le caviglie della città

22 Mar

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Quella città per me non era che un nome stampigliato a grosse lettere su un cartello verde con una vistosa freccia verso destra, non diverso da tanti altri che scandivano i miei lunghi percorsi di lavoro. Nessun cliente in quella zona, nessun motivo per infilarmi in quello svincolo. Ci fui costretto un giorno, quando un’interruzione in autostrada deviò il traffico sulla provinciale proprio a quell’uscita.

Strade intricate, poche indicazioni e nervosismo che cresceva, facile perdersi e aggirare la città per proseguire spediti verso nord come avrei voluto. Quando ormai credevo di essermela lasciata alle spalle, me la trovai davanti appena scavalcata una collina. Fu come affacciarsi a una finestra, prima indispettito poi con curiosità. Più che vederla la intuivo, io alto come il sole bianco dell’inverno, lei adagiata nella piana densa di nebbia. Di nitido c’era solo il poco che emergeva: torri rossastre di un castello diroccato, un palazzetto antico abbarbicato sulla roccia come un naufrago appollaiato su uno scoglio, qualche campanile medioevale, un ripetitore dal traliccio orrendo e necessario.

Fermai la macchina dimenticandomi fretta e fastidio, presi un caffè a un chiosco e mi sedetti su un parapetto di mattoni a immaginare il resto.

Per tre giorni, complici i lavori in autostrada, tornai a sedermi sul muretto, e per tre giorni la nebbia mi costrinse a lavorare di fantasia, come si fantastica su una donna che il caso porta a più riprese sulla tua strada ma che resta comunque evanescente, irraggiungibile. Guardavo con occhi meticolosi quel bianco lattescente che mi rendeva cieco, eppure ogni volta riuscivo ad aggiungere un ipotetico dettaglio alla città che mi figuravo imperfetta e bella nella mente: un centro storico vivace, vie agili e sottili come giovani caviglie femminili, botteghe sonnacchiose d’artigiani accanto a negozi di tendenza, vecchie insegne dipinte a mano a contrastare i neon, portici affollati, locali di nicchia altri di massa, chiacchiericcio di mercato, forse un fiume a dividere rioni, ponti di pietra per riunirli, guardavo la città invisibile e immaginavo l’anima di una ragazza sconosciuta, divisa tra passato prossimo e ipotesi future.

Ogni mattino la sosta, come fosse da sempre. Fantasticavo sorseggiando il caffè e fissando la via lastricata a grosse pietre che scendeva dritta al cuore e attendevo un cenno di risposta, un raggio di sole che illuminasse una piazzetta a ciottoli, un rintocco di campana che non scandisse l’ora ma un saluto, l’eco di voci che dal basso arrivasse con un refolo di vento fino a me. Stavo lì immobile con in mano il bicchierino del caffè ormai accartocciato ad aspettare un qualunque segno che fosse invito a farsi visitare, penetrare i suoi segreti, sfiorarne i luoghi belli e quelli meno affascinanti ma pur sempre autentici. Accendevo una sigaretta per darle ancora tempo di decidere a mostrarsi e aspettavo come si aspetta l’assenso silenzioso di una donna, sai quando i suoi occhi mutano luce in un accenno di sorriso. Poi, con il silenzio nebbioso vissuto come una garbata volontà di mantenere inalterata la distanza tra di noi, a malincuore ripartivo.

Tre giorni, poi la città, alla riapertura dell’autostrada, tornò ad essere un semplice cartello d’uscita da oltrepassare senza sollevare il piede dall’acceleratore. Con una nostalgia, però, per quanto era rimasto nel limbo dell’immaginario. Le sue caviglie soprattutto.

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23 Risposte to “le caviglie della città”

  1. sguardiepercorsi 22 marzo 2016 a 09:58 #

    Meno male che ogni tanto qualche imprevisto porta deviazioni dalla routine quotidiana e apre occasioni… 🙂
    Ciao, Massimo… Buona giornata!

    • massimolegnani 22 marzo 2016 a 13:17 #

      sì, è una fortuna, anche quando al momento malediciamo l’intoppo e il ritardo. 🙂
      ciao Chiara,
      buona giornata a te
      ml

  2. Mezzatazza 22 marzo 2016 a 10:23 #

    Hanna in fascino particolare, le città impreviste

  3. Lisa Agosti 22 marzo 2016 a 18:26 #

    Caro Massimo, mi dicono che sei il candidato ideale per una mia ricerca in atto, potrei chiederti la cortesia di passare a trovarmi sul blog?

