come papaveri tra il grano

4 Ago
dal web

                               

Ci sono suoni belli, nascosti come fiori nel deserto o papaveri tra il grano; suoni appena percettibili che mi piace emergano tra i rumori chiassosi di città. Il tintinnio delle tazzine che vengono appoggiate sul bancone, possibilmente in marmo, o accatastate in pile pronte all’uso, e quell’altro, suo parente stretto, quando il metallo del cucchiaino incontra la ceramica del piatto per un suo non utilizzo chè il caffè si beve amaro, o tocca il bordo della tazzina a rimescolar lo zucchero, chè il caffè deve essere addolcito.

Sono suoni sottili ma molto acuti che per un istante superano il chiacchiericcio fitto e lo scalpiccio dei passi in via Palestro. Ho udito fine, più dell’olfatto, quel tintinnio che identifico preciso mi seduce più dell’aroma, fino ad attirarmi nel locale a gustare un caffè o guardare almeno gli altri berlo.

Altri suoni, quelli di campagna, hanno bisogno del silenzio intorno (in fondo il silenzio non è altro che lo spazio libero in cui possono affiorare i suoni), il fischio festoso del merlo all’alba e a sera nell’ora del crepuscolo, e, in piena notte, il verso dell’assiolo, quasi un cigolio reiterato, come una banderuola arrugginita mossa dal vento. A dirlo sembra sgradevole, ma ripetuto all’infinito è una nenia che addormenta.

Ci sono suoni, poi, che volutamente fraintendo in un autoinganno confortevole. Il trattore in un campo lontano ha il borbottio del barcone a motore che solcava lento l’orizzonte prima d’incagliarsi sulla spiaggia a vendere mirabolanti conchiglie. E allora c’era l’altro suono che forse percepivo solo io, si sente il mare, dicevo a mia mamma portando una grossa conchiglia all’orecchio, e non era un autoinganno questa volta, ci credevo veramente. Mia sorella maggiore, già saggia da bambina, rideva e cercava di spiegarmi l’effetto della turbolenza dell’aria nelle volute della conchiglia. Ma io, rapito dal suono del mare, non l’ascoltavo.

22 Risposte a “come papaveri tra il grano”

  1. Cesare 4 agosto 2022 a 15:40 #

    Comuni esperienze che solo il poetico prosatore racconta sulla nuvoletta elettronica del blog.

  2. vittynablog 4 agosto 2022 a 16:28 #

    Quando il silenzio ci porta dolci melodie!!! Bellissimo post, mi hai fatto sognare un mondo pieno di suoni amichevoli!!!! ❤ ❤ ❤

    • massimolegnani 5 agosto 2022 a 08:43 #

      ma in effetti ci sono i suoni amichevoli, solo che spesso sono sommersi da quelli molesti.
      buona giornata Vitty
      ml

  3. ilmestieredileggereblog 4 agosto 2022 a 16:34 #

    Ho un assiolo che mi accompagna nel sonno tutte le notti…. se smette… mi sa che non non mi addormento…. in compenso, le cicale d’estate fanno un baccano incredibile…. eppure, dopo un po’, quasi le dimentico…

  4. newwhitebear 5 agosto 2022 a 17:19 #

    Il predominio dell’udito sull’olfatto fa gustare i suoni più degli odori.
    Suoni gradevoli e sgradevoli ma pur sempre suoni.

  5. Cinzia* 6 agosto 2022 a 00:31 #

    il suono più bello che ci accompagna ogni giorno…è il battito del nostro cuore…

    • massimolegnani 6 agosto 2022 a 09:12 #

      hai ragione, ma per sentirlo occorre un silenzio assoluto e uno sguardo rivolto a sè 🙂
      buongiorno Cinzia
      ml

  6. cathe b 6 agosto 2022 a 08:08 #

    c’è un suono dolce che hai dimenticato: quello delle parole come le tue in questo pezzo così poetico.
    Buonbeldì 🙂
    cb

    • massimolegnani 6 agosto 2022 a 09:13 #

      ohh, che squisita gentilezza!
      grazie Cathe, passa una buona giornata 🙂
      ml

  7. Neda 6 agosto 2022 a 09:01 #

    Proprio di “suoni”, anzi di rumori, parlavo ieri sera con un amico. Qui da noi, siamo a pochi chilometri dagli aeroporti di Ghedi-Montichiari (quello militare di Ghedi e quello civile, destinato ai cargo che trasportano merci di Montichiari e che distano fra loro un chilometro in linea d’aria e da noi meno di dieci chilometri). Gli aerei, tutti, quando passano rasenti ai nostri tetti e cercano di trascinarsi dietro le tegole, sono in fase di decollo, oppure di atterraggio. Di giorno le evoluzioni dei Tornado, sempre all’ora di pranzo e di cena e a tavola non senti una parola di quello che viene detto. Di notte, intorno a mezzanotte, per più di un’ora, si alzano i cargo, in convoglio, uno dietro l’altro e allora sui nostri tetti sembra che passino le fortezze volanti dell’ultima guerra, quel rumore sordo, continuo, frastornante. La linea ferroviaria è stata interrotta per due mesi e di notte ci lavorano, un cantiere aperto lungo tutto il villaggio e noi siamo anche un paese fortemente agricolo, perciò, di notte, circolano trattori e mietitrebbia nei campi che circondano il villaggio. Il tutto condito dagli ululati dei cani che non riescono a dormire…figurati noi… io cerco di cullarmi al suono di una misera cicala che si lamenta su un albero fuori dalla mia finestra.

    • massimolegnani 6 agosto 2022 a 09:16 #

      è una fatica improba riuscire a sentire la cicala in mezzo a quel frastuono!
      mi spiace per le tue notti da incubo, quasi mi vergogno di udire suoni piacevoli 🙂
      un abbraccio, Neda
      ml

      • Neda 6 agosto 2022 a 09:39 #

        No, anzi, mi ha fatto molto piacere leggerti. Per conciliarmi il sonno, aspettando che il frastuono cessi, leggo sempre qualche cosa di molto, molto noioso, così, alla fine, il cervello si assopisce.

      • massimolegnani 6 agosto 2022 a 10:15 #

        è un sistema intelligente 🙂

      • Neda 6 agosto 2022 a 11:34 #

        Anche perché arrabbiarsi non serve a nulla.

      • massimolegnani 7 agosto 2022 a 15:35 #

        vero!

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