rondini e falchetti (Concarena 3)

7 Lug

c.calati

 

 

Dovessimo dare ascolto al meteo il nostro viaggio slitterebbe ancora, pessime previsioni per tutta la settimana, ma noi siamo stufi di rinvii, Concarena sta diventando il titolo di una novela senza tele e senza fine. Così partiamo in un’alba che non promette niente di buono, un breve tratto in macchina per portarci in zona, e poi via con i pedali come fossimo giovani incoscienti.

Durante una sosta in riva al lago a piluccar ciliegie, Giusi, il mio gemello d’argento, che per l’occasione ha sacrificato la sua coda per un taglio più adatto alla fatica, studia il clima incerto con occhio esperto, a metà tra il contadino e lo scienziato:

Vedi le rondini? Volano basso.

E allora?

Significa che in alto non ci sono insetti, sono schiacciati giù dalla bassa pressione.

Quindi?

Quindi è facile che piova nelle prossime ore.

Ah, bè, adesso sono più tranquillo.

Però osserva quel falchetto, sta roteando, anche lui a bassa quota, alla ricerca di una corrente ascensionale.

Guardo nella direzione che mi ha indicato: in effetti ora il rapace, senza dare un colpo d’ala, sta salendo in ampi giri a spirale come sospinto da una forza invisibile. È ormai altissimo, un puntino nel cielo. Sono perplesso:

Bellissimo da vedere, e buon per lui che sale senza faticare, ma, scusa, a noi che cosa cambia?

Cambia, cambia! Vuol dire che ci sono sacche di alta pressione e il tempo può tenere.

Ma insomma, dobbiamo credere alle rondini o al falchetto?

Giusi risale serafico in sella scrollando testa e spalle in modo eloquente, come dire che è giusto osservare i segni ma poi bisogna decidere senza titubare tra domande sciocche, le mie. A volte lui ha una saggezza spicciola che mi ricorda Camillo.

Così pedaliamo abbastanza fiduciosi costeggiando l’Iseo alla volta della ValCamonica. Troviamo e perdiamo di continuo la pista ciclabile dell’Oglio che a tratti sembra sparire nel nulla e ci costringe a chilometri di statale. Comunque è un bel pedalare pianeggiante tra campi, vigneti e fiume, in attesa di affrontare la salita.

A Cividate abbandoniamo la piana per inerpicarci in una valle laterale che ci avvicina alla Concarena, anzi poco alla volta gireremo intorno a questa vetta.

È la prima vera salita di quest’anno e per me è uno strazio, gambe molli e fiato in affanno già dopo un chilometro. Ripenso al falchetto, alla sua tecnica di volo ascensionale così proficua. Spalanco le braccia e aspetto una corrente che mi porti in alto ma non succede nulla se non un oscillare  pericoloso della bici. Mi rassegno a salire con il mio ritmo, faticoso e lento, senza tentare di tenere il passo più sostenuto del mio amico. Ogni tanto alzo lo sguardo verso le cime alla mia destra e mi domando quale sia tra queste la Concarena, ma le vette più alte sono coperte dalle nuvole e poi non so come sia fatta questa montagna, non ho cercato sue foto in internet, voglio la sorpresa.

Alla Croce di Salvem finisce la salita tra pascoli e boschi. Ci tuffiamo nella discesa per una strada stretta tutta curve che ci porterà al fondovalle della Presolana. Il piacere di una discesa impegnativa è offuscato dal pensiero che più scendiamo e più dura e lunga sarà la risalita verso Schilpario e il passo del Vivione.

Quando ripartiamo da Schilpario è una mattina fredda e nebbiosa, forse pioviggina o forse è la condensa della nebbia, le montagne circostanti sono avvolte dalle nuvole, di sperare di vedere finalmente la Concarena non se ne parla. Tutto sembra contribuire alla malinconia, ma c’è una notizia che mi ha appena riempito di entusiasmo: alcuni valligiani ieri sera  mi hanno detto che la Concarena è la montagna sacra della ValCamonica, hanno usato proprio quell’aggettivo. Pare che agli equinozi, all’alba e al tramonto, ci sia un magico gioco di luci dorate tra questa vetta e il suo dirimpettaio dall’altra parte della valle, il Pizzo Badile, il sole penetra tra le guglie di uno proiettando sulle rocce dell’altro immagini spettacolari. Ecco perché da mesi il suo nome, udito per caso, mi ha stregato senza un apparente motivo e mi ha condotto fino a qua.

