una colazione italiana

3 Lug
foto

by c.calati

 

 

Non voglio essere blasfemo, al contrario penso che, credenti o meno, noi italiani conserviamo un’attrazione innata per la simbologia religiosa, i suoi gesti ieratici che inconsciamente riversiamo e ritroviamo in altro. Almeno a me capita, nelle più disparate situazioni, pur non avendo fede. Insomma tutta questa premessa per dire che a volte mi alzo dieci minuti prima del dovuto per officiare la colazione in solitudine e lentezza. Un po’ come andare alla prima messa del mattino, l’aria fresca, la chiesa vuota, il misticismo intatto, e allora sono allo stesso tempo la beghina e il sacerdote, il convertito e il chierichetto. Mi aiuta in questo il bancone di cucina dalle bianche piastrelle che assomiglia a un altare su cui la sera, come uno scrupoloso sagrestano, ho approntano tutto il necessario per il rito mattutino. In piedi mi muovo secondo gesti ripetuti da decenni che sento più significativi della loro reale pochezza: accendo il bollitore, taglio una fetta sottile di formaggio, bevo il succo, mescolo il muesli allo yogurt, scelgo tra tre quattro barattoli la marmellata con cui iniziare, spalmo il burro sulle fette di pane. Nella penombra della stanza ancora chiusa, nel silenzio di canzoni e notiziari, assaporo ogni cibo come un dono terreno, percepisco il privilegio di cui non sono degno e soprattutto provo una comunione con tutti i mondi che ho attraversato e con chi ha condiviso questi risvegli. Rivivo in un lampo tutte le mattine che ho vissuto, dall’ovomaltina dell’infanzia rigirata a lungo sul tavolo di marmo alla colazione sontuosa in albergo prima di un convegno, dal mangiare spartano e straordinario del campeggio dopo la pioggia della notte ai panini farciti sottratti dal buffet della gasthaus e nascosti nello zaino prima di una pedalata austriaca, dai biscotti arraffati nel cucinino di reparto dopo una notte insonne alla fiabesca colazione davanti all’Oceano Indiano su un’isolotto tropicale. Luoghi e contenuti differenti, ma il mio io sensibile sta lì a unificare tempi e sostanze, e ho l’impressione intima che ovunque non fosse solo cibo ma un affacciarsi sacro alla giornata, un auspicio d’incontrare piccole bellezze. Allora ogni boccone, ogni sorso di tè, ogni pane spezzato è un ringraziamento alla vita che vivo ed ho vissuto, un religioso sguardo al mondo che mi sta ospitando.

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32 Risposte to “una colazione italiana”

  1. remigio 3 luglio 2017 a 11:21 #

    Non sono un “sacerdote” della colazione come sai essere tu; non preparo la tavola la sera prima, per guadagnare minuti preziosi al mattino; la mia colazione non è ricca come la tua perché manca il pane…il burro…il formaggio…il succo di frutta. Però apprezzo tantissimo questa tua liturgia mattutina che si avvicina molto al rito della messa domenicale: manca solo il vino. 🙂

    • massimolegnani 3 luglio 2017 a 16:06 #

      il vino all’alba sarebbe il massimo 🙂
      al di là delle battute, grazie Remigio della condivisione
      ml

  2. Daniele Verzetti Rockpoeta® 3 luglio 2017 a 11:24 #

    Questa “liturgia” io la pratico quando sono fuori magari in albergo, nel senso che faccio la colazione ma non la preparo 🙂 Peraltro di solito non sono uno che fa colazione quotidianamente.

