il vecchio che conosceva il mare

10 Lug
by web

                                

Albert, per quanto si sforzasse, non riusciva a immaginare il mare.

Ragazzetto smilzo di inizio Novecento senza arte né scarpe conosceva a malapena quell’angolo di Fiandre dov’era nato e il suo sguardo non andava mai oltre il profilo delle prime colline. Sapeva che esistevano distese d’acqua enormi, ma a questa enormità non era in grado di dare confini e consistenza.

Spesso, appena i lavori alla fattoria glielo permettevano, sgattaiolava fino allo stagno delle anatre, al di là della torbiera e lì, seduto su un bordo erboso, fissava l’acqua, increspando con la fantasia la sua superficie troppo ferma e cercando di moltiplicare all’infinito l’estensione per capirne la grandezza. Ma s’inceppava quasi subito nel calcolo, non arrivava che a figurarsi un laghetto appena un po’ più grande e un po’ più mosso. Allora stava lì inebetito, come a metà di un guado impossibile tra la voglia di sapere e l’incapacità d’immaginare. Poi la voce incarognita del padrone che gli prometteva cinghiate e calci in culo lo riportava ai suoi doveri. 

Una sera, mentre rigovernava le bestie, Albert vide una figura sulla paglia in un angolo buio della stalla. Gli si avvicinò brandendo il forcone. L’uomo rise: 

Ehi, ragazzo, di che hai paura? Ti sembro pericoloso? 

In effetti Conrad aveva un aspetto mite, capelli arruffati, barba bianca, per occhi due fessure acquose, abiti laceri e un puzzo non diverso da quello delle capre e delle vacche che gli stavano intorno. E quando rideva, come ora, mostrava una bocca mezzo sdentata, assai poco minacciosa. Aveva ripreso a sbucciare una pera, senza badare all’avanzare del ragazzo. 

Che ci fai qui? 

Per ora mangio una pera, poi ho intenzione di dormire al caldo delle bestie. 

Da dove vieni? 

Da Namur. Ma sono stato ovunque mi hanno portato le gambe e il cuore. 

Hai visto anche il mare? 

Certo, ragazzo. Sono stato marinaio sui vascelli per le Indie. 

Albert abbassò il forcone: 

Raccontami com’è. 

Conrad si pulì le mani nei pantaloni, rise e prese una specie di fisarmonica di legno con pochi tasti e il mantice in cartone. Si mise a suonare una musica strana, dapprima lenta e poi vorticosa, infine sommessa. 

Eccoti servito, ora lasciami dormire. 

Ma non mi hai detto niente! 

Ti ho portato al mare, scemo. Ma tu sei ancora bendato e sordo. 

Dai, dimmi qualcosa, fammi capire. 

No, voglio dormire. Avremo tempo quando tornerò da queste parti. 

Albert rimase lì appoggiato al forcone a guardare il vecchio che dormiva. In testa gli rintronava la musica, come il brandello di una stoffa sconosciuta. 

Conrad compariva senza preavviso, dopo un mese o un anno o per tre volte di seguito nella stessa settimana. Si stendeva sulla paglia, mangiucchiava qualcosa e come promesso raccontava il mare. Parole di stupore accompagnate sempre dalla musica. Le onde e la bonaccia, le coste scoscese, le spiagge con le palme, il nulla all’orizzonte, lo smeriglio del sale sulla pelle, la sete in mezzo a tanta acqua, i salti dei delfini, i voli sfiniti degli albatros, il sole la pioggia il vento, così diversi quando sei per mare, i mille colori dell’acqua, la noia lunga, il pericolo che arriva all’improvviso, e a volte dopo il pericolo, di noi restavano solo i relitti che lenti arrivavano a riva. Ogni parola accompagnata da un suono e da una smorfia che ora sottolineavano la malizia del marinaio che si fa femmina per necessità, ora il terrore degli uomini per le onde troppo alte, finiremo in pasto ai pesci, disse alla fine con occhi spiritati, e non si capiva se si trattasse di una previsione generica o se l’uomo fosse ancora immerso nel tumulto del racconto. Albert ascoltava sgranando gli occhi e poi non ci dormiva la notte a cercare di mettere insieme quei tasselli, gli mancava un piano solido su cui appoggiarli. Allora la volta successiva, che poteva essere il giorno seguente o mesi dopo, tempestava il vecchio di domande, le più disparate e le più ingenue: ma se avete sete non potete bere l’acqua del mare? Cosa vuol dire che il marinaio si fa femmina? Quanto è lontana l’altra sponda del mare? L’uomo non sempre gli rispondeva, quasi non volesse sciupare con troppi dettagli lo stupore confuso del ragazzo. Ma Albert aveva bisogno di comprendere, correva a guardare la chioma degli alberi piegarsi nelle giornate di vento e si chiedeva se allo stesso modo si piegassero gli alberi che reggevano le vele, guardava l’erba alta dei pascoli scompigliata dalle folate, sono così le onde? Guardava ma non veniva a capo di nulla. Confessò al vecchio di andare spesso allo stagno in cerca di una risposta, senza che questo lo aiutasse a capire. 

