dalla finestra il mare

15 Nov
by c.calati

        

Matilde amava il viaggio che  in meno di due ore, brevi e caotiche, la portava dalla nebbia al mare. Lo effettuava ogni volta che ne aveva la possibilità e la possibilità, spesso, se la inventava a bell’e apposta.

La emozionava il distacco da casa, l’allontanamento dalle consuetudini, la separazione momentanea da Nicola, dalla sua pedanteria per orari e riti di famiglia, da quel suo tenerla stretta, più per appartenenza che per condivisione. Forse era ingiusta, Nicola era anche altro, di più e di meglio, era il riferimento solido, la serietà d’intenti, il custode dei valori e delle cose, se non proprio degli affetti. Sì, forse era ingiusta, ma al venerdì la prendeva una smania di partenza, un desiderio di togliersi di lì, sapendo che lui non avrebbe potuto accompagnarla. Così si allontanava dai suoi luoghi, provando da subito un senso di benessere, nonostante il chiasso dei bambini in auto e il tragitto ancora tutto da compiere. Lei, che aveva a noia la guida, arrivava a gustare il viaggio e la tortuosità della strada, il suo inerpicarsi prima e ridiscendere poi, ne cercava il ritmo segreto che trasformasse le curve irregolari in un dolce cullare, una specie di consolazione intima e bambina che la rapiva. Forse per questo, non appena il percorso iniziava a salire, intonava una filastrocca, sempre la stessa, la Gigia dalla faccia bigia, con un entusiasmo che non poteva essere dettato solo dal bisogno di tenere bravi i figli. E loro subito le facevano eco dal sedile posteriore, scrutando nello specchietto le labbra della mamma per rubarle le parole e il tempo.

Matilde era contenta della presenza dei bambini, amava la loro vivacità che le impediva di riflettere troppo e la loro voglia istintiva di condividere il suo buon umore. Amava anche le soste non previste che loro reclamavano a gran voce per malesseri e impellenze che spesso svanivano nel nulla appena scendevano dall’auto, non mi scappa più, diceva il piccolino con aria furba donandole un fiore polveroso colto sul ciglio della strada.

Però sperava sempre che in cima al Colle Melogno, loro  fossero addormentati, perché lo scollinamento era un rito che le piaceva gustare in solitudine. Vorrei una curva da cui vedere il mare all’improvviso,* si diceva ogni volta, ma poi si accontentava di sentire, o credeva di sentire, non appena iniziava la discesa, un cambiamento nell’aria, dal vago sentore di smog della pianura a quello di salsedine della riviera. Per lei quello era il punto di frontiera, lo spartiacque invisibile tra i legami e la libertà, tra il regno delle certezze e il luogo del possibile. Che poi libertà e possibile non prevedessero nulla di illecito né di concreto, non aveva per lei alcuna importanza. Matilde in quel momento assaporava un concetto, sentiva l’idea farsi concreta, posarsi sulla lingua, penetrarle le narici, come l’odore feroce del mare che di lì a poco avrebbe percepito dando aria all’appartamentino di Camogli.

Ma l’idea di cosa, Matilde?

Lei scrollava le spalle e in un sorriso un po’ impacciato, non diverso da quello dei suoi figli di fronte a una spiegazione troppo difficile, ti rispondeva “dalla finestra il mare”, senza essere sicura che tu avresti capito.

*cit. (https://lamelasbacata.wordpress.com/2020/10/10/il-mare-allimprovviso/)

28 Risposte a “dalla finestra il mare”

  1. lamelasbacata 15 novembre 2020 a 10:45 #

    Tu hai capito ogni cosa!
    (e mi hai capita….. grazie amico caro)

  2. sibillla5 NADIA ALBERICI 15 novembre 2020 a 11:24 #

    ma è meraviglioso questo raccontino! una piccola perla! si svolge con leggerezza e profondità e piacevolezza! complimenti!

  3. ilmestieredileggereblog 15 novembre 2020 a 12:45 #

    mi sa che ci siamo sentiti spesso come Matilde!! il mare, visione unica!!

  4. Un cielo vispo di stelle 15 novembre 2020 a 16:54 #

    Sei sempre un piacere da leggere. In poche righe sai racchiudere una vita e un universo. La tua scrittura ha il passo lungo e sicuro del buon whisky invecchiato.

