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la Gazza

29 Apr

c.calati

 

 

Ieri mi sono deciso, era da tempo che volevo conoscere quell’uomo.

Di ritorno dalla consueta passeggiata tra le vigne, anziché rientrare in casa, ho proseguito lungo la salita a ciottoli che porta al castello. Prima ancora di scorgere la panchina della quercia sapevo che lo avrei trovato lì.

Eccolo, infatti. Era seduto al centro di questa: le braccia distese lungo lo schienale, il corpo rilassato sulle stecche di legno, occupava da solo l’intera panchina. Mentre mi avvicinavo, una gazza che stava impettita ai suoi piedi si spostò prudentemente, con piccoli saltelli,  sotto i rami bassi della quercia, ma non volò via come mi aspettavo. Continua a leggere

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quell’uomo

22 Apr

c.calati

 

 

Quell’uomo mi ha incuriosito.

Mi capita, una o due volte al mese, di vederlo passare sotto la finestra del mio studio mentre affronta la salita dai ciottoli sconnessi che porta al castello. Non so come si chiami né da dove venga, sicuramente non abita nel borgo, siamo talmente pochi che ci conosciamo tutti. Probabilmente arriva  da una qualche casa dei paraggi e vuol dire che si sobbarca ogni volta un bel cammino. Continua a leggere

ultima luce

12 Apr

c.calati

 

 

 

Fu come un appuntamento al buio stabilito con solo un minimo preavviso.

Camillo, indaffarato in cucina, aveva notato il raggio di sole che entrava dalla grande finestra spalancata davanti a lui e istintivamente si era voltato per vedere dove andasse a posarsi la luce calda del tramonto.
Guardò e Continua a leggere

il cigno e la farfalla (la scatola di balsa)

20 Mar

c.calati

 

Quel rasentare i muri quasi ad appiattircisi come un antico egizio nonostante la mole non indifferente, quello sguardo rivolto perennemente a terra a contare sassi e formiche, quel cappellaccio informe calato in testa estate e inverno come non volesse farsi riconoscere e che lo rendeva immediatamente riconoscibile, quello scantonare lesto se vedeva da lontano un conoscente, quei passetti frettolosi con cui attraversava lo spazio aperto della piazza e quel sorrisetto ebete con cui tentava di sottrarsi al dialogo. Tutto contribuiva a fare di lui un personaggio che ondeggiava tra il ridicolo e il penoso. Continua a leggere

il senso di Camillo per le pietre

2 Mar
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c.calati

 

 

Gli capitava di fermarsi all’improvviso, imbambolato come un fesso a metà di una qualunque attività, quando s’imbatteva in una pietra che per qualche motivo astruso lo emozionava. Potevano essere le grosse pietre squadrate in riva al canale, lui vi vedeva l’antica lavandaia inginocchiata a sbattere i panni, o i pochi lastroni rimasti di un’antica strada romana su cui sentiva il passo attutito di calzari femminili o il rimbombo al passaggio di un’intera legione. Poteva  essere un sasso anonimo o la pietra angolare su cui si reggeva una vecchia costruzione, lui comunque trovava un senso al loro esistere, se si può dire “esistere” parlando delle pietre. Continua a leggere

il vino, il pane e le parole

10 Feb

c.calati

 

 

Una transvolata atlantica, un volo senza scalo da pionieri come Lindbergh, a guardare il silenzio delle stelle e a temere il mare, un’ostinata migrazione di anatre stremate, e la resa sarebbe senza scampo, un peregrinare medioevale lungo la via francigena, dov’era più facile morire che raggiungere Cluny.

È tutto qui il nostro andare, spedito o fiacco, da un capo all’altro di questo tragitto tragico e imperdibile che chiamiamo vita. Continua a leggere

la ragazza degli orecchini

2 Feb

photo by luca ferrara

 

 

La nostra cittadina ha i suoi momenti più belli nella brutta stagione, almeno per me che mal sopporto le folle estive di turisti.
Siamo abbarbicati su uno sperone di roccia a strapiombo sul mare.

Quando la pioggia lava il lastricato delle strade con la violenza di una massaia a Pasqua, quando il vento sferza le case cavandone suoni quasi musicali, cigolii e rintocchi strani di ante sbattute su cardini rosi dal sale, io esco e mi spingo su fino alla balconata della piazzetta alta. Allora il nostro mare, di solito così piatto, sembra un oceano gonfio di bile. Bello e potente, lui schiuma la sua rabbia in lingue bianche che vedi fino all’orizzonte e io appoggio i gomiti alla balaustra e sto lì a guardare quella bellezza violenta, respiro la sua furia senza venirne contagiato, anzi m’acquieto e lascio che l’acqua salmastra mi levighi la faccia e m’infradici la barba.  Continua a leggere