l’uomo che voleva smussare gli spigoli del mondo

9 Apr
by c.calati

                  

Camminava a scatti mentre procedeva per vicoli traversi, per accorciare il percorso diceva lui, per evitare la gente sostengo io. A guardarlo di profilo sembrava un geroglifico, tanto si teneva rasente i muri con quel suo mento aguzzo e quel braccio rinsecchito proteso in avanti a fendere una folla inesistente. Aveva passi frettolosi e fiato a sbuffi come temesse di perdere il treno e invece andava verso un luogo suo dove non esisteva ritardo.

Una costruzione bassa dalle ampie vetrate opache all’interno di un cortile, forse in passato era stato un garage o un magazzino, lui lo aveva adibito a laboratorio, ma non crediate che vi svolgesse una qualunque attività realmente lavorativa, tanto meno remunerata.

Entrava, accendeva la stufa a gas e, senza togliersi il cappotto, si sedeva su una poltrona sfondata che era stata di una vecchia zia. Tutta la fretta era sparita. Era capace di stare così delle mezz’ore a osservare, senza intervenire, la schiera dei suoi attrezzi e il materiale sparso sul bancone, pietre, pezzi di legno, ferri arrugginiti. Sembrava meditare sui destini del mondo o pregare un qualche dio che conosceva solo lui. Poi si alzava, si sfilava il cappotto, afferrava un oggetto tra quelle cianfrusaglie e, con la solennità di un chirurgo prima di un intervento a cuore aperto, sceglieva fra i tanti lo strumento adatto, una lima, una raspa, una piccola pialla o della semplice carta vetrata. Piallava, limava, raschiava per ore con l’unico obbiettivo di levigare il materiale ruvido che aveva tra le mani. Non gl’importava di dare all’oggetto una forma comprensibile o una parvenza estetica, non era uno scultore, gli interessava solo la sua superficie, che divenisse liscia come ghiaccio.

Camillo era un levigatore, o meglio uno smussatore indefesso di ogni asperità.

Conosco Camillo da tempo, una conoscenza saltuaria, mai approfondita, troppo schivo per natura lui, poco interessato alle sue stranezze io. Ma un giorno l’ho incontrato per strada e lui, di solito così sfuggente, mi ha invitato nel suo laboratorio. Pochi convenevoli mentre si camminava, difficile strappargli parole ovvie o discorsi impegnativi, e una volta arrivati lì si comportò come se io non ci fossi.

Ero strabiliato dalla frenesia che metteva nei gesti, sfregava, levigava, lucidava quasi con furore.

Un perfetto imbecille, la prima cosa che pensai vedendolo all’opera. Ma poi, standogli accanto, mi resi conto che non si trattava di frenesia, tantomeno di furore, era piuttosto un fervore, sì, c’era qualcosa di mistico nella sua azione. E allora gli chiesi perché lo fai, Camillo?

Tocca, mi rispose porgendomi il tubo di ferro su cui aveva appena lavorato. Era incredibilmente liscio, l’avrei definito di seta se avessi chiuso gli occhi e lasciato parlare solo i polpastrelli.

Devo correggere le asperità dei caratteri, non tollero la ruvidezza degli affetti, gli spigoli vivi di certi sguardi. Aveva occhi sereni e nessuna incertezza nelle parole, nessun timore che io potessi non capire. E io in effetti non capivo. Riprese delicatamente in mano il pezzo di ferro, questo era mio padre, uomo severo. Gli ho appena restituito la gentilezza che lui per timidezza nascondeva sotto i modi burberi.

Ora sì che divenne frenetico, per vincere le mie perplessità si mise a frugare nella confusione del bancone, mia madre, disse esultando come mi presentasse una persona e non una pietra ollare finemente levigata. Donna dolcissima, solo la perfidia di mia zia a volte le induriva i tratti del viso, che io ho restituito alla loro autentica morbidezza.

E continuò per un bel pezzo a tirar fuori dall’ammasso di rottami oggetti senza forma ma dalla superficie più liscia della guancia di un neonato. Erano conigli cavati dal cilindro, parenti, amici, gente sconosciuta a cui dava un nome e un breve resoconto mentre me li offriva al tatto. Quella stessa gente che lui in realtà sembrava voler evitare come la peste, diveniva sui suoi scaffali motivo di un affetto segreto, persone-oggetti da cui far emergere con un paziente lavorio gli aspetti migliori del loro carattere.

In ognuno di noi è presente in superficie qualche ruvidezza, qualche spigolo pungente, che io posso correggere.

Il suo farneticare mi metteva a disagio. Tanto per mostrarmi interessato presi dal mucchio un pezzo di legno biondo dove era evidente il passaggio meticoloso della lima. E questo?, gli chiesi accarezzando il legno.

