i disperati di Forte Alamo

30 Lug
c.calati

                                           

Erano in cinque a spartirsi i rami bassi delle querce che ogni pomeriggio cavalcavano scorticandosi le cosce per inseguire gli indiani o radunare le mandrie sperse. Ognuno di loro aveva il proprio ramo, sempre quello, a cui aveva dato un nome di poca fantasia, Fulmine, Turbine, Lampo,  Briciola. Antonio che aveva una cultura da Enciclopedia dei Ragazzi, aveva battezzato il suo: Potomac.

Potoma? Ma cos’è? Chiesero in coro gli altri, lui scrollò le spalle con sufficienza, un fiume americano che ha conservato l’antico nome indiano.

A Camillo Antonio stava proprio antipatico, ne sapeva e ne faceva sempre una più degli altri, e quell’una gliela faceva pesare come piombo. Insomma Antonio era un capo nato e ogni giorno Camillo sperava di potergli scaricare addosso i sei colpi della sua colt.

Un pomeriggio Antonio si presentò con in testa un buffo berretto di pelliccia con una lunga coda ad anelli, disse di averlo rubato a suo fratello maggiore. Oggi io sono Davy Crocket e voi i miei amici texani. Dobbiamo difendere Forte Alamo dall’attacco dei Messicani.  Di Davy Crocket qualcosa sapevano, almeno il nome, ma i Messicani? Avevano sempre diviso il mondo dei giochi in indiani e cowboy, che c’entravano i Messicani? Nessuno dei quattro però osò contestare la decisone del loro capo che, ormai calato nella parte, dichiarò: nonostante il nostro eroismo, prima di domani saremo tutti morti.

Così per settimane giocarono alla battaglia di Alamo e ogni giorno dovevano morire e restare stesi a terra, possibilmente immobili, mentre Antonio si prendeva l’intera scena, morendo per ultimo, naturalmente da eroe.

La cosa che più mandava in bestia Camillo era quel copione già scritto da cui non si poteva sgarrare: iniziavano a giocare e Davy Crocket subito ricordava agli altri che loro sarebbero stati sconfitti e uccisi. E così accadeva ogni volta, con buona pace della fantasia dei vecchi giochi dove fino all’ultimo non si sapeva chi avrebbe vinto e i cinque si chiedevano vinceremo noi o gli indiani?

Mezzo secolo per dimenticarsi di Antonio e dei giochi dell’infanzia e Camillo in effetti se ne era scordato da tanto tempo. Ma questo gioco gli tornò indietro come un boomerang nel modo più incredibile, sotto forma di incubo ripetuto quasi ogni notte nel momento più delicato della sua vita.

Sognava, Camillo, la battaglia, lo scenario era un fort Alamo rivisitato tra gli alberi dell’infanzia, i volti erano quelli degli amici di allora che però si alternavano come maschere a volti più recenti. Tutti, prima o poi, venivano colpiti da proiettili invisibili, chi in pancia, chi alla gola, Camillo in pieno petto.

Ferite che dovevano essere mortali, eppure nessuno moriva. Lui si guardava intorno e vedeva gli amici stesi per terra che uno dopo l’altro si rialzavano e riprendevano a combattere. Lui stesso sparava all’impazzata contro nemici senza volto (erano questi i “Messicani”?).

La nota fondamentale dell’incubo, quella su cui la sua psiche insisteva ossessivamente, era che non c’era alcun sollievo nella sopravvivenza, era solo un rinvio della morte. Ed era una constatazione così assoluta e disperata che ogni volta a quel punto Camillo si svegliava di soprassalto, angosciato.

In testa gli rimbombava l’antica frase, domani saremo tutti morti.

26 Risposte a “i disperati di Forte Alamo”

  1. franco battaglia 30 luglio 2021 a 14:36 #

    “Domani saremo tutti morti”. Ecco ‘sta bramosia di vivere l’oggi.. 😉

    • massimolegnani 30 luglio 2021 a 19:26 #

      sì, non dobbiamo smettere di giocare, di essere leggeri
      ciao Franco
      ml

  2. Keep Calm & Drink Coffee 30 luglio 2021 a 14:51 #

    Meccanismi della mente: partire da Davy Crocket e finire in Zombie …

    • massimolegnani 30 luglio 2021 a 19:29 #

      vero, la psiche pesca qua e là, tra cose che credevamo di aver dimenticato, per elaborare i sogni e, peggio, gli incubi.
      buona serata, Keep
      ml

  3. sibillla5 NADIA ALBERICI 30 luglio 2021 a 15:47 #

    Bellissimo anche questo!!

