ogni cosa è illuminata

5 Giu

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E poi succede che, dopo vent’anni di minime avventure su due ruote non sempre a lieto fine, arriva, quando più temevi il fallimento, il viaggio perfetto. La luce, il vento, i luoghi, le gambe, il compagno di pedale, la meta, ogni cosa perfetta, come incastri che combaciano precisi. Non un’inezia fuori posto, roba da non crederci. Eppure ci ho creduto dal primo giro di pedale che non ci sarebbe stato limite al bello e alla distanza, sai quando ti senti onnipotente e umile nell’affrontare il mondo circostante, ogni cosa illuminata dal tuo sguardo. Cavalcavo le colline di Monferrato e Langhe, guardavo il grano e il vino, i fiordalisi tra le spighe, le rose tra le vigne, pregustavo le due isole in uno stato di grazia mai provato.

Partire da casa in bicicletta è stato entrare subito in un’altra dimensione, una piccola follia coprire in giornata i duecento chilometri che mancano al traghetto, il rischio è di arrivare già spompati in Corsica. E invece la fatica ci ha dato la baldanza, il timore dell’età è diventato orgoglio, che sulla nave gli altri ciclisti giunti fino al porto in auto ci trattavano con il rispetto dovuto ai veterani. E da Bastia, dopo una notte insonne a chiacchiere incrociate, tu da dove vieni?, tu che giro fai? e a confrontare  cartine e soluzioni di bagagli, ci siamo sparpagliati allegri per diverse strade, la maggior parte organizzata in gruppi, alberghi prenotati e un furgoncino al seguito per raccogliere gli stanchi e gli svogliati, la pappa pronta insomma, noi due privi di aiuti e di riferimenti certi, felici di inventarci di tappa in tappa il viaggio. Ho gustato la spensieratezza che altri chiamano incoscienza (e forse hanno ragione) di andare alla ventura senza fretta e senza altro impegno che riempire gli occhi di bellezza.

La Scala di Santa Regina è una strada tortuosa che si inoltra in un nulla selvaggio di rocce rossastre e rari cespugli gialli, una gola infinita che risali con fatica e gioia. Giusy è il compagno ideale, sa il nome di ogni pietra, di ogni pianta, di ogni rapace che volteggia maestoso sopra di noi, io così ignorante, lui pronto a condividere ogni mio stupore. Arrivare affamati ad una trattoria così isolata da sembrare un miraggio, essere accolti festosamente come fossimo famosi, essere sfamati da un’insalata dai mille gusti e dai tanti colori, rifiatare all’ombra di un pergolato e poi riprendere a salire in uno scenario che cambia di continuo, il canyon che diventa verde vallata, le rocce che lasciano il posto a conifere imponenti. Abbiamo un colle da superare, 1500 metri di altitudine e tanta strada ancora prima di un paese, non sappiamo se avremo forze sufficienti a raggiungere prima di sera un posto dove dormire. Eppure non ci preoccupiamo, troppo presi da piccole e grandi meraviglie, cinghiali (ma lui dice maiali selvatici) che trotterellano tranquilli al nostro fianco, cascatelle improvvise che dissetano solo a guardarle, gheppi (o nibbi? o poiane? che m’importa il nome!) quasi immobili nel cielo controvento e il vento che ci aiuta e ci rinfresca. Scolliniamo esausti e soddisfatti, ci attende una discesa che disperderà in quaranta chilometri di curve solitarie l’altezza che abbiamo accumulato. Sono altri boschi e altre gole tra guglie di roccia lavorate dal vento e arrossate dal tramonto. E finalmente il mare, un porticciolo e poche case.

Siamo sull’isola da un giorno e già ci sembra di conoscerla da sempre. Altri due giorni in Corsica prima di passare alla sorella maggiore e sono due giorni ancora pieni di meraviglia, i calanchi da vertigine, sali di qualche centinaio di metri e sei a picco sugli scogli, a bordo strada anziani turisti scaricati da un torpedone tedesco staccano gli occhi dal panorama per applaudire la nostra pedalata strascicata come fossimo eroi del Tour, un croissant da favola sgranocchiato a Piana, paesino delizioso in cima alla salita, e poi la discesa a rompicollo su Cargese, l’incontro con tre cicloturisti, ragazzotti con la metà degli anni nostri che ci adottano e ci coccolano fendendo l’aria e il vento al posto nostro per 50 chilometri, come gregari ai loro capitani, Ajaccio troppo grande che lasciamo a Napoleone senza alcun rimpianto, e via ancora avanti tra spiagge affollate e lande solitarie dell’interno e infine le falesie a Bonifacio, dove tutto è bianco, bianche le scogliere, altro che Dover, bianche le case, bianca la rocca che guarda la Sardegna. Un’ora di traghetto e cambiamo isola ma non lo spirito del viaggio.

