alla festa di Thun

25 Nov
dal web

                             

Mentre seguivo un Reno ancora giovane, da poco uscito dal lago di Costanza e sopravvissuto a stento ai salti impegnativi di Sciaffusa che non si possono dire vere cascate ma un rotolare periglioso dell’acqua tra massi e sassi, mentre seguivo il Reno divagando tra i suoi affluenti mi sono ritrovato nel cuore della Svizzera in una Thun in festa, non so per quale festa.

Tra fuochi d’artificio e birre traboccanti nei boccali ho visto svizzeri diversi, poco contabili, umani forse e quasi sorridenti nella tristezza mescolata all’allegria, perché s’intrecciano nella notte storie ai primi approcci ad altre ormai agli sgoccioli. Gomito a gomito stanno, sullo smalto bianco di eleganti tavolini o sul legno stagionato di tavolacci d’osteria, solitudini feroci e compagnie rubizze.

Inebetito da un vino bianco acidulo passo in rassegna sul lungofiume e per le vie strette del centro schiere di svizzeri seduti, sempre meno elvetici.

Vedo piccole euforie, minime baldorie, intimità di baci, fragili amicizie che dureranno il tempo della notte, vedo lo sguardo liquido di occhi in amore e al tavolino accanto due corpi esausti per un abbandono inevitabile, vedo nel buio rotto dai lumini la malinconia alcolica di alcuni vicino alla risata d’altri.

Vedo luci voci bottiglie uomini donne.

Così riverbera sull’acqua e scintilla nei bicchieri una Svizzera inusuale, non più austera ma nemmeno scatenata come capita nella sfrenatezza semel in anno dell’Oktoberfest.

Passeggio e scruto volti sconosciuti che a poco a poco mi diventano familiari.

Mi piacerebbe essere più intimo alla festa, essere partecipe, ritagliarmi un ruolo.

E vorrei per me un volto, possibilmente femminile, occhi avidi d’ascolto e un calice di rosso che duri fino all’alba. Raccontarle il mio minimo segreto di pedalatore solitario, il viaggio è un andare all’essenziale, sai, poche le cose da portarmi dentro e fuori, molte lasciate a casa per l’ingombro, tante a far da carico al ritorno. Il segreto è il rovescio del setaccio, scartare l’oro e trattenere terra, che è terra straniera non più estranea, il segreto è la dignità dell’occhio che come un cane da riporto sa farsi immagine e memoria senza l’intermediario di una foto. Parole a vanvera che lei non capirebbe nemmeno comprendesse l’italiano. Eppure immagino come vero il mio flusso muto di parole, e il segreto di questa notte svizzera è lo stupore speso in un istante, la luce colta nel suo sguardo da altri illuminato, credere per me i suoi occhi il tempo di un ascolto e poi saperlo ricordare per un breve sempre.

26 Risposte a “alla festa di Thun”

  1. ilmestieredileggereblog 25 novembre 2020 a 15:47 #

    Bellissimo questo racconto!! Il ritratto di un’umanità colto in pochi momenti….. bravissimo.
    Le frasi che diresti alla compagna di calice sono bellissime…. “il segreto è la dignità dell’occhio che come un cane da riporto sa farsi immagine e memoria senza l’intermediario di una foto” questo la citerò!!!

    • massimolegnani 25 novembre 2020 a 21:04 #

      sono davvero contento ti sia piaciuto (soprattutto la parte in corsivo!)
      grazie Pina, buona serata
      ml

  2. Alessandro Gianesini 25 novembre 2020 a 16:12 #

    Che bel viaggio che mi hai fatto fare! 🙂

    • massimolegnani 25 novembre 2020 a 21:02 #

      mi fa piacere che tu abbia viaggiato con le mie parole
      ciao 🙂
      ml

  3. maxilpoeta 25 novembre 2020 a 21:28 #

    uno scenario fiabesco fa da sfondo a questi ricordi, dove s’intrecciano i fumi dell’alcool e questi pensieri d’amore avvolti da calici di speranza…

