solita schifezza riscaldata dal mattino. La mamma dice che hai le mani bucate, ma non sa che sei taccagna come un riccio e ricicli la stessa bustina per tre giorni.
Ahahah, non sono taccagna. Faccio piccole economie per poter spendere e spandere in cose superflue. Ma oggi bustina nuova, per festeggiare.
Che cosa dobbiamo festeggiare?
La mia idea, è ovvio.
A Jolanda brillano gli occhi e tremano un poco le mani mentre tira fuori le tazze dalla credenza. Jessica è rimasta sul divano, ma si è messa seduta e la segue con lo sguardo, incuriosita.
Dai, nonna, dimmi, sto friggendo. È una cosa importante, lo sento.
Jolanda picchietta un’altra Chesterfield sul pacchetto e se l’accende.
Oggi ti cedo il mio soggiorno.
E che me ne faccio? Non capisco.
Mah, puoi fare una dormita sul divano…oppure puoi spartirlo con il più fico del reame.

Jessica schizza in piedi, sgranando gli occhi:
Davvero ci lasci? Io e lui da soli? E tu?
Io me ne starò in camera da letto con la radio accesa.
Nonna sei una forza!
Dai, manda un messaggio al tuo Jon, che aspetti?
Sì, sì, ma…
MA cosa? Cos’è questo rossore?
Io non l’ho mai fatto prima e non so…
Bellamia, vieni qua, fatti abbracciare. Cos’hai capito, che ti butto in pasto al tuo ragazzo?
Bè, lui vorrà approfittare che siamo soli e forse anch’io.
Voglio solamente che tu e lui ve ne stiate in un posto sicuro e tranquillo per scambiarvi quattro carezze e qualche bacio. Io mi fido di te, so che non andrai oltre un certo limite.
Ma se lui insiste?
Sono sicura che te la saprai cavare. Non sei una che si faccia mettere i piedi in testa tanto facilmente.
No, ma con lui è diverso, non voglio deluderlo.
Lo deludi se capisce che fai quello che vuole lui e non quello che desideri tu.
Mmhm.
Per far l’amore-amore c’è tempo.
E poi non so neanche se gli piacerò.
Uhh, quante sciocchezze. Accendo lo scaldabagno e ti preparo l’acqua per un bagno profumato. Poi ti aiuterò a truccarti.
Dopo qualche incertezza Jessica manda un messaggio al suo ragazzo che non tarda a rispondere.
Jonathan dice che passerà tra un’ora e mezza.
Dai, hai tutto il tempo di farti bella. Entra in acqua, ti aiuto a lavarti la schiena.
Azzo, scotta!
Certo, prima devi diventare rossa come un’aragosta. Dopo avrai la pelle liscia e vellutata. Sarai uno schianto.
Sarà! A me sembra di essere la rana prima che diventi principessa.
Quello era il ranocchio che diventa principe.
Beh, io mi sento tanto rana e non diventerò mai figa.

Ma dimmi te se mi doveva capitare una nipote così stupida. Guardati. Hai un fisico da modella e una bocca che sembra un cuoricino. T’invidio, sai. Con cinquant’anni di ritardo t’invidio con tutta me stessa. Avessi avuto io il tuo fisico, accidenti!
Cosa avresti fatto, nonna, con il mio fisico? Strage di uomini?
Ecco, brava, ridacchia. A parte che una piccola strage l’ho fatta comunque, ma se mi dici così vuol dire che sai di essere carina. La tua è solo una posa tanto per farti coccolare.
Beh, un po’ sì e un po’ no. So di non essere brutta, ma non sono sicura di piacere. E poi mi piace come ti arrabbi.
Se non altro ti ho fatto tornare il buon umore.

Ma tu com’eri alla mia età? Li guardavi i ragazzi?
Oh, li guardavo, eccome. Non ero propriamente una brava ragazza. Scalpitavo.
Nonna mi sta venendo un sonno pazzesco.
Anche a me, dev’essere tutto questo vapore.
Conoscevi già il nonno?
Per carità. Il nonno, pace all’anima sua, mi ha conosciuta più tardi, quando mi ero data una calmata. Ma prima di lui mi sono proprio divertita.
Nonna, raccontami. Ma prima fammi uscire, mi viene troppo da dormire.
Non capisco, anch’io ho la testa pesante. Sì, è meglio che esci dall’acqua.

