una faccia da notaio

26 Ott
dal web

                        

Già in terza elementare PierDomenico Cantarelli aveva un aspetto e dei modi da notaio. Lieve sovrappeso da benessere ormai consolidato, guance lisce e rubizze dove potevi esser certo che nemmeno nel successivo mezzo secolo avresti mai trovato l’ombra di un pelo sfuggito al rasoio, atteggiamento distaccato dalle beghe di classe per un’innata superiorità, un sedere di pietra costretto in pantaloni all’inglese e un modo di stare seduto al banco come fosse una scrivania di mogano.

Non so se avesse ascendenze nobili o se appartenesse a una famiglia dell’alta borghesia, ma è un fatto certo che lui aveva gesti ponderati, quasi ecumenici, lontani mille miglia dalle nostre sguaiataggini: quando rifletteva su un problema di matematica o su un quesito che gli avevamo posto noi, si passava ripetutamente un pollice sul mento appoggiato alla mano aperta, come fanno spesso gli scacchisti quando si trovano alle strette. E aveva un modo tutto suo di sollevare il sopracciglio destro, sottile ed elegante, a esprimere stupore e sembrava lasciar cadere dall’occhio un inesistente monocolo come i divi di vecchissime pellicole che passavano in televisione.

Il suo banco al terzo posto della fila centrale era il crocevia di traffici e commerci della classe. Non che partecipasse in prima persona alla compravendita di figurine e biglie, ma era lui a stabilire il cambio ufficiale (Brighenti, raro, valeva tre Burgnich o due Beccalossi, Domenghini lo dava alla pari con Comunardo Niccolai, Corso e Rivera, inflazionati, erano fuori mercato) e a convalidare il risultato degli scambi registrandoli su un quaderno nero che estraeva con una certa solennità dalla cartella all’inizio delle trattative.

Mai fatto a botte PierDomenico, mai fatto da paciere, lui semmai certificava che pugni e calci avessero rispettato un codice etico non scritto che naturalmente conosceva in ogni sfumatura. Non lo impressionava il sangue altrui ma badava bene a non sporcarsi con schizzi rossi e sputi dei due contendenti. E a proposito di sporco, erano i tempi dei calamai inseriti nell’apposito foro del banco e dei pennini da sostituire di continuo, le nostre dita perennemente chiazzate d’inchiostro, le sue sempre pulite come appena lavate. Questa forse era la differenza più eclatante tra PierDomenico e il resto della classe. Già, il nome! Noi tutti avevamo soprannomi, abbreviazioni, storpiature, ma a lui lo chiamavamo col suo nome per esteso, in una sorta di istintiva deferenza.

Ma la cosa che più ci sbalordiva era la maniera meticolosa con cui usava la carta assorbente, un vero rito. Finito di scrivere alitava sul documento, pardon sul compito, poi prendeva la carta assorbente, ne aveva sempre una immacolata, e l’appoggiava con cautela sul foglio per assestare poi su questa un pugno secco, che aveva il rimbombo di una timbratura ufficiale, in modo che venisse subito assorbito il sovrappiù d’inchiostro senza provocare sbavature allo scritto.

Sono stato suo compagno di classe fino alla quarta liceo. PierDomenico continuava a mantenere fede al clichè che si era scelto o che gli era naturale dai primi anni di scuola. Così,  lui non chiacchierava, dissertava, non esprimeva giudizi, forniva pareri, del resto mai gratuiti, se interrogato non ripeteva la lezione, citava autori e casistiche come pezze d’appoggio al suo dire.

