dialogo tra un architetto e un sognatore

5 Apr
c.calati

                              

Prima la pietra, poi il legno, quindi il mattone e a seguire il cemento, l’acciaio, il vetro. Non è una graduatoria ma la successione temporale nell’uso dei materiali da costruzione. Nella storia dell’architettura abitativa puoi leggere l’evoluzione dell’uomo.

Per me è anche una classifica delle mie preferenze, modificando appena il tuo elenco, primo è il legno, poi la pietra, e a seguire gli altri in ordine sparso. Un progresso che a me sembra una involuzione verso materiali e risultati sempre più freddi.

Fosse per te staremmo ancora nelle caverne o al massimo nelle palafitte.

Nelle caverne forse no, ma ammetto che ho nostalgia per le costruzioni semplici e i materiali umili, quando nei villaggi l’unico architetto era l’uomo, di solito anziano e carico di passata esperienza, che sapesse sistemare le pietre ad angolo e i tronchi ad architrave.

D’accordo, ma perché fossilizzarti a quel periodo? Da allora la tecnica edilizia si è evoluta, è diventata cultura, ricerca della bellezza. Guarda i grattacieli sempre più arditi, strutture di acciaio e vetro che con linee pulite svettano in cielo.

È una bellezza senz’anima, tecnicismo che mi lascia indifferente.

Anche nei secoli passati, accanto all’edilizia basale, contadina, che ti sta tanto a cuore, si sono sviluppate l’architettura religiosa e quella civile con opere mirabili. Le nostre città d’arte sono colme di chiese e palazzi dalla bellezza insuperabile. Prendi SanPietro…

San Pietro è “troppo” perché possa commuovermi.

Troppo cosa? Non capisco.

Troppo sontuoso, sfacciato, una soffocante affermazione di superbia. Troppo marmo, troppe statue, troppe colonne.

Ma è assurdo. San Pietro è il punto più alto toccato dall’architettura religiosa, non solo cristiana.

Io sono per l’estetica delle piccole cose. A dirla tutta spesso non sopporto i monumenti, il loro imporsi con prosopopea, la spocchia delle statue, gli obelischi, i mezzi busti, i colonnati, non sopporto il marmo, il bronzo e gli altri materiali nobili. Milano, Firenze, Roma le accomuno nell’accusa di un eccesso, che il Duomo è esagerato, il battistero troppo tondo ed è tronfia di trionfi la colonna di Traiano. Al trionfalismo preferisco le tracce minime di un’arte umile, ai palazzi medicei antepongo un casolare in pietra che da secoli resiste, alle cattedrali gotiche la pieve in tufo fuori porta, con la parietaria che le ricopre i muri e il cielo a sostituire il tetto che s’è arreso.

Il tuo minimalismo è puerile. Così ti poni fuori dai canoni estetici universalmente accettati.

Forse sei tu che rischi di restare ingabbiato in canoni preconfezionati che ti impediscono di cogliere la bellezza delle piccole opere. Io ho volutamente estremizzato dei concetti per rendere più chiara la mia posizione. Ma il punto fermo per me è che non c’è bellezza senza commozione.

Su quest’ultima affermazione sono in parte d’accordo con te, anche se non siamo fatti di sola emotività. La conoscenza e la cultura portano ad apprezzare la bellezza non meno della commozione.

Ecco, tornando all’elenco dei materiali, io ho scelto il legno proprio perché non necessita di particolari conoscenze per essere utilizzato, ma di una sensibilità adeguata a rispettarne nodi e venature.

E io scelgo il vetro e l’acciaio per i motivi opposti, è attraverso lo studio delle loro potenzialità che posso progettare cose ardite e belle. È una continua sfida all’impossibile.

Io non amo le sfide, la frenesia del fare, il voler superare a tutti i costi i limiti. Preferisco la contemplazione, stare lì a guardare ciò che c’è già, e più è semplice e puro e più l’ammiro.

40 Risposte a “dialogo tra un architetto e un sognatore”

  1. Keep Calm & Drink Coffee 5 aprile 2022 a 10:40 #

    Sono d’accordo con te.
    Il legno racconta.

  2. sibillla5 NADIA ALBERICI 5 aprile 2022 a 12:14 #

    anch’io sono d’accordo!!! legno e pietra!

  3. pino 5 aprile 2022 a 14:28 #

    La cosa bella di questo dialogo tra l’architetto e il sognatore è che il primo non sembra molto convinto della sua tesi, tuttavia la deve sostenere, altrimenti dovrebbe solo cambiare mestiere. In fondo anche lui – l’architetto – agli inizi era un sognatore, ma le circostanze della vita l’hanno poi portato da tutt’altra parte e si è dovuto adeguare alle nuove esigenze. Nel segreto del suo animo, però, ama svisceratamente quella casupola in mezzo al bosco, molto più dei grattacieli che progetta e costruisce.
    PS. – Che meraviglia quella casetta in pietra di cui sopra! Stuzzica quel monaco che vive dentro di me. Dimmi dov’è: la voglio comprare e lì ritirarmi per godermi il resto dei miei anni 😉

    • massimolegnani 5 aprile 2022 a 17:25 #

      effettivamente avrei voluto presentare queste due posizioni differenti con il distacco dell’arbitro, ma in realtà mi accorgo che all’architetto faticavo a fargli fare ragionamenti condivisibili. Così è risultato che nemmeno lui sembra credere a quello che dice 🙂
      (quella casetta di pietra è un sogno)
      ciao Pino
      ml

  4. Franco Battaglia 5 aprile 2022 a 14:30 #

    Ma questa splendida foto, non l’avevi già postata? Post che si ricollega ai miei ultimi miei viaggi: Dubai e Umbria, quasi da un eccesso all’altro, ma luoghi ricchi entrambi di architettura fantastica, che in Umbria resiste da millenni, a Dubai rischia, così come vengono cancellati grattacieli a New York per elevarne di più arditi. La pietra umbra, invece, umile, tosta e silenziosa, conserva maestosità anche se rudere. Bellezze diverse, ma hai ragione tu su una cosa: valide entrambe, se possono commuovere.

