parlarvi di Fulvia?

30 Apr

by web

 

 

 

Ma devo proprio? È che non so cosa descrivere di lei che non sia intaccato da un qualche suo difetto, una ruggine che non risparmia alcuna cromatura. Vorrei trovare un dettaglio da cui partire, che non mi faccia fare la figura del coglione ai vostri occhi. Ma è come parlarvi della ferramenta sotto casa, difficile convincervi che nella sciatteria degli scaffali stracolmi di bulloni, nel bancone ingombro di martelli e cacciativi, nelle tute unte dei clienti, nel dialetto biascicato dai garzoni, io riesca a trovare, e a comunicare a voi, un fascino speciale.

Dirvi dei piedi? Notereste subito le ballerine quasi nuove già sformate dal suo peso. E le mani? L’occhio cadrebbe sugli orli smozzicati delle unghie e solo il timore di un ceffone da una di quelle sue pale da fornaio vi tratterrebbe da un commento caustico.

Potrei parlarvi dei capelli, una corta zazzera anarchica, così ribelle che sarebbe anche simpatica. Ma la striscia di blu elettrico, quella specie di cresta da galletto ubriaco, e l’arancio delle ciocche lasciate lunghe sulla nuca sono superiori ad ogni tentativo di rendervi partecipi di una seduzione assurda. Già, perché io sono stato sedotto da questa donna improponibile e ancora non so spiegarmi come.

Passeggiavo per le dune che fronteggiano la spiaggia. Lei la vedo apparire e sparire in lontananza, su e giù per i crinali, una sagoma poco definita che mi viene incontro in qualche modo minaccioso. Mi sembrava si sollevassero nuvolette di polvere dove passava, forse era il vento che spirava a raffiche dal mare. Mi fermo ad osservare questa figura che ad ogni duna ingigantisce. Ha un passo di corsa appesantito, più la guardo e più ho la sensazione che il terreno tremi. Quando mi arriva a pochi metri il sole grosso del tramonto viene oscurato per intero, come gli stesse passando davanti una nuvola. Rallenta fino a fermarsi sfinita con le mani sulle ginocchia, una locomotiva a vapore che ansima, ferma fuori stazione. Emana un odore acre di sudore malsano. Quando si risolleva per rifiatare mi sopravanza di una spanna, e io non sono basso. Ciao, mi dice e subito si lascia cadere sulla sabbia come un’elefantessa fa nel fango. La terra trema davvero, insopportabile il suo peso.

Mai visto niente del genere. La curiosità mi trattiene lì e lo stupore m’impedisce di parlare. Così restiamo in silenzio ad ascoltare il suo fiato che va e viene al ritmo corto della risacca. Tra pochi giorni ho un incontro mi dice, appena il respiro le permette di parlare, ma sono indietro con la preparazione. Non chiedo lumi, è lei che dopo poco aggiunge: Wrestling.

Si aspetta che le dica qualcosa, mi guarda, abbozzo un sorriso. Lei smanaccia l’aria per cancellarlo, Non è come credi. A dir la verità io non so in che consista il “come credi” che mi attribuisce, ma non la contraddico, la sua massa muscolare potrebbe innervosirsi.

Passa tra noi ancora qualche istante di silenzio, poi Fulvia con improvvisa agilità si mette in piedi. Sul ring sono “La gatta”, specifica, come fosse un’informazione necessaria alla comprensione del tutto, e subito riprende la corsa, facendomi di spalle un cenno di saluto.

Io resto lì imbambolato a meditare su quel “nome d’arte” che assomiglia a una taglia 38 indosso a una a cui andrebbe stretta la 50.

Ci incrociamo in cima al promontorio, dopo circa una settimana, lei sempre in corsa trafelata, io quasi fermo sui miei passi. Le chiedo com’è andata. Scuote il faccione e non accampa scuse, Mi ha battuto, è stata brava.

Forse è stata l’onestà delle parole o la fragilità nella sconfitta a intenerirmi, fatto sta che quasi senza volerlo le passo una mano sulla guancia sudata. Andrà meglio la prossima volta, vedrai, e le mie non sono parole di circostanza, scontate e false, io, in quel momento, desidero davvero consolarla. Mi fa segno di sì, ma intanto mi dice forse smetto.

Non so cosa mi prende, continuo a vederla per quello che è, una donna enorme dai tratti grossolani e una voce sgradevole, ma è come se vedessi anche dell’altro, nascosto sotto i muscoli e la ciccia, qualcosa che solo io posso far emergere.

Se smetti, non hai più bisogno correre.

E allora?, chiede, scrollando le spalle.

