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una ruota tira l’altra

18 Set

photo by c.calati

                                            Una ruota tira l’altra

Quando si pedala in compagnia, le ruote della bici si trovano a metà strada tra le ciliegie che invitano a prenderne ancora e le mani che una lava e aiuta l’altra.

Mi ha sempre affascinato il sincronismo dei cambi quando una ruota deve andar davanti e con fatica tirare le altre.

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qui in campagna la notte quasi tace

7 Set
by c.calati

Devi tendere l’orecchio e non dormire per udire i piccoli rumori che si fanno suoni sommessi, il pigolio degli uccelli in sonno e il soffio d’ali del gufo in caccia, l’acqua quieta nel canale e la brezza tra le foglie che assomiglia a una leggera pioggia.

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a seguire ancora la riga gialla

20 Ago
c.calati

                                              

Per qualche anno è stato un vanto usare solo l’energia delle mie gambe in bici, mentre gli altri erano già passati all’aiuto elettrico. Come un pavone a far la ruota dietro a tre struzzi, tenevo la mia ruota dietro a quelle dei miei amici sfruttandone la scia. In fondo ero già elettrico anch’io, per interposte bici, che con loro davanti a tagliarmi l’aria raggiungevo velocità per me inimmaginabili senza il loro poco volontario supporto. Questo in pianura, con mio spasso e loro scorno,  ma quando c’era da salire a loro bastava aumentare la potenza del motore per piantarmi in asso e aspettarmi in cima, freschi e rilassati, io che arrivavo stravolto e senza fiato. Ma anche in quel momento, agli inviti irridenti degli amici a usare una bici facile come la loro, opponevo un rifiuto intransigente, orgoglioso dei miei muscoli ormai fiacchi.

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la consolazione del salice

4 Ago
t.legger

                                           

Questo luglio così orribile è finito, ma non ha finito il suo ragno di intrecciare la mala tela. Cattura vittime e tesse drammi, il mio è stato il primo, sembrava enorme, ma in questo breve tempo di tragedie altrui è diventato il male minore. Una consolazione che non consola ma stordisce.

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rileggendo emmeelle

22 Lug
photo by c. calati

                                           

(In questa estate già di per sè strana, e per me ferma a fermentare, ripenso a un luglio di pochi anni fa in Provenza. Rileggo un brano di allora perché ho bisogno di rivivere quell’esperienza come stesse accadendo ora.)

Sono salito al Col du Canadel.

Vabbè, se guardate sulla cartina la sua (misera) altitudine,  dovrei  vergognarmi tanto è basso, anziché parlarne come si trattasse di un’impresa epica. 

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gorgheggi e gargarismi

4 Lug
c.calati

         

Al primo chiarore, mentre i galli ancora dormono, i merli salutano il nuovo giorno con un cinguettio di poche note reiterate che rimbalzano da un uccello all’altro, in un vero virtuosismo da contralto.

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inseguendo il fresco

19 Giu
c.calati

                                                        

I nostri laghi alpini hanno la bellezza di essere circondati dalle montagne, come piccoli mari di Liguria o un minimo Tirreno giù in Calabria. Ma qui non è la Sila o il Giogo di Toirano a far corona all’acqua, sono rilievi tozzi, spesso senza nome, a incombere a strapiombo sulla costa, senza nulla di minaccioso. Assomigliano le rocce alle dita delicate di un gigante. Fanno ombra alla strada, i monti, si riflettono nell’acqua e danno un senso di refrigerio già al solo pensiero di salire ai loro boschi. Un’ascesa scoscesa che nella semplificazione della  mente diventa un andare senza sforzo. Ma non è mai così: a piedi o sui pedali la conquista del fresco costa sudore, non c’è un motore, oltre quello del tuo corpo, che faccia per te il lavoro sporco della fatica. È il controsenso del ciclista, per non sudare più, prima devi sudare tanto e a lungo.

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analfabetismo floreale

22 Mag
by t.legger

                                           

Amo contemplare i fiori, le distese infinite di giallo nei campi e la singola corolla dai petali così particolari, ma spesso non so dare loro il nome, anche il più semplice.

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frutta e verdura

15 Mag
dal web

                                                      

Al sabato mi alzo prima del solito perché è giorno di mercato e voglio andare per tempo a procurarmi frutta e verdura. Mi rivolgo sempre alla medesima bancarella tenuta da degli immigrati bengalesi. Il capo-banco, un tipo piccoletto magro magro con una faccia poco rassicurante che sembra intagliata nel legno, quando mi vede arrivare e appoggiare la bici a una pianta lì vicino mi saluta con un Ciao grande (!), poi si volta verso un suo schiavo e gli dà ordine, a voce alta che tutti sentano, di servirmi subito che sono suo amico.

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ruminanti

12 Mag
dal web

                                                     

Sono la mucca che nella stalla riflette sui fatti della sua giornata. L’unico dato rilevante è stata l’erba strappata al prato con indolente frenesia, su questo adesso medita cavandola dal fondo del sacco addominale. Mastica quieta ciò che ha già mangiato, riconosce ogni filo d’erba replicando il piacere del pasto.

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