    • massimolegnani 5 aprile 2022 a 17:28 #

      innanzitutto mi complimento con la tua memoria e con l’attenzione con cui leggi- Sì, avevo già utilizzato quella foto per un altro post.
      ed è vero, leggendo il tuo post sull’Umbria e l’altro su Dubai mi sono sembrati esemplificativi delle due posizioni opposte di questo dialogo.
      ciao Franco
      ml

  5. Alessandro Gianesini 5 aprile 2022 a 15:24 #

    Per ascoltare, serve silenzio e predisposizione…

    Grazie, Massimo! 🙂

    • massimolegnani 5 aprile 2022 a 17:30 #

      concordo e aggiungo che anche la commozione è ingrediente necessario per ascolto e visione 🙂
      ciao Alessandro, grazie a te
      ml

  6. newwhitebear 5 aprile 2022 a 21:52 #

    mi è piaciuto molto questo dialogo di contrapposizione tra due modi diversi di concepire l’arte del costruire e non solo

    • massimolegnani 5 aprile 2022 a 22:12 #

      sì non è solo l’arte del costruire, quello è il punto di confronto ma le posizioni opposte dei due dialoganti si possono applicare a un più generico discorso sulla bellezza.
      ti ringrazio GianPaolo
      ml

  7. Cinzia* 5 aprile 2022 a 23:08 #

    io… finché posso… non rinuncio al legno… compresi i suoi tarli…
    bella anche la pietra…
    che con il calore della legna si potrebbero compensare…

    • massimolegnani 6 aprile 2022 a 10:23 #

      sì, compresi i tarli che sono la musica del legno 🙂
      ciao _Cinzia
      ml

      • Neda 7 aprile 2022 a 12:52 #

        Peccato che i tarli si portino al seguito lo scleroderma domesticum, un piccolissimo parassita, dalle sembianze di una formicuzza di pochi millimetri, velocissima, puzzolente che aveva l’abitudine di infestare e succhiare i tarli, ma poi ha scoperto che noi siamo più “abbondanti” (come quantità di massa corporea) e la nostra epidermide è più tenera di quella dei coleotteri. Del resto, prima o poi, faranno le abitazioni con qualche materiale adatto alle stampanti 3D, con sommo gaudio di chi non ama i prodotti naturali, scompariranno i tarli e lo scleroderma? Non credo, un po’ di legno in giro lo troveranno sempre.

      • massimolegnani 7 aprile 2022 a 18:00 #

        oh, lo scleroderma ha cancellato la poesia del tarlo!
        un sorriso, Neda
        ml

      • Neda 9 aprile 2022 a 11:09 #

        Lo scleroderma l’ho scoperto insieme ai tarli dei miei mobili “vecchi” e lui ha scoperto me! Ora ci controlliamo a distanza: quando lo vedo lo elimino, a volte è lui che mi lascia un “segno”. Difficile eliminarlo del tutto come è difficile eliminare del tutto anche i tarli.

      • massimolegnani 9 aprile 2022 a 11:22 #

        …ma i tarli non tento di eliminarli, mi piace il loro lavoro che dà una patina d’antico al legno 🙂

      • Neda 9 aprile 2022 a 11:58 #

        I miei non sono mobili antichi ma solo vecchi e di buchetti ne hanno tanti. Pensa che i mobili della mia camera da letto in legno di ciliegio, costruiti da un cugino di mia madre che era falegname, sono quelli in cui sono nata io più di settant’anni fa e i tarli attuali sono pronipoti di quelli di allora. All’inizio passavo il tempo a riempire i buchetti con siringa e antitarlo, poi gliel’ho data vinta. Faccio una pulizia annuale a tutti i mobili e poi che si arrangino.

      • massimolegnani 9 aprile 2022 a 12:01 #

        quindi i tarli ti hanno accompagnato nella vita, giusto lasciarli vivere 🙂

      • Neda 10 aprile 2022 a 17:50 #

        I tarli non mi danno fastidio, ma non sopporto lo scleroderma, puzzolente, fastidioso e sempre affamato.

      • massimolegnani 12 aprile 2022 a 16:06 #

        ora siamo d’accordo 🙂

  8. elettasenso 7 aprile 2022 a 18:04 #

    Sempre pienamente d’accordo con te. Viva il legno consumato e odoroso di camino e fuoco e fiamma. Viva i muri con le crepe della vita e le pietre segnate dal passo

    • massimolegnani 7 aprile 2022 a 18:13 #

      condivido tutto e in particolare mi piacciono le “pietre segnate dal passo”
      grazie Eletta, buona serata
      ml

      • elettasenso 7 aprile 2022 a 19:34 #

        Buona serata a te caro 🥀🥀🥀

  9. il viaggio del salmone 10 aprile 2022 a 19:59 #

    casette come quelle della foto sembrano quasi avere un’anima e, sicuramente, hanno storie da raccontare.
    cb

    • massimolegnani 12 aprile 2022 a 16:05 #

      sicuramente hanno storie da raccontare, sono d’accordo con te.
      ciao “salmone”
      ml

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