un calorifero in estate

17 Lug
c.calati

                                            

Camillo occupava il letto più vicino al finestrone della piccola camerata ed era il primo ad essere svegliato dalla luce opaca che da esso penetrava. Fuori dai vetri vedeva un cielo lombardo uniformemente grigio, così brutto quando è brutto, come gli sembrava sostenesse anche il Manzoni.

Era difficile ritrovare la quiete dopo un esordio di giornata così scialbo. Osservò i suoi compagni di sventura, ciascuno stava sul letto come su una zattera che lo isolava dagli altri, ciascuno irraggiungibile, la sciura Cantoni gli occhi smarriti nell’ansia, le mani a tormentare la vestaglietta, il signor Franco a cui premeva solo il possesso del telecomando, la signora Shana, marocchina, che non spiccicava una parola d’italiano dopo dieci anni vissuti qui. Camillo stesso a quel punto si isolava per non farsi contagiare dalla desolazione dell’ambiente.

Lui che si era sempre angosciato all’idea della morte, ora che l’aveva appena sfiorata, e che ancora era in bilico, si sentiva stranamente tranquillo, fiducioso di evitarla, ma anche disposto ad accettare un verdetto avverso. È nell’ordine delle cose quell’altra eventualità, si disse con realismo più che con rassegnazione. Anche nel momento peggiore si era sentito, complessivamente, troppo bene, troppo presente agli avvenimenti per credere davvero di essere a un passo dall’irreparabile.

Nella sua invidiabile serenità, fatta di molte letture, di qualche musica in cuffia e di ubbidienza alle disposizioni di reparto che lo sollevavano da ogni responsabilità, c’era un unico tarlo che ogni tanto lo rodeva e gli creava un momentaneo disagio. Probabilmente si trattava della consapevolezza di essersi avvolto in una specie di bozzolo rassicurante che attutiva la risonanza dei rapporti col mondo di fuori: le visite erano vietate, per scelta riceveva e faceva poche telefonate, infastidito dalle videochiamate in viva-voce che partivano dagli altri letti, i pensieri stessi, una volta che aveva stabilito di non avere conti in sospeso, erano rivolti più a sé che agli affetti esterni, familiari o sociali.

Un mattino Camillo fu svegliato da una luce differente, non la solita opacità lattescente ma un vero raggio di sole limpido e impertinente che lo costrinse ad alzarsi. Si avvicinò al finestrone e si meravigliò per la bellezza di un cielo terso di un blù intenso come non aveva ancora mai visto da quando era arrivato lì. Anche con i vetri chiusi gli sembrò di respirare un’aria diversa, priva di afa, quasi di montagna. Il suo sguardo fu attratto dal termosifone posto alla base del finestrone che non aveva mai notato. Un raggio di sole cadeva obliquo sugli elementi proiettando sul pavimento geometrici giochi di luci e di ombre, come un perfetto intarsio. Quello che colpì maggiormente la sua attenzione fu lo smalto lucente con cui era stato ridipinto il vecchio calorifero, di un colore rosso sangue. Camillo lo fissò a lungo e poi mormorò color rosso cuore, come se stesse correggendo qualcuno con un termine più pertinente al luogo in cui si trovavano.

A capo chino Camillo continuava a guardare il calorifero come se questo celasse chissà quale segreto. Un elemento isolato non serve a nulla, è solo l’insieme che scalda davvero. Questa considerazione piuttosto banale gli martellò in testa tutta la mattina, ma solo nel pomeriggio, dopo un sonnellino rigenerante, lo spinse ad agire. Rovistò nella sacca dei libri finchè trovò un libricino che porse alla sua vicina di letto, provi a leggerlo, le disse, ha una trama coinvolgente. L’anziana donna rigirò il volumetto tra le mani perplessa , era tanto tempo che non sfogliava un libro, ma poi, più per noia che per curiosità , iniziò a leggere. In realtà a lui quel romanzetto non era piaciuto, ma gli era sembrato che per la sua brevità e per la semplicità di scrittura fosse adatto alla signora.

Camillo prese un mazzo di carte e invitò il signor Franco per una partita a ramino. Questi, con poco entusiasmo, spense il televisore e si sedette al tavolino della camera. Giocarono a lungo con sempre maggior impegno perché la posta in gioco, proposta da Camillo e accettata dall’altro, era alta: chi avesse perso avrebbe dovuto intrattenere la signora marocchina in una chiacchierata come meglio gli fosse riuscito. Il signor Franco perse partita e rivincite e onorò la sconfitta  impegnandosi in un dialogo surreale con la donna, qualche parola in francese, altre in italiano, mescolate a un gesticolare confuso. La signora Shana che probabilmente non capiva né l’italiano né il francese, né tantomeno i gesti, rideva divertita da tanto interesse.