Così affronto la durissima salita con una gioia segreta, sento la sacralità dei luoghi e trovo giusto, non deludente, che la montagna nobile non si conceda al mio sguardo. La salita è un’emozione che mi fa quasi dimenticare la fatica, pedalo tra pinete profumate, piccole radure e improvvisi dirupi. Quando alzo lo sguardo vedo Giusi su in alto, parecchi tornanti avanti a me, ma non mi preoccupo, oggi so che anch’io arriverò in cima.

Finiti i boschi il paesaggio si fa più brullo, selvaggio, all’altitudine resistono solo erba bassa e rododendri in fiore, nessuna costruzione se non quella casetta gialla che vedo laggiù in fondo alla valle. Quando arrivo al passo, nonostante il freddo sudo fin nei denti. Tutto è un silenzio magico fatto di nuvole e vento, anche noi ci scambiamo sorrisi soddisfatti ma non parliamo. Ci copriamo come fosse inverno per affrontare la lunghissima discesa che ci riporterà nel cuore della ValCamonica.

A metà discesa ho come un presentimento, la sensazione di essere osservato. Mi fermo e mi volto indietro: lassù in alto si staglia in un cielo improvvisamente azzurro la sagoma imponente della Concarena, rocce aguzze che sembrano dolomite. Non è una beffa questa apparizione tardiva, è un saluto esclusivo da parte  della montagna sacra, come mi rassicurasse che lei di nascosto mi ha seguito e ha condiviso le mie fatiche.

c.calati

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46 Risposte a “rondini e falchetti (Concarena 3)”

  1. Walter Carrettoni 7 luglio 2020 a 10:58 #

    Grande rispetto per la fatica che fate. 🚴‍♂️🚴‍♂️

    • massimolegnani 7 luglio 2020 a 17:18 #

      eheh, grazie Walter, me la tiro un po’ ma la fatica era autentica 🙂
      ml

  2. sibillla5 NADIA ALBERICI 7 luglio 2020 a 11:25 #

    Ma che meraviglia i tuoi viaggi! Grazie letto volentieri!

    • massimolegnani 7 luglio 2020 a 17:21 #

      tutto bello in questo viaggio, anche la pioggia che ci siamo presi all’ultimo 🙂
      grazie Nadia
      ml

      • sibillla5 NADIA ALBERICI 7 luglio 2020 a 18:24 #

        ahaha dai ci sta anche la pioggia!!! ristoratrice!!!

      • massimolegnani 7 luglio 2020 a 22:09 #

        sì, in luglio la pioggia non è mai un dramma…prima ci si bagna e poi al sole ci si asciuga 🙂

      • sibillla5 NADIA ALBERICI 7 luglio 2020 a 22:36 #

        Vero… Io avevo anche preso una nevicata in montagna ma a piedi… Belle avventure!

      • massimolegnani 7 luglio 2020 a 23:22 #

        la nevicata poi è qualcosa di straordinario, al momento tremi ma poite la ricordi per sempre (io in bici sul Maloja in luglio!)

      • sibillla5 NADIA ALBERICI 8 luglio 2020 a 00:19 #

        Io ero verso il rifugio Vittorio Emanuele sul gran paradiso… Conosco Maloja!!! Io dormito all ostello!!!! E nevicava!

