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farneticando

23 Set
c.calati

                                                                    

Certe cose che scrivo non sono mai finite, peggio di una fabbrica del Duomo in milionesimo o di una Sagrada Familia in miniatura, soprattutto se mi sono appassionato a scriverle e mi ha soddisfatto il risultato. C’è un controsenso che mi perseguita, perché più mi sembra sia riuscito bene un brano e maggiore sento il bisogno, dopo qualche tempo, di modificarlo. Non è la ricerca di un’inesistente perfezione, è l’ossessione di trovare parole che meglio dicano quello che ho dentro, ma non so che cosa ho dentro, un’emozione senza forma, una cianfrusaglia di sentimenti arrugginiti, che pretendo diventi chiara agli altri.

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la carriola

3 Set
c.calati

             

Bisogna dirlo, Diego Petrilli era piuttosto arrogante. Non una cattiva persona nel complesso, ma i tanti anni vissuti all’Olivetti come ingegnere d’alto profilo gli avevano inculcato un’esagerata fede nella tecnologia e nell’efficienza che lui, una volta ritiratosi in campagna, aveva tradotto in uno sguardo di superiorità, non del tutto involontario, nei confronti dell’arretratezza dei suoi compaesani.

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dimenticare Tallin

19 Ago
t.legger

                                    

Sofi era l’unica che masticasse un poco d’italiano in quella città del Baltico, in un Nord che mi era sconosciuto, vagamente in alto a destra.

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la trappola

11 Ago
dal web

                              

Sono un tipo sedentario, pigro per legittima difesa.

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come papaveri tra il grano

4 Ago
dal web

                               

Ci sono suoni belli, nascosti come fiori nel deserto o papaveri tra il grano; suoni appena percettibili che mi piace emergano tra i rumori chiassosi di città. Il tintinnio delle tazzine che vengono appoggiate sul bancone, possibilmente in marmo, o accatastate in pile pronte all’uso, e quell’altro, suo parente stretto, quando il metallo del cucchiaino incontra la ceramica del piatto per un suo non utilizzo chè il caffè si beve amaro, o tocca il bordo della tazzina a rimescolar lo zucchero, chè il caffè deve essere addolcito.

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Frida

29 Lug
c.calati

                                                        

Erano poche centinaia di metri da percorrere in salita dalla fermata della corriera fino a casa sua, ma a quell’ora c’era un sole basso e feroce che non gli lasciava scampo. Camillo sbuffava e inveiva a bassa voce contro l’estate torrida, e anche contro Frida, se lo stava seguendo da presso. Perché a volte ad attenderlo alla fermata c’era lei, con lo sguardo torvo.

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la quajetta

23 Lug
photo by c.calati

                                                 

Per festeggiare il mio ingresso a pieno titolo nell’organico dell’Ospedalino, sono stato invitato al tradizionale pranzo della quajetta che i dipendenti organizzano ogni primavera. Credevo si trattasse di un risotto con le quaglie, piatto un po’ pesante ma sopportabile anche dal mio stomaco cittadino.

Mi sbagliavo, e di molto.

Non credo che arriverò vivo al termine della quajetta

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dialogo tra un turista jet e un ciclista minimal

17 Lug
t.legger

         

Allora, cosa hai fatto di bello questa settimana?, chiede Giacomo, ma si capisce dalla faccia arricciata che gli interessa poco la risposta. Domanda per avere di rimbalzo l’occasione di raccontare che cosa ha fatto lui.

Sono stato in una valle non lontana da qui, quasi nascosta e poco frequentata perché la strada s’inerpica ripida e sconnessa. Io poi avevo pure la tenda legata sopra lo zaino, quindi è stata davvero una fatica! Ma, arrivato su, c’è un pianoro dalla bellezza spartana. Camillo gesticola, fa un gesto ampio con la mano come disegnasse la piana nell’aria. Una prateria sconfinata con attorno boschi e più lontano cime scintillanti. Ho appoggiato la bici a un palo e ho proseguito a pie…

Giacomo lo interrompe, già annoiato:

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il vecchio che conosceva il mare

10 Lug
by web

                                

Albert, per quanto si sforzasse, non riusciva a immaginare il mare.

Ragazzetto smilzo di inizio Novecento senza arte né scarpe conosceva a malapena quell’angolo di Fiandre dov’era nato e il suo sguardo non andava mai oltre il profilo delle prime colline. Sapeva che esistevano distese d’acqua enormi, ma a questa enormità non era in grado di dare confini e consistenza.

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ore a rovescio (r)

27 Giu
c.calati

L’ascensore esterno che dalle mura della cittadella porta direttamente alla piazzetta dell’INPS è già salito e sceso tre volte senza che nessuno sia entrato o uscito dalla cabina. Un uomo solo al comando della pulsantiera schiaccia il tasto per la risalita o la discesa prima che si aprano le porte. Una specie di dirottamento del mezzo senza ostaggi né spargimenti di sangue, c’è un unico passeggero a bordo, e ha bisogno di stare solo.

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