  4. vittynablog 30 luglio 2021 a 17:31 #

    Bella storia che fa rivivere le dinamiche dei giochi di quando eravamo mbambini. Anche noi prima di iniziare un gioco, decidevamo tutto prima. Le parti dei cattivi e dei buoni. Però si faceva una volta per uno ad essere buoni o cattivi! Forse se Camillo un pomerigio avesse fatto ” morire” all’improvviso Antonio, la frase ” domani saremo tutti morti” forse non lo avrebbe tormentato dopo tanti anni!!! Bel racconto, grazie! 🙂

    • massimolegnani 30 luglio 2021 a 19:34 #

      Camillo e soci stavano tutti dalla stessa parte, cowboy di solito.
      i nemici, indiani o messicani, erano un’entità astratta.
      forse, ma era quasi impossibile tirare una pistolettata ad Antonia, tra i bambini le gerarchie sono rigide e il capo carismatico è intoccabile 🙂
      grazie Vitty per l’apprezzamento
      ml

      • vittynablog 30 luglio 2021 a 20:00 #

        Be’ sai, noi eravamo in due, mia sorella Daniela, più grande di me di sette anni ed io. Rifacevamo le scene di cappa e spada che andavano tanto di moda nei primi anni sessanta. E facevamo a turno a fare la principessa rapita e salvata, ovviamente a cavallo, che era il sopra del letto matrimoniale. Che splendidi ricordi!!!!

      • massimolegnani 30 luglio 2021 a 21:01 #

        eheh la fantasia dei giochi è infinita e rende “logiche” le trame più irrazionali. L’importante è che i partecipanti siano sintonizzati sulla stessa lunghezza d’onda (e per voi, in due, era più facile!) 🙂

  5. Neda 30 luglio 2021 a 23:52 #

    Prima m’hai fatto pensare a “I ragazzi della Via Pal”, poi ai miei incubi ricorrenti, infine alla frase che diceva sempre mia madre: “…qua non ci resta nessuno, forse un giorno morirò anch’io”.

    • massimolegnani 31 luglio 2021 a 00:43 #

      beh, una frase simile l’ho scambiata l’altro giorno con mia sorella!!
      ma intanto, finchè non ci tocca, viviamo!
      buonanotte Neda
      ml

  6. unallegropessimista 31 luglio 2021 a 00:03 #

    Guardie e ladri

    • massimolegnani 31 luglio 2021 a 00:44 #

      anche, ma nel nostro caso soprattutto cowboy e indiani (o messicani!)
      ciao Allegro 🙂
      ml

  7. Bloom2489 1 agosto 2021 a 13:58 #

    Indubbiamente è un incubo angosciante e riconosco parole simili a quelle che ho appuntato in certi momenti, ma il tuo post non lascia angoscia, quello che arriva è una sorta di bellezza calma tra le righe…

    • massimolegnani 1 agosto 2021 a 15:52 #

      sono contento che dal brano ti arrivi una sorta di bellezza calma.. E per spiegare la contraddizione tra angoscia dell’incubo e “calma” del brano, mi viene in mente un’affermazione di Amos Oz: La vita fa rima con la morte (che è anche titolo di un suo bel romanzo).
      buona domenica, Bloom
      ml

      • Bloom2489 1 agosto 2021 a 16:12 #

        È un’affermazione che in apparenza può scandalizzare, ma che comprendo ed è estremamente semplice, come dovrebbe essere. Semplice, non triste, non angosciante, solo semplice.
        Buona domenica a te 🙂

      • massimolegnani 1 agosto 2021 a 16:24 #

        semplice! sono d’accordo 🙂

      • Bloom2489 1 agosto 2021 a 16:31 #

        🙂

      • massimolegnani 1 agosto 2021 a 20:38 #

        🙂

  8. newwhitebear 1 agosto 2021 a 21:50 #

    Questa volta Camillo torna bambino e con quello anche l’incubo di Antonio che è rimasto latente per cinquant’anni. Povero Camillo

    • massimolegnani 1 agosto 2021 a 23:04 #

      vero, è così
      è che c’è uno strano ponte inconscio tra episodi dell’infanzia ormai dimenticati e sogni inquietanti recenti.
      ciao GianPaolo
      ml

      • newwhitebear 1 agosto 2021 a 23:11 #

        con il passare del tempo si regredisce con i sogni.

      • massimolegnani 1 agosto 2021 a 23:52 #

        eheh, sì, inconsce regressioni 🙂

      • newwhitebear 2 agosto 2021 a 22:33 #

        si invecchia…

      • massimolegnani 2 agosto 2021 a 23:48 #

        eh sì, non c’è alternativa!

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