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in un pomeriggio d’inverno

15 Gen
c.calati

                                          

Le pietre di un muretto a secco scaldate dal sole e riparate dal vento contro cui appoggiarsi mangiando un panino al prosciutto, le strade minori prive di auto per percorrere tratti di via francigena e scoprire piccoli borghi nascosti a un passo da casa, due bici assistite a rendere morbido lo sforzo sui pedali e liberare gli occhi dalla fatica, un cielo terso così raro e invernale da far invidia al Manzoni, anche se non siamo in Lombardia, un baruccio fuori mano che rivela in cantina tesori di tome, bottiglie, salumi, da farne razzia, le brevi pareti di roccia che scure si stagliano sul verde dei prati a far da palestra a tanti appassionati, una poiana che volteggia in alto col suo lamento di fame, un albero nudo, solitario, in mezzo alla terra appena solcata, immortalato dall’ultimo sole.

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in una mattina d’inverno

10 Gen
t.legger

                                              

Il vantaggio dell’inverno è che non devi fare levatacce per vedere l’alba. Cammino verso la Dora nella campagna addormentata mentre alla mia sinistra il sole si affaccia timido tra le colline.

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requiem

7 Gen
c.calati

                                                     

Il vento separa i corpi, li sparpaglia alla rinfusa attorno al marmo aperto. Il freddo affila i nostri volti, ci impallidisce i tratti a cera sfatta.

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A zero pedalare

13 Dic
by c.calati

                                        

Prima era un telo impermeabile che l’avvolgeva sul terrazzo a proteggerla dal freddo, quest’anno è un locale riscaldato che tratta la nuova bici da regina e la nasconde al mio rimorso che da un mese preferisco la poltrona ai suoi pedali e i piedi li tengo spesso sotto il tavolo ad abbuffarmi come avessi pedalato. Me lo rammenta con severità il diario elettronico delle uscite, che a dicembre è desolatamente vuoto.

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brevissime d’autunno, nr.2

29 Nov
c.calati

È un’alternanza di giornate di sole che invitano all’aperto con giorni di pioggia che mi trattengono al chiuso ad apprezzare la stufa e i colori lucidi degli alberi da guardare al di là dei vetri.

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alla fine ci ho provato anch’io

26 Nov
c.calati

                                   

Oltre alla soddisfazione di veder nascere  dalle mie mani un cibo quotidiano che solitamente compro al supermercato, mi affascina questa catena tutta al maschile di amici che si sono trasmessi l’un l’altro una piccola sapienza.

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viaggio leggero

20 Nov
c.calati

                                             

Credo che ognuno abbia un gesto ripetuto o un hobby o un’azione a cui è abituato che finisce per assimilare come schema mentale di comportamento anche in altre occasioni.  Insomma, una specie di palestra in cui si allena alle evenienze della vita.

Per qualcuno è la scacchiera dove apprende dagli alfieri le traiettorie oblique e dalla regina le strategie audaci, per altri è la tavola da imbandire che lo porta a trovare la giusta collocazione per ogni cosa, oppure un orto ben curato che suggerisce simmetrie mentali.

Io come palestra ho la preparazione del bagaglio e la disciplina che questo mi impone.

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Ilaria e i lecci

11 Nov

c.calati
c.calati

                                                         

L’ho incontrata tardi, solo ora, questa città che credevo secondaria ed è meravigliosa essenza di Toscana. Ma forse la mia è l’età giusta per capirla, da giovane sarei andato veloce tra i vicoli e le piazze per immagazzinare in fretta i luoghi letti sulla guida. Ora ho il passo lento, mi soffermo agli angoli e alle pietre, mi guardo intorno e ogni sguardo è uno stupore.

Ilaria, pallido marmo, il più bel volto femminile di una città che scopro simile a lei, il giro delle mura come il cercine di stoffa che le contorna il capo.

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brevissime d’autunno

30 Ott
c.calati

                                        

Muta in autunno di continuo la graduatoria estetica delle piante, oggi è in testa il cipresso calvo, domani forse sarà il pruno.

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con le mani in pasta

28 Ott
c.calati

                                                          

Ci vuole un folto pelo sullo stomaco se la pasta in cui si muovono le mani sono gli affari più o meno loschi degli squali finanziari, una vita passata a pasteggiare e a patteggiare.

Ma se la pasta è quella vera a cui dar vita con le mani, allora occorre unicamente un bicchiere di buon vino a lato dell’asse da lavoro per mantenersi maschi nonostante i gesti plateali da massaia.

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