la storia di Rado Vukotic

21 Dic
c.calati

                                                 

Non so da che parte avrebbe dovuto combattere, se coi Serbi o coi Croati, forse non lo sapeva nemmeno lui, fino a pochi giorni prima costituivano un’unica nazione. Certo è che Rado, anima girovaga, quando ha sentito aria di guerra, ha messo quattro cose in uno zaino ed è fuggito per i boschi. Aveva vent’anni, allora, baffi folti da zingaro e nessuna voglia di rischiare la pelle per una patria sconosciuta.

Così era partito a piedi senza una meta precisa in testa (solo una vaga idea di Austria), ma con la certezza che si sarebbe inventato un futuro soddisfacente cammin facendo.

Peripezie, tentativi di espatrio, respingimenti, la trafila di tanti portò Rado quasi fatalmente sulla rotta per l’Italia, dopo che a Maribor non gli era stato possibile superare il confine austriaco.

L’Italia avrebbe dovuto essere una stazione di passaggio alla volta della Francia, ma i gendarmi lo aspettavano arcigni in cima al Colle della scala, a lui la scelta tra l’arresto o l’essere scaricato nei boschi di larici sopra Claviere. Naturalmente scelse la seconda, che di essere rispedito alla casella di partenza non ne aveva nessuna voglia, lui non era un’oca. Insomma con l’Italia, e col Piemonte in particolare, non fu amore a prima vista, semmai una sorta di matrimonio di convenienza che però si consolidò negli anni.

Rado vivacchiava con lavoretti stagionali, la raccolta dei peperoni a Carmagnola, le nocciole nell’Albese, le vendemmie nelle Langhe. Una vita precaria di dura fatica che  lui viveva con una leggerezza ruvida e sfrontata, e intanto assimilava il dialetto e i modi locali. Gli piaceva la campagna piemontese, la sentiva sua, simile per clima e prodotti a quella che aveva lasciato, ma più generosa e meglio lavorata.

Gli ci vollero più di vent’anni e un cane per diventare un langarolo quasi autentico, il colorito olivastro da giostraio slavo rimase inalterato, ma poco a poco sembrò  pelle contadina cotta dal sole e i baffoni a spiovere un’estrosità paesana. Il cane, un bastardino vagabondo e spelacchiato, fu la sua fortuna. In un raro slancio di bontà lo aveva preso con sé una sera di ritorno dai campi, o forse era stato il cane a eleggere quell’uomo imponente, dalla voce cavernosa e dal passo pesante, a suo compagno d’avventure seguendolo deciso fino a casa.

Impiegò del tempo Rado a comprendere la dote del cagnolino che quando passeggiavano nei boschi teneva la testa china fiutando tra le foglie e improvvisamente si metteva a raspare la terra abbaiando come un forsennato.  Le prime volte l’uomo lo aveva strattonato via pensando che abbaiasse a topini di campagna, ma poi si era incuriosito al suo strano modo di scavare buchi profondi e poi starsene lì accanto cercando di attirare la sua attenzione, come avesse scovato un tesoro. E di tesoro, in effetti, si trattava, piccole e grosse pepite, più preziose dell’oro, che lui all’inizio scambiò per patate selvatiche.

Rado ha messo su un banchetto a Neive, proprio di fronte all’enoteca. Camicia a righe, gilet sbottonato sulla pancia prominente, una paglia in testa e una faccia da furfante, vende i suoi tartufi nelle affollate giornate d’autunno. È diventato un personaggio noto del folclore locale: in paese tutti lo chiamano il trifulè, come fosse l’unico cercatore di tartufi della zona, e pochi ricordano la sua provenienza slava, ormai lo considerano uno di loro. Che poi la faccia da furfante fa parte del clichè che si è scelto, come quegli inverosimili capelli a paggio, in realtà Rado ha prezzi onesti e tartufi buoni, da far concorrenza a quelli di Alba.

32 Risposte a “la storia di Rado Vukotic”

  1. Keep Calm & Drink Coffee 21 dicembre 2021 a 13:24 #

    Scalda sempre il cuore sapere che qualcuno è riuscito a trovare un posto che può chiamare casa, insieme a un pizzico di serenità.

