in fondo, ti ho pensata

24 Apr
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by c.calati

 

 

 

Al di là del colle faticoso e verdeggiante si apre la valle, anfiteatro spoglio in pietra chiara e solitudine che subito precipita in un abisso stretto, scavato nei millenni dall’acqua che ora scorre quasi placida sul fondo. Il vento da tempo ha tolto ossigeno alle piante, non un albero ha resistito sui contrafforti di roccia aspra e poca terra, solo cespi di ginestra e ciuffi di erbe ruvide e odorose.

La discesa è un serpente infido per pendenza estrema e pioggerella che non cessa; dietro ogni curva temi che lui, il viscido e tortuoso, ti attenda pronto al morso di veleno. Vorrei fosse per te l’ultimo pensiero prima dell’errore, che l’errore appare inevitabile, la raffica di vento che ti coglie impreparato e ti sbatacchia come una campana a morto, la geometria scorretta di un tornante che diventa la tangente per cui parti, un freno meno pronto del dovuto che ti proietta oltre il ciglio per nulla protettivo della strada, una buca, una cunetta, un sassolino, un passo sbagliato nella danza, un passo solo fuori tempo e hai finito di ballare, vorrei per te l’ultimo pensiero, che sia memoria nobile degna del momento o nuda nostalgia, vorrei, ma non ho più pensieri in corso, non un passato da cui attingere, non un futuro a cui aggrapparmi, solo il presente provvisorio costruito nel pericolo. Scendo compresso tra un’attenzione tesa, quasi sterile, e una paura ubriaca che mi spinge a essere veloce, più veloce di quanto possa sostenere.

Brividi di freddo a scuotere le ruote, la bicicletta quasi cieca per la pioggia, altri squilibri che s’aggiungono all’equilibrio mio così precario. La velocità negli occhi è un nastro grigio che si snoda troppo in fretta e macchie gialle che s’imprimono vivaci sul bordo estremo della retina. Scrosci e rovesci mi sferzano la faccia, mi lavano il cervello. Scendo a testa bassa e mente spenta, un toro ottuso che carica la spada che lo aspetta, no, sono più simile a uno struzzo infreddolito che non vuol vedere in faccia la sua fine.

Eppure scendo, attraversando un inferno che assomiglia al paradiso e arrivo in fondo e arrivo intero.

La strada diventa all’improvviso piana e piano scorro accanto all’acqua che vedevo scorrere dall’alto e mi sembrava irraggiungibile. Respiro e rido in un sollievo acidulo che contiene il controsenso di un rammarico per la discesa già finita.

Mi fermo un po’ stordito a bordo strada e come un gesto d’obbligo raccolgo due rametti di ginestra da portare fino a casa.

In fondo, ti ho pensata.

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36 Risposte to “in fondo, ti ho pensata”

  1. lamelasbacata 24 aprile 2017 a 12:10 #

    «Felicità raggiunta, si cammina
    per te sul fil di lama.
    Agli occhi sei barlume che vacilla,
    al piede, teso ghiaccio che s’incrina;
    e dunque non ti tocchi chi più t’ama»

    Il brivido della felicità può arrivare anche pedalando su una stretta ruota, il ciaf dell’asfalto bagnato accompagna il pulsare delle vene, la mente grida pericolo, il cuore risponde vita.

    • massimolegnani 24 aprile 2017 a 13:37 #

      Quanto mai appropriati qui i versi di Montale.
      L’hai detto, è un brivido la felicità di una discesa a capofitto:)
      Buona giornata, Mela
      ml

      • lamelasbacata 24 aprile 2017 a 13:42 #

        Però sempre attento, eh! Che a noi piaci felice ma tutto intero!
        😉 😊

      • massimolegnani 24 aprile 2017 a 13:49 #

        Promesso! Anch’io mi preferisco intero 😄😃

  2. Transit 24 aprile 2017 a 13:33 #

    Un flusso di coscienza, con punteggiatura:emozionale, a precipizio. E senza l’appiglio salvifico di rami e foglie che frusciano su braccia, mani, gambe e viso. E nell’anima, in religioso … ascolto laico, persino dei passi di ogni vivente sulle foglie morte, sui rametti secchi incensati dalle piogge e dalla rugiada per il viaggio che tutto spande e ritorna.

    • massimolegnani 24 aprile 2017 a 13:40 #

      Sì, a precipizio, il flusso di parole e il fruscio delle ruote.
      Grazie per il bel commento
      Ciao
      ml

  3. Paolo 24 aprile 2017 a 14:09 #

    E ancor più bello, sopravvissuto, carico di nuova attesa, come fiume in piena, quel pensiero del poi. Bello! Bravo Massimo.

