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l’ultima opportunità (ma chi era massimolegnani?)

17 Mag

photo by c.calati

 

 

Il paesaggio, conifere odorose, ampie radure, morbide colline, ha qualcosa di fiabesco, o meglio di irreale. Non che questo sia un brutto posto, ci sono stagni, ruscelli, cielo di un blu che più intenso non potrebbe essere, una leggera brezza che accompagna i passi, eppure è come se vi mancasse la vita, non incrocio altri camminatori e nemmeno odo cinguettii né vedo scoiattoli o gatti randagi. Mi muovo come sospeso nell’ambiente pur seguendo un sentiero ben battuto.

Non ho idea di dove mi trovo. Continua a leggere

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il tavolino di nonna Rebecca

11 Mag

c.calati

 

 

Il calcio di un cavallo uccise mio nonno, segnando, per me, l’inizio dell’era moderna. Quel calcio infatti è la prima notizia certa che ho della mia famiglia.

Il Novecento, iniziato da un decennio, procedeva fiacco, si credeva un secolo tranquillo, nessuna guerra ancora, né rivoluzioni. Solo il calcio mollato da un cavallo al suo padrone nel chiuso di una stalla. Un dramma minimo che non avrebbe oltrepassato le ultime case del paese. Continua a leggere

il grande dito medio

5 Mag

c.calati

 

 

Beeebii, la birra!

Cosimo aveva gridato, sbattendo la porta di casa.

La voce gli era uscita stridula, come spesso gli succedeva quando cercava di alzarne il tono. Era l’unica cosa che non sopportasse di sé. In effetti uno come lui avrebbe dovuto avere una voce stentorea, in linea con il proprio carattere focoso, invece aveva un chiocciare sottile, acuto, che rischiava di renderlo ridicolo. Continua a leggere

la Gazza

29 Apr

c.calati

 

 

Ieri mi sono deciso, era da tempo che volevo conoscere quell’uomo.

Di ritorno dalla consueta passeggiata tra le vigne, anziché rientrare in casa, ho proseguito lungo la salita a ciottoli che porta al castello. Prima ancora di scorgere la panchina della quercia sapevo che lo avrei trovato lì.

Eccolo, infatti. Era seduto al centro di questa: le braccia distese lungo lo schienale, il corpo rilassato sulle stecche di legno, occupava da solo l’intera panchina. Mentre mi avvicinavo, una gazza che stava impettita ai suoi piedi si spostò prudentemente, con piccoli saltelli,  sotto i rami bassi della quercia, ma non volò via come mi aspettavo. Continua a leggere

quell’uomo

22 Apr

c.calati

 

 

Quell’uomo mi ha incuriosito.

Mi capita, una o due volte al mese, di vederlo passare sotto la finestra del mio studio mentre affronta la salita dai ciottoli sconnessi che porta al castello. Non so come si chiami né da dove venga, sicuramente non abita nel borgo, siamo talmente pochi che ci conosciamo tutti. Probabilmente arriva  da una qualche casa dei paraggi e vuol dire che si sobbarca ogni volta un bel cammino. Continua a leggere

ultima luce

12 Apr

c.calati

 

 

 

Fu come un appuntamento al buio stabilito con solo un minimo preavviso.

Camillo, indaffarato in cucina, aveva notato il raggio di sole che entrava dalla grande finestra spalancata davanti a lui e istintivamente si era voltato per vedere dove andasse a posarsi la luce calda del tramonto.
Guardò e Continua a leggere

betulle mie, fanciulle immaginarie (prospektiva Nievsky)

4 Apr

by c.calati

 

 

Esili fanciulle le betulle, la malinconia dei corpi chiari a contrastare la spavalderia d’altre piante. Continua a leggere