Archivio | racconti lunghi per l’estate RSS feed for this section

una storia cilena

30 Lug

c.calati

 

 

La luce nel locale si diffonde a macchie, come faticasse a conquistare spazio al fumo e al pulviscolo che aleggiano nell’aria.

Ricardo Reis siede al suo tavolo in un alone di penombra. Ha un berretto tondo calcato in testa da cui spuntano sui lati e sulla nuca pochi capelli, grigi e sottili, come una lanetta. Infinite piccole rughe attorno agli occhi sembrano le tacche che la costanza di un ergastolano ha segnato sul muro. La barba è trasandata, tra le labbra ha un mozzicone spento come un delinquente, ma in volto l’espressione è così mite che non ti fa paura nemmeno il coltellaccio insanguinato che tiene tra le mani. Più che un assassino sembra un uomo sereno, forse buono, come ce ne sono pochi. E ti vien voglia di sederti con lui al tavolo e chiedergli che cosa hai combinato, Ricardo?, con l’affetto di un fratello, anche se non sai nemmeno chi egli sia. Continua a leggere

la terza D

19 Lug

c.calati

 

 

Mario alla fine ce l’ha fatta. Dopo alcuni tentativi andati a vuoto, proprio quando pensavo che si fosse rassegnato e avevo rallentato l’attenzione, è riuscito nel suo intento. Questa è stata la sua ultima vittoria, a scorno di nemici e amici.

Di Mario ero amico dai tempi dell’oro, quando ogni affare era un successo e ogni donna una scopata. Da lui avevo imparato l’arte e gli artifici, lo stile e i trucchi a raccogliere quattrini e sesso dove gli altri non battevano che un chiodo. Con lui era sempre un’avventura, vissuta con un sottile patema da parte mia che ne godevo ma temevo l’onda lunga di creditori e mariti traditi, e con leggerezza scriteriata da parte sua che già progettava nuove scorribande in borsa o a letto mentre scappavamo con le braghe in mano, vere o metaforiche che fossero, e tanti bigliettoni stretti tra i denti. Continua a leggere

due donne

17 Giu

c.calati

 

 

Oltre mezzo secolo separa le rughe di Jolanda dai brufoli ostinati di Jessica, la stanca vivacità dell’una dalla volubile esuberanza dell’altra, ma loro due non badano all’anagrafe. E nemmeno all’etichetta. Nel loro gioco di piccole provocazioni, non sempre è la ragazzina a sbalordire la più anziana. Lei ora ci prova con le scarpe appoggiate al tavolino, l’altra si accende una sigaretta e, facendo gli occhi piccoli, le soffia il fumo in faccia. Continua a leggere

un ritratto in quattro tempi

13 Lug

by web

 

 

L’aveva vista, pochi tavolini più in là, sorbire un tè e addentare con grazia golosa pasticcini alla crema. L’amico gli parlava ma Amedeo non lo ascoltava più, era completamente immerso nei gesti accurati della giovane borghese, gesti che in un’altra donna avrebbe bollato come leziosi, il nettarsi le labbra con un tovagliolino candido, l’accenno di un sorriso educato alle parole dell’amica, la mano portata al collo in una minima apprensione. In lei invece notava una tale simmetria tra lineamenti e gesti, una così perfetta corrispondenza tra la mimica contenuta e la volubilità espressiva del viso (bastava un minimo corrugare la fronte per modificare radicalmente lo scenario di quel volto) che Amedeo non aveva resistito a lungo. Osservava la donna e già la vedeva prendere forma sulla tela. Così si era alzato di scatto e, ignorando lo sguardo esterrefatto dell’amico, si era diretto al suo tavolino:
Le mandorle dei suoi occhi, l’avorio del collo…esigono un ritratto. Lei dovrebbe posare per me. Continua a leggere

due lettere d’amore

13 Set

photo by margherita calati

 

 

Caro Nicola,

mentre il treno mi porta lontano, mi è venuto improvviso il bisogno di scriverti.
Sono felice di questa forzata separazione, che tramuterà in nostalgia la solida certezza della tua presenza. È bello guardarti da lontano, osservare nel ricordo il profilo del tuo volto, infilare con la fantasia le mie dita incerte nella tua barba rassicurante, far affiorare dalla memoria i contorni della tua bocca e riascoltare in un angolo remoto del mio cervello la tua voce calma.  Continua a leggere

il dottor ammazzabambini

25 Ago

by c.calati

 

 

Caro Claudio,
spero che questa mia lettera riesca a raggiungerti. Se succederà, vorrà dire che ho ancora una speranza di salvezza. L’affido ad un commerciante svizzero, uno dei pochi stranieri che possono ancora  entrare ed uscire liberamente dalla Paracombia. Continua a leggere

..e noi lì a far le facce truci senza nemmeno crederci

20 Ago
foto

by c.calati

 

 

È piena notte quando improvvisamente la stanza si illumina a giorno. Nonostante la luce accecante del lampadario mi sveglio a fatica, dormivo così bene, e meritatamente! Mauri è seduto sul letto, in silenzio, forse non ha digerito la cena o ha pensieri che gli tolgono il sonno. Non mi interessa, lo stramaledico e gli biascico di spegnere. La sua risposta è laconica: non l’ho accesa io, come un assassino che neghi l’evidenza, non l’ho uccisa io, signor commissario.

Inizia così la nostra notte da incubo, che dopo anni ancora la ricordo come fosse ieri. Continua a leggere

la quindicesima ora

12 Ago

by c.calati

 

 

Non era stato un improvviso capogiro a metterlo sull’avviso e nemmeno un doloretto molesto al braccio sinistro. Nessun disturbo fisico, anzi, quel pomeriggio, dopo il sonnellino in previsione del turno di notte, poteva dire di sentirsi proprio bene.
Eppure, poco dopo il risveglio, gli si era affacciata in testa la sensazione di morte imminente; non immediata, cioè di lì a pochi minuti, ma incombente, nel giro di qualche ora. Continua a leggere

la vera umanità

30 Lug

by c.calati

 

 

Ho bisogno di parlarvi, perché devo trovare qualcuno che comprenda. E io stesso devo capire quale sia la vera umanità…  Continua a leggere

Albergo Fiorucci

3 Lug

c.calati

 

 

 

 

Vittorio Fiorucci aveva una faccia da topo e un animo da artista. Del roditore aveva gli occhi vispi, una barbetta ispida e un muoversi a scatti imprevedibili, come un topino di laboratorio di cui peraltro possedeva anche la taglia contenuta. Dell’artista la vena innata e il sogno di suonare in un locale sui Navigli a Milano. Continua a leggere