      • massimolegnani 8 luglio 2020 a 19:21 #

        ! 🙂

  3. coulelavie 7 luglio 2020 a 13:26 #

    Ma le salite ripide conviene farle appiedati o in bici, o è uguale?
    Attento a non star troppo seduto sui sellini, ho sentito alcune cose in merito…

    • massimolegnani 7 luglio 2020 a 17:23 #

      si cerca di non scendere mai dalla bici che poi è più difficile ripartire 🙂
      ml

  4. vittynablog 7 luglio 2020 a 14:52 #

    E’ un racconto stupendo che avvince sin dalla prima parola. Belle le immagini, e la Concarena vista così è davvero maestosa, sacra!!! Complimenti per la forza e determinazione delle tue gambe. Sei veramente un bravo atleta!!! ❤

    • massimolegnani 7 luglio 2020 a 17:28 #

      eheh in queste salite il mio ritmo più che atletico è strascicato, ma mi diverto ugualmente 🙂
      è stato un viaggio suggestivo.
      grazie per l’apprezzamento e la solidarietà, Vitty 🙂
      ml

  5. Neda 7 luglio 2020 a 16:56 #

    Vero, la Concarena e il Pizzo Badile sono uno di fronte all’altro e quel fenomeno l’ho visto anch’io (ho lavorato per 5 anni tra Pontedilegno e Tonale) Diecimila anni a.C., i Camuni hanno riempito le grandi pietre dell’alta valle con le loro scritture pittografiche “i pitoti” come vengono chiamate lì, e il fenomeno che avviene quando la luce si insinua nella breccia a forma di Y in una cima della Concarena e si riflette sulla punta del Pizzo Badile proiettandone l’ombra nel cielo, durante certe giornate favorevoli in prossimità degli equinozi, doveva essere sembrata magica e provocata dagli dei, a questi nostri progenitori.

    • massimolegnani 7 luglio 2020 a 17:31 #

      ma dove non sei stata tu a lavorare, Neda? 🙂
      preziosa la tua spiegazione che dà autenticità al racconto fattomi dai valligiani.
      un abbraccio
      ml

      • Neda 7 luglio 2020 a 17:44 #

        Ho lavorato ad Alassio, estati del 68 e 71, a Pontedilegno dall’inverno del 68 alla primavera del 71. Dal 72 al 79 a Diano Marina e poi al Tonale fino all’81, quando ho smesso di lavorare negli alberghi. Nei mesi in cui non lavoravo, ho viaggiato per quasi tutta l’Italia e per mezza Europa: Pensavo che andare a visitare altri luoghi potesse completare la mia educazione e aprire la mia mente. La Valcamonica, a quei tempi, la percorrevo fino a Edolo con il treno, poi con il bus per arrivare a Ponte, ci si metteva una vita e lo facevo solo all’inizio e a fine stagione, io abitavo nella bassa bresciana. Quando lavoravo al Tonale, scendevo a piedi fino a Ponte, almeno due volte la settimana, poi risalivo con il pulmino, anche perché avevo solo due ore libere e non avrei avuto il tempo per risalire a piedi.

      • massimolegnani 7 luglio 2020 a 17:54 #

        lo domandavo perchè non è la prima volta che risulta tu abbia lavorato in “miei luoghi ciclistici”, anche se ora non ricordo in quali post(i) ci sia stata questa coincidenza tra noi 🙂

      • Neda 7 luglio 2020 a 18:02 #

        Il mio lavoro è stato in quei luoghi, poi ho visitato molto altro, in alcuni casi, fugacemente, in altri in modo più approfondito. Per esempio Svizzera e Germania attraversata dal Reno (Palatinato, Wuertenberg, NordRheinWestfahlen) quelli li ho frequentati per anni, scorrazzando un po’ di qua e di là. Nella Provenza Bocche del Rodano ci sono stata un mese intero rivoltandola come un calzino. Ci sono città italiane che conosco come le mie tasche. Da anni, però, non viaggio più. Ora i miei viaggi sono nel silenzio interiore, accarezzando i ricordi.

      • massimolegnani 7 luglio 2020 a 22:06 #

        ..e di ricordi ne hai davvero tanti 🙂

  6. Anna Bernasconi Art 7 luglio 2020 a 17:58 #

    Vista l’affidabilità delle previsioni meteorologiche inizio a pensare che per farle usino tecniche come l’osservazione degli uccelli invece che moderni, tecnicissimi calcoli… anche se forse, a ben pensarci, gli uccelli e un po’ di istinto sono la combinazione migliore!
    Comunque mai lasciarsi scoraggiare troppo, quante passeggiate ho inutilmente rimandato…

    Mi piace l’idea di non cercare troppe informazioni sul luogo per non rovinare la sorpresa, anche io spesso m’informo il minimo utile per godere del luogo a modo mio. Anche se essere lì, poi, per fortuna, regala sempre qualcosa che dalle foto non s’immaginava.