Sembrava che viaggiasse sicuro come un treno su un binario la cui ultima stazione sarebbe stata lo studio notarile, ma all’inizio della quinta scoprimmo che Cantarelli non faceva più parte della classe. Sparito nel nulla. Ci accorgemmo che nessuno di noi in quegli anni era diventato suo amico, nessuno lo frequentava fuori dall’aula, a dir la verità nemmeno in classe. Lui era sempre stato estraneo e superiore. Perciò, non sapendo nulla di preciso, le voci sul suo destino furono le più disparate, che si era trasferito altrove con la famiglia, che era ancora in città e si sarebbe presentato alla maturità da privatista, che alla prima delusione d’amore si era imbarcato su una nave mercantile, che alla prima cotta ricambiata aveva seguito la sua bella in capo al mondo. Probabilmente nessuna di queste ipotesi corrispondeva al vero, ma ognuno di noi ne aveva scelta una per buona, io avevo optato per gli esami da privatista che mi sembravano più in linea con il personaggio, troppa folla variegata in classe e non sempre alla sua altezza.

Immagino che vorreste sapere che fine ha fatto PierDomenico, soprattutto se ha realizzato la sua predestinazione notarile.

È che vorrei saperlo anch’io, ma dai tempi del liceo l’ho visto una sola volta. Ero ai mercati generali, cercavo del pesce fresco e dietro un banco l’ho scorto tra anguille, spigole e salmoni. Non sono certo fosse lui, troppo distante dall’immagine che ne avevo. Eppure i modi signorili con cui afferrava aragoste e astici per mostrarli alla cliente, l’eleganza con cui indossava il grembiulone cerato, il distacco, direi l’aplomb, che aveva nel trattare compratori e compari degli altri banchi, sembravano proprio i suoi. Non ho indagato, ho rinunciato al pesce e mi sono allontanato prima che, nel caso si fosse trattato davvero di lui, fossimo costretti a un’imbarazzante rimpatriata.

26 Risposte a “una faccia da notaio”

  1. lamelasbacata 26 ottobre 2020 a 16:05 #

    Bellissimo questo ritratto! Avevo un compagno di banco di questo genere al liceo, un giovane vecchietto che si atteggiava a lord inglese con tanto di gilet e orologio a cipolla. Io, con gran faccia tosta, gli scroccavo fogli protocollo e caramelle lattementa che conservava in una scatolina d’argento con il monogramma. Origini nobili manco un po’! 😊

    • massimolegnani 26 ottobre 2020 a 19:23 #

      la scatolina con monogramma per le caramelle è un tocco di raffinatezza non da tutti 🙂
      un sorriso e un grazie Melina
      ml

      • lamelasbacata 26 ottobre 2020 a 19:30 #

        Grazie a te per i tuoi bellissimi racconti!

      • massimolegnani 26 ottobre 2020 a 22:17 #

        troppo buona!
        🙂

  2. vittynablog 26 ottobre 2020 a 16:06 #

    Che bella e strana storia! E’ strano come la vita altrui ci passi accanto e quasi non ci sfiori, mentre per quella persona il mondo cambia completamente…

    • massimolegnani 26 ottobre 2020 a 19:25 #

      vero, per quella persona la vita cambia eppure cerca di mantenerla uguale almeno nei propri atteggiamenti.
      buona serata Vitty 🙂
      ml

  3. maxilpoeta 27 ottobre 2020 a 02:57 #

    certo per uno del suo stile, tutto studio e distaccamento sociale, andare a vendere pesce sembra quasi una scelta azzardata, magari era uno che li assomigliava. Io sono propenso a pensare che abbia fatto carriera in qualche studio notarile, con lauti compensi economici, sarebbe stato più coerente col carattere che hai descritto…

    • massimolegnani 27 ottobre 2020 a 08:34 #

      nel racconto, più che una libera scelta ho immaginato una costrizione provocata da un rovescio finanziario della famiglia, e lui senza un titolo di studio ha dovuto raccattare quel che c’era.
      Nella realtà, il tipo che mi ha ispirato il brano sicuramente sarà diventato notaio 🙂
      ciao Max, grazie della lettura e del commento
      ml

  4. coulelavie 27 ottobre 2020 a 11:31 #

    Penso che tutti noi a scuola abbiamo conosciuto almeno un bambino che si distingueva dagli altri perché sembrava più adulto, in cui si potevano già ravvisare a pochi anni i tratti che lo avrebbero distinto per tutta la vita, tra pregi e difetti, tratti mutuati dal suo lignaggio sociale e dalla sua famiglia.
    Anche a me viene in mente un certo mio ex amichetto… Chissà che farà oggi quel pesugo, chissà… 🙂