La Gallura è terra di contrasti, nuraghi e megaville, insenature dalla natura incontaminata e yacht che attraccano sfacciati, calore della gente ed auto che non rispettano i ciclisti. Giusy sembra conoscere l’arcipelago della Maddalena meglio delle sue tasche, a suo tempo l’aveva circumnavigato in canoa, mi rende partecipe del suo sapere nominando punte e golfi, spiegandomi venti e correnti, indicandomi i tipi di roccia e le forme del granito, e mai che faccia cadere dall’alto la sua conoscenza delle cose. Che cosa non ha fatto nelle sue molte vite, dovrei scrivere di lui una volta.

La nostra meta è Olbia, preannunciata dalla Tavolara che si staglia imponente all’orizzonte, ma noi ci addentriamo nell’interno per ritardare la fine del viaggio. E ancora sono sorprese, un girovagare tra colline aspre, un gregge che incontriamo dietro una curva e che ci circonda come un mare, il mare vero in lontananza a ricordarci di essere su un’isola, una cena approntata solo per noi fuori dall’orario in una locanda con alloggio, ospitale come casa tua. Ci serve una donna giovane dagli incredibili occhi di mare che ci sorridono prima ancora delle labbra. Non capiamo se sia una semplice cameriera, ma non ne ha l’aspetto, la cuoca o la padrona, forse tutti e tre i ruoli, che altre persone nel locale non ne vediamo. A me piace pensare che abbia cucinato con le sue mani gli gnocchetti sardi con pecorino, pepe e noci, un piatto semplice e commovente che mi è sceso subito nel cuore anziché prendere le tradizionali vie del cibo. Abbaruja è il nome della trattoria, acqua rossa ci traduce lei divertita, io pensavo all’alba tinta di rosso, e intanto ci prepara una stanza per la notte, che la notte è già andata molto avanti.

All’imbarco ritroviamo volti noti e incontriamo facce nuove, tutti che vogliono sapere e raccontare, uno scambio fitto di notizie e di esperienze. La nostra, di esperienza, risulta la più avvincente a giudicare dall’ammirazione che suscitiamo negli altri cicloturisti. Saranno le nostre barbe bianche, sarà la nostra età ben oltre quella degli altri, sarà quell’allegria che non ci ha mai abbandonato in tutto il viaggio, certo che mai mi era capitato tanto calore intorno.

A Genova, ci regaliamo una trasferta in treno fino a Torino. Abbiamo qualche acciacco, un tendine infiammato, uno smeriglio la pelle del cavallo, quindi ci par giusto dire basta, che poi 750 km di bici in sei giorni possono bastare.

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42 Risposte to “ogni cosa è illuminata”

  1. ammennicolidipensiero 5 giugno 2015 a 17:34 #

    meraviglia! noi pure, forse, quest’estate!

  2. rodixidor 5 giugno 2015 a 17:38 #

    Che meraviglia … 🙂

  3. Lisa Agosti 5 giugno 2015 a 18:19 #

    Che meraviglia!

  4. tramedipensieri 5 giugno 2015 a 19:42 #

    Vi invidio.
    Ma sono davvero molto felice di questa Vostro arricchimento.
    Un viaggio da portare nel cuore, da spolverare nelle giornate invernali.

    ciao
    .marta

  5. Giovannoni Claudine 5 giugno 2015 a 19:44 #

    Ci vuole coraggio… e saggezza! Dimostrare a sé stessi che l’età non conta, è solo una scusa… che non vi sono limiti al desiderio di provare emozioni dimenticate tra le pieghe del tempo trascorso! Bravi… a quando la prossima?
    Sereno fine settimana :-)c

    • massimolegnani 5 giugno 2015 a 23:27 #

      è così, ogni tanto bisogna osare, pur consci dei propri limiti.
      quanto alla prossima…già ci stiamo pensando 🙂
      grazie Claudine,
      ml

  6. Stefi 5 giugno 2015 a 22:08 #

    Colline aspre e barbe bianche, traspare la tua serenità. Bella lettura. Bentornato ml 🙂

    • massimolegnani 5 giugno 2015 a 23:29 #

      grazie Stè,
      hai usato la parola giusta, serenità, è stato un viaggio sotto quell’insegna.
      ciao,
      ml

  7. Spersa 5 giugno 2015 a 22:16 #

    Meraviglia!!

  8. mia_euridice 6 giugno 2015 a 07:28 #

    750 km di bici in sei giorni?!?!

    Oh santo cielo…

    • massimolegnani 6 giugno 2015 a 09:47 #

      già, a ripensarci è stata una piccola follia, anche perchè uno dice mare e pensa a un percorso pianeggiante e invece si sale e si scende e poi si sale e poi si scende…all’infinito 🙂
      ciao,
      ml

      • Minu 8 giugno 2015 a 10:15 #

        ..come la vita, no? comunque meraviglioso tutto

      • massimolegnani 8 giugno 2015 a 11:08 #

        oserei dire: “è” la vita, che in quei momenti non esiste altro! ti abbraccio, Minu ml

        Date: Mon, 8 Jun 2015 08:15:21 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  9. Donatella Calati 6 giugno 2015 a 10:12 #

    vedo che sono in tanti ad aspettarti al varco … e fanno bene perchè ogni volta è una piacevole sorpresa anzi una piacevolissima conferma. Perfetto, a concludere il viaggio perfetto

    • massimolegnani 6 giugno 2015 a 12:05 #

      quando ci siamo sentiti per telefono stavo giusto scrivendo questo brano, avevo desiderio di condividere a caldo quanto provato in questi giorni.
      ciao dona,
      un abbraccio,
      io

  10. sguardiepercorsi 6 giugno 2015 a 10:54 #

    Quando ogni cosa è illuminata, la vita è pura meraviglia… E sei anche riuscito a trasmetterla…
    Bentornato!