Camillo sorrise, è Simona, rispose dando una spolverata al pezzo, quella dell’edicola qui vicino, in fondo a via Bellotti. È una brava ragazza, non fosse per le liti continue con sua madre. Ma ci sto lavorando. E con naturalezza m’indicò un sasso ancora grezzo, presumo fosse la madre nella logica distorta di Camillo. Lo afferrò e dimenticandosi di me si mise a raschiarlo con il consueto fervore.

Ne avevo abbastanza della sua follia, una pretesa assurda voler correggere il mondo, a questo modo poi!

Lo salutai un po’ brusco, lui nemmeno mi sentì, già immerso nei suoi progetti da don Chisciotte armato di sgorbia e carta vetro.

Tornai in strada e in via Bellotti mi fermai a comprare il giornale. Nel gabbiotto due donne, una giovane e l’altra meno, sorseggiavano una bevanda sorridendosi e scambiandosi confidenze. Le guardai a lungo come fossi stato al cinema, e stupefatto ripensai ai gesti mistici che Camillo aveva dedicato a quel legno e a quella pietra. Mi allontanai senza giornale per non interrompere il fragile idillio.

20 Risposte a “l’uomo che voleva smussare gli spigoli del mondo”

  1. Neda 9 aprile 2022 a 11:33 #

    Beh, questo pezzo, scritto superbamente come sempre, è quasi magico. Potresti chiedere a Camillo se avesse voglia di dare una bella levigata anche a Putin e a tutti gli altri come lui? Ciao, buon fine settimana.

    • massimolegnani 9 aprile 2022 a 11:44 #

      eheh, per Putin dovrebbe lavorare di lima e cartavetro giorno e notte per una settimana intera!
      grazie Neda, un sorriso
      ml

  2. Donatella Calati 9 aprile 2022 a 12:04 #

    Camillo ha superato se stesso coinvolgendoci nel suo fervore mistico. Quanta verità nel papà ferro e nella mamma pietra ollare. Mi piacerebbe entrare nel suo laboratorio, sicuramente riconoscerei molti suoi personaggi e magari in qualcuno mi specchierei

    • massimolegnani 9 aprile 2022 a 23:21 #

      che bello il tuo commento, Dona
      sì, nel suo laboratorio si può ritrovare chiunque.
      un abbraccio
      io

  3. pino 9 aprile 2022 a 12:21 #

    Certo, una cosa liscia, levigata, senza alcuna ruvidezza è piacevole al tatto, però io trovo che a volte è il difetto a renderla affascinante. Prendi per esempio quella casetta in pietra del tuo precedente post: se avesse avuto i muri lisci e perfetti, dritti sotto ogni angolazione, senza alcuna stortura, il tetto levigato e la porticina lucida senza asperità, l’effetto sarebbe stato certamente diverso e la bellezza sarebbe svanita, offuscata da un anonimo manufatto edilizio. In Giappone esiste una visione estetica del mondo che si chiama wabi sabi, secondo cui l’imperfezione è parte integrante della bellezza e si basa su tre semplici verità: “nulla dura, nulla è finito, nulla è perfetto”. E questo vale anche per le persone. Ma non dirlo a Camillo: potrebbe rimanerci male 😊

    • massimolegnani 9 aprile 2022 a 23:26 #

      concordo con te sulla bellezza dell’imperfezione, ma devo dirti che Camillo col suo levigare mirava ad altro ad altro che alla perfezione, desiderava solo migliorare il mondo 🙂
      ciao Pino, un caro saluto
      ml

  4. ilmestieredileggereblog 9 aprile 2022 a 15:32 #

    Davvero bello e poetico. C’è ne vorrebbero tanti di Camillo levigatore….

  5. Nemesys 9 aprile 2022 a 21:10 #

    Un racconto scritto molto bene che sa di una favola straordinaria e poetica!!! Bravissimo 👏👏👏

    • massimolegnani 9 aprile 2022 a 23:28 #

      sì, ho voluto raccontare una favola, bisogna sognare ogni tanto 🙂
      ti ringrazio molto,
      ml

  6. Keep Calm & Drink Coffee 10 aprile 2022 a 17:00 #

    Sempre BELLA la magia!
    E anche le ortensie nella foto non sono niente male!! 🙂

  7. newwhitebear 10 aprile 2022 a 23:29 #

    Il nostro Camillo è abile in tutto compreso lo smussare gli angoli mentre la voce narrante no. Anzi è incapace di tutti i lavori manuali

  8. Riccio 18 aprile 2022 a 10:43 #

    Eccolo, ero venuta a cercare proprio lui!
    Ce ne fossero di più al mondo, di “perfetti imbecilli” come Camillo, che rendono il mondo giorno dopo giorno migliore (non perfetto, ché forse non sarebbe neanche così interessante).

    • massimolegnani 18 aprile 2022 a 16:51 #

      sì, Camillo non per la perfezione, ma nel suo piccolo aggiusta (o tenta di aggiustare) un poco il mondo.
      un sorriso, Riccio
      ml

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