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qui in campagna la notte quasi tace

7 Set
by c.calati

Devi tendere l’orecchio e non dormire per udire i piccoli rumori che si fanno suoni sommessi, il pigolio degli uccelli in sonno e il soffio d’ali del gufo in caccia, l’acqua quieta nel canale e la brezza tra le foglie che assomiglia a una leggera pioggia.

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Nuca Nuda

17 Ago
c.calati

                                                   

Si era seduta sul divano del salotto vestita di tutto punto, un abito d’organza che la copriva fino alle caviglie, guantini di filo a nasconderle le mani.  Non mancava un cappellino all’inglese con la veletta sugli occhi. Per vezzo, per gioco, o per andare controcorrente al mondo, nulla di lei era scoperto, sembrava uscita da un dagherrotipo di fine ottocento.

Lui seduto su una poltroncina posta di fronte la guardava sconfortato.

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l’ago Maggiore

12 Ago
t.legger
c.calati

                                           

Che poi, si sa, è tutta una questione di cruna del l’ago: che tu sia cammello o  colonnello senza gobbe, più questa è grande e più hai qualche probabilità di passarci e di salvarti, sai quando si dice ce l’ha fatta per il rotto della cruna (non è così che si dice? Non importa, andiamo avanti).

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analfabetismo floreale

22 Mag
by t.legger

                                           

Amo contemplare i fiori, le distese infinite di giallo nei campi e la singola corolla dai petali così particolari, ma spesso non so dare loro il nome, anche il più semplice.

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nuvole grasse

20 Apr
c.calati

                                               

Ho voglia di nuvole basse, quel grigio uniforme che accorcia la terra dal cielo, la luce soffusa, radiosa, non sole non luna, che illumina e annulla le ombre alle cose,

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una cosa alla volta

17 Apr
c.calati

                                              

Mi devo rassegnare, non sono una donna. Hai presente quegli esseri alieni che si dipingono le unghie e intanto friggono i calamari, parlano al telefono, sbucciano una mela, scrivono un post e la lista della spesa (a volte per non perdere tempo unificano post e lista), fumano un cigarillo, bevono una birra,  e in tutto questo agire non sbagliano una mossa?

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il vino, il pane e le parole (5?)

8 Apr
c.calati

                                             

Una trasvolata atlantica, pionieri come Lindbergh, una migrazione di anatre stremate, un peregrinare medioevale sulla via francigena, dov’è più facile morire che arrivare vivi a Roma.

È questo il nostro viaggio.

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tra l’asino e il maiale

20 Mar
c.calati

                                            

Il mastodonte che ci portiamo dentro, i pesi asfittici e insensati, quel carico d’affanni ricordi e nullità, sai i detriti che il fiume raccatta in giro, quando è gonfio d’acqua e d’ira, e  che si trascina a denti stretti fino al primo ponte e lì, smarrito, si soffoca da solo. Un suicidio che diresti ben riuscito.
Ecco, io, al contrario, vorrei essere ruscello sottile e lieve e vivo, per quanto sia tortuoso il mio percorso, e non quel fiume ingordo e scriteriato. Vorrei viaggiar leggero ma non so scrollarmi di dosso il peso dell’eccesso come l’asino la soma, lotta, s’impunta, scorreggia e scalcia che sembra DonChisciotte, ma poi s’arrende sotto i colpi di bastone e riprende rassegnato il suo sentiero.

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ma perchè salire?

6 Mar
c.calati

                                              

Me lo chiedo tutte le volte che mi spolmono sui tornanti di strade solitarie che non finiscono mai. Che cosa mi porta a salire oltre l’anagrafe e i muscoli infiacchiti? Non ho uno spirito che ambisca ad elevarsi, semmai ama stare a contatto con la terra, smuoverla, frugarla come fa il verme in cerca di sorprese. Né ho la tendenza a competere, sai il confronto con il rischio di soccombere, tant’è che in queste occasioni sono sempre solo. Eppure ci deve essere qualcosa che mi spinge, nessuno mi costringe a salire con una fatica illogica fino al punto in cui la resa o la conquista della cima hanno il medesimo sapore amaro della troppa sofferenza.

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il cigno

25 Feb
c.calati

                                                                 

L’ho incontrato una mattina, ai primi di febbraio, quando il tempo era ancora pieno inverno, freddo, nebbia e tanto umido, e io pedalavo, più per puntiglio che per piacere, lungo l’alzaia del canale. Avevo pensieri cupi come corvi che nemmeno la bicicletta riusciva a diradare, deleterio il perfetto coincidere tra il malessere interiore e quello atmosferico.

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