Rosa

11 Mar
c.calati

                                                            

Le cuffiette nelle orecchie, un berretto di lana calcato in testa fino alle sopracciglia, Rosa pedalava forsennatamente, come a voler volare via da lì.

Per non sentirsi criceto sulla ruota si concentrò sulla musica, Bibier alternato a Bach, Freddy Mercury a  Monteverdi, un’accozzaglia di generi contrastanti, come un gelato di stracciatella e limone, che però sembrava funzionare. La musica, oltre ad accompagnarla piacevolmente, la strattonava da uno stile all’altro impedendole di soffermarsi su un pensiero sdrucciolo o su un panorama poco entusiasmante. Ma a un certo punto Rosa cedette di schianto alla fatica, chinò la fronte sul manubrio e aprì gli occhi. Sotto di sé vide il pavimento della sua camera. Per forza di cose non si era potuta muovere da lì con la sua cyclette. E allora sparì all’improvviso la magia dell’aria sulla quarta corda, svanì l’atmosfera trascinante di innuendo dei Queen.

Rosa si tolse con rabbia gli auricolari e gettò via il berretto che l’aveva fatta sudare.  Il tentativo di astrarsi, grazie alla musica, dal luogo statico e dal pensiero molesto di Giacomo era fallito. Cambiò strategia: piena consapevolezza di quanto stava facendo e se il ricordo del suo ex la ossessionava, va bene, non si sarebbe più sottratta, ma avrebbe deciso lei come e cosa riportare a galla. Scrollò i capelli, si mise una salvietta di spugna attorno al collo e nel silenzio assoluto della sua stanza riprese a pedalare, questa volta con lentezza, pilotando bicicletta e memoria verso un piacevole approdo. In fondo con Giacomo erano stati tanti i momenti felici, solo l’epilogo era stato disastroso. Ma l’epilogo, quando ci si arriva, è di per sé stesso disastroso, da qualunque dei due versanti lo si viva. Così Rosa recuperò nella mente il Giacomo estroso dei bei tempi e lo immaginò seduto sul letto a farle compagnia mentre lei s’impegnava a fare il criceto. Conosceva bene le sue parole ironiche prive di cattiveria e i suoi sguardi non sempre ortodossi, a volte proprio malandrini. Sorrise Rosa e lanciò uno sguardo al letto, inventando una schermaglia, tutta vissuta nella sua testa:

mi piace come scodinzoli quando ti alzi sui pedali

sempre a guardarmi lì, tu

bè, è un bel posto dove guardare

per un inguaribile depravato come te, sì!

ma dai, ammettilo che i miei occhi indisciplinati ti inorgoglioscono

ebbene sì, in fondo pedalo per migliorare il panorama offerto al tuo sguardo

è già buono così, fidati. Ma tu continua a pedalare, che mi piaci.

Rosa proseguì nel suo allenamento in scioltezza fino al tempo stabilito. Alla fine si sentiva affatticata e soddisfatta. Nel frattempo aveva lasciato svanire senza rimpianti l’immagine di Giacomo e la sua voce, come azzerare progressivamente il volume della radio per dedicarsi ad altro. Però magari a sera l’avrebbe cercato per confidargli quella fantasia, come una complicità che resta, anche quando il tempo massimo è scaduto.

22 Risposte a “Rosa”

  1. Alessandro Gianesini 11 marzo 2021 a 18:41 #

    Quanta malinconica serenità: bravo! 🙂

    • massimolegnani 11 marzo 2021 a 22:03 #

      grazie Alessandro!
      (malinconia, sì, ma anche un po’ di fiducia nei rapporti umani)
      ml

  2. vittynablog 11 marzo 2021 a 21:23 #

    Tenero e malinconico. Ma Rosa è una tosta, la sera quando parlerà con Giacomo, saprà come riprenderselo!!!! ❤ ( adoro i bei finali!! )

    • massimolegnani 11 marzo 2021 a 22:07 #

      Rosa è tosta, sì, e non è detto che voglia riprenderselo, sicuramente vorrebbe ristabilire un po’ di cordialità e complicità fra loro, nonostante la fine della storia (e questa è forse la vera utopia del racconto)
      buona serata, Vitty
      ml

  3. Cesare 11 marzo 2021 a 21:35 #

    Le più belle storie sono nella fantasia. Ma quegli scampoli di realtà sono i più preziosi.

    • massimolegnani 11 marzo 2021 a 22:09 #

      è vero, ma forse senza aver liberato la fantasia prima, non poteva pensare a imprevedibili e preziosi scampoli di realtà
      ciao Cesare
      ml

  4. Bloom2489 11 marzo 2021 a 23:45 #

    Evitare un pensiero a volte è il modo per farlo diventare un’ossessione, sapere che abbiamo noi il potere di guidarli invece ci rende liberi e consapevoli…

    • massimolegnani 12 marzo 2021 a 00:02 #

      d’accordissimo, se, anzichè reprimerlo affrontiamo di petto un pensiero “pericoloso” stabilendo noi le regole, a volte riusciamo a disinnescare l’ossessione 🙂
      ciao Bianca
      ml

  5. newwhitebear 12 marzo 2021 a 22:34 #

    la cyclette come arma per tornare serena. Bisogna pedalare slow se non si vuol andare in debito di ossigeno

    • massimolegnani 13 marzo 2021 a 00:03 #

      credo che la cyclette in un ambiente chiuso sia di per sè abbastanza frustrante e allora ci si deve ingegnare, come fa Rosa, con la musica e la fantasia 🙂
      ciao GianPaolo
      ml

      • newwhitebear 13 marzo 2021 a 00:13 #

        Mi sembra che si usi solo in ambienti chiusi di norma 😀

      • massimolegnani 13 marzo 2021 a 00:58 #

        Vero, pensavo a un balcone, ma forse si arrugginisce:)

      • newwhitebear 13 marzo 2021 a 21:54 #

        così c’è la scusa buona per non usarla:D

      • massimolegnani 13 marzo 2021 a 23:07 #

        eheh
        però adesso che da lunedì siamo rossi, forse una cyclette verrebbe comoda 🙂

      • newwhitebear 13 marzo 2021 a 23:15 #

        Metti la bici sui rulli 😀
        Sì, siamo rossi di rabbia e di paura.

      • massimolegnani 13 marzo 2021 a 23:50 #

        già!
        🙂

      • newwhitebear 13 marzo 2021 a 23:53 #

        ciao

      • massimolegnani 13 marzo 2021 a 23:59 #

        ciao

  6. franco battaglia 13 marzo 2021 a 09:35 #

    Non per fare il pignolo, ma con Innuendo i ritmi sono assai poco forsennati.. 😉

    • massimolegnani 13 marzo 2021 a 10:19 #

      ahah, vero, non è dei pezzi più trascinanti, semmai è avvolgente
      comunque a mia discolpa ti confesso che fino a pochi mesi fa Freddy Mercury credevo fosse un campione di golf scozzese 🙂
      ciao Franco
      ml

  7. Neda 13 marzo 2021 a 16:19 #

    Mamma quanto è noioso pedalare sulla cyclette.
    Io quando lo faccio leggo sempre un libro, soprattutto quelli di Fosco Maraini, così mi sembra di entrarci dentro e di viaggiare altrove, senz’altri pensieri.

    • massimolegnani 13 marzo 2021 a 18:43 #

      sì, non ha niente di entusiasmante, l’ho provata in palestra quando facevo riabilitazione per un ginocchio malmesso ed era un pedalare frustrante, da criceto per l’appunto 🙂
      brava tu che almeno nel frattempo ti leggi un libro
      buona domenica Neda
      ml

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