scrittura bruciata troppo in fretta

27 Lug

by c.calati

 

 

 

 

 

Davanti alle parole divento pendolo, oscillo tra desiderio di preservare quanto scritto e impulso a seppellirlo con nuovo scrivere, come terra da gettare sulla fossa, o fuoco che incendi la catasta. Sì, ardo di novità e intanto brucio brani di appena ieri.

Ho spesso una frenesia a dire, un’impellenza di parole come fossero le ultime. Dopo, in effetti, sempre mi prende un senso esausto di silenzio, sconforto di deserto, damigiana ormai a secco la mia mente, sgomento da narciso senza più profumo, paura del tenore di non aver più voce.

Poi torna improvvisa la smania, l’urgenza di altre parole ancora.

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34 Risposte to “scrittura bruciata troppo in fretta”

  1. menteminima 27 luglio 2017 a 11:11 #

    Ah, come ti capisco!

  2. Transit 27 luglio 2017 a 13:12 #

    E’ il sangue che non sta mai fermo: oscilla tra l’alba e il tramonto e nonostante gli alti e basi e le ricadute che nascondono sempre le malinconie e tutto ciò che scivola a portata di mano che cerchiamo di catturare(a fin di bene, il bene della scrittura che dovrebbe consolarci e realizzare)fissandolo sulla pagina bianca … uscire ed entrare nel compiuto racconto o poesia o romanzo, che, almeno plachi i nostri mondi dei molteplici specchi tra realtà e pensiero.

  3. Ghiandaia blog 27 luglio 2017 a 14:09 #

    Il primo pensiero è sempre il migliore, scrivilo, non bruciarlo.☺

  4. Cose da V 27 luglio 2017 a 14:13 #

    Comprendo le tue sensazioni.

  5. ivano f 27 luglio 2017 a 23:25 #

    L’urgenza è essere vivi.
    Ogni bene

    • massimolegnani 27 luglio 2017 a 23:56 #

      vero, ma scrivere è vivere? o sono due fenomeni opposti?
      un saluto, ivano
      ml

      • Riyueren 28 luglio 2017 a 21:20 #

        Penso che scrivere sia un aspetto del vivere. Complementari, non opposti. Come l’insieme fotografia e parole. Scrivere molto spesso ti chiarifica il vivere. Magari i nomi, le frasi, sono orizzonti nel viaggio della vita.

      • massimolegnani 28 luglio 2017 a 21:46 #

        condivido in pieno le tue considerazioni.
        complementari, sicuramente, e non contemporanei, uno molla dell’altro.
        grazie e buona serata 🙂
        ml

      • ivano f 28 luglio 2017 a 23:47 #

        Beh, a volte scrivere è fuggire dalla vita (certo non il sistema peggiore di farlo), ma sicuramente riesce meglio se invece è un frutto della vita, cresciuto attorno alle domande ai dubbi alle assurdità che questa mette in mostra. In ogni caso scrivere è osservare criticamente, riflettere. Vivere in differita, si potrebbe dire, e mi sembrano evidenti i benefici di ciò.

      • massimolegnani 29 luglio 2017 a 00:08 #

        sì, chiaramente non c’è una modalità unica, ma mi piace pensare alla scrittura come rielaborazione del proprio vissuto e come spinta a vivere meglio

  6. Lucia Senatore 28 luglio 2017 a 09:29 #

    Stranamente provo una sensazione simile non quando scrivo ma quando disegno o dipingo: prima lo faccio come se dovessi farlo per forza se voglio riuscire a prendere sonno e poi mi rendo conto che fa schifo e lo brucerei volentieri.

    • massimolegnani 28 luglio 2017 a 11:50 #

      già! eterni insoddisfatti,
      prima si ha il furore creativo, poi il furore distruttivo 🙂
      ciao Lucia 🙂
      ml

  7. Neda 28 luglio 2017 a 13:50 #

    Per me invece sia lo scrivere, che il dipingere, il disegnare, sono frutto lento di profonda riflessione, di lunghi silenzi, di immobilità. E anche lo scrivere, il dipingere e il disegnare, l’atto stesso, l’opera, avviene sempre lentamente, quasi in modo distaccato, con frequenti interruzioni e ripensamenti.

    • massimolegnani 28 luglio 2017 a 13:59 #

      io, dipende dalle volte, alterno furia e pacatezza nello scrivere. Ma soprattutto ho spesso la sensazione di fare, scrivendo, un torto a quanto prodotto in precedenza.
      ciao Neda, un caro saluto
      ml

      • Neda 28 luglio 2017 a 16:47 #

        Ricambio il saluto di cuore.

