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un ritratto in quattro tempi

13 Lug

by web

 

 

L’aveva vista, pochi tavolini più in là, sorbire un tè e addentare con grazia golosa pasticcini alla crema. L’amico gli parlava ma Amedeo non lo ascoltava più, era completamente immerso nei gesti accurati della giovane borghese, gesti che in un’altra donna avrebbe bollato come leziosi, il nettarsi le labbra con un tovagliolino candido, l’accenno di un sorriso educato alle parole dell’amica, la mano portata al collo in una minima apprensione. In lei invece notava una tale simmetria tra lineamenti e gesti, una così perfetta corrispondenza tra la mimica contenuta e la volubilità espressiva del viso (bastava un minimo corrugare la fronte per modificare radicalmente lo scenario di quel volto) che Amedeo non aveva resistito a lungo. Osservava la donna e già la vedeva prendere forma sulla tela. Così si era alzato di scatto e, ignorando lo sguardo esterrefatto dell’amico, si era diretto al suo tavolino:
Le mandorle dei suoi occhi, l’avorio del collo…esigono un ritratto. Lei dovrebbe posare per me. Continua a leggere

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occhi sottili

24 Giu

by web

 

 

Aveva occhi sottili come le feritoie di un capanno di caccia. Continua a leggere

canale di Borgogna, chiusa 43

9 Giu

photo by m. pescarmona

 

 

 

 

Era una di quelle mattine di mezzo aprile in cui l’aria ancora frizzante costringe al soprabito e alla sciarpa che poi ingombreranno il braccio per il resto della giornata. L’uomo, seminascosto dietro la casupola scalcinata a ridosso della chiusa, studiava il da farsi. E intanto osservava la ragazza seduta al sole sull’erba. Accanto a lei un fagotto di cenci mal lavati. Un filo d’erba stretto tra i denti e gli occhi serrati contro il bagliore della luce le davano un aspetto imbronciato. Non era bella, un volto dai tratti contadini e un corpo che doveva essere piuttosto tozzo, per quanto, così da seduta, fosse facile sbagliarsi. La fronte breve, il naso grosso, come gonfio, non la facevano sembrare nemmeno intelligente. Eppure aveva un che di attraente. L’uomo cercò un aggettivo che la definisse meglio. Scartò sensuale, non si soffermò più di un istante su seducente, era decisamente fuori strada, voleva qualcosa di più preciso e meno impegnativo, una parola che fosse più attinente alla sua fisicità che non alla bellezza. Gli capitava spesso, quando rifletteva, di cercare il termine più adatto come se già stesse pestando sui tasti della macchina da scrivere in redazione. Continua a leggere

ogni notte muore un blog

29 Mag

by c.calati

 

 

Se ne stava lì sul ponte, i gomiti appoggiati sulle pietre della spalletta e la mente impegnata a consumarsi tra meditazioni di minima levatura e noia piatta, difficile distinguere tra i due stati.  La tesa del cappello grondava goccioloni giù nel fiume, ma Camillo nemmeno s’era accorto che stesse piovendo. Continua a leggere

la Ines del bar

25 Mag

photo by margherita calati

 

 

Non è una gran vita, sapete, sciacquare bicchieri e servire bianchetti da mattino a notte. Tiro avanti tra la mano lunga del padrone e gli sguardi a spoglio dei clienti.
Mi chiamano la Ines del bar anche se il mio nome è Gianna. Ines era la cameriera che c’era prima, quella che il padrone ha cacciato sui due piedi dopo un suo rifiuto e me lo ricorda ogni volta che ringhio alle sue voglie. Ringhio e apro le gambe, lo odio quel maiale ma lo lascio fare. Continua a leggere

l’ultima opportunità (ma chi era massimolegnani?)

17 Mag

photo by c.calati

 

 

Il paesaggio, conifere odorose, ampie radure, morbide colline, ha qualcosa di fiabesco, o meglio di irreale. Non che questo sia un brutto posto, ci sono stagni, ruscelli, cielo di un blu che più intenso non potrebbe essere, una leggera brezza che accompagna i passi, eppure è come se vi mancasse la vita, non incrocio altri camminatori e nemmeno odo cinguettii né vedo scoiattoli o gatti randagi. Mi muovo come sospeso nell’ambiente pur seguendo un sentiero ben battuto.

Non ho idea di dove mi trovo. Continua a leggere

il tavolino di nonna Rebecca

11 Mag

c.calati

 

 

Il calcio di un cavallo uccise mio nonno, segnando, per me, l’inizio dell’era moderna. Quel calcio infatti è la prima notizia certa che ho della mia famiglia.

Il Novecento, iniziato da un decennio, procedeva fiacco, si credeva un secolo tranquillo, nessuna guerra ancora, né rivoluzioni. Solo il calcio mollato da un cavallo al suo padrone nel chiuso di una stalla. Un dramma minimo che non avrebbe oltrepassato le ultime case del paese. Continua a leggere