il mondo oltre la collina

23 Gen
by c.calati

            

Camillo, mentre guidava senza meta nella pioggia, l’andatura lenta e i vetri appannati a isolarlo in una bolla, immaginava di superare il Monferrato, valicare l’Appennino, puntare deciso verso il mare per raggiungere una verginità di volti e borghi da fare suoi.
A dir la verità lui non amava il mare, tanto meno la Liguria, così difficile da ritrovare autentica tra gli aperitivi di Alassio e i condomini anni 60 di Camogli, quello che inseguiva era altro dai luoghi che sapeva. Sperava di arrivare oltre la pioggia, appena prima della costa, alla quiete di panni stesi nei paesi da un lato all’altro della strada, ai colori differenti delle case, ocra o rosso pompeiano un po’ scrostati, alle imposte verdi aperte verso il basso come palpebre annoiate, al bianchetto al banco di un oste con la barba di tre giorni e un sorrisetto consapevole. Quanto è distante il mare? gli avrebbe chiesto, dopo un silenzio sufficiente, contando su una risposta che non fosse di chilometri e mere indicazioni su una carta stradale. E l’oste l’avrebbe accontentato: Quel che basta per non vederlo ma saperlo appena oltre. Qui a sera arriva il sale, sperso nell’aria come nell’acqua della pasta.
Camillo, allora, con il bicchiere in mano, sarebbe andato fin sulla porta, scostando le listarelle di brutta plastica sgargiante: nella piazzetta ormai in ombra quattro ragazzetti inseguivano un pallone tra pugni e parolacce urlate per sembrare grandi, da qualche punto indefinito irrompeva una musica sguaiata, pochi corvi volteggiavano gracchiando dove avresti voluto vedere dei gabbiani, una ragazza di troppa carne e poca stoffa portava in giro un ombelico tremolante. Spettacoli incresciosi di piccole indecenze.

Eppure…
…eppure lui avrebbe sorseggiato il vino acidulo e annusato l’aria inseguendo l’idea del sale.

E per quella scia salmastra appena percettibile, per quell’aria nuova che invisibile gli riempiva gli occhi e i bronchi, per quel sentirsi parte di qualcosa, avrebbe perdonato l’ombelico e la musica burina, avrebbe assolto i corvi, le listarelle orrende e l’eccesso delle grida. Sì, avrebbe perdonato a sé il proprio snobismo malcelato e al luogo ogni difetto, ogni stonatura, in cambio e in nome di quella pace misteriosa che gli scendeva dentro insieme al vino bianco, non certo dei migliori. Rivolto all’oste avrebbe chiesto un altro bicchiere domandando se fosse Pigato o Sciacchetrà e quello allora avrebbe versato da bere per entrambi con una risata franca che annullava ogni nobiltà di nome al loro vino. I gomiti a fronteggiarsi sul bancone poco lustro, avrebbero taciuto per un tempo  lungo e necessario, quindi rari scambi di parole, superflue anche le poche e cenni reciproci d’assenso, non si sa a quale affermazione magari strampalata ma detta con quel tono catarroso che fa complicità. Poi l’oste avrebbe sogghignato quasi trionfante alla sua richiesta di una camera per la notte, porgendogli la chiave che già stringeva in pugno, come avesse saputo sin dal suo ingresso che il forestiero non sarebbe ripartito. La stanza non era certo da cinque stelle, un letto in noce con le lenzuola provenienti dal corredo della nonna buonanima, un armadio sbilenco che era meglio tenere chiuso a chiave tanto era l’odore stantio che emanava, un lavandino minuscolo dai rubinetti separati e dallo smalto ingiallito, il bagno comune in fondo al corridoio. Ma quella stanza aveva il pregio di un terrazzino rivolto a meridione dove starsene per ore a fissare il cielo della sera e i tetti silenziosi.