Quando Camillo a sera inoltrata si stese a dormire vide che la sua vicina ancora leggeva, senza più tormentare con le mani la vestaglietta.

c.calati

24 Risposte a “un calorifero in estate”

  1. sibillla5 NADIA ALBERICI 17 luglio 2021 a 10:39 #

    Vedi che effetto un raggio di sole? Tu sempre molto molto bravo!

    • massimolegnani 17 luglio 2021 a 13:09 #

      eh, vero, un raggio di sole può cambiare la visione delle cose 🙂
      grazie Nadia, contento che ti sia piaciuto il brano
      ml

  2. vittynablog 17 luglio 2021 a 14:54 #

    Che bravo Camillo, ha colto al volo quel raggio di sole che gli ha illuminato il cuore, per dare vita e voce ai suoi compagni di stanza.

    Bellissima storia, bravissimo tu ❤

    • massimolegnani 17 luglio 2021 a 15:42 #

      Camillo questa volta ne ha fatta una giusta 🙂
      grazie davvero, Vitty
      ml

  3. franco battaglia 17 luglio 2021 a 15:53 #

    “senza più tormentare con le mani la vestaglietta”. Potere delle cose, potere di un termosifone assopito al sole, che invece di procurare calore ne riceve dal dio di tutti i caloriferi. Potere tuo di scandagliare l’animo umano. Quelle mani che tormentano raccontano davvero una vita.

    • massimolegnani 17 luglio 2021 a 17:28 #

      mi piacciono molto le tue parole a commento
      in effetti in un’occasione ho avuto un’anziana vicina di letto, assai angosciata che scaricava la tensione stropicciando la vestaglia.
      grazie Franco
      ml

  4. newwhitebear 17 luglio 2021 a 21:00 #

    anche Camillo ha preso il Covid. L’ha preso bene. dal verso giusto e riesce a intrattenere l’intera camerata.

    • massimolegnani 17 luglio 2021 a 22:31 #

      non di Covid si tratta, ma cambia poco nella sostanza del racconto 🙂
      ml

      • newwhitebear 17 luglio 2021 a 23:08 #

        anche se non era detto, visto i tempi…

      • massimolegnani 17 luglio 2021 a 23:33 #

        sì è vero, ma ripeto, che sia covid o cuore cambia poco, il succo resta una gravità condivisa in una camera e la minima solidarietà che affiora

      • newwhitebear 18 luglio 2021 a 21:21 #

        Verissimo. Le malattie superano i muri nella camera.

      • massimolegnani 18 luglio 2021 a 21:47 #

        sì, è così

      • newwhitebear 18 luglio 2021 a 22:31 #

        ciao

      • massimolegnani 18 luglio 2021 a 23:27 #

        ciao

  5. Walter Carrettoni 17 luglio 2021 a 23:35 #

    Ultimamente non ho molta voglia di leggere, ma le tue storie invogliano sempre.

  6. Neda 18 luglio 2021 a 11:27 #

    Bello e significativo il racconto. Ma il calorifero è il tuo? l’Hai ridipinto tu?

    • massimolegnani 18 luglio 2021 a 15:58 #

      no no, non è mio nè l’ho dipinto. L’ho visto sotto un finestrone illuminato dal sole con quel curioso effetto e l’ho fotografato. 🙂
      grazie Neda per l’apprezzamento.
      buona domenica
      ml

  7. Camillo ha sempre un suo perché quando arriva nei tuoi racconti,ormai è uno di famiglia e io ci sono affezionata. E non.poteva rimanere indifferente al silenzio della sua corsia d’ospedale. Bella anche la foto.

    • massimolegnani 18 luglio 2021 a 16:00 #

      sì, Camillo è così, ha difetti e pregi equamente suddivisi come, appunto, uno di famiglia 🙂
      Grazie per il tuo bel comento, Silvana
      ml

  8. Keep Calm & Drink Coffee 18 luglio 2021 a 16:56 #

    La metafora del termosifone mi piace molto.
    Occorrono più elementi per scaldare.
    E ho imparato che gli elementi che si trovano insieme ad altri elementi apparentemente a caso … in quei contesti riescono ad unirsi in modi impensabili, perché il dolore “fonde” …
    GRAZIE

    • massimolegnani 18 luglio 2021 a 21:47 #

      mi piace molto la tua lettura che condivido parola per parola.
      un sorriso a te
      ciao Keep
      ml

  9. Riccio 8 agosto 2021 a 20:17 #

    Ecco, io l’ho sempre pensato che Camillo è un gran tipo. Voglio illudermi di avere occhio con le persone – e con i personaggi.
    Io vorrei essere un po’ come lui, darmi da fare per sistemare piccole cose con piccoli gesti ma a volte ho il sospetto di creare più casino che altro.

    (Bella e reale l’immagine della vestaglietta tormentata)

    R.

    • massimolegnani 8 agosto 2021 a 22:51 #

      in effetti Camillo tenta di aggiustare le piccole cose, non sempre gli riesce, ma questa volta credo che abbia fatto la cosa giusta.
      ciao Riccio 🙂
      ml

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