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il beccamorti

18 Feb

c.calati

 

 

Gustavo aveva un volto emaciato, come se ne vedono in giro a frotte alla fine di ogni guerra, e occhi torvi e naso ricurvo, una specie di uncino piantato lì, come per caso, in mezzo alla faccia.
Di lui si dicevano le cose più turpi.
Erano vere?
Non lo so. La maldicenza non ha bisogno della verità per diffondersi, le basta che sia credibile l’accusa. E guardando Gustavo, in effetti, ritenevi credibile ogni cosa. Continua a leggere

il senso dell’andare

13 Feb

c.calati

 

 

Il lago la Grigna il traghetto il dettaglio della ruota il cielo incerto. È tutto quello che si vede nella foto.

Il freddo la fatica  gli errori la soddisfazione la stanchezza. È ciò che c’è e non si vede.

Due giorni in giro a pedalare.

Dirne di più sarebbe ripetere parole già dette troppe volte.

Ma poi c’è il senso dell’andare, un concetto che ancora tengo  avvolto nel mistero. Continua a leggere

qualcosa di nuovo

9 Feb

c.calati

 

 

La sua mimica facciale assomigliava a una fiumara calabrese. Impetuosa, violenta, fuori dagli argini, dopo un temporale primaverile, e totalmente inespressiva, svuotata,  un faccione inutilmente ampio, durante la siccità estiva. Mai un’espressione che fosse di equilibrio tra i due estremi, mai un…

L’uomo stette per lunghi istanti in bilico sulla frase incompiuta Continua a leggere

la (im)perfezione (2° edizione)

3 Feb

c.calati

 

 

Giacomo Ferletti, professore di matematica e geometria alla scuola media di Trausella, era arrivato da qualche giorno, ma ancora non era sceso a mare. La pensione si trovava a mezza costa, circondata da castagni e roverelle e carezzata mattino e sera da un venticello tiepido. Dalla terrazza lo sguardo dominava il golfo.

La padrona, servendogli la colazione all’ombra di un pergolato, gli chiese se quello sarebbe stato il giorno buono per una nuotata. Il professore, costernato, dovette farsi ripetere due volte la domanda, prima di comprendere la sua parlata così chiusa. Allora fece un sorriso un po’ colpevole, accennando un no con la testa:

– Devo ancora prendere possesso dei luoghi, studiare le geometrie del golfo, comprendere i venti, capire le correnti.

– ‘Na nuotata dovete fare, mica il varo di una nave.

La donna fece una risata massiccia alla propria battuta e si allontanò scuotendo più volte la testa. Continua a leggere

la vicina sconosciuta

30 Gen

c.calati

 

 

La incrociava raramente, avevano orari e abitudini differenti. E poi c’era quella stranezza per cui quando l’utilitaria della donna era parcheggiata nella corte lei spesso era assente, così almeno supponeva Camillo guardando le ante sprangate in pieno giorno. Al contrario gli capitava di vedere la vicina affacciata alla finestra mentre il suo posto-auto era vuoto. Continua a leggere

se solo gli allocchi sapessero sorridere

11 Gen

c.calati

 

 

A vederlo così, con quel sorriso un poco ebete dipinto in faccia e una borsa ambigua in mano, sembra un citrullo, ma Camillo è nel mezzo di una roba strana che gli è appena capitata. Continua a leggere

noi non siamo buoni, siamo bravi*

3 Gen

c.calati

 

 

In seconda elementare lo avevano bocciato e trasferito d’ufficio alle Differenziali, una istituzione comunale che raccoglieva i bambini differenti, cioè non in grado di seguire il normale corso di studi. Camillo che viveva in un costante annebbiamento mentale, una nuvoletta di confusione che lo accompagnava ovunque, non comprese la portata del cambiamento e non si accorse dell’etichetta umiliante che con quel gesto gli avevano appiccicato addosso. Continua a leggere