 

 

Ecco, dev’essere andata più o meno così quel pomeriggio.
Le abbiamo trovate a sera, stese sul pavimento del bagno, quasi abbracciate. Sembrava che dormissero. Quel vecchio scaldabagno a gas, avrei dovuto insistere con mia suocera perchè lo sostituisse.

Una figlia, per un padre, è uno spettacolo speciale a cui assisti a bocca aperta, è una commedia in cui talvolta hai pretese di regista che imbrigli esuberanza ed estro della protagonista.
Una figlia, finchè è viva.
Dopo, è solo una tragedia che ferma il tempo, un atto unico che rivedi all’infinito. Dopo, è rammarico e rimpianto.

Ho passato gli ultimi otto anni a esaminare tracce grandi e piccole che Jessica aveva lasciato del suo passaggio, considerazioni scarabocchiate in fretta sul quaderno tra un problema e un compito di storia, brevi frasi su foglietti che ho ritrovati nello zaino o nei cassetti tra mutandine e reggiseni. Una metà delle parole inneggia a Jonathan, la sua passione di quei mesi, le J intrecciate, cuori disegnati ovunque, faccine stilizzate. Qualche frase, spesso sferzante, è dedicata a noi, i genitori, altre stranamente si riferiscono a sua nonna per la quale mostra un attaccamento che non m’aspettavo.

Ma non è questo il punto, non sto facendo un bilancio degli affetti e delle incomprensioni.
Otto anni sono trascorsi immobili da quel maledetto dieci settembre, era tempo che ricostruissi la vita di mia figlia, anziché limitarmi a piangerla.
Io, per qualche ora almeno, ho voluto di nuovo la commedia scordando la tragedia. L’ultimo atto mi premeva soprattutto, quello in cui non c’ero, senza dargli la gravità che spetterebbe alla conclusione. Con l’aiuto dell’immaginazione ho riscritto passo a passo la sceneggiatura di quel pomeriggio dalla nonna, figurandomi la loro differente leggerezza.
Così ho rivisto Jessica. Sembrava che dormisse, con quel lieve sorriso sulle labbra, come se la morte fosse solo un sonno necessario per poi proseguire la commedia.
Nessuna tragedia, no.

40 Risposte to “due donne”

  1. teti900 17 giugno 2020 a 10:44 #

    ops… uguale sentire (mi verrebbe da dire) qualcosa di simile l’ho immaginato e scritto nel giallo covid ma arriva tra due o tre capitoli.
    solo mi sfugge una cosa… cosa avevano bevuto e perché?

    • massimolegnani 17 giugno 2020 a 12:26 #

      giusta domanda, avrei dovuto essere più chiaro: ho immaginato un’intossicazione da monossido di carbonio per scaldabagno difettoso
      ciao Teti
      ml

      • teti900 17 giugno 2020 a 12:39 #

        grazie, non ci avevo pensato… sospettosa come sono temevo qualche oscuro e subdolo tranello…

      • massimolegnani 17 giugno 2020 a 12:41 #

        grazie a te, ho modificato un po’ il testo per far capire cosa fosse successo.

  2. sibillla5 NADIA ALBERICI 17 giugno 2020 a 11:29 #

    Anch io con mia nonna avevo una grande complicità… Ma questa è una tragedia!!!

  3. Donatella Calati 17 giugno 2020 a 12:29 #

    jolanda che assomiglia piuttosto a Maddalena, Jessica con un pizzico di Liliana. Mi piace questo racconto lungo, con il suo imprevisto “gassoso” sarebbe stato perfetto per Bomarscé

    • massimolegnani 17 giugno 2020 a 12:45 #

      è vero, ci sarebbe stato bene su bomarscè, peccato non averci pensato 🙂
      e condivido i tuoi accostamenti
      ciao Dona
      io

  4. Walter Carrettoni 17 giugno 2020 a 13:46 #

    E io, come un fesso, mi stavo già disperando pensando che fosse tutto vero…

  5. Giuliana 17 giugno 2020 a 14:33 #

    Che sconvolgimento ho provato nel leggere!! le mie sorelle da bambine stavano per morire proprio in questa maniera, si salvarono in tempo perché la più piccola uscì dal bagno barcollando e cadendo a terra e mia madre la soccorse gridando a mio padre di andare a controllare l’altra che era ancora dentro la vasca e non riusciva ad uscirne perché già era molto debole …