    • massimolegnani 3 luglio 2017 a 16:09 #

      tanti tendono a saltare la colazione o a ridurla ai minimi termini, io non riuscirei 🙂
      un caro saluto, Daniele
      ml

  3. tramedipensieri 3 luglio 2017 a 12:10 #

    La colazione non l’ho mai vista come liturgia so solo che in tutti questi anni non ho mai dimenticato di fare colazione. Preferisco ritardare l’uscita da casa ma mai mancare il momento che mi permette di aprire bene gli occhi e di godere dei momenti unici di silenzio…è come continuare il sonno.
    E tutto ciò in piedi: non mi siedo mai per prendere un cappuccino e delle fette di pane raffermo…
    Dopo di che gli occhi possono guadare la luce :))

    buona giornata
    .marta

    • massimolegnani 3 luglio 2017 a 16:11 #

      ..però ci comportiamo in modo simile, anch’io in piedi e anch’io pane raffermo che si ammorbidisce nel tè
      ciao .marta
      un sorriso
      ml

  4. stileminimo 3 luglio 2017 a 13:30 #

    In fin dei conti, il momento del pasto dovrebbe essere sempre un momento sacro; io me lo ricordo mio nonno che si faceva il segno della croce prima di cominciare a mangiare, a colazione, a pranzo, a cena e anche quando faceva qualche spuntino nei prati o nei boschi dove andava a lavorare. Non era un gesto meccanico, c’era una seria e ponderata riflessione silenziosa e intima in quel gesto lento e solenne. Era un gesto che implicava un dialogo segreto fra lui e un mondo spirituale che nessuno doveva vedere. Era un modo per ringraziare la vita per ciò che sa donare. Io quei gesti non li vedo più fare, al di là della religione di appartenenza; lo strafogarsi in fretta e furia senza rendersi conto di ciò che si ingurgita è il modo più diffuso di alimentarsi, oggi. Ho grande rispetto per chi sa compiere gesti lenti, ponderati e colmi di gratitudine nonostante il contesto caotico e delirante in cui la maggior parte di noi è “costretto” a vivere.

    • massimolegnani 3 luglio 2017 a 16:15 #

      credo di aver “ereditato” qualcosa da tuo nonno, quanto meno il senso di serietà verso gli alimenti.
      grazie per il bel commento, stileminimo
      un sorriso
      ml

  5. Ghiandaia blog 3 luglio 2017 a 14:04 #

    Condivido le due ultime righe. Buona giornata!🍩

  6. elettasenso 3 luglio 2017 a 16:59 #

    Mi hai ricordato un libro di Enzo Bianchi, priore di Bose, che ho letto in un Natale di anni fa in beata solitudo mentre fioccava la neve fuori dai vetri. Mi sembra si intitolasse : Il pane quotidiano. Un dire grazie al cibo povero. Provare gratitudine per il cibo. Anch’io non sono credente ma uno dei gesti che apprezzo di chi lo è, è proprio quell’attimo di raccoglimento prima di fiondarsi sul piatto.
    Eletta

    • massimolegnani 3 luglio 2017 a 18:25 #

      Ricordo quel libro e il volto comunicativo di Enzo Bianchi. Nel mio vagabondare ciclistico ogni tanto passo per la comunita’ di Bose che si trova in una valletta isolata al di la’ della Serra. E’ un luogo che ispira quiete gia’ solo a passarci accanto.
      Mi fa piacere questo richiamo che hai fatto.
      Un caro abbraccio, Eletta
      ml

  7. Stefi 3 luglio 2017 a 21:13 #

    La preparo prima di andare a dormire, punto la sveglia dieci minuti prima del resto della famiglia, scendo le scale silenziosamente, accendo il fuoco sotto la moka, mi godo ogni singolo gesto della mia colazione, in quel silenzio religioso e contemplativo tipico di noi atei 😉 E’ il mio momento, il risveglio del corpo e della mente, l’inizio della giornata, un raccoglimento intimo irrinunciabile.
    Proprio come te, ml.

    • massimolegnani 3 luglio 2017 a 21:41 #

      Sorrido compiaciuto per questa affinità d’atteggiamento mentale (spirituale?) prima ancora che di comportamento materiale.
      Buona serata, Ste’
      🙂
      ml