Non avrei più occasione d’incontrarti, la risposta mi è uscita quasi involontaria, ma poi la guardo negli occhi e vedo una luce che mi affascina.

Così la prendo per mano, improponibili le nostre mani una nell’altra, e ci avviamo verso una fontanella dove lei si possa rinfrescare. Le mani a conca, sono io a raccogliere un po’ d’acqua da offrirle e lei dalle mie mani beve e si lava, belva selvatica che presto diverrà domestica.

 

Ancora adesso passeggiamo per le dune a sera, prima e dopo esserci amati. Ma voi se ci incontrate, fate finta di non averci visto. Io un po’ ancora mi vergogno.

 

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36 Risposte to “parlarvi di Fulvia?”

  1. Daniela 30 aprile 2017 a 10:23 #

    caro Massimo, l’amore NON è cieco, ci vede benissimo, se ci si innamora di una persona c’è un motivo importante che va al di là dell’aspetto estetico. Per chi l’amore sa riconoscerlo, è ovvio….

    • massimolegnani 30 aprile 2017 a 11:22 #

      pienamente d’accordo con te, Daniela, la figura di Fulvia così lontana dai canoni estetici ha proprio quel significato 🙂
      buona domenica
      ml

  2. Mezzatazza 30 aprile 2017 a 10:38 #

    Lol, mi ci ritrovo

    • massimolegnani 30 aprile 2017 a 11:24 #

      già, potevo farle fare la rugbista, a Fulvia 🙂
      ciao Tazza
      ml

  3. Tati 30 aprile 2017 a 11:52 #

    C’è sempre quel qualcosa di nascosto che il resto del mondo non può comprendere, ed è bellissimo che sia così 🙂

    • massimolegnani 30 aprile 2017 a 12:52 #

      Assolutamente!
      Odio le bellezze omologate che non hanno nulla da offrire oltre il cliché
      Ciao Tati
      ml

  4. remigio 30 aprile 2017 a 11:52 #

    Una donna così ha un suo fascino e devo dire la verità: non mi dispiacerebbe. 🙂

  5. PindaricaMente 30 aprile 2017 a 12:16 #

    Perché tu hai una sensibilità che ti permette di andare oltre e di vederci il bello.
    Come se sotto i chili di troppo non ci fosse un cuore che batte, una testa che pensa, una pelle che pulsa e che sente il bisogno di essere accarezzata.
    Come se non fossimo tutti, magri e grassi, alti e bassi, sulla stessa barchetta, alla ricerca della stessa cosa.
    Tutti forse siamo Fulvia agli occhi degli altri, ma ci vogliono occhi sgombri da pregiudizi per vedere chi è Fulvia davvero.

    • massimolegnani 30 aprile 2017 a 12:57 #

      È’ un racconto di fantasia che propone una situazione insolita, ma non mi dispiacerebbe in realtà subire un fascino inconsueto, magari senza vergognarmene come l’io narrante 🙂
      Un abbraccio Pindara
      ml

  6. rodixidor 30 aprile 2017 a 12:35 #

    Faceva le fusa ?

  7. intempestivoviandante 30 aprile 2017 a 16:15 #

    La seduzione ha le sue ragioni che la ragione non conosce… 🙂
    Ma comunque concordo con Daniela, l’amore, quello vero, ci vede benissimo, proprio perché vede con i suoi occhi, quindi “oltre”.

  8. Transit 30 aprile 2017 a 20:20 #

    “…ma poi la guardo negli occhi e vedo una luce che mi affascina.” E lì, in quella luce, che sopravvivono le contraddizioni di Fulvia e Il fulcro delle pene, delle gioie sperate e le quotidiane rovinose sconfitte; e l’io narrante vi si riconosce, nonostante Fulvia emani un sudore rancido. Vi ho visti mano nella mano e ho sorriso sotto i baffi e mi sono intenerito come quando guardo gli animali a cui fanno dei torti, del male e arrecano la morte. Questo perché nascosto dietro un albero e dei cespugli ho visto solo le anime di Fulvia e dell’Io Narrante. Quando ci si innamora l’amore è nascosto tra le pieghe delle parole e innanzitutto dei silenzi.

    • massimolegnani 1 maggio 2017 a 00:55 #

      grazie per la tua lettura partecipe e per il bel commento.
      ciao 🙂
      ml

  9. lamelasbacata 30 aprile 2017 a 23:50 #

    Hai descritto l’insensatezza (apparente) dell’amore molto bene 🙂

    • massimolegnani 1 maggio 2017 a 00:58 #

      grazie Mela, il mio obbiettivo era quello, raccontare un amore oltre la logica e i pregiudizi 🙂
      buonanotte
      ml

  10. Daniele Verzetti Rockpoeta® 1 maggio 2017 a 10:25 #

    Un sentimento vero e profondo non conosce confini fisici o di genere.

