un mucchietto di lettere

28 Apr
c.calati

                                               

Camillo fissava con un lieve sgomento il mucchietto di lettere che provenivano da un’altra epoca. Le aveva lette tutte senza seguire un ordine e senza tentare di identificare i nomi e i luoghi, se non quello di suo padre e di un generico NordAfrica. Della lettura quello che gli premeva e lo agitava era altro dalla cronologia degli eventi o dalla ricostruzione degli affetti. Erano soprattutto la distanza e le condizioni.

Se il concetto di distanza gli era evidente, migliaia di chilometri tra i luoghi ristretti dove suo padre aveva sempre vissuto e quelli sconfinati dove all’improvviso era stato catapultato, e anche di distanza temporale tra l’epoca degli avvenimenti e l’adesso in cui li stava leggendo, non altrettanto chiaro gli era il concetto di condizioni. Era qualcosa di vago che lo spaventava e lo rimpiccioliva: in che condizioni ti sei trovato?, chiese a suo padre morto da vent’anni. Camillo non riusciva a immaginarsi la dimensione degli eventi, quanto grande fosse stato il rischio, quanta la fortuna, quanta la capacità, e in questo non era aiutato dalle lettere dove per tranquillizzare i familiari tutto veniva banalizzato e semmai accennato solo a posteriori. Cercò di immedesimarsi in quelle condizioni e fu percorso da un brivido. Lui, Camillo, non ce l’avrebbe assolutamente fatta.

Seduto davanti al tavolino che usava come scrittoio ondeggiava sulla sedia come una vela sbatacchiata dal vento, gli occhi incollati ai fogli sparsi su un panno rosso, la mente incapace di strutturare pensieri coerenti. Aveva spento la musica e acceso una lampada da tavolo nonostante fosse pieno giorno e si dondolava sulla sedia per poter, sfruttando la miopia, sfumare o mettere a fuoco di volta in volta qualche parola diversa, tra quelle che aveva davanti, cara mamma, Ambulanza Radiologica, giorni tranquilli, Posta prigionieri di guerra, Nino fratello mio, ora te lo posso dire. Davanti a lui condensata in poche frasi c’era l’essenza della vita che aveva determinato la sua. Già, il NordAfrica, nell’arco di due anni ridotti a mezz’ora di letture, era stato per lui teatro di guerra, luogo di prigionia, imprevisto scenario d’amore, ho conosciuto una ragazza italiana che.

Suo padre non gli aveva mai raccontato episodi di guerra e sua mamma era sempre stata troppo riservata per poter confidare ai figli come si fosse innamorata di quel medico prigioniero degli inglesi. C’erano solo queste lettere a colmare le lacune, ma erano lacunose esse stesse, fogli di carta sottile riempiti da una scrittura fitta ma evasiva, reticente, parole tante, notizie poche, dapprima per non allarmare la mamma, poi, al tempo dell’amore, per non ricevere da lei rimbrotti e proibizioni impossibili da rispettare.

Camillo sospirò. In quell’ora di contemplazione apparentemente sterile, aveva colmato da solo le lacune con la propria immaginazione, non sempre corretta ma sensibile. Così aveva attribuito a suo padre la paura accanto al coraggio, la nostalgia struggente accanto all’affetto distaccato per i cari lontani, la passione accanto all’innamoramento, la frustrazione (figlio mio non fare colpi di testa) accanto all’affetto per la madre. Ne era uscito un ritratto forse distante dal reale, sicuramente diverso dal padre sempre serio, poco emotivo, che ricordava. Ma intanto quel lieve sgomento era cessato, sostituito da un’insolita quiete.

Con cura Camillo ripose i fragili fogli nella scatola di latta dove riposavano da tanti anni.

35 Risposte a “un mucchietto di lettere”

  1. Donatella Calati 28 aprile 2021 a 22:28 #

    Camillo, anche se è incapace di strutturare pensieri coerenti, sopperisce con l’intuizione ed è abilissimo nel ricostruire, con le poche tessere a disposizione, un ritratto completo, con le sue sfumature, vero, verosimile o sognato e, soprattutto, appagante

    • massimolegnani 28 aprile 2021 a 23:03 #

      confesso che attendevo con trepidazione la tua lettura.
      soddisfatto che tu ti senta appagata 🙂
      buonanotte, Dona
      io

  2. whitebutterfly 28 aprile 2021 a 22:36 #

    Anche leggendo questo tuo racconto resta dentro un’insolita quiete. Camillo leggendo forse ha immaginato…un ritratto sicuramente distante dal reale…ma suo padre sicuramente sarà stato un uomo che ha vissuto delle forti emozioni.
    Un sorriso da an

    • massimolegnani 28 aprile 2021 a 23:06 #

      grazie per l’apprezzamento.
      ti confesso che questa volta dietro Camillo si qualcun altro 🙂
      buonanotte an
      ml

      • whitebutterfly 29 aprile 2021 a 15:29 #

        Ma davvero? Non lo avrei mai immaginato eh eh
        Buon pomeriggio a te Massimo 🙂
        an

      • massimolegnani 29 aprile 2021 a 16:48 #

        lo so, a volte specificando delle ovvietà, faccio torto all’intelligenza del lettore.
        scusa 🙂

      • whitebutterfly 30 aprile 2021 a 16:14 #

        Massimo, non ti devi scusare di nulla 🙂
        Magari poi non si tratta solo essenzialmente di intelligenza ma di sensibilità, cosa ben diversa. Buon pomeriggio e un sorriso, an

