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il vecchio che conosceva il mare

10 Lug
by web

                                

Albert, per quanto si sforzasse, non riusciva a immaginare il mare.

Ragazzetto smilzo di inizio Novecento senza arte né scarpe conosceva a malapena quell’angolo di Fiandre dov’era nato e il suo sguardo non andava mai oltre il profilo delle prime colline. Sapeva che esistevano distese d’acqua enormi, ma a questa enormità non era in grado di dare confini e consistenza.

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una vita da blogger

19 Giu
by c.calati

                                     

Solo ora mi accorgo che ad aprile scorso erano passati dieci anni da che ho aperto il blog, il mio primo e unico. Non è stata una dimenticanza casuale, è che patisco le ricorrenze, i compleanni in particolare: alla mia età, più che di gioia, sono spesso motivo di pensieri amari sul tempo che fugge e su altre ovvietà avvilenti.

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a margine dei morti

8 Mag
c.calati

                                       

Quando mi muovo per turismo, che sia una pedalata tra le vigne vicino a casa o un viaggio tra le betulle su in Finlandia, sento il bisogno di scoprire il nucleo limpido del luogo, di arrivare al segno distintivo che accomuna la gente di quel posto e la fa diversa dalle altre. La via più breve sarebbe coltivare i contatti umani, due chiacchiere al pieno di benzina, un sorriso e una domanda mentre compri i panini al sesamo, una piccola indagine con il barista mentre sorseggi un caffè al banco. Ma tutto questo implica avere una predisposizione, per l’appunto, per i contatti umani e io non sono tagliato per certe imprese. 

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dialogo tra un architetto e un sognatore

5 Apr
c.calati

                              

Prima la pietra, poi il legno, quindi il mattone e a seguire il cemento, l’acciaio, il vetro. Non è una graduatoria ma la successione temporale nell’uso dei materiali da costruzione. Nella storia dell’architettura abitativa puoi leggere l’evoluzione dell’uomo.

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la pietà della polvere (r)

3 Ott
photo by margherita calati

                                  

Se solo lasciassimo la polvere posarsi, come un rispetto muto, sulle cose del non uso, una dimenticanza calda, lenta a formarsi come una memoria, cenere a Pompei, terra a strati sopra Troia, un’Iliade senza Omero la nostra storia che riemerge dai dettagli in un nostalgico pudore per l’eccesso che è stato il nostro corpo.

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Nuca Nuda

17 Ago
c.calati

                                                   

Si era seduta sul divano del salotto vestita di tutto punto, un abito d’organza che la copriva fino alle caviglie, guantini di filo a nasconderle le mani.  Non mancava un cappellino all’inglese con la veletta sugli occhi. Per vezzo, per gioco, o per andare controcorrente al mondo, nulla di lei era scoperto, sembrava uscita da un dagherrotipo di fine ottocento.

Lui seduto su una poltroncina posta di fronte la guardava sconfortato.

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gorgheggi e gargarismi

4 Lug
c.calati

         

Al primo chiarore, mentre i galli ancora dormono, i merli salutano il nuovo giorno con un cinguettio di poche note reiterate che rimbalzano da un uccello all’altro, in un vero virtuosismo da contralto.

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le capre di Ephrem (r)

26 Giu
by web

                                             

Tutti nascono con qualche talento ed Ephrem scoprì presto di possederne due, del tutto inutili, il pensiero originale e la parola morbida. Che il ragazzo avesse qualche dote nessuno al villaggio se ne accorse, né quando ancora sgambettava nella polvere e giocava con i sassi, né più avanti quando a otto anni iniziò a condurre le capre al pascolo.

Giocava con i sassi e li metteva in fila, lui seduto sopra un masso a raccontare, loro, i sassi, immobili come fossero uomini in ascolto. Perché Ephrem aveva pensieri assai profondi e parole in abbondanza, una sorgente che sgorgava di continuo e limpida scorreva tra quei sassi attoniti, unico pubblico disposto allo stupore.

Un calcio di suo padre, ben dosato tra le natiche, lo distolse da quei giochi e lo proiettò nel mondo del lavoro, che si cresceva in fretta in Palestina, tra una terra troppo dura e un cielo senza sogni.

Così fu il tempo delle capre.

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il vino, il pane e le parole (5?)

8 Apr
c.calati

                                             

Una trasvolata atlantica, pionieri come Lindbergh, una migrazione di anatre stremate, un peregrinare medioevale sulla via francigena, dov’è più facile morire che arrivare vivi a Roma.

È questo il nostro viaggio.

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alla festa di Thun

25 Nov
dal web

                             

Mentre seguivo un Reno ancora giovane, da poco uscito dal lago di Costanza e sopravvissuto a stento ai salti impegnativi di Sciaffusa che non si possono dire vere cascate ma un rotolare periglioso dell’acqua tra massi e sassi, mentre seguivo il Reno divagando tra i suoi affluenti mi sono ritrovato nel cuore della Svizzera in una Thun in festa, non so per quale festa.

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