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in fondo, ti ho pensata

24 Apr
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by c.calati

 

 

 

Al di là del colle faticoso e verdeggiante si apre la valle, anfiteatro spoglio in pietra chiara e solitudine che subito precipita in un abisso stretto, scavato nei millenni dall’acqua che ora scorre quasi placida sul fondo. Il vento da tempo ha tolto ossigeno alle piante, non un albero ha resistito sui contrafforti di roccia aspra e poca terra, solo cespi di ginestra e ciuffi di erbe ruvide e odorose. Continua a leggere

g l i c i n e

11 Apr

by c.calati

 

Ogni aprile mi paralizza il suo colore. Continua a leggere

di vagando

7 Apr

by c.calati

 

 

 

 

 

Questa ostinazione a possedere spazio e tempo come fossero i tesori dell’avaro, quando sono solo degli abbagli, un guardare le dita al posto delle lune.

Insopportabile. Continua a leggere

orto(m)orto

4 Apr

by c.calati

 

 

Braccia strappate all’agricoltura, dicono a spregio di roba scritta male. Beh, io ci ho provato a tornare alla terra, con l’umiltà dei limiti miei di penna e vanga. Continua a leggere

note a margine della campagna francese

22 Mar

by c.calati

 

 

Le siepi di rovi e di rosa canina che separano un verde dall’altro, la pietra calcarea tra ocra sbiadito e marrone biancastro, che uguale ritrovi nelle rocce lontane e nelle scaglie impilate ai muretti che a secco ti corrono a lato in un precario equilibrio che regge da secoli, i platani alti che fanno ombra al sentiero che segue il canale Continua a leggere

per punito

16 Mar

photo by c.calati

 

 

 

 

 

Su, a letto!

Ma non per punito!?, affermavo, esclamavo e interrogavo allo stesso tempo, cercando chiarezza negli occhi e nella bocca di chi mi stava intorno.

E loro subito ridevano.

Io m’incupivo, non m’importava di abbandonare il gioco o l’ascolto delle chiacchiere in cerchio degli adulti, ma era fondamentale per me sapere la motivazione di quel perentorio invito a letto. Continua a leggere

uomini e cani

10 Mar

by t.legger

 

 

Mi capitava di incrociarlo sullo stradone tra Strambino e il Grevellino, non sapevo chi fosse ma mi colpivano la capigliatura argentea e l’aria pacifica con cui pedalava su una bicicletta da passeggio, io sempre a pestare sui pedali come volessi distanziare la mia ombra. Non lo conoscevo eppure ci scambiavamo un cenno di saluto, io un movimento secco del mento lui un elegante arco a mano aperta. Continua a leggere