    • massimolegnani 22 marzo 2016 a 19:29 #

      Ciao Lisa, sono andato subito a vedere: pensavo avessi bisogno di un aitante attor giovane, invece, delusione voi Reggiane avete spulciato nell’anagrafe (se becco Ste la scotenno) e per ben altra eta’ avete pensato a me!
      Purtroppo con l’i-pad non riesco a lasciare commenti da te. Lo faro’ domattina con qualche notizia che spero ti possa servire. Promesso.
      Un abbraccio
      ml

      • Lisa Agosti 23 marzo 2016 a 17:27 #

        Grazie mille per il tuo aiuto, non scotennare Stefania, l’ha fatto per una buona causa! 😀

        Se ti può consolare il personaggio che hai contribuito a creare è un giovane aitante e sciupafemmine, con una vita intensa che diventa sempre più pregna di passione e significato col passare degli anni.

      • massimolegnani 23 marzo 2016 a 17:59 #

        Si’, mi consola, molto 🙂 (per questa volta non la scotennero’!)

        Date: Wed, 23 Mar 2016 15:27:27 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

      • Stefi 28 marzo 2016 a 22:01 #

        Reduce da una pausa al mare (i mitici lidi ravennati Lisa!) mi ero persa il vostro carteggio. Ero certa che avrei rischiato lo scotennamento di ml, ma altrettanto certa che poi mi avrebbe perdonata. Ammetto di averci messo lo zampino da gatta, che di solito funziona…. Felice che vi siate trovati! 🙂

      • massimolegnani 28 marzo 2016 a 22:47 #

        solo per questa volta ti ho perdonata. Attenta gatta a non lasciarci lo zampino 🙂

        Date: Mon, 28 Mar 2016 20:01:48 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

      • Lisa Agosti 29 marzo 2016 a 02:46 #

        Sei andata alla duna degli orsi? Va ancora di moda? 😀

  4. alessialia 23 marzo 2016 a 16:43 #

    e wow! mi sono incantata! che bell’omaggio hai fatto ad un po’ di calma e di respiro inizialmente indotto, ma poi regalato… un omaggio indiretto alle donne…. delicato ed introspettivo… bella l’immagine di te sul muretto che fumi la sigaretta in attesa di un segnale….

    • massimolegnani 23 marzo 2016 a 18:04 #

      apprezzo molto la lettura che ne hai fatto, sensibile ed esatta.
      grazie alessia,
      ml

  5. gelsobianco 24 marzo 2016 a 02:48 #

    “Con una nostalgia, però, per quanto era rimasto nel limbo dell’immaginario. Le sue caviglie soprattutto.”
    Bello tutto il tuo scritto, ma la chiusa è grande grande… come il titolo.
    E il tuo omaggio più vero è per le donne, reso però più piacevole proprio perché velato ed elegante.
    “aspettavo come si aspetta l’assenso silenzioso di una donna, sai quando i suoi occhi mutano luce in un accenno di sorriso.” Che immagine viva è questa, sì.

    Grazie, ml.
    Un sorriso per te
    gb

    • massimolegnani 24 marzo 2016 a 13:19 #

      la chiusa, come il titolo, rimarcano un dettaglio che sia simbolo del tutto, omaggio alla città e alla sua metafora 🙂
      un grazie e un sorriso a te gb.
      ml

      • gelsobianco 24 marzo 2016 a 15:27 #

        sì, ho colto subito ciò che è nella chiusa e nel titolo, il rimarcare un dettaglio simbolo del tutto.
        potevi comunque non trovare un’ espressione così “giusta” 😉
        Il mio è un apprezzamento nato proprio dalla consapevolezza di ciò che la chiusa e il titolo racchiudono.

        un sorriso, ml
        gb

      • massimolegnani 24 marzo 2016 a 17:02 #

        🙂 tu sai scavare e scovare le parole 🙂

        Date: Thu, 24 Mar 2016 13:27:02 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

      • gelsobianco 24 marzo 2016 a 17:18 #

        🙂 alla tua sensibilità, alla tua profondità, alla tua immaginazione, alla tua ironia 🙂

        un abbraccio sorridente per te, ml
        gb

      • massimolegnani 24 marzo 2016 a 17:50 #

        abbraccio e sorriso a te

        Date: Thu, 24 Mar 2016 15:18:24 +0000 To: agilulfo_@hotmail.it

  6. Cose da V 24 marzo 2016 a 17:04 #

    Molto elegante il tuo scritto e la scelta del titolo mi piace molto.

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