    • massimolegnani 17 giugno 2020 a 16:18 #

      tra tutti i pericoli domestici, il monossido è il più subdolo e il più frequentemente in causa.
      per fortuna alle tue sorelline è andata bene!
      buona giornata, Giuliana
      ml

  6. Neda 17 giugno 2020 a 14:50 #

    L’intossicazione da monossido di carbonio. Dovettero rimandare il matrimonio perché alla mattina lo sposo si sentì male mentre faceva la doccia a causa dello scaldabagno vetusto e mal funzionante. Per fortuna non finì in tragedia ed ora gli sposi sono diventati anche dei nonni felici. Ma quando ero in orfanotrofio morì una vecchia suora a causa di un braciere in una piccolissima stanza: era la suora calzolaia e la trovarono il giorno dopo.

    • massimolegnani 17 giugno 2020 a 16:24 #

      il monossido è sempre in agguato e spesso la vince lui.
      ciao Neda
      ml

  7. vittynablog 17 giugno 2020 a 16:07 #

    Anche se è” una tragedia solo su carta ” è scritta talmente bene che è impossibile non lasciarsi trascinare dell’emozione. Col monossido di carbonio ho perso due cari amici con i quali dovevamo trascorrere la fine dell’anno. Avevano una casa in campagna, partirono due giorni prima per rendere la casa più viva e calda. Portarono anche il loro cane… be’ si addormentarono la sera e non si svegliarono più. Ogni anno durante le festività, è inevitabile che il mio pensiero volga verso di loro. E’ una pena infinita!

    • massimolegnani 17 giugno 2020 a 16:32 #

      tremenda la tragedia che racconti, e purtroppo è un epilogo frequente.
      mi spiace averti innescato ricordi tristi.
      ciao Vitty
      ml

    • Riccio 18 giugno 2020 a 19:20 #

      Ecco, concordo, impossibile non lasciarsi trascinare.
      D’altra parte capita spesso (sempre?) con le parole di massimo.

      Ma prima di capire cose stesse succedendo, ho pensato: prenderò un po’ per me i consigli di Jolanda alla nipote.

      • massimolegnani 19 giugno 2020 a 09:18 #

        Mi sono fatto l’idea che le nonne danno sempre buoni consigli alle nipoti, per un legame stretto che salta una generazione.
        Ciao Riccio, grazie
        ml

  8. newwhitebear 17 giugno 2020 a 22:48 #

    un bel racconto che nasconde il dolore di un padre che ha perso una figlia giovanissima e una madre in gamba.

  9. rodixidor 18 giugno 2020 a 11:20 #

    Ma Jonathan non passò?

    • massimolegnani 18 giugno 2020 a 17:14 #

      giusta osservazione, ma Jonathan è un ragazzetto, non pensa al peggio.Immagino che dopo aver suonato alla porta, mandato messaggi e chiamato inutilmente avrà pensato che Jessica gli avesse dato pacco.
      ciao rodix 🙂
      ml

      • rodixidor 20 giugno 2020 a 15:54 #

        Mah. Ti sei fatto sedurre dal finale facile, capita.

      • massimolegnani 20 giugno 2020 a 17:09 #

        eheh, è probabile. il racconto è nato attorno a quel finale, mi ossessiona l’avvelenamento da monossido
        ciao rodix

  10. cuoreruotante 21 giugno 2020 a 14:46 #

    mi hai fatto sorridere e poi gelare… fortuna che ho letto che è un racconto di fantasia…

    • massimolegnani 21 giugno 2020 a 17:51 #

      fortunatamente è solo un’imitazione della vita.
      buona domenica, Cuore
      ml

  11. Stilla Maris 21 giugno 2020 a 19:21 #

    Splendide le orchidee 💓
    Mentre leggevo stavo pensando “che quadretto perfetto”, poi, è arrivata inaspettatamente la morte che ha lasciato solo un chiodo alla parete senza più il quadro 😐 …ma pur sempre la forma di quel quadretto rimasta sul muro.

    • massimolegnani 21 giugno 2020 a 21:35 #

      il quadretto era bello e tenero poi l’ho staccato bruscamente dalla parete, forse troppo bruscamente 🙂
      ciao M.aria, un sorriso
      (sì, quelle ortensie sono molto fotogeniche)
      ml

      • Stilla Maris 21 giugno 2020 a 22:15 #

        Proprio così!
        Ciao Massimo 🙌 un sorriso anche a te 🙂

      • massimolegnani 21 giugno 2020 a 22:39 #

        🙂

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