Lo stagno non ti serve. Guardati dentro e capirai. Aiutati col vento di questa notte che fa tremare le travi della stalla. Chiudi gli occhi, sei sulla tolda. Questo è lo stesso scricchiolio del legno del veliero, lo stesso gemito delle assi pressate dall’acqua e la banderuola sul tetto cigola allo stesso modo del sartiame. Ascolta i rumori e immagina una notte di tempesta in mare. Tu sei il mozzo al primo viaggio su questo bastimento che galleggia per miracolo.

Albert chiuse gli occhi mentre l’amico aveva ripreso a suonare. Incominciò a barcollare come gli mancasse il pavimento sotto i piedi. Beccheggiava ubriaco al suono ossessivo della fisarmonica. All’improvviso si afferrò alla bassa paratia che separava i cavalli dagli altri animali e vomitò la cena. Stava male ed era finalmente felice. 

Ahahah, questo è il tuo battesimo. Benvenuto a bordo, ragazzo. 

Conrad guardò divertito il ragazzo che si dimenava allegramente tra la paglia come se nuotasse. 

Quella notte non dormirono, troppe cose da raccontarsi. Perché ora anche il ragazzo raccontava e soprattutto ora “vedeva” con certezza ogni parola che l’uomo gli diceva, la distesa d’acqua piatta come l’olio più insidiosa delle mareggiate, perché se non c’è vento non ti muovi, stai lì, fermo e impotente, in mezzo al mare, la magia delle maree, devi aspettare che il mare si alzi tanto da sembrare un mostro prima di entrare in porto sennò t’incagli sui fondali, tutti i colori del mare, dal nero della notte al verde della bottiglia, dal blu del cielo al trasparente del vetro, e per ogni colore cavava una nota differente e precisa dal suo strumento, per il trasparente scelse la limpidezza del silenzio, solo occhi sbarrati che scrutavano il fondo del mare.

Il vecchio vagabondo sparì così come era apparso. Andato altrove o forse morto in un fosso poco lontano da lì, non aveva mai confessato al giovane amico il suo segreto: nemmeno lui aveva mai visto il mare. 

33 Risposte a “il vecchio che conosceva il mare”

  1. cathe b 10 luglio 2022 a 10:26 #

    Quanta bellezza in queste righe:
    … la fantasia unita all’empatia: miscellanea che rende vivide le parole (ascoltate o lette)
    … il mare
    … la tua capacità di raccontare non dissimile da quella del viandante narratore
    Plauso, come sempre 🙂
    cb

    • massimolegnani 11 luglio 2022 a 09:20 #

      grazie Cathe, hai centrato il punto cruciale del racconto, che voleva essere un elogio della fantasia e dell’empatia.
      buona giornata 🙂
      ml

  2. Neda 10 luglio 2022 a 13:23 #

    Sai, il tuo racconto, come al solito, mi ha fatto tornare in mente lontani ricordi. Il medico ci consigliò di portare la bimba al mare quando aveva due anni. L’Adriatico, si consigliava ai bambini. Preparai mia figlia facendole vedere illustrazioni del mare e anche qualche documentario. Quando arrivammo in spiaggia, la spiaggia di Rimini, la piccola sgranò gli occhi e trattenne il respiro, poi arrivammo sulla battigia e lei guardò il mare a bocca aperta, poi si coprì gli occhi con le mani, si girò e scoppiò in un pianto dirotto. Quando guardo quella foto cerco ancora di immaginare che cosa le sia passato per la mente in quel momento.

    • massimolegnani 11 luglio 2022 a 09:23 #

      come sempre piacevoli i tuoi ricordi innescati dai miei racconti.
      buona giornata Neda
      ml

    • Cesare 13 luglio 2022 a 10:15 #

      A me a due anni (figlio di marinaio costernato) la risacca mi terrorizzava, che mi prendesse i piedi trascinandomi dentro. Ma penso che forse tua figlia ebbe paura di quell’immensità.

      • Neda 13 luglio 2022 a 17:11 #

        Sì, l’abbiamo pensato anche noi, perché un conto è vedere il mare in immagine o alla TV e altro è trovarcisi davanti, soprattutto dopo una spiaggia immensa come quella di Rimini. Comunque poi ci si è divertita e siamo ritornati lì ogni anno per tredici anni.

