Archivio | narrativa RSS feed for this section

essere umano

14 Apr
by web

                                                     

S’è perso presto il senso alto di queste due parole, sproloquiate nel loro significato più plebeo di essere vivente superiore, come fosse un nostro merito vivere al di sopra di bestie e pietre. Così si è passati dal concetto di umanità a quello di pre-dominio sulla Terra, pur conservando inalterata nella forma la dizione di essere umano. Questo pensava Camillo masticando le due parole fino a macerarle, foglie di coca da cui trarre stordimento.

Continua a leggere

di mongolfiere e bolle di sapone

11 Apr
by web

                                        

Camillo stava lì sprofondato in una poltrona, avvolto nel panciotto giallo di suo nonno, incongruo, lui più del panciotto, come un reperto storico, sempre lui, in mezzo a cose nuove. In effetti per la casa andava e veniva tanta gente nuova, chi con un bicchiere in mano, chi stringendo tra le mani i fianchi di una donna, chi discutendo a spanne di massimi sistemi. Lui li guardava scorrere e mai fermarsi. Emise un lungo sospiro, tipo lo sfiato di una vecchia caldaia necessario per non scoppiare, la caldaia, lui semmai si afflosciava.

Che poi…, disse.

E tacque.

Continua a leggere

Susanna, seduttrice senza sosta*

10 Apr
by margherita calati

                                  

Sebastiano, sciocco satiro settentrionale, si sente sensuale. Sembra serpeggiare, serpente sdentato, se striscia sin sui suoi seni soavi; sussurra sornione: sei stupenda, Susy. Sei sempre splendida, selvaggina stanata, simbolo sessuale, Signora sontuosa.

Continua a leggere

di nuovo in giostra

6 Apr
dal web

                                                   

Ormai sono cresciuto, da due mesi faccio la prima media, e ora alla Fiera dei morti ci vado per conto mio, di solito in bicicletta dopo la scuola, con o senza il permesso dei miei genitori.

Continua a leggere

Mo Ashnoe Ra

3 Apr
photo by c.calati

                                                        

Giovanni Prestanome era stato un ragazzo bruttino e un adulto scialbo, di quelli che non sapresti dire se quel giorno c’erano. Ma poi il tempo aveva lavorato a suo favore come fa il sale con certi marinai a scolpirgli le rughe e ammorbidirgli l’anima. Non che Giovanni assomigliasse a un marinaio, niente di più lontano dalla ruvidezza fisica degli uomini di mare in cui leggere una vita faticosa e affascinante. No, con lui il tempo aveva lavorato in altro modo, rendendo più espressivo il volto, rughe sottili solo attorno agli occhi a regalare vivacità allo sguardo, pochi capelli a contornare un cranio stretto e regolare, dal sapore antico, un cappello di feltro scuro portato estate e inverno, e un pallore che non sapeva di malato ma di velo malinconico sul mondo appena attraversato. E più che pallore era uno sfumare lento dal bianco lattescente della barba a quello giallastro di tanta nicotina ai baffi, al bianco levigato del resto del volto a mala pena rosato, come sulla neve la patina sporca di sabbia che un vento di mistero porta talvolta dal Sahara. E sopra tutta questa neve, due rovi di more, scuri, intricati, a sormontare gli occhi.
Non era un bel vecchio, ma quel volto pallido emanava un candore speciale. Capivi subito che non era il candore dell’innocenza, non quella sorta di ingenuità fuori del tempo che fa dell’anziano un personaggio patetico. No, era altro, ti bastava osservarlo pochi minuti per comprendere, specie se eri donna e sapevi lasciarti incuriosire da ciò che forse cova sotto una superficie semplice. La sua era una volontaria assenza di colore, una rinuncia al mimetismo del colore.

Continua a leggere

breve brano vagabondo*

25 Mar
c.calati

                                                

Era un suonatore vagabondo, malmesso per l’età ma ancora attratto dalla stranezza del mondo. Andava controvento per le strade delle donne, senza possedere né denaro né decoro nè una sola nota davvero seducente, ma era fedele a un vago concetto d’amore evanescente, come una nuvola da guardare allegro senza temerne l’acqua.

Continua a leggere

tra l’asino e il maiale

20 Mar
c.calati

                                            

Il mastodonte che ci portiamo dentro, i pesi asfittici e insensati, quel carico d’affanni ricordi e nullità, sai i detriti che il fiume raccatta in giro, quando è gonfio d’acqua e d’ira, e  che si trascina a denti stretti fino al primo ponte e lì, smarrito, si soffoca da solo. Un suicidio che diresti ben riuscito.
Ecco, io, al contrario, vorrei essere ruscello sottile e lieve e vivo, per quanto sia tortuoso il mio percorso, e non quel fiume ingordo e scriteriato. Vorrei viaggiar leggero ma non so scrollarmi di dosso il peso dell’eccesso come l’asino la soma, lotta, s’impunta, scorreggia e scalcia che sembra DonChisciotte, ma poi s’arrende sotto i colpi di bastone e riprende rassegnato il suo sentiero.

Continua a leggere

l’albero

18 Mar
c.calati

                                                              

Camillo non voleva risultare inopportuno, perciò si tratteneva dal dire ma taceva a stento, per quanto lui di solito nel silenzio ci sguazzasse.

Passeggiavano sul limitare di una pineta, ma a lui sembrava di essere solo, lei gli era accanto unicamente per educazione, ne era convinto, quelle cortesie che si usano verso chi è ritenuto ormai vecchio e inoffensivo. E vecchi si può apparire anche a cinquant’anni, se si ha di fronte una persona di venti o poco più. Fremette di rabbia e desiderio perché avrebbe voluto essere amico della ragazza, darle qualche consiglio e magari qualche cattivo esempio, piccole ribalderie sconsiderate, azzardi fuori luogo.

Così procedevano in silenzio, interrotto ogni tanto da frasi banali tra formalismo e impacci. Gli sarebbe piaciuto parlarle in gaelico o in swahili in modo da trasmetterle solo le emozioni e non le parole che sono sempre a rischio, meno sono vaghe più sono pericolose. Ma sarebbe stato tempo perso, lei non avrebbe colto l’atmosfera, e poi lui non conosceva quelle lingue esotiche, a malapena l’italiano.

Continua a leggere

primo giorno di Rosso*

15 Mar
by web

                                                 

Ubbidire? Riconoscere il senso proibito del rosso? Oppure fottersene? Soffrire in silenzio sul limite? O vedere tutto come un divertente gioco rischioso?

Continua a leggere

quattro opzioni più una

14 Mar
c.calati

                                               

La vita è qualcosa che fa tremare i polsi, dapprima ti sembra tanta, troppa per come ti senti insufficiente, poi diventa poca per tutto quello che vorresti fare.

Continua a leggere