    • massimolegnani 24 aprile 2017 a 14:16 #

      Grazie Paolo
      ..e ritrovare al tuo fianco il fiume che vedevi filiforme dall’alto è una piccola gioia, come se la metà non fosse un punto statico ma un continuare a scorrere.
      Ciao 🙂
      ml

      • Paolo 24 aprile 2017 a 14:35 #

        Riesco a viverla, sì, questa sensazione. La meta acquista comunque valore (e adrenalina) in virtù della difficoltà e del pericolo del percorso per raggiungerla…
        Mi piacciono moltissimo queste tue descrizioni. Davvero un sano sentimento d’invidia avvalora più di tante parole la tua pagina. Le tue descrizioni sono per me dei voli. A volte la pennellata è placida e soave, attenta ai dettagli (morbido preludere a un lavorio di punte fini e olii luccicanti), altre concitata e sfumata, sfuocata. Il timbro interiore è sempre saldo e sicuro nell’impressionare la tela. Il senso di trasporto e coinvolgimento assicurato.

      • massimolegnani 24 aprile 2017 a 16:16 #

        intense le tue parole, piene di condivisione che apprezzo molto
        grazie Paolo

  4. Bloom2489 24 aprile 2017 a 22:48 #

    Vorrei scrivere così…

    • massimolegnani 24 aprile 2017 a 23:51 #

      mi fai sentire “il prato del vicino” sai quello che sembra sempre che abbia l’erba migliore
      tu hai un bel prato, facci caso 🙂
      ml
      (grazie, sei gentile)

      • Bloom2489 25 aprile 2017 a 00:02 #

        No non intendevo in quel senso.. Si tratta di imparare, seguire bene l’ispirazione, di esperienza… Non invidia o altro 🙂

      • massimolegnani 25 aprile 2017 a 00:16 #

        🙂

  5. Daniele Verzetti Rockpoeta 25 aprile 2017 a 10:04 #

    Sembra quasi un sogno. Racconto delicato ed intenso

    • massimolegnani 25 aprile 2017 a 10:15 #

      In effetti la fatica della salita, prima, l’emozione di affrontare una discesa pericolosa, poi, spesso mi provocano uno stordimento simile a uno stato onirico.
      Ciao Daniele
      grazie
      ml

  6. Tati 26 aprile 2017 a 09:21 #

    Bello quel pensiero, che prende sfumature differenti in base a come leggi quel “in fondo”…
    Può suonare come un “nonostante tutto” o simile ad un ” non volevo ma alla fine”…

    • massimolegnani 26 aprile 2017 a 11:22 #

      oppure..”non riuscivo a pensarti troppo preso dall’emozione della discesa, ma arrivato al fondo (vivo) ti ho ritrovata” 🙂
      un sorriso, Tati
      ml

  7. rodixidor 26 aprile 2017 a 10:26 #

    Un pensiero al povero Michele Scarponi, quale sarà stato il suo ultimo pensiero?

    • massimolegnani 26 aprile 2017 a 11:24 #

      sono giorni che ci penso e mi spaventa la sua morte così…facile.
      mi auguro che non abbia avuto il tempo di pensare
      ciao rodix
      ml

  8. Prishilla 26 aprile 2017 a 10:40 #

    Ho avuto quasi più paura a leggere che scendere dal vero – io che nelle discese sempre tremo – E quel ramo di ginestra, in fondo, con la sua pioggia… che bellezza, che profumo!
    Un applauso, un grazie.
    Prish

    • massimolegnani 26 aprile 2017 a 11:27 #

      a me viene paura a ripensarci a quella discesa.
      d’ora in avanti mi riprometto di scendere più piano 🙂
      grazie Prish
      un rametto di ginestra per te 🙂
      ml

  9. elettasenso 26 aprile 2017 a 12:00 #

    Molto carico questo brano. Molto atmosferico. Pieno di pioggia e vento. E di pensieri che scendono e salgono come la tua bicicletta. Bello.

