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un viaggio a nord del cuore

16 Ott

                           

Capitava lì non più di una volta ogni due o tre anni, portatovi dal caso, così almeno gli sembrava, come un relitto che cavalca inconsapevolmente l’onda fino a riva. Altri avrebbero scritto andava in vacanza una volta ogni tanto. E avrebbero sbagliato. Una vacanza è qualcosa di pianificato, richiede una meta e un programma di viaggio, tutte cose che Camillo evitava accuratamente, perché lui aveva innanzitutto bisogno di ingannarsi: tutto doveva succedere per caso.

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l’umiltà della pietra

29 Set

c.calati

Tutto era nato da un errore, quello che chiamiamo il caso della vita.

Camillo avrebbe dovuto recarsi per lavoro alla diga in costruzione in Valle Anzasca per verificare una spesa per il calcestruzzo che non gli tornava (ragioniere nella ditta appaltatrice raramente si muoveva dal suo ufficio, questa volta però doveva controllare sul posto quantitativi e spese) ma incredibilmente, fidandosi della sua  memoria distratta e diffidando del navigatore, aveva imboccato una valle sbagliata, vicina e parallela all’altra. Continua a leggere

la parola e l’uomo

25 Set

c.calati

 

 

Amava e odiava la parola che sentiva femmina sfuggente, acqua che perdi tra le dita, uva che spremi e mai diventa vino, donna seducente che scompare tra la folla. Continua a leggere

o l t r e (revisione)

22 Ago

c.calati

 

 

 

In un pomeriggio piovoso non diverso da tanti altri, mentre era sulla strada del ritorno a casa, Camillo, giunto al bivio di Albiano, mise la freccia a destra e deviò dal suo percorso. Prese il lungo rettilineo in direzione sud, fissando le nuvole che si ammassavano all’orizzonte.
Aveva sempre considerato la corona di colline come il confine naturale del suo mondo ma ora provava il desiderio di un oltre vago che non si limitasse alla prima cerchia collinare. Superare il Monferrato, valicare l’Appennino, puntare al mare, verso una verginità di volti e borghi. Continua a leggere

Calfosch

16 Ago

g.gunda

 

 

Il paesetto era un incrocio di lingue, tutte locali, una piccola babele in cui i valligiani sembravano muoversi a loro agio. A lui si rivolgevano in italiano mentre tra loro usavano indifferentemente il tedesco o il ladino, e a volte gli era parso che parlassero un dialetto ancora diverso, che forse era la sintesi dei due precedenti. Anche le insegne dei negozi e i cartelli stradali erano ripetuti nelle tre lingue, il nome stesso del paese prevedeva la triplice dizione applicata pedantemente persino sui segnavia in legno lungo i sentieri che dall’abitato si distribuivano in ogni direzione, chè in ogni direzione c’erano boschi da attraversare, cascate da raggiungere, rocce su cui inerpicarsi. Continua a leggere

la vita attorno al pozzo

14 Lug

c.calati

 

 

Gli altri parlavano, lui ogni tanto abbozzava un sorriso, più per educazione che per interesse ai loro discorsi. In realtà non li ascoltava, Continua a leggere

il vento fa il suo giro

7 Giu

by g.gunda

 

Camillo si riparò sotto un albero, aveva bisogno di rifiatare prima dell’ultimo balzo verso casa. Tirava vento e cadeva una pioggia modesta a goccioloni isolati che comunque non foravano l’ombrello offerto dal fogliame. Si appoggiò al tronco e presto si lasciò scivolare lungo questo fino a stendersi alla sua base. Continua a leggere

la piazza

29 Mag

c.calati

 

 

 

La diagonale di piazza Tredici Martiri, dalle Poste Centrali all’imbocco di via Righieri, era un percorso in campo aperto, nessun riparo dagli occhi indiscreti che scrutavano la coppia, cecchini appostati nell’oscurità dei portici.

O almeno così la sentiva lei, e ogni volta le mancava il fiato. Continua a leggere

e adesso?

4 Mag

c.calati

 

 

 

Il senso di vertigine non accennava a passare e gli impediva di mettere insieme due pensieri che avessero la parvenza di un ragionamento, non dico di un programma. Si limitava a guardare fuori dalla finestrella verso il muro di cinta che gli precludeva ogni altro orizzonte. Continua a leggere

di contorta nostalgia

28 Apr

photo by margherita calati

 

 

Camillo al primo pianto, ancora sporco di vernice, si disperava di non poter tornare all’utero, il luogo acquoso del tepore. Un desiderio immenso di ritorno da allora lo accompagna, tornare sempre, non importa dove, alla partenza forse, come un Ulisse ubriaco o come un’oca che gioca a fare un altro giro. Continua a leggere