    • massimolegnani 6 giugno 2015 a 12:07 #

      ti ringrazio, lo splendore delle cose e delle persone è merito anche degli occhi che guardano.
      ciao,
      ml

  11. Jihan 6 giugno 2015 a 14:01 #

    c’è sempre una locandiera o una cicloturista o una salumiera o una violinista in agguato. ma che ci tieni, che ci tieni!

    (che goduria dire: te l’avevo detto io. quattro anni hai aspettato)

    • massimolegnani 6 giugno 2015 a 18:39 #

      Uno che si commuove alle rocce e alle piante vuoi che non si commuova a una locandiera? 🙂
      (eheh, gia’)
      Ciao ji
      ml

  12. Prishilla 7 giugno 2015 a 10:08 #

    ‘di andare alla ventura senza fretta e senza altro impegno che riempire gli occhi di bellezza’ ….. mi hai fatto venire una voglia irrefrenabile di partire, che bella questa pedalata contagiosa!

    • massimolegnani 8 giugno 2015 a 01:11 #

      Grazie Prish, trovo che la bici ha la giusta velocita’ per osservare la bellezza che ci circonda.
      Ciao,
      ml

  13. Giovol 8 giugno 2015 a 16:07 #

    che viaggio meraviglioso! ho girato la Corsica in lungo e in largo in macchina a piedi e soprattutto in barca, mi è venuta voglia della bici, magari con mio figlio, grazie Massimo!

    • massimolegnani 8 giugno 2015 a 18:04 #

      Se ti ho fatto venire voglia di girarla in bici, beh, sono soddisfatto perche’ significa che ti ho coinvolto con le parole. 🙂
      ml

  14. remigio 8 giugno 2015 a 21:31 #

    Scommetto che quel “viaggiatore” nella foto che indica la strada, sei tu. 🙂

    • massimolegnani 8 giugno 2015 a 22:14 #

      indovinato!
      mi hai riconosciuto per il fisico prestante e il perfetto stile inglese? 🙂
      ciao remigio,
      ml

  15. tempodiverso 11 giugno 2015 a 17:03 #

    questo me lo aspettavo, ma non immaginavo così bello, per l’amore che traspare da ogni parola e per quello che avete osato 🙂
    grande!

    • massimolegnani 12 giugno 2015 a 08:41 #

      sei gentile Grazia, per l’attesa e la meraviglia.
      e sì, i “vecchietti” hanno osato e gli è andata bene 🙂
      un abbraccio
      ml

  16. buonviaggio 11 giugno 2015 a 23:17 #

    “…di andare alla ventura senza fretta e senza altro impegno che riempire gli occhi di bellezza.”
    Bellezza ovunque, anche negli “incredibili occhi di mare” di una locandiera.
    Certo!
    Bellezza è bellezza.

    Trova bellezza anche chi ti legge.
    Grazie.

    • massimolegnani 12 giugno 2015 a 08:43 #

      sono io a ringraziarti per la bella lettura.
      bellezza è bellezza, sì, basta vederla.
      ciao,
      un sorriso,
      ml

  17. gelsobianco 14 giugno 2015 a 00:11 #

    “M’illumino/d’immenso”
    Sono riaffiorati in me questi due versi, che amo tanto, con il loro senso assoluto di pienezza e apertura, mentre leggevo la tua bella pagina di diario.

    Un sorriso illuminato
    gb

    • massimolegnani 14 giugno 2015 a 10:37 #

      sì, il senso del brano è proprio questo che dici citando Ungaretti: la limpidezza dello sguardo e delle cose che lo sguardo abbraccia.
      Grazie gb, (e ben tornata)
      ml

  18. marta forse 2 luglio 2015 a 18:08 #

    Lo scorso luglio ho fatto pure io 600 km (a piedi però)…inizialmente mi sembrava una follia questo viaggio poi dopo qualche giorno di cammino non mi sarei più fermata. Arrivavamo ogni sera alla tappa prevista stremati zoppicati ma felici. Un elogio alla lentezza:)

    • massimolegnani 2 luglio 2015 a 21:00 #

      Mi fai sentire piccolo piccolo 🙂
      Ho grande ammirazione per chi fa lunghi percorsi a piedi, e’ la massima espressione del giusto viaggiare. Ogni volta che incrocio nel mio itinerario ciclistico un camminatore con zaino e bastone (non sto lontano dalla via francigena) lo saluto con la deferenza che si merita chi e’ migliore di me. Chissa’ magari mi e’ capitato di salutare anche te 🙂
      Buon viaggio ( c’e’ sempre un viaggio che ci aspetta)
      ml

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