201, la vertigine

27 Nov
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Duecento già, e forse non l’ho ancora detto quello che davvero mi com-muove e paralizza, la vertigine da fermo, la brutta bestia che ti squilibra pur con i piedi piantati bene a terra. Eppure mi succede di essere accecato da quel bagliore malefico che squarcia il buio, io così piccolo davanti alla montagna, grigia, impietosa, una sproporzione feto-pelvica l’enormità del male o dell’ignoto rispetto al mio poter fare poco o niente. Datemi un appoggio e vi solleverò il mondo, diceva quello, quanto ottimismo idiota che nemmeno un granellino di mondo riesco a spostare da qui a lì, e davanti ho questo impassibile granito. Che cosa puoi spostare di fronte al papà di Roberto? La sua montagna è un bambino di due anni che lui coccola e contiene con quella dolcezza che solo i padri, quando sanno essere padri. Ha barba nera e occhi scuri e stretti che sembra che sorridano, ma intanto sta firmando la sua resa, dottore l’ha capito che si è voltato pagina? Ora possiamo solo togliergli il dolore, fatelo, che non potete fare altro! Non un’imprecazione, non  una parola fuori posto, solo fiducia che io faccia almeno quello. E tu per ore tenti una strada e l’altra, infondi farmaci come gocce di speranza che il dolore taccia e in effetti Roberto per un po’ si calma, ma poi di nuovo si contorce come una scimmia ubriaca a trovare una posizione che dia tregua. Ma che cazzo di mestiere ho scelto? Assistere alla sofferenza e non poter nemmeno piangerne, che da me si aspettano conforto e, possibilmente, soluzioni. Non sono capace di distacco, non so mettere la museruola all’emozione per poter dire e fare le cose giuste, forse le faccio, ma davanti a Roberto io semplicemente soffoco.

Duecento e nemmeno una parola sono stato capace su Marina che da due mesi incrocio nei suoi momenti più difficili. Dire la sua bellezza e lo sgomento, perché a me? chiedeva quando ancora aveva tutti i capelli e sopracciglia folte e braccialetti che tintinnavano sui polsi, perché a me mi ripete ora mentre è sconquassata da ininterrotti conati di vomito. A sedicianni si sogna altro che non sia un cancro a portarti via. E a sedicianni non puoi contarle favole e fare la faccia da pagliaccio. Io che con le parole ci gioco non so trovarne adesso per risponderle, le reggo la fronte, le accarezzo la testa così cambiata in poco tempo, le tocco il viso gonfio e sfatto, le labbra tinte di bile, come un rossetto punk, e taccio. Vorrei solo mescolare le mie lacrime alle sue. Dopo tanti tentativi a vuoto, finalmente riesco a sedarla, lei si addormenta spossata. Allora, nel buio, una mano sulla spalla, in un sussurro provo a parlarle, non credo che mi senta, non so nemmeno se esca la mia voce. E forse è meglio così.

Duecento post sprecati se non riesco, anziché parlare di piante e di camilli, a raccontare di queste e altre emozioni elementari, più dirette. Della volta che non sapevo più chi ero, una vertigine non riuscire a riconoscermi nella carta di identità, l’identità l’avevo persa restava solo carta. Era solo un trauma cranico ma io vagavo in un panorama indifferente, erba, asfalto, ritorno a casa concetti senza senso. Anche guardare questi duecento fogli che si sono accumulati nel giro di due anni mi provoca un’instabilità da capogiro, parole nuove che seppelliscono parole appena scritte e già dimenticate, forse dovrei farne un bel falò. O la vertigine che mi prenderà quando tra non molto smetterò di lavorare. Mi sembrerà che in tutto questo tempo mi sono arrampicato su una catasta d’anni e d’affanni, tronchi accatastati alla rinfusa. Da quella cima guarderò giù smarrito, rimpiangerò il bello come il brutto del mestiere, e avrò paura di perder l’equilibrio. Vertigine.

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34 Risposte to “201, la vertigine”

  1. giuliagunda 27 novembre 2014 a 10:49 #

    Sei destinato a soffrire senza poter piangere sul lavoro (ma anche a regalare sorrisi e speranze), a sentirti minuscolo e impotente ogni volta che osservi una montagna, a venire scosso da vertigini che indeboliscono la mente e il corpo, in aggiunta però tu hai il dono di saper celebrare al meglio tutto questo, ogni bambino, pianta o camillo, dando vita a nuovi mondi con l’ausilio delle sole parole, 201 mondi e tanti altri ancora, spero.
    Sai creare bellezza ed emozionare, e questo non passerà.

    (E, no, non fare nessun falò)

    un abbraccio,
    G.

