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nerofumo

16 Mag
c.calati

                                                      

Una mantellina di raso nero prestata dalla nonna, un cappellaccio in disuso del papà, uno spadino di plastica, unico acquisto a dare verosimiglianza al personaggio, un sughero affumicato sul gas della cucina a disegnare baffi e mascherina attorno agli occhi sul volto infantile. Lui, al termine della vestizione, guardandosi allo specchio, più che Zorro si sentiva uno spaventapasseri, ma di quelli che non spaventano nemmeno il merlo più credulone.

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il pioppo albino

22 Apr
c.calati

                                           

Camillo camminava da due ore lungo il canale senza sapere fino a dove volesse arrivare. L’acqua che scorreva nella pianura arida lo rincuorava, era come una linfa vitale per la terra assetata. Presto quell’acqua si sarebbe sparsa per le risaie iniziando un nuovo ciclo di colture.

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l’uomo che voleva smussare gli spigoli del mondo

9 Apr
by c.calati

                  

Camminava a scatti mentre procedeva per vicoli traversi, per accorciare il percorso diceva lui, per evitare la gente sostengo io. A guardarlo di profilo sembrava un geroglifico, tanto si teneva rasente i muri con quel suo mento aguzzo e quel braccio rinsecchito proteso in avanti a fendere una folla inesistente. Aveva passi frettolosi e fiato a sbuffi come temesse di perdere il treno e invece andava verso un luogo suo dove non esisteva ritardo.

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in cammino

16 Mar
by c,calati

                                          

Ormai camminava da tanto tempo e non ricordava più quando fosse partito né da dove, come da adulti non ci si ricorda quando e come sia iniziata la propria infanzia. Lo aveva deciso lui di partire oppure era stato spinto dalla necessità? O era stato, piuttosto, il caso che governa la vita di ciascuno? Non sapeva, ma In fondo non aveva importanza: una volta iniziato il cammino era inutile porsi domande a cui non si poteva rispondere.

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la libreria

23 Feb
c.calati

                                                  

Camillo sforza gli occhi ma non riesce a distinguere i dorsi e i titoli dei libri negli scaffali più in alto, e anche se ci riuscisse servirebbe a poco. Osserva la parete con preoccupazione e si chiede se valga la pena arrampicarsi fin lassù inseguendo la memoria vaga, forse fallace, di un frammento di parole lette chissà in quale romanzo.

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vino e caffè

15 Feb
c,calati

Fissava ora la bottiglia di vino, ora il macinacaffè arabo.

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e gli atomi si sa…

11 Feb
c,calati

                                          

Camillo guardava oltre i vetri il prato reso brullo dal gelo e intanto ripensava all’estate. Senza voltarsi disse: Il caldo impedisce ai pensieri di trasformarsi in azioni, il freddo invece costringe gli atomi a girare vorticosamente per scaldarsi. E gli atomi si sa…ma non aggiunse altro, come fosse chiaro il seguito della frase.

Dietro di lui il maresciallo dei carabinieri sospirò.

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la partita della stufa

31 Gen
c.calati

                                                                         

Alfio si era alzato di scatto lamentandosi del freddo. Anziché dirigersi verso la stufa di ghisa che lavorava a pieno regime, si era avvicinato al calorifero, protestando che fosse appena tiepido.

Se vuoi scaldarti devi andare vicino alla stufa.

Ah, quella! E aumentare un po’ il riscaldamento, no eh?

Camillo sbuffò stizzito, più per il disinteresse che l’amico mostrava per quella forma di calore, che non per la mossa di cavallo con cui lo stava inchiodando. Cercò di concentrarsi su una contromossa adeguata, ma quella domanda retorica e maligna lo aveva scombussolato.

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una bazzecola! (senza erre*)

19 Gen
c.calati

                                                              

Questa volta è facile, una bazzecola, si disse Camillo gongolando, ne avanzano ben venti a mia disposizione.  Meditò, tentò e subito si bloccò: quella maledetta innominabile si infilava ovunque come fumo che si spande in ogni spazio o come acqua contaminata che s’insinua e inquina la falda.

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scorzette d’arancia

3 Gen
c.calati

                                                

Camillo si guardò perplesso le dita incrostate di zucchero caramellato, ce n’era più sui polpastrelli che non sulle scorzette. Era il terzo tentativo che falliva, ogni volta per un errore diverso, senza essere mai arrivato al passaggio finale, l’immersione nel cioccolato fuso.

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