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con la veletta sugli occhi

28 Giu

by web

 

Amavo in lei il furore e il distacco nel piacere, i gusti raffinati, la smania di tormentarsi l’anima e quell’acquietarsi improvviso in un equilibrio raro. Amavo il suo infuocarsi in una partigianeria smaccata, lo scegliere d’impulso il lato su cui stare e quel suo starci poi con convinzione fino al prossimo tormento dello spirito. Amavo l’eleganza dei suoi gesti erotici, le serissime invenzioni dell’istinto, e soprattutto amavo il suo pudore nascosto sotto una sfrontatezza in crosta. Continua a leggere

lui che non aveva mai visto il mare

21 Giu
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by c.calati

 

 

Albert, per quanto si sforzasse, non riusciva a immaginare il mare.

Conosceva a malapena quell’angolo di Fiandra dov’era nato e il suo sguardo non andava oltre il primo crinale di colline. Sapeva che esistevano distese d’acqua enormi, ma a questa enormità non era in grado di dare confini e consistenza. Spesso, appena i lavori alla fattoria glielo permettevano, sgattaiolava fino allo stagno delle anatre, al di là della torbiera e lì, seduto su un bordo erboso, fissava l’acqua, increspando con la fantasia la sua superficie troppo ferma e cercando di moltiplicare all’infinito l’estensione per capirne la grandezza. Ma s’inceppava quasi subito nel calcolo, non arrivava che a figurarsi un laghetto appena un po’ più grande e un po’ più mosso. Continua a leggere

la città morente

5 Giu

by c.calati

 

 

Sono sere, queste, che restano appese a un imbrunire inutilmente lento. Sere che Nicola vorrebbe si consumassero in fretta, come la sigaretta che gli pende dalle labbra. Tiene i gomiti appoggiati al davanzale e gli occhi fissi su quelli di Oreste. Ma i due forse non si guardano davvero, si fissano per ignorarsi, odiarsi o perdersi ciascuno nei propri pensieri. Oreste, come sempre all’ora incerta, è appollaiato tra le tegole del tetto di fronte. Stupido gatto Continua a leggere

parlarvi di Fulvia?

30 Apr

by web

 

 

 

Ma devo proprio? È che non so cosa descrivere di lei che non sia intaccato da un qualche suo difetto, una ruggine che non risparmia alcuna cromatura. Vorrei trovare un dettaglio da cui partire, che non mi faccia fare la figura del coglione ai vostri occhi. Ma è come parlarvi della ferramenta sotto casa, difficile convincervi che nella sciatteria degli scaffali stracolmi di bulloni, nel bancone ingombro di martelli e cacciativi, nelle tute unte dei clienti, nel dialetto biascicato dai garzoni, io riesca a trovare, e a comunicare a voi, un fascino speciale. Continua a leggere

tre tonalità di viola (3) Viola nel pensiero

20 Apr
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by web

Non potevi chiamarti in altro modo, tu che sempre sei nei miei pensieri.

Tu (pre)occupi i miei giorni e tormenti le mie notti. Tu hai petali di pelle e un cuore in ferro, arrugginito dal non uso. Delicata e dura, sei il bene che mi esalta, il male che mi annienta. Continua a leggere

il tuo maledetto vizio di scrivere!

29 Mar

by c.calati

 

 

Il tuo maledetto vizio di scrivere!, mi urli dietro mentre m’allontano.
Come darti torto?
L’unico tuo errore non è nell’affermazione ma nel tono, che me lo gridi come avessi scoperto in me i passi dell’assassino, quando la stessa frase avresti dovuto buttarla lì col frivolo distacco dello psichiatra, che dissocia la diagnosi brillante dai patemi del malato. Continua a leggere

inverno inoperoso

3 Mar
by c.calati

by c.calati

 

 

 

L’inverno mio operaio per una volta è fermo.

Tacciono le sgorbie, non gira il tornio, riposano ciliegio e cirmolo sbozzati a grandi ciocchi che mi limito a sfiorare, come vi leggessi in braille coi polpastrelli ciò che non saranno.

C’è un piacere sottile, che rasenta pace e tristezza, nel sottrarsi alla mietitura delle emozioni, lasciarle lì, appese al cuore o ben visibili all’esterno, senza il mio tocco che le faccia vive. Continua a leggere