    • massimolegnani 27 ottobre 2020 a 14:10 #

      pienamente d’accordo con te, ognuno può trovare un riferimento al proprio vissuto scolastico, perchè il personaggio descritto è assai diffuso.
      e di solito questi tipi centrano poi il bersaglio prefissato, per questo ho voluto immaginare un epilogo di vita differente 🙂
      ciao
      ml

  5. Franco Battaglia 27 ottobre 2020 a 13:08 #

    Lo immaginavo con un futuro da brigatista, di quelli tosti e ligi alla causa…
    invece ricorderò sempre un compagno di scuola, di quelli precisini, bravi, diligenti, che non fumava e non era mai fuori posto, rivisto molti anni dopo, male in arnese, con la sigaretta, che mi chiedeva qualche soldo.. chissà perché fanno impressione quelli che in qualche modo promettono, e poi non mantengono, molto più di quelli vagamente lazzaroni che invece finiscono a fare, chessò, i deputati… ah dite che non sono cambiati poi molto questi ultimi?! ahah

    • massimolegnani 27 ottobre 2020 a 14:13 #

      ecco il tuo compagno di scuola poteva chiamarsi PierDomenico, anche se quest’ultimo ha mantenuto, ma solo esteriormente, gli stessi atteggiamenti che teneva in classe 🙂
      ciao Franco
      ml

  6. newwhitebear 27 ottobre 2020 a 23:28 #

    un bel racconto,di cui ignoro la componente personale ma che ci ha detto che i dettagli da adolescenti si conservano anche nella maturità.
    Forse l’idea del notaio non l’ha sfiorato ma ha trovato ugualmenter il suo aplomb anche da pescivendolo.
    Bravo come al solito

    • massimolegnani 28 ottobre 2020 a 00:31 #

      di personale c’è il periodo delle elementari dove avevo un compagno così (come è capitato a tanti)
      il resto è immaginato 🙂
      sì anche da pescivendolo non gli ho fatto perdere il suo stile 🙂
      contento che tu abbia apprezzato il racconto
      buonanotte GianPaolo
      ml

      • newwhitebear 28 ottobre 2020 a 19:04 #

        Delle elementari non ricordo un compagno così. Però partendo da lì hai sviluppato un bellissimo racconto.

      • massimolegnani 28 ottobre 2020 a 19:24 #

        Grazie:)

      • newwhitebear 28 ottobre 2020 a 23:30 #

        ciao

      • massimolegnani 29 ottobre 2020 a 08:47 #

        ciao

  7. marisasalabelle 30 ottobre 2020 a 18:55 #

    Pensavo che fosse diventato Giuseppe Conte…

    • massimolegnani 30 ottobre 2020 a 19:24 #

      ahah, hai ragione: lui, Conte, alle elementari doveva essere identico a PierDomenico 🙂
      buona serata, Marisa
      ml

  8. tramedipensieri 31 ottobre 2020 a 21:53 #

    Mi ricorda una mia compagna di classe che amava disegnare. Disegnava ovunque anche sul quaderno di matematica per dire. Il suo sogno era diventare architetto…
    Da adulta la incontrai in un ufficio di assicurazioni. Però lei è rimasta com’era: l’ufficio era pieno dei suoi disegni geometrici.

    Bravissimo come sempre a dipingere la personalità del personaggio e poi, il colpo finale…il cambio di professione quando invece gliene avevi cucito addosso un’altra; tenendo sempre fede alla caratteristica originaria
    Chapeau!

    • massimolegnani 1 novembre 2020 a 11:49 #

      Certi individui, la tua mancata architetta, il mio mancato notaio, conservano pur nel fallimento qualcosa della professione non realizzata.
      Grazie.marta, buona domenica
      ml

  9. BuscateblogBlog 5 novembre 2020 a 17:39 #

    Molto molto divertente

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