  2. Franco Battaglia 21 dicembre 2021 a 13:49 #

    “nessuna voglia di rischiare la pelle per una patria sconosciuta”. Io considero quasi sconosciuta questa, figurati quella, sminuzzata e spezzettata per colpa della Slovenia.
    Penso sempre che basterebbe una Lombardia qualsiasi a rendersi autonoma e sarebbero sangue e lacrime fino al tacco d’Italia.
    Poi andrei a vendere castagne in costa azzurra, o meglio in Corsica, che le cozze à la crème sono da paura..

    • massimolegnani 21 dicembre 2021 a 23:12 #

      devo tornare in Corsica per provare le cozze a la creme:)
      ciao Franco
      ml

  3. Neda 21 dicembre 2021 a 15:09 #

    Una bella storia e ben narrata e scritta (bene come lo è tutto ciò che scrivi, che è sempre un bel piacere leggerti). E mi piace davvero che questo galantuomo abbia finalmente trovato casa e anche una ricompensa.

    • massimolegnani 21 dicembre 2021 a 23:15 #

      ti ringrazio Neda e ti confesso che è una storia che ho cucito addosso al venditore di tartufi della foto di cui mi aveva colpito (oltre alla bontà dei suoi tartufi) l’incarnato olivastro poco piemontese.
      un sorriso
      ml

      • Neda 22 dicembre 2021 a 08:28 #

        Auguri di Buone Feste.

      • massimolegnani 22 dicembre 2021 a 10:28 #

        grazie Neda, Auguri di Buon Natale a te

  4. chiedoaisassichenomevogliono 21 dicembre 2021 a 15:18 #

    Una storia bella, che una storia senza guerre è possibile.

  5. sibillla5 NADIA ALBERICI 21 dicembre 2021 a 16:43 #

    che bella storia!!! ecco queste storie di persone innocenti o comunque queste persone che passano nella vita senza chiedere nulla, quel sottobosco misto a povertà e cercare di campare alla meglio..persone semplici e di poche parole…tu poi sei bravo a raccontarle!

    • massimolegnani 21 dicembre 2021 a 23:19 #

      grazie, Nadia
      qui ho provato a fare il chiromante per leggere la vita di quel volto, chissà se gli è andata come ho raccontato!
      ml

  6. pino 21 dicembre 2021 a 18:39 #

    Invidio questa tua dote affabulatoria…sempre in bilico tra letteratura e vita reale, tra concretezza e fantasia 🙂

    • massimolegnani 21 dicembre 2021 a 23:21 #

      qui ho privilegiato la fantasia, cercando però di risultare verosimile.
      grazie Pino
      ml

  7. aure1970 21 dicembre 2021 a 23:50 #

    Bella faccia e bella storia. 👏🏻👏🏻👏🏻

    • massimolegnani 21 dicembre 2021 a 23:53 #

      sì, una faccia da furfante onesto:))
      ciao Aure
      ml

      • ilmestieredileggereblog 23 dicembre 2021 a 00:54 #

        Tutto merito del cagnolino… 😉 Sempre belle le tue storie, vere o di fantasia che siano.
        Buonanotte

      • massimolegnani 23 dicembre 2021 a 11:41 #

        eheh, il cagnolino è stato determinante!
        grazie Pina, buone feste
        (ho visto che stai leggendo La felicità del lupo, sono curioso di leggere il tuo parere, a me ha deluso)
        ml

      • ilmestieredileggereblog 23 dicembre 2021 a 19:01 #

        Che brutta notizia mi dai…. In verità ho solo letto le prime pagine, tengo le dita incrociate perché ho riposto molte aspettative su questo romanzo.
        Mi è piaciuto molto quello di Wagamese, dopo Natale pubblicherò la tensione.
        Buone feste, un caro abbraccio 🤗

      • massimolegnani 23 dicembre 2021 a 23:31 #

        non ti anticipo i motivi della delusione, poi ci cnfronteremo:)

      • ilmestieredileggereblog 24 dicembre 2021 a 00:24 #

        👍👍👍👍

      • massimolegnani 25 dicembre 2021 a 11:50 #

        🙂

  8. newwhitebear 22 dicembre 2021 a 22:17 #

    una storia di migranti finita bene. A dimostrazione che ci si può integrare nella realtà locale.

  9. vittynablog 23 dicembre 2021 a 23:46 #

    Che splendida storia Massimo!!! Raccontata con grande maestria come solo tu sai fare!!!! Buon Natale carissimo, trascorri giorni felici con i tuoi cari !!! ❤ ❤ ❤

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