    • massimolegnani 15 novembre 2020 a 21:42 #

      in effetti il whisky è un bell’aiuto a scrivere 🙂
      al di là delle battute, ti ringrazio molto per le belle parole
      a presto
      ml

      • Un cielo vispo di stelle 16 novembre 2020 a 09:57 #

        Sento di aver già (ab)usato (di) quest’immagine, e sento che in fondo non sia molto bella…
        Ma tornerò presto a leggerti con grande piacere.
        Una buona giornata, 🙂
        P.

      • massimolegnani 16 novembre 2020 a 11:03 #

        ma non c’era sarcasmo nella mia risposta, semmai (auto)ironia per il mio bicchierino serale 🙂

      • Un cielo vispo di stelle 16 novembre 2020 a 15:54 #

        E anche il mio era un puro autodafé in rilettura! (siamo in due)

      • massimolegnani 16 novembre 2020 a 17:18 #

        🙂

  5. vittynablog 15 novembre 2020 a 23:07 #

    Capisco molto Matilde e il suo amore per il mare. Io non potrei vivere lontana dal mare. Solo a guardarlo ci si sente tranquillizzati… specialmente quando qualcosa non va!

    • massimolegnani 15 novembre 2020 a 23:52 #

      sì, l’effetto rasserenante del mare, per Matilde e per tante come lei.
      buona serata Vitty
      ml

  6. alessandra 16 novembre 2020 a 01:44 #

    Ho ripercorso parola per parola i miei ritorni a Casa: vivo in Lombardia ma sono ligure. Appena vedo il mare dal cavalcavia dell’autostrada già ne sento il profumo. Che bellezza questo racconto, che emozioni.

    • massimolegnani 16 novembre 2020 a 09:41 #

      grazie Alessandra per la tua “testimonianza diretta” oltre che per l’apprezzamento
      🙂
      ml

  7. maxilpoeta 16 novembre 2020 a 02:54 #

    la mia Liguria da sempre ha conquistato l’anima degli abitanti della pianura, soprattutto in inverno i due climi sono completamente opposti, quando di là è inverno, qua spesso è quasi primavera… 😉
    Bella narrazione….

    • massimolegnani 16 novembre 2020 a 09:47 #

      grazie Max
      la Liguria ha il “difetto” di essere troppo vicina a Lombardi e Piemontesi che l’hanno soffocata di seconde case

      ml

  8. Neda 16 novembre 2020 a 10:17 #

    Che bello! M’hai fatto tornare indietro a sessant’anni fa. In macchina con i miei, dal paesello al lago di Garda sulla strada verso la Spiaggia d’Oro di Lonato, quando, improvvisamente la strada incomincia a scendere e si vede il lago, come se noi si fosse su un trampolino, pronti a tuffarsi, anche se si è ancora lontani.

    • massimolegnani 16 novembre 2020 a 11:09 #

      d’altronde il Garda in certi scorci sembra un mare 🙂
      e poi la sensazione che provavi tu è la medesima del racconto quando per vista, olfatto o solo aria differente, percepisci il cambiamento ed entri in contatto con la distesa d’acqua
      buona giornata, Neda 🙂
      ml

  9. elettasenso 18 novembre 2020 a 15:16 #

    Il tuo racconto mi ha fatto venire improvviso il bisogno di andare e sentire l’odore del mare. Forse perché le mie vacanze al mare questa estate sono svanite. Forse perché partire è anche staccare e cercare un luogo nuovo in questo momento di stasi stagnante.

    • massimolegnani 18 novembre 2020 a 20:43 #

      forse l’essenza del racconto è proprio quel bisogno impellente che dici e che Matilde, a differenza tua, riesce a soddisfare.
      buona serata montana, Eletta 🙂
      ml

  10. Leane 23 novembre 2020 a 13:35 #

    Che bel racconto. Complimenti. Eh, non si può spiegare il mare a chi ci vede solo “tanta acqua salata”….!

    • massimolegnani 23 novembre 2020 a 14:51 #

      grazie! 🙂
      confesso che non ho un gran bel rapporto col mare, preferisco laghi e monti, ma ho cercato di immaginare (e di immedesimarmi) chi il mare lo sente come un elemento di fascino ed equilibrio.
      benvenuta 🙂
      ml

      • Leane 23 novembre 2020 a 14:58 #

        Immedesimazione riuscita alla grande direi! Complimentissimi!!
        Grazie per il benvenuto 😊😊

      • massimolegnani 23 novembre 2020 a 15:19 #

        grazie a te 🙂

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