    • massimolegnani 1 maggio 2017 a 11:24 #

      esatto, però, siccome nessuno è nato eroe, alla fin fine il protagonista un po’ si vergogna delle sue scelte ridimensionando così la limpidezza dell’amore.
      ciao Daniele 🙂
      ml

  11. Stefi 1 maggio 2017 a 13:05 #

    Io ci trovo una dolcezza struggente, una meraviglia imbarazzata, quasi da bambino.

  12. Miriam Sol 4 maggio 2017 a 00:45 #

    Mi sembra di ricordarmela, bello quel passeggiare per le dune, dà un andamento leggendario a questo racconto, qualcosa di epico in qualche modo, al quale fa da contrappunto quella vergogna sussurrata alla fine, che ridimensiona un po’ il sentimento, dà un po’ l’idea di piccineria, ma rende in fondo il tutto più umano, credibile, insomma bilancia il racconto (secondo me). E poi come sempre l’acqua! Non penso ti incontrerò mai ml, ma nel caso assai improbabile che accadesse mi piacerebbe fosse in presenza di acqua: un torrente possibilmente, di montagna, oppure una fontanella,già ti vedo scendere dalla bici, riempire la borraccia. Quasi quasi potrei scriverci una storia 🙂

    • massimolegnani 4 maggio 2017 a 01:17 #

      che bello questo tuo commento Miriam. E hai ragione quella piccola meschinità finale è umano per quanto riprovevole, un uomo
      che non riesce a sottrarsi alle convenzioni.
      ed è vero e tu lo sai che per me l’acqua, di fiume, di piccolo lago, più che di mare, ha un’attrazione particolare, simbolica.
      grazie Miriam, un abbraccio
      ml

  13. Sabina 4 maggio 2017 a 13:37 #

    Il protagonista ha la capacità di andare oltre l’aspetto fisico, che poi non è mai davvero e solamente fisico, ma è fatto di tante tessere, incastrate in modo che solo alcuni le sapranno leggere.
    Nella sua dichiarazione finale io non vedo una meschinità senza ritorno, piuttosto la consapevolezza di possedere una capacità in più, la stessa che gli hanno permesso di vedere Fulvia con occhi non convenzionali. La sua vergogna sta nella consapevolezza di non poter riuscire a spiegare al resto del mondo cosa hanno visto i suoi occhi.

    • massimolegnani 4 maggio 2017 a 14:24 #

      Mi piace questa tua lettura benevola con assoluzione finale del protagonista.
      Ciao Sabina,
      buona giornata
      ml

  14. alessialia 6 maggio 2017 a 11:50 #

    l’attrazione non è mai per le cose perfette….

    • massimolegnani 6 maggio 2017 a 12:42 #

      verissimo!!
      buona giornata, Alessia
      ml

      • alessialia 6 maggio 2017 a 12:49 #

        ahah! ti ho sotterrato di commenti! ma finalmente sono riuscita a leggerti tuuuutto tutto!!!!! visto che scrivo poco, almeno a volte vengo a leggere! 😀

      • massimolegnani 6 maggio 2017 a 13:21 #

        sei bravissima 🙂

  15. Patrizia Caffiero 8 maggio 2017 a 07:35 #

    divertentissimo questo ritratto improbabile 🙂 ogni tanto carichi di grottesco la pagina, mi piace. Un grande amore senza un perchè. La resa totale all’amore, potrebbe essere anche, la resa alla logica 🙂

    • massimolegnani 8 maggio 2017 a 09:54 #

      ..o la resa della logica di fronte all’imprevedibilità dell’amore 🙂
      è vero amo gli spunti grotteschi, forse perchè l’estremizzare le vicende ne rende più comprensibile il significato
      ciao Patrizia, un sorriso
      ml

  16. Cose da V 8 maggio 2017 a 21:12 #

    Di tutto il pezzo ho apprezzato l’onestà finale. Amare qualcuno che non rispetta i canoni di bellezza a cui gli occhi degli altri (e pure i nostri) sono abituati è difficile e quel qualcuno lo sente, temo. Il giudizio degli altri condiziona anche l’amore, purtroppo. Il tuo pezzo è verosimile e molto ben scritto.

    • massimolegnani 9 maggio 2017 a 08:50 #

      Proprio così, le convenzioni, i canoni estetici ci condizionano più di quanto vorremmo.
      Buona giornata V
      ml

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