      • massimolegnani 30 aprile 2021 a 16:49 #

        sì, giusto, più che di intelligenza si tratta di sensibilità 🙂

  3. sibillla5 NADIA ALBERICI 28 aprile 2021 a 22:37 #

    Ma pensa.. Anche mio zio fu prigioniero in nord Africa degli inglesi! Poi però non trovò l amore…

    • massimolegnani 28 aprile 2021 a 23:08 #

      eheh, il campo di prigionia in NordAfrica è toccato a molti, ma credo che l’amore abbia sorriso a pochissimi 🙂
      buona serata, Nadia
      ml

  4. teti900 29 aprile 2021 a 10:24 #

    mi hai fatto subito pensare alle differenze del linguaggio di allora con quello di oggi, alla diversa ‘morale’ e sensibilità che, generalizzando, ha mutato nel tempo e lo ‘spirito’ dei soldati armati via via sempre più con strumenti ‘tecnologici’ e titolazioni ambigue quale ‘missione di pace’, ‘democratizzazione’ ecc ecc riducendo a meri mercenari persone forse più interessate al compenso che consapevoli del ruolo.
    chissà se mio nonno scrisse e inviò lettere dalla russia, ne parlava mai, che io ricordi l’unica cosa che diceva era che ne era tornato e da bambina piccola quale ero quell’evidenza era invisibilmente soverchiata dalla comprensione empatica del significato di quelle scarne parole sospese tra meraviglia, incredulità e inespressi patimenti.

    • massimolegnani 29 aprile 2021 a 11:25 #

      sì, differenze sostanziali di linguaggio e di mentalità tra allora e ora, prima più formalismo ora più ambiguità.
      buona giornata, Teti
      ml

  5. ilmestieredileggereblog 29 aprile 2021 a 12:59 #

    Materia per un romanzo…..

    • massimolegnani 29 aprile 2021 a 13:37 #

      eh sì, si presterebbe.
      d’altronde la vita è più imprevedibile del migliore dei romanzi 🙂
      buona giornata Pina
      ml

  6. vittynablog 29 aprile 2021 a 15:07 #

    Post poetico e bellissimo. Si potrebbe dire che Camillo ha colpito ancora! In realtà mi sono ritrovata molto in questo scritto. Dopo la morte di mio padre, ero poco più di una bambina, nel cercare un oggetto nell’armadio dei miei, trovai un cofanetto colmo di lettere scritte molto molto prima della mia nascita. Da quei fogli, ho imparato cose nuove sui miei genitori, facendomeli amare sempre di più.

    • massimolegnani 29 aprile 2021 a 16:45 #

      grazie Vitty.
      contento che hai condiviso la circostanza prima ancora del testo.
      la scoperta di lettere di famiglia, scritte quando noi non c’eravamo ancora e ritrovate quando gli autori non ci sono più, getta una luce nuova ma impotente nei rapporti familiari.
      un abbraccio
      ml

  7. Alidada 30 aprile 2021 a 00:01 #

    pensa ..mia madre si innamorò di mio padre proprio dalle lettere che si scrivevano.. Lui ventenne in Egeo, a Rodi e lei ad Arezzo.. Sicuramente la vita era altra cosa a quei tempi. Bel racconto, che evoca tanti ricordi… Buon venerdì a te, mio caro Massimo

    • massimolegnani 30 aprile 2021 a 10:07 #

      a quei tempi le lettere erano importanti, spesso unica via di contatto.
      grazie per le belle parole e buona giornata a te 🙂
      ml

  8. Cesare 30 aprile 2021 a 14:45 #

    Mio padre militare di carriera scriveva quotidianamente a mia madre, erano fidanzati da prima della guerra. Anche episodi di interesse storico. A un certo punto anche a me sembrò di violare l’intimità dei miei cari deceduti, e smisi di leggere.

    • massimolegnani 30 aprile 2021 a 15:20 #

      sono d’accordo con te, da una parte c’è una curiosità storica e affettiva nel ricostruire vicende lontane attraverso le lettere, dall’altra la sensazione di commettere un’intrusione, una violazione di una sfera intima di un tempo in cui non eravamo ancora nati.
      ciao Cesare, grazie per il tuo intervento
      ml

  9. elettasenso 30 aprile 2021 a 19:34 #

    Che belle quelle lettere manoscritte 🌹

    • massimolegnani 30 aprile 2021 a 21:02 #

      assolutamente sì, e dal punto di vista puramente estetico mi ha colpito la nitidezza della grafia, l’assenza di cancellature, se pensi alle condizioni disagiate in cui sono state scritte, o dal fronte o dalla prigionia!
      buona serata, Eletta 🙂
      ml

  10. newwhitebear 1 Maggio 2021 a 16:47 #

    Camillo ha l’anima sensibile e quei fogli sono ricordi non per lui ma per il padre morto. Frammenti di vita, frammenti eventi che Camillo da gran sognatore mette insieme come un vaso incollato alla belle e meglio.

    • massimolegnani 2 Maggio 2021 a 20:54 #

      è vero, ricompone il vaso come può, forse non risulta identico all’originale, ma l’ha fatto tornare vaso credibile e utile 🙂
      grazie GianPaolo (se non ricordo male hai anche tu ricordi che partono dal NordAfrica)
      ml

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