      • massimolegnani 28 luglio 2017 a 21:44 #

        un sorriso

  8. elettasenso 28 luglio 2017 a 16:13 #

    È così per chi ama davvero profondamente la scrittura. Io sopravvivo grazie a questa.
    Eletta

    • massimolegnani 28 luglio 2017 a 21:44 #

      ..sopravvivi e dai anche da vivere a chi ti legge 🙂
      ml

      • elettasenso 29 luglio 2017 a 09:14 #

        Evidentemente il mio scopo qui temporale e terreno. Di noi, scrivani o scrittori, rimarrà questa scia.
        Eletta

      • massimolegnani 29 luglio 2017 a 17:56 #

        Condivido 🙂

  9. Doriana De Vecchi 31 luglio 2017 a 20:29 #

    Siamo le altalene di ciò che il nostro inconscio ci suggerisce di fare o non fare. Eppure quel senso di liberta senza eguali, di scrivere, spinge a dire che non si è mai finito … È una porta aperta verso ciò che sará

    • massimolegnani 31 luglio 2017 a 21:00 #

      Sono d’accordo con te, la scrittura è una porta mai del tutto chiusa, un’opportunità verso un ampio altrove.
      Benvenuta, Doriana
      ml

  10. Bloom2489 2 agosto 2017 a 19:39 #

    Ultimamente questa smania in me si è calmata. Eppure rifletto molto. Pensavo fosse una questione di tempo che manca, invece no. Le parole hanno una vita propria, a volte chiedono di uscire, altre si ritirano a vita privata sull’amaca dei pensieri. Che cosa strana..

    • massimolegnani 2 agosto 2017 a 20:41 #

      Sarà una cosa strana ma la condivido in pieno 🙂
      e mi piace la metafora che hai usato per dirlo. L’amaca dei pensieri!
      Ciao, un sorriso
      ml

  11. gelsobianco 4 agosto 2017 a 02:06 #

    Oh, come sento in me questa altalena continua, desiderio spasmodico di scrivere, mare di silenzio, le ondate forti di parole che mi assalgono…

    “Sì, ardo di novità e intanto brucio brani di appena ieri.”
    E come c.calati ha saputo illustrare le tue parole con la sua magica fotografia! 🙂

    Bravi entrambi voi.

    gb

    • massimolegnani 4 agosto 2017 a 08:56 #

      Grazie gb, da parte di entrambi 🙂
      Un sorriso di buona giornata
      ml

      • gelsobianco 4 agosto 2017 a 19:55 #

        Buona serata a… entrambi 🙂
        gb

      • massimolegnani 4 agosto 2017 a 20:17 #

        🙂

  12. Paolo 8 agosto 2017 a 10:29 #

    “Sgomento da narciso senza più profumo”, quanto rende l’idea dell’effimero, momentaneo afflato dell’ispirazione e della (com)partecipazione al bello. Non solo. Sei riuscito a rendere quel senso di estraniamento, vago disorientamento – che definirei “post-orgasmico”, che dà il “comporre” (vorrei dire in tutte le sue manifestazioni). Il fatto è che “creare” è anche un atto di fede. E la fede, in quanto tale, può vacillare e crollare da un momento all’altro. Creare è un atto che ha compimento nel riconoscere ciò cui si è dato forma (siano essi versi, un ceppo intarsiato o altro) come “finito”, degno di avere una voce, un messaggio, significa attribuirgli un nome (un titolo), un gusto, significa affidargli la propria necessità, il proprio bisogno di senso… Il bello viene dopo, figlio della condivisione. Ma anche quello, anche quella non sono eterni. Prima ancora, però, c’è questa genesi, questa altalena di domanda e ascolto, intimi, interiori. Sei tu e il tuo pezzo di carta, le tue parole. Spesso la risposta non giunge, ogni sforzo è vano. Forse risposta non c’è, oppure non è udibile. Forse non la vogliamo (più) ascoltare. Ed ecco, la fiamma è pronta a mettere fine, a cancellare ogni nostra vergognosa debolezza. Ma, a tratti, qualcosa sotto i nostri occhi sembra prendere forma, di più: sembra dire. Canto di sirena, “profumo di narciso”, dolce illusione. Non si sa, non si vuole sapere; ora si vuole poter credere. Ed ecco allora l’urgenza, di un’eco, di un gesto, di una… liberazione. L’ideazione diviene altro da sé. Ed è incredibile come siamo indulgenti in questo tornare a affidarci a tutto questo, pur consapevoli che niente può durare, che fra un attimo tutto sarà ancora diverso.

    • massimolegnani 8 agosto 2017 a 14:19 #

      Pensavo di aver scritto un grumo mal coagulato di sensazioni, la tua lettura mi dice che invece c’e’ un senso nelle parole e nelle impressioni, ma soprattutto mi mostra un elemento che non avevo mai considerato: la fede in quello che si fa, la fiducia nella creazione di un’opera artigianale, la convinzione di essere in grado di raggiungere qualcuno con le parole. E poi questo percorso di fede, che e’ la scrittura, che non e’ mai rettilineo ma un continuo susseguirsi di salita e discesa, esaltazione e avvilimento
      Quindo, graziebPaolo
      un sorriso
      ml

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