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una ruota tira l’altra

18 Set

photo by c.calati

                                            Una ruota tira l’altra

Quando si pedala in compagnia, le ruote della bici si trovano a metà strada tra le ciliegie che invitano a prenderne ancora e le mani che una lava e aiuta l’altra.

Mi ha sempre affascinato il sincronismo dei cambi quando una ruota deve andar davanti e con fatica tirare le altre.

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a seguire ancora la riga gialla

20 Ago
c.calati

                                              

Per qualche anno è stato un vanto usare solo l’energia delle mie gambe in bici, mentre gli altri erano già passati all’aiuto elettrico. Come un pavone a far la ruota dietro a tre struzzi, tenevo la mia ruota dietro a quelle dei miei amici sfruttandone la scia. In fondo ero già elettrico anch’io, per interposte bici, che con loro davanti a tagliarmi l’aria raggiungevo velocità per me inimmaginabili senza il loro poco volontario supporto. Questo in pianura, con mio spasso e loro scorno,  ma quando c’era da salire a loro bastava aumentare la potenza del motore per piantarmi in asso e aspettarmi in cima, freschi e rilassati, io che arrivavo stravolto e senza fiato. Ma anche in quel momento, agli inviti irridenti degli amici a usare una bici facile come la loro, opponevo un rifiuto intransigente, orgoglioso dei miei muscoli ormai fiacchi.

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inseguendo il fresco

19 Giu
c.calati

                                                        

I nostri laghi alpini hanno la bellezza di essere circondati dalle montagne, come piccoli mari di Liguria o un minimo Tirreno giù in Calabria. Ma qui non è la Sila o il Giogo di Toirano a far corona all’acqua, sono rilievi tozzi, spesso senza nome, a incombere a strapiombo sulla costa, senza nulla di minaccioso. Assomigliano le rocce alle dita delicate di un gigante. Fanno ombra alla strada, i monti, si riflettono nell’acqua e danno un senso di refrigerio già al solo pensiero di salire ai loro boschi. Un’ascesa scoscesa che nella semplificazione della  mente diventa un andare senza sforzo. Ma non è mai così: a piedi o sui pedali la conquista del fresco costa sudore, non c’è un motore, oltre quello del tuo corpo, che faccia per te il lavoro sporco della fatica. È il controsenso del ciclista, per non sudare più, prima devi sudare tanto e a lungo.

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lasciatemi sbagliare

5 Mag
by c.calati

                                                  

È successo il luglio scorso, una giornata da subito afosa con un cielo coperto da nuvoloni che sembravano non sapere cosa fare, se amalgamarsi e scrosciare o separarsi e lasciar perdere. Il meteo dava temporali in arrivo sulla zona dei laghi, e io giusto tra due laghi sarei voluto andare, l’Orta e il Maggiore, per affrontare la salita del Mottarone che altre volte mi aveva fatto penare. Ma oggi mi ero svegliato con le gambe buone e lo spirito battagliero, condizione insolita, da cogliere al volo, più potente delle nuvole. Così mi preparo, infilo la bici in macchina, e parto alla volta dell’alto novarese (o il basso verbanese? Il medio vercellese?).

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pista ciclopedonale

26 Apr
c.calati

                                              

Ci sono tratti di percorso, soprattutto nei pressi dei paesi, in cui devo condividere il tracciato con tanta gente a piedi, che peraltro ne ha diritto quanto me. Se escludiamo le persone che chiacchierano affiancate in quattro o cinque strascicando i piedi e poi si piantano lì in mezzo come fossero in centro all’ora dell’aperitivo, gli altri, quelli che corrono o marciano o anche solo che camminano ma con un piglio da attività sportiva,  quelli mi piacciono e li ammiro tutti.

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il viaggio breve

30 Mar
c.calati

                                                  

Le isole del Baltico, i canali di Francia, su e giù per il Danubio, le cime prestigiose delle Alpi, il vento d’Olanda, la Selva Nera, quella Boema, l’Istria, la Corsica, i laghi padani, le valli svizzere. Le ho pedalate tutte le strade dell’Europa e tutto ricordo con piacere, le emozioni e le stanchezze, le risa e la malinconia, che quella me la porto appresso come una seconda pelle, ovunque vada. Ma c’è stato un altro viaggio, piccolo e breve, che nella memoria conserva un posto a parte, privo di tristezze, denso di affetti.