    • massimolegnani 27 novembre 2014 a 11:01 #

      no, non farò falò, sono troppo legato alle parole dette.
      un abbraccio a te G.
      ml
      (grazie davvero)

  2. Lisa Miller 27 novembre 2014 a 11:29 #

    Se posso permettermi di dirlo….
    Leggi e rileggi questo tuo post, perché è il più intenso e profondo di quelli che ho letto. Un uomo che mette nero su bianco queste cose e vince la sua paura, vivrà vertigini, sì, ma resterà in piedi. Questo è sicuro.
    Chapeau, ml. Non solo per ciò che hai scritto. Soprattutto per il resto.

    • massimolegnani 27 novembre 2014 a 11:55 #

      pensa che sono stato a lungo perplesso se pubblicarlo e appena l’ho fatto ho avuto la tentazione di cancellarlo (oddio mi stai attaccando la malattia? :-)). Mi sembrava di essere troppo spudorato. e invece hai ragione tu, devo conservarlo e rileggerlo. sì, lo rileggerò, promesso.
      un sorriso riconoscente
      ml

      • Minu 27 novembre 2014 a 12:19 #

        rileggilo tu e lo rileggeremo noi. un abbraccio fortissimo e grazie. ho brividi lacrime e altro che non so dire

      • massimolegnani 27 novembre 2014 a 12:28 #

        Minu, cara, grazie per l’abbraccio e le parole

        Date: Thu, 27 Nov 2014 10:19:46 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  3. Claire 27 novembre 2014 a 11:39 #

    Racconti eccome di emozioni tu …

  4. iomemestessa 27 novembre 2014 a 12:01 #

    Un pugno nello stomaco. Un nodo alla gola. Un’emozione. Vera. Grazie

    • massimolegnani 27 novembre 2014 a 12:25 #

      non so, forse sono scorretto a suscitare queste emozioni, ma volevo condividere.
      grazie a te
      (e ben arrivata qui)
      ml

  5. ammennicolidipensiero 27 novembre 2014 a 19:49 #

    puntini di sospensione. solo questo.

  6. Carolina 27 novembre 2014 a 22:25 #

    Credo sia il tuo primo post che leggo…e sono rimasta senza inchiostro da scrivere, senza nemmeno un pensiero composto.

  7. ogginientedinuovo 28 novembre 2014 a 17:43 #

    E’ un bellissimo pezzo di cuore che ci hai fatto leggere. Mi hai fatta piangere, e non so se sia un bene o un male… Un abbraccio 🙂

    • massimolegnani 28 novembre 2014 a 18:19 #

      certe volte le lacrime sono giuste e salutari.
      grazie per aver condiviso
      ml

  8. stella scadente 29 novembre 2014 a 17:16 #

    Dicono che le cataste di anni e di affanni ci costruiscano intorno delle spesse corazze. Tu ci ricordi che anche le corazze hanno gli spifferi. Grazie.

    • massimolegnani 29 novembre 2014 a 19:04 #

      Questa metafora degli spifferi nelle corazze mi sembra indovinata. Ma sono spifferi spesso utili che evitano che l’aria ristagni.
      Un sorriso,
      ml

  9. remigio 29 novembre 2014 a 20:05 #

    Se anche un medico piange, è la fine. No! non deve piangere, però deve offrire la sua professionalità e deve dare affetto, conforto e “possibilmente soluzioni” come scrivi tu.

  10. tempodiverso 30 novembre 2014 a 17:50 #

    che brutte le vertigini, doc, quelle che vengono stando sul crinale, che a guardare alle spalle ci si chiede: ‘che senso ha quello che ho fatto?’ mentre dall’altro lato non si scorge nulla…dobbiamo convincerci che quello che abbiamo fatto ha sempre un suo senso…ma se non soffrissi di vertigini saprei essere di certo più persuasiva…

    • massimolegnani 30 novembre 2014 a 23:08 #

      sì, Grazia, proprio quella vertigine che ti impedisce di guardare avanti e di voltarti indietro.
      un abbraccio
      ml

  11. Prishilla 1 dicembre 2014 a 10:45 #

    Queste parole sono luce di luna su una catasta d’anni e d’affanni, sui tronchi accatastati alla rinfusa. Prish

    • massimolegnani 1 dicembre 2014 a 19:08 #

      Mi piace quest’immagine, prish, e’ consolatoria.
      un abbraccio.
      ml

  12. Enripoppins 14 dicembre 2014 a 11:54 #

    Persone come te andrebbero clonate. Grazie per essere un così bel esemplare di essere umano. Grazie per l’empatia ed il tuo cuore. Queste persone, nell’avere te, hanno comunque piccola fortuna.

  13. christo74 21 novembre 2016 a 11:39 #

    ti sono vicino in questa sensazione di vertigini. molto vicino.

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