    Bella narrazione.. 😉

    • massimolegnani 26 novembre 2020 a 00:14 #

      quella sera sono effettivamente capitato in mezzo a una festa cittadina che qui ho un po’romanzato (complici i fumi di allora e di ra!)
      grazie Max per l’apprezzamento
      ml

  4. Walter Carrettoni 25 novembre 2020 a 22:47 #

    Aggiungo qualche stella alla solita solitaria…

  5. Neda 26 novembre 2020 a 12:40 #

    Sono stata in Svizzera, a Solothurn, per un mese nel lontano 1966 e poi ci sono tornata ogni anno, almeno per una settimana, ma nel cantone di Friburgo, in quel triangolo di laghi a partire da Murten/Morat, dove sono stata per l’ultima volta durante l’EXPO nazionale Svizzero, nel 2002.
    Quell’esposizione rappresentava la vera Svizzera, non quella da cartolina che viene propagandata, ma quella vera, discorde, un po’ assurda nella sua pretesa di riunire e mantenere insieme realtà monocordi che non si incontreranno mai, quelle dei diversi animi dei diversi cantoni e di popoli con radici profonde ma non radicate negli animi. Ho conosciuto la loro paura di vivere e la loro disperazione che si aggrappa a strane tendenze, a psicosi, a credenze quasi superstiziose nelle differenze di fedi e linguaggi e alle diversità che ci sono fra gli abitanti delle citta e quelli delle campagne e, soprattutto, delle montagne. La tristezza come una cappa di piombo, regolata da leggi invalicabili, da un vivere incatenato che ogni tanto scoppia, come una risata repressa, ma non felice. Ho amici lì, ne ho visto crescere i figli. La Svizzera felix non esiste e nemmeno la sua gente è felice. Certo è tutto più regolato, più controllato, più pulito, più ordinato…a scapito della fantasia e della libertà individuale, a scapito del confronto e della crescita intellettuale. Io mi ci sono trovata bene, ma solo per brevi periodi, non ci avrei mai voluto vivere.

    • massimolegnani 26 novembre 2020 a 13:09 #

      sono d’accordo con te, la Svizzera non è un paese felice, ha scelto da sempre la strada della compostezza contrapposta a quella della fantasiosa rilassatezza.
      buona giornata Neda
      ml

  6. quarchedundepegi 26 novembre 2020 a 15:18 #

    Ti concedo che quelle del Reno non siano proprio delle cascate… però, di acqua ne “rotola” molta… ed è un bello spettacolo.
    D’altra parte, io ho visto le cascate del Niagara in pieno inverno… e son rimasto deluso.
    Sei stato a Thun?… in bicicletta?
    Conosco Thun da quando sono bambino… ci abitava un mio carissimo Zio.
    È una bellissima cittadina. Da giovanissimo feci, in bicicletta, il giro del lago di Thun.
    La festa? Beh, quella è Svizzera… di tipo bernese.
    Buon Pomeriggio.
    Quarc

    • massimolegnani 26 novembre 2020 a 17:51 #

      sì, mi aspettavo di più dalle “cascate” di Sciaffusa proprio perchè lì il Reno è già un signor fiume!
      A Thun ci sono capitato quasi per caso: durante un giro in bicicletta della Svizzera settentrionale ho deciso di abbandonare il Reno per seguire l’Aar.
      bella cittadina, bello il suo lago e balla la sua festa.
      un caro saluto Quarc, contento della tua visita e dei tuoi ragguagli
      ml

      • quarchedundepegi 26 novembre 2020 a 17:59 #

        Già l’Aar che esce dal lago è bello pulito e forma nella città l’soletta Bälliz. Sei stato poi fino a Interlaken?
        Buona serata.
        Quarc

      • massimolegnani 26 novembre 2020 a 18:42 #

        no, prima di Interlaken ho girato a destra per Gstaad e il lagodi Ginevra che ho costeggiato solo fino a Losanna per poi tornare indietro verso Martigny dove avevo lasciato la macchina.
        buona serata a te 🙂

