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…e ora tocca a Giovanni

1 Giu
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by c.calati

Dopo il malinconico e spaesato Anacleto di Calvino, dopo il padre inorridito di un figlio alle prese col dramma esistenziale dei capelli, ora tocca a Giovanni, un poveraccio che ha la (s)fortuna di vincere al GrattaeVinci. Mai giocare, mai! Vero Elvira? Continua a leggere

copione

18 Giu

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Un po’ per la miopia, un po’ perché non ho mai posseduto la destrezza del ladro, io copiavo poco e male. Copione per me assommava due antitetici significati spregiativi, quello dei moralisti, professori e genitori, e quello dei furbini, certi miei abili compagni a cui bastava gettare un’occhiata al foglio del più bravo per fotocopiare mezza pagina. Continua a leggere

dietro le quinte (Storia dei capelli)

7 Giu

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Il sipario chiuso, a pochi minuti  dall’inizio, spacca il mondo in due metà inconciliabili, di qui la fibrillazione, di là l’attesa, solo l’apertura dei teloni riunirà, si spera, le due mezze mele in una. Continua a leggere

Storia dei capelli*

4 Giu
by c.calati

by c.calati

 

 

È stato un atto d’incoscienza accettare una parte (poche battute, per fortuna) in un vero spettacolo teatrale, ritrovarmi, smarrito come un pesciolino rosso nell’oceano, tra gente che di teatro vive e giovani leve che mangiano entusiasmo a colazione. Eppure, io che la memoria arranca, io che l’emozione è una marea a salire, io che i riflettori spandono luce ed ansia, io giorno dopo giorno divento un ingranaggio, la rotellina che non si può inceppare se non vuole mettere a repentaglio l’intero meccanismo. Continua a leggere

la signora del sax (teatro)

21 Ott
by web

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All’interno di uno scompartimento ferroviario siedono due donne e un uomo. Non si conoscono e inizialmente si ignorano. L’uomo legge il giornale, una donna stizzita manda messaggi col cellulare, l’altra guarda assorta fuori dal finestrino. Continua a leggere

la maschera bianca

8 Nov
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Dire che frequentava un corso di teatro gli sembrava un’iperbole intollerabile. Camillo preferiva dire che andava a un laboratorio, mantenendosi il più vago possibile, che le parole troppo dettagliate erano un azzardo inaccettabile. Ma che laboratorio?, chimica, botanica, ebanisteria?, capitava che lo incalzasse qualche amico particolarmente curioso, di quelli sempre pronti a deridere le sue iniziative. E allora lui, di malavoglia, come dovesse ammettere una colpa, biascicava termini strampalati come fisica comportamentale o autogestione dell’ansia, sufficientemente sinceri e nello stesso tempo sufficientemente ambigui per non indirizzare l’interlocutore nella giusta direzione. Continua a leggere