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di mongolfiere e bolle di sapone

11 Apr
by web

                                        

Camillo stava lì sprofondato in una poltrona, avvolto nel panciotto giallo di suo nonno, incongruo, lui più del panciotto, come un reperto storico, sempre lui, in mezzo a cose nuove. In effetti per la casa andava e veniva tanta gente nuova, chi con un bicchiere in mano, chi stringendo tra le mani i fianchi di una donna, chi discutendo a spanne di massimi sistemi. Lui li guardava scorrere e mai fermarsi. Emise un lungo sospiro, tipo lo sfiato di una vecchia caldaia necessario per non scoppiare, la caldaia, lui semmai si afflosciava.

Che poi…, disse.

E tacque.

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l’albero

18 Mar
c.calati

                                                              

Camillo non voleva risultare inopportuno, perciò si tratteneva dal dire ma taceva a stento, per quanto lui di solito nel silenzio ci sguazzasse.

Passeggiavano sul limitare di una pineta, ma a lui sembrava di essere solo, lei gli era accanto unicamente per educazione, ne era convinto, quelle cortesie che si usano verso chi è ritenuto ormai vecchio e inoffensivo. E vecchi si può apparire anche a cinquant’anni, se si ha di fronte una persona di venti o poco più. Fremette di rabbia e desiderio perché avrebbe voluto essere amico della ragazza, darle qualche consiglio e magari qualche cattivo esempio, piccole ribalderie sconsiderate, azzardi fuori luogo.

Così procedevano in silenzio, interrotto ogni tanto da frasi banali tra formalismo e impacci. Gli sarebbe piaciuto parlarle in gaelico o in swahili in modo da trasmetterle solo le emozioni e non le parole che sono sempre a rischio, meno sono vaghe più sono pericolose. Ma sarebbe stato tempo perso, lei non avrebbe colto l’atmosfera, e poi lui non conosceva quelle lingue esotiche, a malapena l’italiano.

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di passaggio sulla terra, di passeggio sulla neve

16 Feb
c.calati

                              

Dicono che sia superficiale, Camillo, incapace di ragionare e dar ragione, dedito all’ozio più che al vizio, lo spostarsi fiacco dalla poltrona al letto, insensibile ai doveri, invisibile alla vita. Sprecato, insomma, il suo passaggio sulla terra. Ma non è così. Forse più che di terra è questione di terreno e territorio.

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il mondo oltre la collina

23 Gen
by c.calati

            

Camillo, mentre guidava senza meta nella pioggia, l’andatura lenta e i vetri appannati a isolarlo in una bolla, immaginava di superare il Monferrato, valicare l’Appennino, puntare deciso verso il mare per raggiungere una verginità di volti e borghi da fare suoi.
A dir la verità lui non amava il mare, tanto meno la Liguria, così difficile da ritrovare autentica tra gli aperitivi di Alassio e i condomini anni 60 di Camogli, quello che inseguiva era altro dai luoghi che sapeva. Sperava di arrivare oltre la pioggia, appena prima della costa, alla quiete di panni stesi nei paesi da un lato all’altro della strada, ai colori differenti delle case, ocra o rosso pompeiano un po’ scrostati, alle imposte verdi aperte verso il basso come palpebre annoiate, al bianchetto al banco di un oste con la barba di tre giorni e un sorrisetto consapevole. Quanto è distante il mare? gli avrebbe chiesto, dopo un silenzio sufficiente, contando su una risposta che non fosse di chilometri e mere indicazioni su una carta stradale. E l’oste l’avrebbe accontentato: Quel che basta per non vederlo ma saperlo appena oltre. Qui a sera arriva il sale, sperso nell’aria come nell’acqua della pasta.
Camillo, allora, con il bicchiere in mano, sarebbe andato fin sulla porta, scostando le listarelle di brutta plastica sgargiante: nella piazzetta ormai in ombra quattro ragazzetti inseguivano un pallone tra pugni e parolacce urlate per sembrare grandi, da qualche punto indefinito irrompeva una musica sguaiata, pochi corvi volteggiavano gracchiando dove avresti voluto vedere dei gabbiani, una ragazza di troppa carne e poca stoffa portava in giro un ombelico tremolante. Spettacoli incresciosi di piccole indecenze.

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le parole, preziose pietre

16 Gen
photo by margherita calati

Camillo trema allo spreco di parole, saluti-auguri-sputi-lazzi e Curiazi, come fossero risorse inesauribili e non le pietre preziose che lui pensa, pietre da conservare in cofanetti foderati di raso rosso e da mostrare raramente, solo a occhi amici.

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la tabellina dell’otto

14 Dic

                                              

Era un uomo senza un’età ben definita e ne andava scioccamente fiero. A essere più precisi, di età ne aveva sin troppe, tutte discordanti tra loro, tanto che alla fine non sapevi quale potesse essere la giusta.

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zucchine e zucconi

3 Dic
c.calati

                              

Forse era stata la somiglianza tra le due parole o forse il reiterare l’antico rito di disporre file ben ordinate, fatto sta che mentre sistemava con una cura maniacale le fette di zucchine sulla piastra rovente gli tornarono in mente i primissimi tempi a scuola.

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l’equazione della bellezza

11 Nov
photo by margherita calati

                              

Camillo uscì dalla questura con un nulla di fatto. Non aveva identificato, mescolata ad altre figure, l’autrice del furto che aveva subito qualche tempo prima: era stata una questione di attimi, lui che stava rientrando in casa, lei una spallata a buttarlo a terra per aprirsi la via di fuga. Era stato colto talmente di sorpresa da non essere stato nemmeno capace di gridare al ladro, e men che meno alla ladra, anche se si era accorto subito che si trattava di una donna, nonostante questa avesse un berretto calato sulla fronte e una sciarpa tirata fin sugli occhi. Ecco, quegli occhi azzurri e spiritati li avrebbe riconosciuti fra mille, per questo aveva sporto la denuncia sebbene dall’appartamento non fossero stati sottratti oggetti di valore, spiccioli dimenticati sul tavolo, un paio di occhiali da sole, qualche vecchio cd e poco alto.

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un viaggio a nord del cuore

16 Ott

                           

Capitava lì non più di una volta ogni due o tre anni, portatovi dal caso, così almeno gli sembrava, come un relitto che cavalca inconsapevolmente l’onda fino a riva. Altri avrebbero scritto andava in vacanza una volta ogni tanto. E avrebbero sbagliato. Una vacanza è qualcosa di pianificato, richiede una meta e un programma di viaggio, tutte cose che Camillo evitava accuratamente, perché lui aveva innanzitutto bisogno di ingannarsi: tutto doveva succedere per caso.

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l’umiltà della pietra

29 Set

c.calati

Tutto era nato da un errore, quello che chiamiamo il caso della vita.

Camillo avrebbe dovuto recarsi per lavoro alla diga in costruzione in Valle Anzasca per verificare una spesa per il calcestruzzo che non gli tornava (ragioniere nella ditta appaltatrice raramente si muoveva dal suo ufficio, questa volta però doveva controllare sul posto quantitativi e spese) ma incredibilmente, fidandosi della sua  memoria distratta e diffidando del navigatore, aveva imboccato una valle sbagliata, vicina e parallela all’altra. Continua a leggere