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la casa viva di Gelindo

29 Ott
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c.calati

 

 

Gelindo viveva in un paese sperso in fondo a destra, in quella lingua di Lombardia imbastardita che s’infila in modo irragionevole tra le terre di altre due regioni. Noi pisciamo in Veneto e scoreggiamo nell’Emilia, dicevano da sempre i suoi abitanti, e quella particolarità era l’unico vanto locale. Continua a leggere

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vita di Irene

18 Ott

by c.calati

 

 

 

Era una serata piovosa di mezzo autunno, di quelle che desideri solo arrivare presto a casa.

Enzo quasi non la vide, una bambinetta fradicia di pioggia accucciata in un angolo del portico, non lontana dalla porta d’ingresso. Sembrava un cagnolino randagio che avesse trovato un provvisorio rifugio dalla pioggia.

Che ci fai qui, piccola? le chiese senza chinarsi su di lei.

La bimba lo fissò senza rispondere. Tremava sin negli occhi.

Enzo tornò sulla strada a guardarsi intorno, ma la via era deserta, niente che potesse spiegare la sua presenza lì.

Si rivolse di nuovo a lei, sempre restando in piedi: Chi sei? Ti sei persa?, ma non ebbe risposta.

L’uomo borbottò qualcosa tra sé e finalmente si chinò sulla bambina. Accennò una carezza goffa, poi la prese un po’ maldestramente in braccio come si può fare con un gattino ed entrò in casa.

Papà, mormorò lei strusciandosi addosso a lui, mentre varcavano la soglia.

No, piccola, non sono tuo padre.

Papà, papà, piagnucolò la bimba avvinghiandoglisi al collo.

Senti, capisco che sei scossa, ma stai dicendo una stupidaggine.

Il professore era a disagio, non aveva alcuna dimestichezza con i bambini. Provò a insistere: dimmi come si chiama il tuo papà, così ti riporto da lui, senza ottenere risultato, se non quella sola parola ripetuta come una cantilena, papà, papà, papà. Continua a leggere

la via dell’odio (r)

30 Set

by c.calati

 

 

 

 

Guardo le candele che ancora bruciano sul tavolo. Le fisso da quando mi sono ripreso dal torpore che mi assale a ondate, non so se mi assopisco o se rifletto, tanto sono simili incubi e pensieri. Stanno lì, consumate e resistenti, non lontane dal mio letto infermo, assieme ai resti del pasto e a quattro mosche che banchettano indisturbate. Quanto assomigliamo, io e lei, a quelle due candele, una quasi al lumicino, l’altra che ancora cola cera incandescente e fiammeggia, ma pure lei in qualche modo sofferente. Vorrei gridarlo a Gabriela, farle vedere come ci siamo ridotti, ma ho un delirio che mi confonde il dentro e il fuori, il reale dall’inesistente. Avessi fiato e saliva sputerei a quelle due fiammelle, spegnere finalmente le nostre vite idiote. Continua a leggere

una ragazza alla pari

14 Set

by margherita calati

 

 

Tutto cominciò con l’annuncio che avevo affisso in università, nella mia bacheca personale, cerco studentessa alla pari (sono escluse le frequentatrici del mio corso) per collaborazione domestica. Continua a leggere

domani smetto (racconto lungo per l’estate)

4 Ago

by c.calati

 

 

 

Tolsi il grembiule, persi qualche istante a darmi una sistemata ai capelli, odio l’eterno cespuglio che ho in testa, e mi precipitai fuori correndo. Arrivai sul portico trafelata. Mi bloccai piena di sconcerto di fronte a quel signore che…ma lei, ma lei.., gli gridai come fosse stato lontano, mentre mi stava ormai a pochi metri. Si era appoggiato alla staccionata e fumava, per nulla turbato dalla mia comparsa. Ora gli potevo vedere la lunga cicatrice che attraversava la guancia destra. Anche la cicatrice, non è possibile! Ma lei.. ma lei… Ero troppo sbalordita per riuscire a proseguire. Lui mi guardava, impassibile, mentre facevo ancora qualche passo incerto verso di lui.  Continua a leggere

non è successo niente

23 Lug
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by c.calati

 

 

 

Non abbandonare i sentieri battuti è la prima regola se fai montagna d’inverno.

Ma poi succede che si cede alla tentazione, quando già si è sulla via del ritorno.

E non ti sembra un’imprudenza ma una cosa quasi naturale lasciare il percorso sicuro, neve pressata e alti paletti rossi a perdita d’occhio, per inoltrarti nella verginità del bosco, male che vada tornerai a ritroso sui tuoi passi, vecchio pollicino senza sassolini ma con orme profonde lasciate chiare nella neve fresca. È che una nevicata così, che tutto avvolge e trasforma, te la sognavi sin da bambino e ora te la vuoi godere fino all’ultimo fiocco. Continua a leggere

fidati!

17 Lug
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by c.calati

 

 

 

Il fatto è che non gli avevo mai creduto.
Eppure gli avevo risposto sempre sì, va bene, qualche volta con un sorriso tirato a sfoglia sulle labbra, altre piangendo silenziosamente nel buio della stanza mentre lui mi amava, instancabile e sereno.  Continua a leggere