    • massimolegnani 26 aprile 2017 a 12:34 #

      ..e c’è anche il giallo, per una volta affascinante, delle ginestre 🙂
      ml
      (grazie)

  10. Transit 26 aprile 2017 a 14:00 #

    I pensieri, questa cosa dei pensieri

    Io ai pensieri faccio dei discorsi che i pensieri mi guardano e ci rimangono di stucco. Poi, anch’io cerco di vederci chiaro e allora prendo le distanze da questi pensieri che sono di fuoco o di ghiaccio o come i cani che quando li accarezzi ti leccano sulle mani e persino in faccia e sulle labbra, allora i pensieri si esaltano o si intimidiscono un poco, oppure sono indecisi nel loro divenire o regrediscono. Invece i pensieri diventati di stucco, io li posso guardare in faccia per ore, giorni, mesi anni. Poi, basta passo appresso come passano i giorni e le notti o come i post dei blog. Però, i pensieri più insidiosi che mi uccidono in alcune parti del corpo, sono i pensieri dialetti che somigliano alle nuvole, ai colori cangianti del cielo, a delle catene e alle anguille. I pensieri anguille sgusciano da tutte le parti come acqua di fonte o che scende giù dalle cascate. Però, i pensieri mi vengono vicino e si stringono come innamorati e si appressano e mi carezzano e mi baciano con la delicatezza di un venticello di primavera e così ci facciamo pure una passeggiata lungo il mare.

    • massimolegnani 26 aprile 2017 a 14:28 #

      caspita, il tuo commento è pura, stralunata, fascinosa poesia, contento che tu l’abbia messo qui.
      ci sono momenti in cui culliamo i pensieri, ci lasciamo accarezzare da loro, altri in cui questi ti fuggono via, vorresti inseguirli
      ma tutto scorre troppo veloce, una frenesia che ti coinvolge e non lascia (s)campo alla mente.
      in fondo era questo il senso del mio brano 🙂
      ml

  11. alessialia 26 aprile 2017 a 14:51 #

    ma lo sai che è come se lo avessi vissuto…
    un brivido sopra la follia cantavano… o piu o meno…
    la felicità puo venire da qualsiasi parte…
    importante è poi riderne…
    e che bello il modo in cui tu riesci a raccontare ogni cosa…

  12. Transit 26 aprile 2017 a 15:32 #

    Loro, i pensieri, mi chiamano e spesso ci sediamo in cerchio: mi hanno detto che sono uno di loro, Siete troppi gentili, ho detto, ma loro si sono scherniti come adolescenti timidissimi. Quasi sempre i pensieri fanno della loro ritrosia la maschera per eccellenza, ma senza nessun malevole obiettivo. I pensieri per esseri tali sono come gli uccelli che per loro natura devono spiccare il volo e durante il volo poi decidere dove approdare come navi e barche sul mare. Ci si approda anche se non si è nave, battello, barchetta o zattera persino su un ramo, negli occhi, nella bocca, sulle labbra e nell’intimo sentire. E’ per questo che ci diciamo le cose, ma non è detto che si parli e ci si esprime a chiare lettere come dire pane al pane e vino al vino. Ci sono delle volte che io e i pensieri tambureggiamo nelle nuvole gonfie e veniamo a scrosci come le emozioni improvvise. Altre volte, i pensieri ed io, partiamo restando nel buio più oscuro in cui non c’è né un alone di luce di stella lontana né una luce di luna o di di lampione o di minuscola moritura candela che ci indicano la strada maestra, laterale o tortuosa. E’ un po’ come entrare in una selva dei giorni nostri. E poi, come è tipico dei pensieri, precipitare, saltellare, schizzare di qua e di là, picchiettare giù dalle montagne con cieca furia, ma poi non è detto che siano le innevate(fino a quando?)catene delle Alpi, delle Ande o il picco dell’Himalaya e dell’Everest e perciò precipitare a valle a rotta di collo, ora lenti e frenetici, ora transfusi e maestosi o come le mani lente ma piene di sapere per le cose che amiamo o come lampi a inseguire il cuore degli incendi e quello apocalittico del fuoco distruttore di vegetazione, animali ed esseri umani. I pensieri sono sogni e la materia le loro gambe, il palpito, primo e ultimo, emozioni della pelle.

  13. Transit 26 aprile 2017 a 16:59 #

    Grazie.

  14. E. 13 maggio 2017 a 11:58 #

    Mi piace molto come scrivi e descrivi le tue esperienze. Mi ha fatto pensare a me quando vado a correre. Vado a correre per calmarmi, riavviarmi, raccogliermi. Mentre corro come lampi arrivano delle situazioni e dei pensieri che non mi toccano ma mi accarezzano.

    • massimolegnani 13 maggio 2017 a 19:11 #

      È vero, correndo a piedi o in bici, e anche andando piano, si entra in un’altra dimensione dove i pensieri, contemporaneamente, si affollano e si annullano, sempre delicatamente.
      Gentile il tuo apprezzamento,
      un sorriso
      ml

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