la vita attorno al pozzo

14 Lug

c.calati

 

 

Gli altri parlavano, lui ogni tanto abbozzava un sorriso, più per educazione che per interesse ai loro discorsi. In realtà non li ascoltava, era distratto, anzi attratto, dalla luce radente della sera e dal rosso vivo dei gerani e di quell’altra pianticella appesa come un lume al gancio del pozzo che da tempo non forniva più acqua, vena esaurita e in ogni caso non più necessaria. Camillo si chiese chi l’avesse scavato a suo tempo, un ingegnere o un rabdomante, o forse, senza l’aiuto di nessuno, il nonno del nonno di chi da poco era diventato a sua volta nonno. Con questo pensiero confuso in testa si mise a osservare la bimbetta che seduta alla sua base raccoglieva legnetti, ignara della vertigine che, con il suo solo esserci, stava provocando in lui per quell’accavallarsi tumultuoso di generazioni. Camillo ripensò alla foto di gruppo che avevano scattato tempo addietro proprio lì, vicino al pozzo: a distanza di tre anni, o forse quattro, non ricordava di preciso, erano davvero poche le coppie ancora unite, le più sparigliate per scelta o per sorte. Di nuovo lo prese una vertigine per il tempo che, anche quando sembra fermo, viaggia troppo veloce. Per contrastare l’inquietudine tornò a fissare la luce, i gerani, il pozzo. Un’oasi rasserenante quella vista, Camillo se ne beava  pur con quel suo fare quasi assente. Sì, il pozzo non aveva cessato di essere utile: ora, custode non più dell’acqua ma della cenere preziosa, era l’epicentro delle emozioni che nascevano in giardino all’ombra di futili parole.

14 Risposte a “la vita attorno al pozzo”

  1. Neda 14 luglio 2020 a 12:40 #

    Bello ciò che hai scritto. Ci si sente anche la tristezza del trascorrere del tempo, quando si arriva a una certa età e ci si guarda indietro, perché il futuro sembra troppo breve.

    • massimolegnani 14 luglio 2020 a 20:43 #

      è vero, ci si guarda indietro, è più rassicurante che non il guardare avanti.
      buona serata, Neda
      ml

  2. Franco Battaglia 14 luglio 2020 a 14:08 #

    C’è un solo pozzo che mi affascina incredibilmente, ed è quello della piazza del castello di Montepulciano. Tracima storia, mercati, schermaglie, racconti d’amore, abbandoni e chissà quanto altro… un catalizzatore.. hai ragione.. un segnatempo inflessibile.. sorvegliante discreto, cui non manca mai la dedica di una foto…

    • massimolegnani 14 luglio 2020 a 20:46 #

      lo ricordo bene il pozzo di Montepulciano, non è molto che l’ho visto 🙂
      ciao, Franco 🙂
      ml

  3. newwhitebear 14 luglio 2020 a 17:57 #

    una bella riflessione sulla caducità del tempo e sulla forza dei ricordi.
    Ritmo lieve, calmo ma che fa cullare il tuo lettore

  4. pino 14 luglio 2020 a 19:10 #

    Il pozzo ha sempre esercitato su di me un fascino arcano. Ricordo che già da piccolo rimanevo incantato dinanzi a quello spazio profondo che sembrava quasi dovesse mettermi in comunicazione con il centro della terra. Mio nonno, in campagna, lo utilizzava in estate come una sorta di refrigeratore, calandovi un secchio che lasciava appeso dove depositava la frutta e una immancabile bottiglia di vino. Quando lo tirava su, leggevo la gioia nei suoi occhi che mi contagiava, gioia che nessun frigorifero moderno potrebbe mai donare. Io credo che il pozzo sia il nume tutelare di un giardino…di un cortile…di un chiostro di un antico monastero. Ecco, mi piacerebbe proprio avere un pozzo come quello di Camillo: “un’oasi rasserenante” dove poter accantonare il tempo regolato dagli orologi e riconquistare quel tempo interiore che scorre lento e sereno, guidato non dalla fretta e dagli impegni, ma dai sentimenti, dagli affetti, dai ricordi. Quel tempo – mio caro Massimo – che sembra irrimediabilmente perduto. 🙂 Buona serata

    • massimolegnani 14 luglio 2020 a 20:51 #

      ti sono grato delle tue parole toccanti (il nostro “tempo interiore”!)e dei tuoi ricordi coinvolgenti (che freschezza doveva avere quella frutta per il bambino che eri)
      buona serata a te, Pino 🙂
      ml

  5. vittynablog 15 luglio 2020 a 22:27 #

    Quando quasi a fine estate andavo dalla nonna a Borgo a Buggiano, nel giardino della sua casa c’era un pozzo, dove la sera, andavamo ad annaffiare le piante. Ebbene, mentre la corda cigolando sulla carrucola andava su e giù col secchio appeso, lei mi raccontava la storia del suo amore per il nonno, scomparso ( ma molto vivo ) nellìAmerica del sud molti anni fa… lei non ha mai smesso di aspettarlo e di amarlo. Si è arresa solo quando le comunicarono la sua morte… si lasciò andare per finalmente raggiungerlo. Ecco, intorno a quel pozzo sono stata testimone di un grande amore ❤

    • massimolegnani 16 luglio 2020 a 10:36 #

      questo tuo ricordo dolceamaro è un bell’esempio di “vita attorno al pozzo”
      quindi grazie Vitty di averlo messo su questa pagina 🙂
      ml

  6. Miriam Sol 23 luglio 2020 a 21:57 #

    Mi ha colpito molto la foto che credo abbia scattato tu perché c’è il tuo nome e sono stata contenta di ritrovare Camillo, bella l’immagine del pozzo come custode non più dell’acqua ma della cenere preziosa.

    • massimolegnani 23 luglio 2020 a 23:30 #

      sì, l’ho scattata io nel giardino di mia sorella (poi i pensieri li ho passati a Camillo)
      un sorriso
      ml

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