Archivio | maggio, 2021

oro sulle cicatrici

31 Mag
c.calati

                                               

Dei giapponesi ho in antipatia quasi ogni cosa, i formicai delle città, l’arretratezza delle campagne, il pesce crudo, la poca carne, l’attaccamento acritico al lavoro, il concetto distorto dell’onore, la devozione all’imperatore, la concezione arcaica della donna (la geisha, per quanto la favoleggino, è serva o puttana dell’uomo), la sperequazione sociale che al confronto noi sembriamo modelli di virtù. Ma questa idea, questa filosofia, di ricomporre le fratture senza nasconderle, anzi evidenziandole con l’oro, è davvero suggestiva, indica un modo che va oltre le ceramiche infrante.

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l’ora breve*

30 Mag
c.calati

                                       

A volte a sera mi sorprende sulla strada del ritorno, altre mi scova a casa, già chino alla ringhiera con un bicchiere in mano, quell’ora breve che dura pochi istanti, aria rarefatta, quasi assente. È tempo dilatato e immobile, dove sembrano silenzio anche i rumori, i più molesti, non li senti, sei tutto teso, mollemente teso, a guardarti intorno per capire che cos’è cambiato all’improvviso, e non è cambiato nulla. Persone e cose sono uguali, eppure senti che ti attraversa un momento ineguagliabile.

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narghilè

25 Mag
dal web

                                                     

All’improvviso, mentre armeggia con la pipa che ha ripreso a fumare da poco, gli torna in mente, come accadesse ora, una sera di tanti anni fa quando sua figlia ufficializzò il suo primo amore adulto. Forse perché la pipa è quanto di più assomigli a un narghilè.

Non si trovano in un luogo esotico durante un viaggio più o meno organizzato, sono a pochi chilometri da casa. Esotica è la sera e la scelta di sua figlia.

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analfabetismo floreale

22 Mag
by t.legger

                                           

Amo contemplare i fiori, le distese infinite di giallo nei campi e la singola corolla dai petali così particolari, ma spesso non so dare loro il nome, anche il più semplice.

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prospektiva Nievsky (betulle mie, fanciulle immaginarie)

19 Mag
by c.calati

Esili fanciulle le betulle, la malinconia dei corpi pallidi, le speranze nascoste nelle chiome.  

Stanno lì, slanciate verso il sole, amanti dell’estate, chiare di pelle, fragili nel cuore.

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frutta e verdura

15 Mag
dal web

                                                      

Al sabato mi alzo prima del solito perché è giorno di mercato e voglio andare per tempo a procurarmi frutta e verdura. Mi rivolgo sempre alla medesima bancarella tenuta da degli immigrati bengalesi. Il capo-banco, un tipo piccoletto magro magro con una faccia poco rassicurante che sembra intagliata nel legno, quando mi vede arrivare e appoggiare la bici a una pianta lì vicino mi saluta con un Ciao grande (!), poi si volta verso un suo schiavo e gli dà ordine, a voce alta che tutti sentano, di servirmi subito che sono suo amico.

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ruminanti

12 Mag
dal web

                                                     

Sono la mucca che nella stalla riflette sui fatti della sua giornata. L’unico dato rilevante è stata l’erba strappata al prato con indolente frenesia, su questo adesso medita cavandola dal fondo del sacco addominale. Mastica quieta ciò che ha già mangiato, riconosce ogni filo d’erba replicando il piacere del pasto.

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la pesca di Queneau*

9 Mag
dal web

                                                     

A Gustavo piaceva pescare, passava le ore in riva al fiume ad aspettare con una pazienza da bonzo che una preda abboccasse. Unica compagnia l’enigmistica di cui era appassionato, i rebus soprattutto, parole da spezzare e ricomporre.

A lei piacevano gioielli e viaggi, ma lui le regalava unicamente triglie e trote. Quel giorno Ernestina lo minacciò con toni esasperati di andarsene in una città lontana dove rovinarlo spendendo i soldi suoi in uomini e pietre preziose. Gustavo stava sgranocchiando un frutto e non si scompose. Con un gesto elegante strattonò la canna e tirò su un grosso pesce.

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lasciatemi sbagliare

5 Mag
by c.calati

                                                  

È successo il luglio scorso, una giornata da subito afosa con un cielo coperto da nuvoloni che sembravano non sapere cosa fare, se amalgamarsi e scrosciare o separarsi e lasciar perdere. Il meteo dava temporali in arrivo sulla zona dei laghi, e io giusto tra due laghi sarei voluto andare, l’Orta e il Maggiore, per affrontare la salita del Mottarone che altre volte mi aveva fatto penare. Ma oggi mi ero svegliato con le gambe buone e lo spirito battagliero, condizione insolita, da cogliere al volo, più potente delle nuvole. Così mi preparo, infilo la bici in macchina, e parto alla volta dell’alto novarese (o il basso verbanese? Il medio vercellese?).

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appena prima di nascere

3 Mag
dal web

                       

Da sempre appena entrato in vasca rivivo una sensazione antica, suggestione del tempo senza tempo vissuto al principio del mio essere, quando l’acqua era il mio ambiente e la quiete il mio stato naturale. M’immergo allora totalmente a  ritrovare i movimenti fluidi, l’ovattamento ai suoni e m’immedesimo in un me stesso primordiale.

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