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farneticando

23 Set
c.calati

                                                                    

Certe cose che scrivo non sono mai finite, peggio di una fabbrica del Duomo in milionesimo o di una Sagrada Familia in miniatura, soprattutto se mi sono appassionato a scriverle e mi ha soddisfatto il risultato. C’è un controsenso che mi perseguita, perché più mi sembra sia riuscito bene un brano e maggiore sento il bisogno, dopo qualche tempo, di modificarlo. Non è la ricerca di un’inesistente perfezione, è l’ossessione di trovare parole che meglio dicano quello che ho dentro, ma non so che cosa ho dentro, un’emozione senza forma, una cianfrusaglia di sentimenti arrugginiti, che pretendo diventi chiara agli altri.

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impresa disperata*

9 Set
by c.calati

                                       

Quella lettera è brutta, difficile da scrivere e sembra pure zoppa, priva com’è della terza gambetta.

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indovinelli

26 Ago
c.calati

                                             

Due teche, le differenzia una gambetta, conservano liquidi simili, stesso colore rosso intenso, assai diversa la sostanza.

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come papaveri tra il grano

4 Ago
dal web

                               

Ci sono suoni belli, nascosti come fiori nel deserto o papaveri tra il grano; suoni appena percettibili che mi piace emergano tra i rumori chiassosi di città. Il tintinnio delle tazzine che vengono appoggiate sul bancone, possibilmente in marmo, o accatastate in pile pronte all’uso, e quell’altro, suo parente stretto, quando il metallo del cucchiaino incontra la ceramica del piatto per un suo non utilizzo chè il caffè si beve amaro, o tocca il bordo della tazzina a rimescolar lo zucchero, chè il caffè deve essere addolcito.

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Frida

29 Lug
c.calati

                                                        

Erano poche centinaia di metri da percorrere in salita dalla fermata della corriera fino a casa sua, ma a quell’ora c’era un sole basso e feroce che non gli lasciava scampo. Camillo sbuffava e inveiva a bassa voce contro l’estate torrida, e anche contro Frida, se lo stava seguendo da presso. Perché a volte ad attenderlo alla fermata c’era lei, con lo sguardo torvo.

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la terza cascata

4 Lug
c.calati

                                    

Per una volta ho rinunciato ai pedali per privilegiare i piedi, riscoprire il piacere faticoso del passo di montagna, poggiare lo scarpone sul terreno con un piccolo tonfo ritmato, la bella cadenza che più lenta non si può, e misurare il tempo in metri guadagnati all’altitudine, duecento all’ora è il limite che sfioro.

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ore a rovescio (r)

27 Giu
c.calati

L’ascensore esterno che dalle mura della cittadella porta direttamente alla piazzetta dell’INPS è già salito e sceso tre volte senza che nessuno sia entrato o uscito dalla cabina. Un uomo solo al comando della pulsantiera schiaccia il tasto per la risalita o la discesa prima che si aprano le porte. Una specie di dirottamento del mezzo senza ostaggi né spargimenti di sangue, c’è un unico passeggero a bordo, e ha bisogno di stare solo.

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una vita da blogger

19 Giu
by c.calati

                                     

Solo ora mi accorgo che ad aprile scorso erano passati dieci anni da che ho aperto il blog, il mio primo e unico. Non è stata una dimenticanza casuale, è che patisco le ricorrenze, i compleanni in particolare: alla mia età, più che di gioia, sono spesso motivo di pensieri amari sul tempo che fugge e su altre ovvietà avvilenti.

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in una mattina di luce

12 Giu
c.calati

                                       

Poche in un anno, ci sono mattine di luce e di cielo in cui anche le piccole cose sembrano grandiose.

Ti affacci appena sveglio al verde e le quattro piante del giardino ti sembrano un bosco sconfinato che nasconde misteri e promesse. E allora cammini sull’erba, ti inoltri nell’ombra e ogni passo diventa uno sguardo nuovo su dettagli che credevi di conoscere.

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domande sciocche tra Vangelo e sport

29 Mag
dal web

                                                      

Secondo Matteo, d’accordo, ma primo chi è arrivato?

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