      • quarchedundepegi 27 novembre 2020 a 19:11 #

        Capperi!
        Hai fatto un gran bel giro!
        Forse poi sei passato da Sion… o hai fatto il Gran San Bernardo?
        A Sion ho lavorato nel 1964.
        Quanti ricordi mi fai affiorare!
        Buona serata.
        Quarc

      • massimolegnani 27 novembre 2020 a 20:37 #

        ho fatto il Gran San Bernardo (in macchina, chè in bici è troppo duro!)
        mi fa piacere averti risvegliato ricordi che spero piacevoli.
        buona serata a te, Quarc
        ml

      • quarchedundepegi 27 novembre 2020 a 23:35 #

        Quell’anno aprirono il tunnel. Certo far la salita in bici è dura… e il tunnel in bici non si può.
        Ogni due settimane andavo o a Torino o in Val D’Aosta. Avevo imparato a conoscere la strada… e i doganieri svizzeri… e loro riconoscevano me quasi come amici.
        Buona notte.
        Quarc

      • massimolegnani 28 novembre 2020 a 00:13 #

        qualche volta ho fatto la salita al passo dalla parte italiana che ha una pendenza più regolare senza gli strappi dell’altro versante e poi è quasi tutta a cielo aperto con scenari stupendi mentre dalla parte svizzera la salita al colle, dopo il bivio per il tunnel, è chiusa in parziali gallerie antislavine che non ti fanno vedere il panorama.
        buonanotte a te 🙂

  7. vittynablog 26 novembre 2020 a 23:10 #

    Massimo fai dei giri bellissimi che ti ispirano dei racconti altrettanto belli!! Complimenti!!! 🙂

    • massimolegnani 26 novembre 2020 a 23:59 #

      grazie Vitty, vivo questi viaggi con emozione e curiosità e allora mi è più facile raccontarne 🙂
      un sorriso
      ml

  8. pocamemoriarom 28 novembre 2020 a 01:46 #

    Esiste un paese felice? Nel ’91 ho visto le cascate del Reno a Sciaffusa. A mezzanotte i fuochi d’artificio celebravano i 700 anni della Confederazione, e la gente era commossa. Ho fatto in tempo a vedere e percorrere il ponte di Lucerna prima che andasse a fuoco. Ho soggiornato per qualche mese in qualche città, ho girato un poco. La gente non mi è sembrata né più felice né più infelice. C’era rispetto per strada e dappertutto. Sono gelosi delle loro peculiarità. Certo non sono mediterranei, ma senza di loro non ci sarebbe il Guglielmo Tell di Rossini. Complimenti per il bel blog.

    • massimolegnani 28 novembre 2020 a 08:48 #

      grazie per i complimenti e ben arrivato.
      quanto agli Svizzeri hanno saputo preservare il loro territorio e le loro città sicuramente meglio di noi (anche se brutture ne hanno fatte anche loro) e hanno altri pregi peculiari ma non ne ho mai visto uno non dico ridere ma forse nemmeno sorridere. Solo quella sera li ho visti più sentimentali, distanti dal clichè che mi ero fatto.
      ciao, Cesare
      ml

    • quarchedundepegi 28 novembre 2020 a 09:38 #

      Saggio commento.
      BUONGIORNO.
      Quarc

  9. silvia 29 novembre 2020 a 12:18 #

    vado spesso in Svizzera, per una gita o per vacanza, e adoro la sua Natura e il modo in cui viene rispettata. Non mi dispiacerebbe viverci, per niente. La penso come il blogger che si è chiesto: c’è un posto dove la gente è felice?

    • massimolegnani 29 novembre 2020 a 14:40 #

      hai ragione, almeno in Europa non esiste un paese di per sè più infelice o felice degli altri.
      ma io da bambino andavo spesso in Svizzera con i miei genitori a far acquisti di cioccolata zucchero lana e altri beni meno cari che da noi e così ho associato il paese alle facce grigie e annoiate dei bottegai ticinesi. Questo viaggio è stata una rivelazione, come vedere l’altra faccia della luna 🙂
      ciao Silvia
      ml

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