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7 momenti A pedali

23 Mar
by c.calati

                                                

                                                               Andare

Pedalare è un po’ imparare e un po’ morire, ha detto qualcuno. Non l’ha detto? Bè, avrebbe dovuto, perché in bicicletta c’è sempre un mondo da conoscere, volti da ricordare, errori da ripetere, come mai fatti. Quasi fatali.

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ma perchè salire?

6 Mar
c.calati

                                              

Me lo chiedo tutte le volte che mi spolmono sui tornanti di strade solitarie che non finiscono mai. Che cosa mi porta a salire oltre l’anagrafe e i muscoli infiacchiti? Non ho uno spirito che ambisca ad elevarsi, semmai ama stare a contatto con la terra, smuoverla, frugarla come fa il verme in cerca di sorprese. Né ho la tendenza a competere, sai il confronto con il rischio di soccombere, tant’è che in queste occasioni sono sempre solo. Eppure ci deve essere qualcosa che mi spinge, nessuno mi costringe a salire con una fatica illogica fino al punto in cui la resa o la conquista della cima hanno il medesimo sapore amaro della troppa sofferenza.

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ibrida

4 Mar
dal web

                                                              

Ibrida, dicono con spregio gli incopetenti e gli invidiosi, hai ‘na roba da pensionati che non è nè carne nè pesce, non puoi andare veloce sull’asfalto, non puoi fare evoluzioni tra rocce e boschi.
Mentre pedalo attorno al Lago di Costanza, sto immaginando un batti e ribatti con miei ipotetici detrattori. Ho validi argomenti per difendere la mia scelta: se la confronti con la bici da corsa, magra da far paura, o con la mountain-bike, piccola e rozza,  la bicicletta da cicloturismo è più affidabile, mi porterebbe in capo al mondo se solo avessi gambe a sufficienza. E poi è bella, ha un’estetica impareggiabile. Il carico le slarga il retrotreno come fosse il poderoso posteriore di una puledra e le appendici del manubrio rivolte verso l’alto sembrano corna nobili d’antilope. Cavalco un animale affascinante. Cerco di coinvolgere il mio socio:
Mauri, lo sai che mi sembra di cavalcare uno strano anim….
Pedala, Massimo, che è già tardi!
Maurizio è un pragmatico, non spreca parole e fiato. Non è che non sappia condividere le mie fantasie, ma non è il momento; siamo in aperta campagna e il rischio di non trovare da dormire aleggia sulle nostre biciclette.

Ma a me piace la sottile ansia delle cinque della sera, quando ti accorgi che il sole e le forze stanno calando inesorabilmente. È come vedere le ultime sequenze di un film, l’apprensione che ti prende appena prima del lieto fine che sai per certo che ci sarà, perchè un buco per dormire lo troviamo sempre. Ma prima c’è il patema. E oggi il patema è consistente, abbiamo già bussato inutilmente a parecchie pensioni, alberghi, gasthaus senza trovare una camera libera. Incomincio a temere di aver sbagliato film.
Arriviamo in un paese sperso tra le colline e la risata grassa di un oste più ciarliero degli altri ci raggela:
Di Pentecoste? Impossibile trovare da dormire se non si è prenotato.
Ma che è ‘sta pentecoste?
Ho un vago ricordo dei tempi delle elementari di una festa che cadeva un giovedì di primavera e un brivido mi corre per la schiena.
Mauri, possibile che i tedeschi abbiano ancora quella festa che noi abbiamo abolito da vent’anni?!
Già! Ecco perchè oggi c’era tanta gente sul lago, pur essendo metà settimana!

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il cigno

25 Feb
c.calati

                                                                 

L’ho incontrato una mattina, ai primi di febbraio, quando il tempo era ancora pieno inverno, freddo, nebbia e tanto umido, e io pedalavo, più per puntiglio che per piacere, lungo l’alzaia del canale. Avevo pensieri cupi come corvi che nemmeno la bicicletta riusciva a diradare, deleterio il perfetto coincidere tra il malessere interiore e quello atmosferico.

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