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Albergo Fiorucci

3 Lug

c.calati

 

 

 

 

Vittorio Fiorucci aveva una faccia da topo e un animo da artista. Del roditore aveva gli occhi vispi, una barbetta ispida e un muoversi a scatti imprevedibili, come un topino di laboratorio di cui peraltro possedeva anche la taglia contenuta. Dell’artista la vena innata e il sogno di suonare in un locale sui Navigli a Milano. Continua a leggere

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di sentinella

26 Giu

c.calati

 

 

È venuto il capitano, all’inizio del turno, a tastarmi il morale e a ricordarmi i doveri. Il capitano è giovane e in carriera, di gradi recenti e baffetti curati, è di quelli convinti che la sola presenza, il suo ruolo, non certo l’esempio, esaltino la truppa e lo esentino dal fare. La truppa? Ci sono solo io a dovermi esaltare e grazie non posso, ho troppo da fare, se vuol favorire.  Continua a leggere

un mese dopo

16 Giu

automat (Hopper)

 

 

Si era portato una sigaretta alle labbra, come ancora gli capitava di fare nei momenti di tensione. Ma che tensione poteva esserci nel ricordarsi di un non-avvenimento? Lei gli era tornata in mente senza motivo, a un mese di distanza, con una prepotenza che non riusciva ad arginare.

La sigaretta continuava a penzolargli spenta dal lato destro della bocca, mentre ripensava a quell’incontro fortuito. La rivide proiettata nello specchio mentre lui, con un gomito appoggiato al bancone del bar, rigirava il cucchiaino nella cioccolata come in una ferita aperta. Non ricordava più quale fosse la ferita, Camillo le rinnovava di continuo con un autolesionismo involontario che lo sconcertava.  Continua a leggere

ho incontrato uno svizzero felice

9 Giu

 

 

 

 

Per prima cosa, appena alzato, spalanca vetri e ante della finestra che dà sul lago. A quell’ora l’aria è pungente anche in primavera ma per nulla al mondo rinuncerebbe a quel primo sguardo di tacita benevolenza sulla piazzetta, ai pochi passanti che ha imparato a riconoscere ad uno ad uno, ai platani frondosi che fanno vagamente Francia, al lambire del lago i gradoni di ciottoli, ai cigni presuntuosi come guardie giurate nel pattugliare la riva, allo scuolabus che raccoglie i cinque o sei bambini del paese come una chioccia i suoi pulcini. Konrad abbraccia con gli occhi i dettagli della scena che si replica identica ogni mattino e la guarda come fosse un’eterna novità. È la conferma quotidiana di aver fatto, due anni prima, la scelta giusta: abbandonare Basilea troppo opprimente, smettere i panni dello svizzero modello, tutto lavoro, perbenismo e soldi, chiudere conti e conoscenze e andare verso sud per essere se stesso. Continua a leggere

un vecchio fresco di giornata

7 Giu

c.calati

 

 

Ogni tanto mi sbattono in missione in questo posto sperso, sapete quando, come unica indicazione, vi dicono “in fondo a destra” e voi camminate per un corridoio stretto, poco illuminato, e poi girando a destra e trovate una stanzetta squallida, giusto poco più che nulla. Ecco, lì mi tocca andare una o due volte al mese a combattere la noia più che le malattie, che sono sempre meno quelli che si rivolgono ad un ospedale così piccolo. E la noia è una brutta bestia di cui non ti puoi fidare, ti tradisce non appena ti sei adattato al suo ritmo sonnacchioso. Ti tradisce e ti sbatte in prima linea quando meno te l’aspetti, come un’amaca che prima ti culla e poi ti ribalta a terra. E tu ti senti come un riservista tenuto in naftalina fino ad un momento prima dell’attacco.  Continua a leggere

non svegliare il can che dorme

29 Mag

by c.calati

 

 

 

 

Un tempo mi spedivano una volta ogni decina di giorni a fare un turno di 24 ore in un ospedaletto periferico. Non ero un mercenario ma truppa regolare, carne da macello o da riposo a seconda di come giravano le cose, sonnacchiose come un deserto dei tartari o vorticose come una grande guerra. È a quel periodo che risale questa pagina di diario romanzato. Continua a leggere

fate una cosa intelligente

13 Mag

photo by c.calati

 

Di Omero Malaguti nel quartiere dicevano che era fiacco.

Avessero avuto maggiore proprietà di linguaggio avrebbero detto che era amorfo, perché probabilmente è questo che intendevano, la sua era mancanza di forma e di costrutto. Naturalmente aveva una sua fisionomia e qualcosa negli anni aveva costruito, ma dava l’idea di attraversare la vita come fosse liquido, acqua che prende la forma della brocca o del bicchiere, acqua che ci guardi attraverso in trasparenza. Continua a leggere