      • Stefi 3 luglio 2017 a 21:43 #

        Laicamente spirituale 😉
        Buona serata a te, ml

      • massimolegnani 3 luglio 2017 a 21:51 #

        Sì, laicamente spirituale è perfetto
        🙂

  8. Riyueren 3 luglio 2017 a 21:22 #

    Non potrei mai rinunciare alla mia colazione, per me è il momento (e il pasto) più bello della giornata. Eccome se mi siedo, e metto un cucchiaino di miele (tiglio, castagno, acacia) sulle gallette di riso e le intingo nella bevanda (dicono che non si dice “latte”) di soia o di riso ma a parte quello che mi hanno concesso di mangiare (ricordo bene il latte, i biscotti e pure l’uovo sbattuto con lo zucchero che mi piaceva tanto e finivo per mangiarmelo subito, e poi con il latte faceva una cremina deliziosa) il mio posto a tavola “guarda” direttamente la finestra e il cielo…e poi, siccome ho ancora il brutto vizio di quando ero bambina, prendo anche un libro e leggo mentre mangio. Un po’ leggo, un po’ guardo il cielo e se ci sono nuvole particolari corro anche a prendere la macchina fotografica 🙂 La colazione è il momento più rilassante della giornata e poi c’è la gioia di essersi svegliati, di essere vivi…non so se rendo l’idea. 🙂

    • massimolegnani 3 luglio 2017 a 21:47 #

      La rendi, e’ il piacere di esserci ancora:)
      Piccole differenze alimentari e rituali, ma il gusto per il primo pasto della giornata mi sembra identico 🙂
      Ciao Riyueren
      un sorriso
      ml

  9. ERO SVEGLIA 4 luglio 2017 a 03:04 #

    Due tempistiche e rituali diversi: inverno con culto e preparativi già dalla sera con apparecchiatura sempre in nuance.
    estate: apro occhi corro veloce per la via è già tardi è caldo la riunione di produzione il sole che acceca i villeggianti troppo lenti per me che non – villeggio- sono già le 8.30 …. Macchinetta caffè aziendale.
    ….tristezza
    Voglio l’inverno tutto l’ anno!
    NB
    Bellissima la descrizione della prima messa del mattino e dei suoi – avventori-

  10. massimolegnani 4 luglio 2017 a 10:30 #

    hai religione di rito invernale 🙂
    ml
    (grazie!)

    • Sabina_K 4 luglio 2017 a 11:51 #

      Condivido tutto, laicamente e spiritualmente, come nella definizione azzeccatissima di Stefi.
      Condivido le tue stesse abitudini e la bellezza di quella solitudine matutina, quasi uno spazio per prendere fiato e coraggio per la giornata che inizia.

      • massimolegnani 4 luglio 2017 a 13:04 #

        e io sento comunanza, mi godo le tue parole.
        grazie Sabina,
        ml

  11. Alessandra Bianchi 4 luglio 2017 a 21:11 #

    L’elegia della prima colazione. Bello e ben scritto. Buona serata.

  12. diserieZero 5 luglio 2017 a 13:28 #

    Ho sempre voglia di colazione 😌😌😌

    • massimolegnani 5 luglio 2017 a 14:24 #

      Giusto, sottoscrivo.
      è il miglior pasto della giornata
      ciao 🙂
      ml

  13. E. 5 luglio 2017 a 17:55 #

    Bellissimo il racconto che fai e il tempo che dedichi alla colazione, dovremmo imparare tutti a prenderci più tempo per affrontare il risveglio con lentezza, per concentrarci sui gesti quotidiani.

    • massimolegnani 5 luglio 2017 a 20:19 #

      Grazie E(lisa?)
      Non solo nel risveglio ma in tutta la giornata, anche mentre si corre, si dovrebbe coltivare la lentezza. A volte basta uno sguardo meno distratto per trasformare un gesto quotidiano in un piccolo piacere.
      ml

      • E. 5 luglio 2017 a 23:38 #

        Sono d’accordo sull’arte di saper coltivare la lentezza. Sto infatti sperimentando in tal senso, provando a meditare e a capire meglio questa impostazione di vita che poi altro non è che apprezzare il momento.

      • massimolegnani 6 luglio 2017 a 00:16 #

        come hai scritto tu..allontanare il passato e il futuro per far spazio al presente, all’attimo (cito a memoria e a spanne)
        lentezza, piccole cose, l’attimo, sono anelli di una stessa catena

  14. Isabella 19 luglio 2017 a 14:07 #

    oh mamma mia.
    sì, anche io. tutto quanto.
    🙂

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