
Camillo stava lì sprofondato in una poltrona, avvolto nel panciotto giallo di suo nonno, incongruo, lui più del panciotto, come un reperto storico, sempre lui, in mezzo a cose nuove. In effetti per la casa andava e veniva tanta gente nuova, chi con un bicchiere in mano, chi stringendo tra le mani i fianchi di una donna, chi discutendo a spanne di massimi sistemi. Lui li guardava scorrere e mai fermarsi. Emise un lungo sospiro, tipo lo sfiato di una vecchia caldaia necessario per non scoppiare, la caldaia, lui semmai si afflosciava.
Che poi…, disse.
E tacque.
Ma quando si accorse che nessuno stava badando a lui, quasi rinfrancato dall’assenza di un uditorio, riprese a parlare.
C’è una bella differenza tra una mongolfiera e una bolla di sapone. La bolla parte avvantaggiata, ondeggia leggera nell’aria, tutti a fissarla incantati, mentre la mongolfiera è pesante più di una balena, arranca e sbuffa, stenta a staccarsi da terra. Ma poi, ben presto, la bolla scoppia senza alcun fragore e di lei non resta nulla, invece il gran pallone dai colori sgargianti attraversa maestoso il cielo per mete sconosciute.
Camillo si compiacque per come aveva formulato questo pensiero, sebbene nemmeno lui sapesse bene che cosa avesse inteso dire in realtà. È che certe volte si innamorava delle parole e delle immagini che gli frullavano in mente e le spiattellava lì, parole, immagini e metafore, prima di aver dato loro la parvenza di una logica e di uno scopo. Comunque nessuno lo aveva ascoltato per cui la cosa sembrava finita prima di dover dare spiegazioni. Odiava dare spiegazioni, le sue cose o si capivano al volo o pazienza, e di solito non si capivano.
Ma una donna che si era relegata su un divano in penombra commentò: per questo si è messo quel panciotto? Ambisce a essere lei il “gran pallone dai colori sgargianti”?
Forse. Rispose lui, che non sapeva come prendere quelle parole, un’allusione alle sue fattezze sempre più tonde? Un’ironia su una sua nascosta ambizione? Era un’uscita bonaria o maligna? Gli aveva dato del pallone gonfiato? Troppe domande. Si sentì esausto già solo a esaminarle in mente tutte quelle domande, impensabile abbozzare una risposta.
Allora Camillo ripetè quella parola, forse, così rassicurante nella sua vaghezza, un uscio lasciato socchiuso su un ipotetico dialogo. Tentò un sorriso scaltro, da uomo che conosce la vita, ma ne uscì un ghigno sghembo come avesse appena avuto un coccolone. Nel frattempo la donna era tornata nell’ombra, fugace come una cometa, devastante come una meteora che impatta sulla terra.
bella questa narrazione, la creatività delle parole gioca con la riflessione di un attimo lasciato sospeso sull’album del giorno…👍👏👏👏
grazie Max per le tue parole.
buona fine serata
ml
Hai citato due cose che destano la mia attenzione. Bolle di sapone e la mongolfiera. Le bolle di sapone in particolare mi hanno sempre affascinata, su una mongolfiera mi sarebbe piaciuto viaggiare. Mi piace questa tua narrazione, la premessa, l’uomo che non vuol essere visto (che quasi fa il paio con la donna che se ne torna nell’ombra). La donna lascia un segno però in quell’uomo, devastante come una meteora che impatta sulla terra.
p.s. Io comunque preferisco le bolle di sapone, non mi stancherei mai di guardarle! Ciao 🙂
an
sono due personaggi un po’ introversi, lui che preferisce non avere ascoltatori, lei, l’unica ad ascoltarlo, se ne sta in ombra e subito scompare. nella mente di Camillo bolle di sapone e mongolfiera dovrebbero rappresentare l’effimero e il duraturo.
io sono affascinato dalla mongolfiera, a prescindere dal suo simbolismo 🙂
ciao an
un sorriso
ml
Anche a me piace la mongolfiera e ho capito il tuo dire. Mi spieghi Massimo quale significato simbolico dai alla mongolfiera?
Un sorriso anche a te Massimo 🙂
an
bè, costituisce l’elemento solido, che pure si eleva in alto, rispetto alla fragilità della bolla, che pur leggera non s’innalza. Detto questo può simboleggiare il pensiero “nobile” che si stacca da problemi terra terra, oppure può simboleggiare un legame forte, persistente, o più semplicemente la bellezza che perdura e vola. Come vedi, come Camillo, racconto le cose ma poi non so dare risposte certe, spiegazioni univoche 🙂
Forse non è poi così importante dare spiegazioni univoche. A me fa venire in mente l’infinito, la voglia di toccare il cielo (un orizzonte, che in effetti non è poi così solido). Così entrano in campo le sfumature del pensare e l’importanza che ciascuno di noi dà alle parole e ai simboli 🙂
sono d’accordo con te e con la tua lettura e aggiungo che la mongolfiera è un mezzo a scarsa tecnologia, basta un poco d’aria calda per volare in alto e veleggiare verso l’orizzonte
Mamma mia, quanto mi è mancato leggerti!
Adoro il tuo modo di scrivere, pare un ruscello di montagna che scorrendo faccia rotolare con dolce sollecitudine dei sassolini bianchi come perle. Questo tuo racconto è gustosissimo, ma del resto, quale non lo è? 🙂
Buona giornata, e a presto!
..e tu non sai quanto piacere mi facciano le tue parole.
ti sono riconoscente, grazie Dario
e a rileggerci presto 🙂
ml
Questa signora ” relegata su un divano in penombra ” zitta zitta era riuscita ad entrare nei desideri di Camillo che sognava di diventare una mongolfiera, forse per allontanarsi dal mondo e poterlo guardare dall’alto?
Camillo fa sognare ad occhi aperti! Anche a me farebbe piacere fare un giro in mongolfiera, forse morirei di paura, però vuoi mettere la soddisfazione!!!!!
Grazie Massimo per questi voli della mente!!! ❤
grazie a te che mi leggi con passione 🙂
la signora zitta zitta gli ha mandato dei bei siluri, ma certe volte è il modo migliore per attrarre qualche Camillo 🙂
buona serata, Vitty
ml
gran filosofo il tuo Camillo. Altro che Massimo sistema, lui disquisisce dotto sulla differenza tra un pallone gonfiato e una leggera bolla di sapone.
ahah, tutto perfetto quel dice il saggio Camillo, ma poi teme di essere lui stesso il pallone gonfiato.
ciao GianPaolo
ml
capita anche ai migliori Camilli.
eheh, vero
ciao
ciao
Mongolfiere e bolle di sapone.. che fluttuano leggere ..e poi di botto comete e meteore che sconquassano la quiete.. c’è da pensare..
eh, succede che anche una sola frase pungente detta da chi non ci conosce finisca per destabilizzarci 🙂
un saluto, Franco
ml