      • massimolegnani 14 luglio 2022 a 09:56 #

        anche a me, da bambino, la sua immensità soffocava e qualcosa di questa sensazione mi è rimasta appiccicata anche da adulto.
        ciao Cesare
        ml

  3. Keep Calm & Drink Coffee 10 luglio 2022 a 17:15 #

    A nessuno dovrebbe essere negato il mare

    • massimolegnani 11 luglio 2022 a 09:25 #

      anche Albert la pensava così, avrebbe voluto conoscere il mare a tutti i costi 🙂
      ciao Keep
      ml

  4. newwhitebear 10 luglio 2022 a 17:53 #

    un bellissimo racconto dove la fantasia sopperisce alla realtà. Il vecchio insegnal giovane che basta osare con la mente e tutti i desideri si esaudiscono.

    • massimolegnani 11 luglio 2022 a 09:27 #

      molto piaciute le tue parole, sì è quello che dici il vero insegnamento di Conrad, liberare la fantasia, farle superare gli ostacoli della realtà.
      grazie GianPaolo
      ml

  5. Franco Battaglia 11 luglio 2022 a 11:36 #

    Che meraviglia la fantasia, e che bellezza leggerti mentre procuri immagini e sensazioni, dai mare e terra, di sogno ed emozione..e anche io viaggiavo per mare, spiavo orizzonti da scogliere fantastiche, solcavo oceani immoti affacciato da velieri immensi o semplicemente rinfrescavo i piedi con la risacca a solleticarli..ma ho navigato davvero, però mi immagino alla stessa maniera gettarmi con un paracadute in un cielo profondo, e precipitare in un sogno verticale.. tutto ad occhi aperti, volando come solo noi umani possiamo fare, anche seduti al pc.. grazie sempre!

    • massimolegnani 11 luglio 2022 a 12:00 #

      quanto mi piace il tuo commento e come tu abbia cercato di immagiare qualcosa che non hai fatto per vivere in pieno la fantasia suggerita dal racconto.
      grazie Franco
      ml

  6. Riccio 11 luglio 2022 a 22:40 #

    Conrad è molto bravo a raccontare, ti somiglia.
    Ha la pazienza che serve a raccontare bene una storia.

    (Sono in vacanza, vado a cercare Camillo)

    Ciao, ml!

    • massimolegnani 12 luglio 2022 a 10:32 #

      orgoglioso della somiglianza che mi attribuisci 🙂
      buona vacanza, Riccio
      ml

  7. elettasenso 13 luglio 2022 a 08:50 #

    Bellissimo racconto 🌼

  8. Miriam Sol 13 luglio 2022 a 23:46 #

    Sono tornata dopo tanto tempo a leggerti, pensavo ” In questo tempo arido, dove non piove ed è tutto secco, ho bisogno di qualcuno che sappia raccontare dell’acqua. Troverò sicuramente qualche traccia in quel che m.l. scrive”. Non dico fossero queste le parole precise, ma questo l’intento. Ed il primo brano che trovo parla del mare, o più precisamente del saperlo immaginare, raccontare, farlo immaginare agli altri!

    • massimolegnani 14 luglio 2022 a 09:49 #

      mi commuove il tuo ritorno, Miriam, a cercare fiduciosa l’acqua da me.
      un caro saluto
      ml

      • Miriam Sol 14 luglio 2022 a 14:11 #

        Anche a te! Ciao! Beh la fiducia non è stata disattesa, un intero mare ad attendermi!

      • massimolegnani 15 luglio 2022 a 12:10 #

        grazie Miriam, un sorriso

  9. Miriam Sol 13 luglio 2022 a 23:53 #

    Mi sembra di averlo già letto questo racconto in una delle tornate di Mi metto in gioco oppure su Scrittura fresca, non ne sono sicura, si parlava di mare, mi aveva colpito perché tu sei un uomo d’acqua dolce ed era un’eccezione che tu scrivessi del mare. Potrei però sbagliarmi. Racconto poetico, un inno alla fantasia e all’immaginazione che spesso si accendono solo se qualcuno innesca la scintilla o condivide con noi.

    • massimolegnani 14 luglio 2022 a 09:52 #

      sì, può essere, è un racconto che viene da lontano, forse da “mi metto in gioco” 🙂
      è vero preferisco l’acqua dolce di fiumi e laghi, mi è più vicina, il sale l’aggiungo io quando pedalo sui suoi bordi 🙂
      ciao Miriam
      ml

  10. whitebutterfly 15 luglio 2022 a 23:47 #

    Complimenti! Uno scritto bellissimo che fa immaginare. Un sorriso, Lila

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