Camillo si svegliò alla prima luce che dalla finestra lasciata spalancata arrivava fino al letto. Si mantenne nel difficile equilibrio del dormiveglia, lasciandosi cullare da un vago suono che poteva essere l’eco di onde lontane o dello scorrere di auto lungo la discesa dietro casa. Come pure si lasciò avvolgere  dall’aria pungente cercando in essa tracce di sale, ma forse era l’odore delle ultime rose giù in giardino. Tenne per una breve eternità gli occhi chiusi con una cocciutaggine un poco disperata, voleva prolungare il più possibile il dubbio stordente di dove si trovasse.


27 Risposte a “il mondo oltre la collina”

  1. Walter Carrettoni 23 gennaio 2021 a 10:45 #

    Tutto ciò, naturalmente, quando riapriranno le regioni… Intanto viaggiamo di fantasia…
    Buongiorno. 🙂

    • massimolegnani 23 gennaio 2021 a 13:18 #

      qui l’immaginazione di Camillo è stata tanto vivida che lui alla fine non sa dire se quel viaggio l’abbia effettuato per davvero.
      ciao Walter 🙂
      ml

  2. sibillla5 NADIA ALBERICI 23 gennaio 2021 a 11:32 #

    grazie per i tuoi racconti di viaggio ed altro!! molto bello!

  3. titti onweb 23 gennaio 2021 a 11:38 #

    Buongiorno Massimo 🙂 viaggiamo così ora … in attesa di tempi migliori. Viaggiare manca tanto!
    Buon fine settimana …

  4. franco battaglia 23 gennaio 2021 a 12:04 #

    Meraviglioso davvero, tra le cose più belle che ho letto.. solo a quell’idea di “sale sparso nell’aria come nell’acqua della pasta”… brividi di deja vu… grazie davvero!

    • massimolegnani 23 gennaio 2021 a 13:22 #

      un commento così mi gratifica, tu hai toccato le parole!
      un abbraccio riconoscente, Franco
      ml

  5. vittynablog 23 gennaio 2021 a 16:10 #

    Ched tenerezza mi fa Camillo!! La sua solitudine è diventata la compagna della sua vita. L’osteria e lo stare fermo davanti alla finestra ad occhi chiusi ad aspettare forse l’odore del mare? Qualche volta è meglio immaginare che restare delusi.

    Bel racconto, grazie

    • massimolegnani 23 gennaio 2021 a 18:56 #

      sì, aspettava l’odore del mare, qualcosa che fosse diverso da tutto, il segno di un “altrove”
      sono molto contento del tuo apprezzamento.
      buona serata, Vitty
      ml

  6. alemarcotti 23 gennaio 2021 a 19:49 #

    Molto molto bello

  7. unallegropessimista 23 gennaio 2021 a 20:16 #

    Qui levante ligure appena finita allerta arancione e mare enorme.

    • massimolegnani 24 gennaio 2021 a 00:14 #

      magari a Camillo sarebbe piaciuto il mare enorme in lontananza 🙂
      ciao 🙂
      ml

  8. raccoltaedifferenziata 25 gennaio 2021 a 18:17 #

    i tuoi pezzi van giù come vino buono, armonici, dall’inizio alla fine, ricchi di sapori e odori evocativi 🙂

  9. newwhitebear 2 febbraio 2021 a 00:04 #

    mi era sfuggito. Ma ora l’ho ripreso.

    • massimolegnani 2 febbraio 2021 a 00:48 #

      mi fa piacere la tua lettura
      ciao 🙂
      ml

      • newwhitebear 2 febbraio 2021 a 21:56 #

        è stato un periodo dal 6 novembre fino a oggi un po’ turbolento.

      • massimolegnani 2 febbraio 2021 a 22:07 #

        spero solo per i problemi col pc

      • newwhitebear 4 febbraio 2021 a 00:24 #

        sì ma sembra che altre nubi si addensino. Niente salute ma rogne da una non parente.

      • massimolegnani 4 febbraio 2021 a 00:29 #

        che dire, tieni pronto l’ombrello e speriamo che poi non serva 🙂

      • newwhitebear 4 febbraio 2021 a 00:43 #

        speriamo

      • massimolegnani 4 febbraio 2021 a 09:46 #

        🙂

      • newwhitebear 4 febbraio 2021 a 18:58 #

        ciao

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