    • massimolegnani 7 luglio 2020 a 22:06 #

      sì il punto è proprio quello che dici e che ho imparato dal mio amico, mai lasciarsi scoraggiare, seguire il proprio istinto aiutandosi magari con l’osservazione di elementi semplici, come gli uccelli.
      ciao Anna 🙂
      ml

  7. pensieridimary 7 luglio 2020 a 19:36 #

    Finalmente hai conosciuto la magica montagna dal nome Concarena (più che ad una montagna il nome mi fa pensare ad un ballo…)!

    Tutta la tua fatica ha ripagato appieno lo spettacolo del percorso descritto meravigliosamente.

    A presto rileggerti con nuove avventure.

    • massimolegnani 7 luglio 2020 a 22:12 #

      anch’io sentendo quel nome ho pensato per prima cosa a un ballo sudamericano 🙂
      credo che la fatica (quando non supera la soglia che abbruttisce) aiuti ad apprezzare i paesaggi che si raggiungono.
      grazie Mary, buona serata
      ml

  8. newwhitebear 7 luglio 2020 a 21:02 #

    Finalmente la Concarena è vostra. Emozionante resoconto di una pedalata in altura.Belle le immagini, ancor più belle le parole.
    PS leggendo quel percorso mi ricordo di averlo fatto anch’io molti anni fa ma in macchina 😀

    • massimolegnani 7 luglio 2020 a 22:15 #

      sì, finalmente l’ho conosciuta dal vivo e dopo tanta attesa è stata superiore ad ogni aspettativa 🙂
      ciao GianPaolo, grazie
      ml

  9. franco battaglia 8 luglio 2020 a 06:22 #

    Ma visto che non era una gara, non sarebbe stato meglio salire in due?

    • massimolegnani 8 luglio 2020 a 19:24 #

      secondo me no. Ognuno deve salire col proprio ritmo, se cercassi di tenere il suo “salterei”, se lui si adattasse al mio faticherebbe di più.
      e tra me e lui non c’è la minima rivalità 🙂
      ciao Franco
      ml

  10. Giuliana 8 luglio 2020 a 08:01 #

    Fatiche e meraviglie, ogni cosa ha il suo prezzo, che si compia o no.

    • massimolegnani 8 luglio 2020 a 19:25 #

      sì ed è un prezzo che si paga volentieri.
      Anzi, fosse gratis, quella meraviglia sarebbe minore 🙂
      buona serata Giuliana
      ml

  11. teti900 8 luglio 2020 a 08:46 #

    ma come??? neanche una parola sulla luna piena che c’è stata in questi giorni…?
    sai che dall’ospedale ci pensavo alla tua concarena?
    e sono contenta che alla fine ci sei riuscito!

    • massimolegnani 8 luglio 2020 a 19:28 #

      eheh, mai vista la luna: alla sera faceva i temporali che ci avevano risparmiato di giorno.
      grazie per il pensiero, Teti, e auguri per l’ospedale
      ml

  12. elettasenso 8 luglio 2020 a 11:38 #

    Bellissimo viaggio con ricompensa finale. La fatica vale la visione: le vette occorre raggiungerle. In ogni senso. ☺ bravi

    • massimolegnani 8 luglio 2020 a 19:30 #

      eheh, tu ne sai qualcosa di vette da raggiungere, un piede dopo l’altro 🙂
      ciao simpatica Eletta
      (e grazie)
      ml

  13. Riccio 21 luglio 2020 a 22:42 #

    Per me resta un ballo latinoamiericano, sappilo! 😉

    Comunque mi fai piacere la montagna, io che ho sempre detto ma no, solo ed esclusivamente mare!

    • massimolegnani 22 luglio 2020 a 21:51 #

      la sera che eravamo a Schilpario era stato organizzato un ballo al palchetto. Noi avevamo già ballato tutto il giorno sui pedali e ce ne siamo andati a dormire. Nulla di più facile che tra le danze tipiche abbiano ballato anche l’esotica Concarena 🙂
      ciao Riccio, un sorriso
      ml

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