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il cigno e la farfalla (la scatola di balsa)

20 Mar

c.calati

 

Quel rasentare i muri quasi ad appiattircisi come un antico egizio nonostante la mole non indifferente, quello sguardo rivolto perennemente a terra a contare sassi e formiche, quel cappellaccio informe calato in testa estate e inverno come non volesse farsi riconoscere e che lo rendeva immediatamente riconoscibile, quello scantonare lesto se vedeva da lontano un conoscente, quei passetti frettolosi con cui attraversava lo spazio aperto della piazza e quel sorrisetto ebete con cui tentava di sottrarsi al dialogo. Tutto contribuiva a fare di lui un personaggio che ondeggiava tra il ridicolo e il penoso. Continua a leggere

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il senso di Camillo per le pietre

2 Mar
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c.calati

 

 

Gli capitava di fermarsi all’improvviso, imbambolato come un fesso a metà di una qualunque attività, quando s’imbatteva in una pietra che per qualche motivo astruso lo emozionava. Potevano essere le grosse pietre squadrate in riva al canale, lui vi vedeva l’antica lavandaia inginocchiata a sbattere i panni, o i pochi lastroni rimasti di un’antica strada romana su cui sentiva il passo attutito di calzari femminili o il rimbombo al passaggio di un’intera legione. Poteva  essere un sasso anonimo o la pietra angolare su cui si reggeva una vecchia costruzione, lui comunque trovava un senso al loro esistere, se si può dire “esistere” parlando delle pietre. Continua a leggere

il vino, il pane e le parole

10 Feb

c.calati

 

 

Una transvolata atlantica, un volo senza scalo da pionieri come Lindbergh, a guardare il silenzio delle stelle e a temere il mare, un’ostinata migrazione di anatre stremate, e la resa sarebbe senza scampo, un peregrinare medioevale lungo la via francigena, dov’era più facile morire che raggiungere Cluny.

È tutto qui il nostro andare, spedito o fiacco, da un capo all’altro di questo tragitto tragico e imperdibile che chiamiamo vita. Continua a leggere

la ragazza degli orecchini

2 Feb

photo by luca ferrara

 

 

La nostra cittadina ha i suoi momenti più belli nella brutta stagione, almeno per me che mal sopporto le folle estive di turisti.
Siamo abbarbicati su uno sperone di roccia a strapiombo sul mare.

Quando la pioggia lava il lastricato delle strade con la violenza di una massaia a Pasqua, quando il vento sferza le case cavandone suoni quasi musicali, cigolii e rintocchi strani di ante sbattute su cardini rosi dal sale, io esco e mi spingo su fino alla balconata della piazzetta alta. Allora il nostro mare, di solito così piatto, sembra un oceano gonfio di bile. Bello e potente, lui schiuma la sua rabbia in lingue bianche che vedi fino all’orizzonte e io appoggio i gomiti alla balaustra e sto lì a guardare quella bellezza violenta, respiro la sua furia senza venirne contagiato, anzi m’acquieto e lascio che l’acqua salmastra mi levighi la faccia e m’infradici la barba.  Continua a leggere

un grido e uno sparo

27 Gen
foto (1)

by c.calati

 

 

Camillo, seppellitosi sotto quattro coperte pur di tenere la finestra spalancata, non si era ancora addormentato. Si trovava in quella fase in cui i sensi compiono un’ultima registrazione dei suoni provenienti dall’esterno per avere una mappa precisa di ciò che accade intorno mentre ci si lascia andare all’addormentamento. La sua era l’ultima casa del paese, isolata, in prossimità del bosco. Gli piaceva quella posizione in bilico tra natura e mondo umano, che gli permetteva a sera di cullarsi a minimi rumori di differente origine. Continua a leggere

il prete (racconto immorale o post natalizio?)

2 Gen

by c.calati

 

 

Quasi ogni mattina don Mario, sbrigate le incombenze in canonica, prendeva il vecchio Ford Transit e faceva il giro della parrocchia, che si estendeva per un territorio piuttosto ampio. Da Torre saliva tra i boschi di betulle e faggi fino a Silva, alla cappella di S.Anna, da aprire e spazzare, e alle case del borgo dove c’era sempre qualche infermo da visitare. Poi scendeva dall’altro versante della collina fino a S. Martino dove lo aspettavano i vecchi dell’ospizio. Spesso si fermava a pranzare seduto al tavolo con qualcuno di loro prima di ripetere a rovescio il percorso del mattino. Continua a leggere

i lampi di Lillo *

15 Dic

per gentile concessione di Sabina K. (artepsychesabina.blogspot.com)

 

 

Alto e asciutto, un paio di baffi neri a spiovere che creano una curiosa simmetria con le sopracciglia, altrettanto folte e scure e arcuate, Vigilio già nell’aspetto si distanzia dai coetanei, un corpo di trentenne non temprato né dalla palestra né dall’officina, un cervello che intuisci sempre in movimento nel guizzare inquieto dello sguardo, un atteggiamento singolare sul lavoro e in compagnia, da esilio volontario. Continua a leggere